I miei libri


venerdì 31 dicembre 2010

Felice Anno Nuovo!

FELICE ANNO NUOVO A TUTTI!!!!!!!
 
 
Stasera si festeggia, ma nella mia testa sto già pensando ai primi post del 2011 (e ai preparativi del matrimonio; manca un mesetto!). 
Qualche anticipazione per Universi Incantati? Sicuramente si comincerà con la recensione di "Evangelion 2.22 You can (not) advance" (visto ieri sera su RAI4) e la recensione al manga di "Maison Ikkoku" (mi mancano solo due volumetti!) dopodiché ritornerò a dedicarmi alla lettura dei romanzi... sempre che riuscirò a staccarmi almeno un po' da questa mania per i manga! Ciò che è certo, è che non abbandonerò la fantasia... ^_^

Buon annooooooooooooooooooooooo!!!!
 

giovedì 30 dicembre 2010

Il mio "Profumo d'incenso" su Amazon.it!

Rubrica che raggruppa tutte le notizie su di me e le mie opere; 
un viaggio sulla luna ("pianeta donna" per eccellenza) e ritorno! ;)

Oggi ho una piccola news: Profumo d'incenso è in vendita su Amazon.it!
E a soli 7,00 € (quasi conviene anche a me XD)!




Non riesco ad aggiungere la copertina sul sito perché mi considera un nuovo cliente; non si "ricorda" che ho già fatto acquisti in passato... e va bene, va bene! Saranno passati un po' di anni dal mio ultimo acquisto su Amazon, erano un paio di guide di The Legend Of Zelda versione per collezionisti (in inglese) *__* ma visto che ora è il sito è anche italiano e c'è il mio libro, tornerò a frequentarlo, specie se i prezzi sono più convenienti ^_^

lunedì 27 dicembre 2010

Recensione "Evangelion 1.11 You are (not) alone"

Recensione "Evangelion 1.11 You are (not) alone" di Hideaki Anno




Non sei solo...

Qualche giorno fa anche la mia regione è passata definitivamente al digitale terrestre, così, giovedì scorso, mi sono messa a cercare il canale RAI4, che prima non riuscivo a vedere e mi mangiavo le mani, perché sapevo che è uno dei pochi canali in chiaro dove trasmettono anime, addirittura i più recenti; erano le 20 quando trovandolo, ho scoperto che poco più tardi avrebbero dato "Evangelion 1.11 You are (not) alone" e non ho potuto fare a meno di fare i salti di gioia!

Di "Neon Genesis Evangelion" ho ormai visto tutto ciò che si poteva vedere, dalla serie animata ai film "Death & Rebirth" e "The end of Evangelion", mi manca solo il manga... insomma, la seguo al punto tale d'essermi conciata da Rei Ayanami al Lucca Comics & Games 2010, e nonostante il finale della serie mi abbia spiazzato, o meglio, reso interdetta/inebetitaconun'espressionedipintainvoltoequivalenteaun"eh?", e mi ha fatto scervellare dall'inizio alla fine senza darmi una chiara risposta, spingendomi a interrogandomi sul vero significato degli Eva e soprattutto, di questi angeli che attaccano gli umani, e sul fatto cruciale della storia evidenziato solo all'ultimo, ossia il progetto di perfezionamento dell'uomo... è stato il mio pensiero fisso per giorni e non ho potuto fare a meno di affezionarmici! In seguito ho visto gli altri film e mi sono addirittura documentata, ma tutto ciò mi ha fatto sorgere un'ultima e fondamentale domanda: Evangelion è la storia fantascientifico-apocalittica di un'umanità che tenta di sopravvivere a tutti i costi (respingendo addirittura gli attacchi degli angeli), o è una storia fittizia, frutto della mente autistica di Shinji Ikari? La prima ipotesi sembra trovare appoggio in "The end of Evangelion", mentre la serie a puntate si avvale della seconda teoria; personalmente tengo in considerazione entrambe, trovo in ognuna il suo perché che me la fa apprezzare, tuttavia... voglio la verità! E andrò fino in fondo!

Il primo passo per andare fino in fondo è guardare il "nuovo" film che dopo questa lunga premessa mi accingo a recensire: "Evangelion 1.11 You are (not) alone".
Lo dico subito, la parola "nuovo", tra virgolette, è perché veramente si tratta di un ulteriore restyling della serie, come già era successo con "Death & Rebirth", solo che, se in quest'ultimo le scene si susseguivano in un rapido riassunto (delle prime 25 puntate), in "Evangelion 1.11" c'è più respiro: si torna ai lunghi silenzi, ai paesaggi dove eccheggia, monotono, il canto delle cicale, al nastro della cassetta che ripete in rotazione le stesse canzoni, al vuoto vagone di un treno, agli improvvisi "soffitti sconosciuti"... parola chiave: solitudine. 
Solitudine nell'aria, nelle cose, nelle esistenze dei protagonisti.

Primo fra tutti, Shinji Ikari, un quattordicenne abbandonato dal padre e orfano di madre, richiamato dal padre solo per adempiere ai suoi "loschi" scopi e altrettanto facilmente liquidabile nel caso in cui non li adempisse. Egli, piuttosto che affrontare i problemi, scappa, e si ostina ad essere un antieroe, concentrato solo su se stesso, i suoi problemi e il suo "mal d'animo"; non ho mai conosciuto un protagonista così debole, per certi versi, "negativo". Shinji è come se fosse continuamente afflitto da depressione, ma se si abbraccia la teoria della serie a puntate, tutte queste caratteristiche potremmo riassumerle con una parola: autistico.
Seconda, in ordine di apparizzione, il direttore operativo della Nerv, Misato Katsuragi: pur avendo grinta, coraggio, mascolinità e sregolatezza, il suo è semplicemente un altro modo per gridare al mondo la sua solitudine. Vive sola, si abbuffa e si ubriaca; dietro la sua esuberanza c'è un volto incredibilmente triste, segnato dalla perdita del padre, dall'incubo che si verifichi un Third Impact (lei ha vissuto le conseguenze del Second Impact quand'era solo una bambina) e... qualcos'altro che sicuramente si tratterà in "Evangelion 2.22". Misato propone a Shinji di andare a vivere da lei, ma penso che il motivo di questa scelta sia perché lei ha bisogno a sua volta di compagnia per riempire la sua stessa solitudine.
Infine, Rei Ayanami, la misteriosa ragazza dai capelli azzurri alla guida dell'EVA 00, il cui passato ci è oscuro ma del presente sappiamo - e questo "Evangelion 1.11" lo mostra chiaramente - che il padre di Shinji ha un debole per lei, come se fosse la figlia prediletta ("se sarà un maschio lo chiameremo Shinji, se sarà una femmina Rei..."). E' introversa e silenziosa, non parla mai di sé ed è un miracolo anche il semplice fatto che rivolga ad altri la parola, è fredda, e come un automa esegue gli ordini e basta; si mostra indifferente se Shinji la vede nuda e le cade addosso (toccandole un seno, per di più), ma s'infervora e lo schiaffeggia quando lo sente parlar male del padre. Forse è proprio questo il punto: per lei, il corpo non conta; resiste nonostante le gravi ferite fisiche, e anche se agonizzante si butta nella battaglia perché non ha nulla da perdere; le vere ferite sono quelle dell'animo... L'unico legame che Rei ha, è con il suo EVA, ed è con questo discorso e quel dimesso "arrivederci" che si arriva a capire quanto anche lei soffra di solitudine (e del non avere altri scopi, di non avere senso se non per stare a bordo dell'EVA); è forse la più sola di tutti, conoscendo la storia.

Ebbene, ho trattato la solitudine, ma questo film s'intitola "You are (not) alone", ovvero, "non sei solo"! Ecco, quel "not" tra parentesi è parecchio enigmatico. Proverei a dare la soluzione dicendo che ognuno di noi è solo, in realtà. E' come la storia raccontata da Misato e Akagi a proposito delle relazioni tra i porcospini, che per paura di ferirsi l'uno con l'altro non si avvicinano... ma è avvicinandosi che si vince la solitudine. Quel messaggio "non sei solo" è nascosto nella stretta di mano tra Shinji e Rei, nel pianto di lui e nel sorriso appena accennato di lei; nel compensarsi, davanti alle difficoltà. Non sei solo, you are not alone, come quella bella canzone.

Trattandosi di una trilogia di film, il ciak finale però va oltre, e ci mostra, a sorpresa, Kaworu Nagisa e le sue parole di sfida verso Shinji. Devo dire che il personaggio è introdotto con largo anticipo rispetto alla serie televisiva, comunque vedremo presto come si evolverà la storia perché "Evangelion 2.22 You can (not) advance" sarà trasmesso su RAI4 questo giovedì 30 dicembre alle 23 circa. Stay tuned!

Questa recensione non finisce mai, ma devo ancora spendere due parole per le caratteristiche tecniche del film. 
Visivamente è una bomba: tratti puliti, colori vivaci, tutto bello nitido e luminoso con cura nei dettagli... è perfetto, una goduria per gli occhi! 
L'audio, invece, non mi ha soddisfatto pienamente: addirittura certe frasi non sono riuscita a sentirle! Forse perché era in Dolby Surround e non l'avevo impostato... chissà... fatto sta che è successo, ad esempio, che quando dentro la NERV dopo la fuga e il ritorno di Shinji, Misato parlava fuori dalla stanza rivolgendosi al ragazzo, io... non ho sentito un tubo! Ma proprio niente! Che fastidio.
Altra nota, l'inizio del film mostra un mare di sangue che non ricordavo d'aver visto prima di "The end of Evangelion" (quindi il finale-finale); che sia un cenno a ciò che ha causato il Second Impact?
Poi ancora, guardando "Death & Rebirth" avevo finito con l'apprezzare maggiormente quell'inizio, costruito come una sorta di prologo, e che vedeva la storia partire dal Second Impact con la piccola Misato, ma qui si ripropone lo stesso inizio della serie, revisionato quel tanto che basta per renderlo impeccabile; quindi torno anch'io ad apprezzare le origini!
Infine, come accennavo in precedenza, questo film riassume meglio di "Death & Rebirth" (per forza di cose perché l'altro riassumeva 25 episodi) quindi c'è più respiro e sono state tagliate le scene veramente superflue, tuttavia c'è un pezzo, quello in cui si accenna che Shinji dovrà entrare in una nuova scuola e di punto in bianco egli riceve un cazzotto da Tōji Suzuhara (suo compagno di classe)... ecco, questo è l'unico punto in cui si sente che manca qualcosa!

Ora non mi resta che darvi appuntamento alla recensione di "Evangelion 2.22" dicendo: andrò fino in fondo!


(Rei Ayanami è il mio personaggio preferito; non si era capito, vero? :P)

BUONE FESTE! :D

Ai familiari,
agli amici,
ai lettori,
a chi segue questo blog,
ai visitatori di passaggio...

Tanti Auguri di Buone Feste!


mercoledì 15 dicembre 2010

Recensione "Nemesis - l'ordine dell'Apocalisse" di Francesco Falconi

 Recensione "Nemesis - l'ordine dell'Apocalisse" di Francesco Falconi (ediz. Castelvecchi)

 



 Angeli o demoni. Bianco o nero. Ma perché non "grigio"?


Comincio la mia recensione con questo titolo provocatorio, perché questo romanzo - come spesso accade con Falconi e altri autori di talento - mi ha stimolato ragionamenti che si traducono in un'opinione ben precisa... e temo che stavolta non sia coerente con quella dell'autore (ops!). Proprio non ce la faccio a vedere il romanzo in modo obiettivo, ha scatenato troppe reazioni nel mio animo perché qui si tratta di una filosofia di vita (addirittura? Ebbene sì)!

Dunque, abbiamo due fazioni opposte: da una parte gli Angeli Ombra, dall'altra, i Demoni Emersi (belle, intanto, queste definizioni). I due schieramenti hanno una precisa costruzione gerarchica, un po' come nel manga "Angel Sanctuary", e proprio come in quest'opera, ciò che risalta subito è che ci sono Angeli che non si comportano come tali, e Demoni dal cuore tenero e clemente; gli Angeli dovrebbero spingere l'uomo verso il bene, mentre i Demoni verso il male, ad esempio provocando guerre e malattie, tuttavia, per quanto lo neghino a se stessi, anche loro hanno dei sentimenti e una propulsione che talvolta è opposta rispetto a quella che suggerisce la loro natura. Viene dunque automatico pensare che in fondo non esistano divisioni nette, e che invece di bianco o nero, sia permesso anche il grigio... e invece no! Il grigio è il nemico! E chi ha deciso questo, chi ha il controllo su tutto e decide cosa sia sbagliato e cosa giusto, chi ha il compito di ristabilire l'equilibrio ogni tetrastile riunendo Angeli e Demoni al suo cospetto, è il Consiglio.

Questo Consiglio mi fa proprio infervorare.
Ma ancor più, i nostri amati protagonisti che nonostante tutto "gli vanno dietro".
Insomma, Ellen è un Demone Emerso, Kevin un Angelo Ombra, già il fatto che si amino e non gli è permesso perché "contro natura" (ogni volta che leggo questa frase mi viene in mente ciò che alcuni ancora pensano degli omosessuali. Va be', se mi soffermo non finisco più), quindi, a me è successo, che dall'inizio alla fine ho sperato vivamente che si unissero all'Ordine dell'Apocalisse! E dirò di più, ero convinta che sarebbe successo, perché ogni tanto c'erano delle frasi di Ellen e di Kevin che mi parevano inequivocabili!
Forse son fuori di testa.
Prima di arrischiarmi a scrivere questa recensione ho letto i pareri altrui e vedo che nessuno ha fatto una piega a proposito dello svolgimento della storia, mentre io, in un certo senso, parteggiavo per Nemesis! D'altronde se il fratello di Ellen è stato ingiustamente condannato e ha vissuto tanti anni in carcere, è proprio colpa del Consiglio! Ribellatevi! Ellen ce l'ha con loro, e anche Kevin ha i suoi motivi, eppure continuano a fronteggiare Nemesis...

Certo è che questa reincarnazione di Nemesis non è il massimo: non voglio svelare chi sia, ma basti la considerazione che una persona che porta rancore non è per niente adatta a mantenere l'equilibrio; già di per sé non è bilanciata, ma l'idea di questo Nemesis, in generale, un essere mezzo angelo e mezzo demone, con un'ala bianca e un'ala nera... a me piace da matti! Be', c'è il "piccolo particolare" della fine dell'umanità... ma siamo poi sicuri che questa profezia sia veritiera? Magari è solo una scusa del Consiglio che non sa più cosa inventarsi pur di stare al potere (stiamo parlando di politica)!
Ecco, secondo me, Nemesis è il simbolo dell'equilibrio per eccellenza, ma chiaramente si deve comportare come tale, evitando di sbilanciarsi nell'odio o nell'amore. Pe questo ho sognato di un Nemesis nato dagli opposti Ellen e Kevin... ma vediamo quali saranno le scelte narrative di Falconi (pare ci sarà un seguito).

Dopo questa lunga analisi, ora mi soffermerò sui protagonisti.
Ellen mi è piaciuta un sacco, con la sua grinta, la sua ironia, la passionalità, le paranoie tipicamente umane (è vero, è sempre Ellen!) con i conflitti interiori, la paura dei cambiamenti... Quando è lei a raccontare, la storia ha un ritmo serrato e coinvolgente: che "ganza", la tipa!
Kevin invece l'ho trovato un po' noioso, forse perché ha un carattere troppo "inquadrato" che lo rende freddo ai miei occhi; anche i suoi flashback nel passato non mi hanno entusiasmato più di tanto.
Riguardo al rapporto tra i due avrei voluto vedere di più, specie il primo appuntamento e il primo bacio... invece Falconi non ci "mostra" niente, lo racconta e basta. Mannaggia! Fa emergere il mio lato adolescenziale poi liquida in due frasi tutte le possibili emozioni che mi potevano nascere! Inoltre, penso che sarebbe stato più d'impatto quello che succede dopo se avessi percepito il loro amore fin dalla nascita, e ne avrei compreso ancor meglio la graduale crescita.

Ma più che soffermarsi su una storia d'amore, probabilmente l'autore voleva mettere a fuoco le fondamenta stesse della storia, che forse sono proprio il motivo che lo ha spinto a scrivere "Nemesis - l'ordine dell'Apocalisse": le ingiustizie, il potere, il marcio, gli animi corrotti, la prigionia, e di conseguenza il desiderio di rivalsa, di libertà... anche quella più cara, la più preziosa, quella esistenziale.

Detto questo, siccome un libro è anche un "prodotto" (orribile da dirsi, ma è così) ora mi tocca fare una cosa che detesto perché sa tanto di "maestrina": nel libro ci sono diversi errori. Sono fastidiosi perché distraggono dalla lettura. Soprattutto, in uno dei capitoli iniziali, il cognome di Ellen è sostituito con quello di Kevin per ben due volte. Anche nell'epilogo c'è uno scambio: Ellen apre le ali bianche e Kevin le ali nere. Okay, ho finito (leviamoci da questa situazione imbarazzante).

Ora non mi resta che attendere pazientemente il seguito, ma nell'attesa, mi piacerebbe scambiare opinioni con chi lo ha letto per vedere se davvero non c'è nessun altro che abbia avuto questa "simpatia" per l'essere, o meglio, il concetto Nemesis.
Consiglio dunque la lettura!

lunedì 13 dicembre 2010

Premio Rimini-Europa 2010

Come promesso, ecco il resoconto della premiazione di venerdì scorso nella Sala degli Archi in Piazza Cavour, Rimini.

L'incontro ha avuto luogo dalle 21 a mezzanotte, con tanto di buffet finale.
Sono stati premiati romanzieri, poeti e pittori, ma anche un giornalista, un autore Rai, una addetta ai montaggi di film/documentari, un musicista, e una stilista con le sue modelle; come si nota, un Premio ad ampio raggio, purché riguardi l'arte e la cultura.


A ritirae coppe, medaglie e targhette, non solo personalità locali, ma anche artisti arrivati direttamente da Roma, Milano e Gubbio; chi timido al punto da limitarsi ad annuire e ringraziare, chi egocentrico e quindi capace di monopolizzare il microfono per una buona mezz'ora, in sostanza, persone (e personaggi!) che in un modo o nell'altro sono entrati in contatto, e di conseguenza "scoperti" dal Centro Culturale Sociale e Ricreativo della Romanga, in primis nella persona di Nadia Giovagnoli.
Una bella serata, a tratti commovente, a tratti divertente, ma soprattutto, interessante, sia per le opere lette (meravigliose alcune poesie) sia per i racconti di vita (come il pittore che dipinse una stanza d'albergo durante un viaggio in Oriente).
E alla fine, proprio per ultimo, è arrivato il mio turno (il dulcis in fundo, magari ^.^)


Sul palco, Nadia mi ha introdotto parlando delle poesie che ho scritto e del libro che ho pubblicato, poi ha anche informato il pubblico che sono prossima al matrimonio! Quindi ha passato a me la parola...


Con voce tremante e guance rosse, ma ciò nonostante carica di fiducia grazie alle persone che vedevo in ultima fila (fidanzato e amici, tra cui la mia migliore amica), ho fatto un timido accenno a me, alla mia piccola esperienza come autrice di romanzi, racconti e poesie, poi ho parlato di questo mio blog, delle recensioni e degli articoli ai libri che leggo (a fine serata, a questo proposito, si è avvicinato un autore che mi ha regalato il suo libro dicendomi che gli piacerebbe ricevere una mia recensione).


In seguito, Nadia mi ha chiesto di leggere al pubblico una mia poesia, ma conoscendo la timidezza cui sono afflitta (già, è una malattia! :P)  ha subito proposto un "sostegno morale", cosicché la mia poesia "Nel vento" è stata recitata da un'altro dei premiati (chiedo venia, sono una frana con i nomi e non me ne ricordo manco uno!)


Ho poi ritirato il mio premio... avidamente...


... e infine ho fatto una bella foto di rito con Nadia Giovagnoli (grazie Fe per questi scatti!).
Sulla targa c'è scritto: "Premio Rimini-Europa 2010 per l'impegno Artistico e Culturale" e presto sarà in bella mostra nella mia mansardina, magari sopra la scrivania dove nasceranno le mie future creature...

Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente Nadia Giovagnoli e gli altri organizzatori del Premio Rimini-Europa per aver pensato a me.
Ringrazio il mio amore, che nonostante la stanchezza dovuta ai lavori per la casa mi ha seguito (come sempre); la mia migliore amica Lety e l'amico/testimone/fidanzato di Lety, Fe, non dimenticherò mai quanto mi siete stati vicino e le risate che ci siamo fatti a fine serata, ma ringrazio anche tutte le persone che mi sostengono, nella vita, qui, e su Facebook, e che non finirò mai di ringraziare per lo stimolo che è capace di darmi la loro sempice fiducia nelle mie capacità.

Evviva! :D

venerdì 10 dicembre 2010

Eventi: Premio Internazionale Letterario Artistico Rimini-Europa 2010

Un mesetto fa, ho ricevuto una telefonata dalla giornalista Nadia Giovagnoli (fondatrice del Centro Culturale Sociale e Ricreativo di Romagna):

"A dicembre ci sarà il Premio Rimini-Europa e abbiamo deciso di premiarti per le tue poesie."


Io (con la faccia più o meno così: O_o) son letteralmente caduta dalle nuvole.
Che bella notizia! :D

Così, stasera, alla Sala degli Archi in Piazza Cavour nella mia bella Rimini, andrò a ritirare il premio... e chissà che non debba leggere ad alta voce qualche mia creazione.

Trascrivo il programma per chi fosse interessato:

Venerdì 10 dicembre ore 21/24 

- In prima serata con la partecipazione dell'Assessore Karen Visani Pari Opportunità, ospite Gabriella Piccari che con una breve relazione c'illustrerà le molteplici funzioni da lei svolte all'interno della propria attività dedicata alle donne.
- A seguire, premiazione autori e artisti partecipanti al Premio Internazionale Letterario Artistico Rimini-Europa 2010 che quest'anno si avvale del Patrocinio del Comune di Rimini.
- Ospiti della serata le modelle di Mitzi, con creazioni, abiti e gioielli realizzati dalla geniale stilista.
- Graziano Vannucci presenterà il film documento "La dolce vita cinquant'anni dopo": articoli, foto, video, filmati, personaggi di Romagna.
- Presentazione sezione: "Per amore della tua città", la città che ami, la città dei tuoi sogni, la città della tua fantasia.

Non mancheranno momenti di vario intrattenimento e buffet finale.
Ingresso libero.

Ho un po' d'ansia... il solito "panico-da-palcoscenico/oddio-sarò-al-centro-dell'attenzione", ma ho il fidanzato e la mia migliore amica con la sua dolce metà (i miei testimoni di nozze, insomma!) a fare da supporto come è già successo in altre occasioni; grazie per starmi vicino, vi voglio beneeeeeee! ^_^
A domani con il resoconto!


Piazza Cavour, Rimini

giovedì 9 dicembre 2010

Recensioni Anime e OAV

Clicca sui titoli per visualizzare le recensioni degli Anime che ho visto
(alcune recensioni fanno parte della rubrica "Jappo W!" che curo per "TrueFantasy")


A
"Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento" di Hiromasa Yonebayashi

B
-

C
"la Città incantata" di Hayao Miyazaki
"Claymore" di Hiroyuki Tanaka
"Code Geass: Lelouch of the Rebellion" di Goro Taniguchi

D
-

E
"Evangelion 1.11 You are (not) alone" di Hideaki Anno
"Evangelion 2.22 You can (not) advance" di Hideaki Anno

F
"Fiocchi di cotone per Jeanie" di Shiro Ishinomori

G
-

H
"Hakushaku to Yousei (il Conte e la Fata)" di Tani Mizue

I
-

J
-

K
-

L
"Lamù la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura)" di Rumiko Takahashi
"Laputa - Castello nel cielo" di Hayao Miyazaki
"Lovely Complex" di Aya Nakahara

M
"Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko)" di Rumiko Takahashi
"Metropolis" di Rintaro
"il Mio vicino Totoro" di Hayao Miyazaki
"Moby Dick 5" di Tetsuo Imazawa

N
"Nausicaä della Valle del Vento" di Hayao Miyazaki

O
-

P
"Porco rosso" di Hayao Miyazaki
"Princess Mononoke" di Hayao Miyazaki


Q
-

R
-


S
-


T
-


U
-


V
"Vampire Knight" di Matsuri Hino


W
"Wolf Children" di Mamoru Hosoda


X
-


Y
-


Z
-



Recensioni Manga


(quest'immagine è la stessa che ho creato per la pagina fan di Facebook ...mAnGa...)

Clicca sui titoli per visualizzare le recensioni dei manga che ho letto  
(alcune recensioni compaiono anche 
su aNobii, nel forum "Gliautori.it" e su "TrueFantasy")

A 
"Angel sanctuary" di Kaori Yuki

B
-

C
"Candy Candy" di Kyoko Mizuki e Yumiko Igarashi
"Chobits" delle CLAMP

D
"Death note Vol. 13 Guida alla lettura" di Tsugumi Ohba & Takeshi Obata

E
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F
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G
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H
-

I
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J
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K
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L
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M
-

N
-

O
-

P
-

Q
-

R
Rinne: circle of reincarnation di Rumiko Takahashi (articolo e recensione del primo volume)

S
-

T

U
-

V
"Vampire knight" di Matsuri Hino
"Video girl Ai" di Masakazu Katusura

W
-

X
-



Y
-


Z
-


Recensione "Porco Rosso" di Hayao Miyazaki

Recensione “Porco Rosso” di Hayao Miyazaki






Andando oltre...


Questa è la prima volta che recensisco un film, e visto che più che altro m’interessava trattare anime e OAV, cosa c’è di meglio che iniziare con uno dei capolavori di Hayao Miyazaki?
Premetto che se non fosse per la mia recente passione per le opere made in Japan, mi sarei limitata al titolo del film, bando alle curiosità, e avrei sparato sentenze, ridacchiando: “Porco rosso... ma che roba è?”. Lo confesso, perché sono convinta che ci sia qualcuno là fuori che condivide tuttora quello che era un mio pensiero (tu che stai leggendo, sì, proprio tu! Ti ho beccato!).

Ebbene, la storia è ambientata nell’Italia degli anni ’30 e, contrariamente alla aspettative, “Porco rosso” è la storia di un uomo, uno stimato aviatore italiano, che per una misteriosa maledizione è ora tramutato in un grosso maiale; il suo vero nome è Marco Pagot, e già dall’inizio impariamo a conoscerlo nelle sembianze antropomorfe, in un presente fatto di lotte contro i Pirati dell’Aria, e in veste di un temibile Cacciatore di Taglie. Un mutamento non solo fisico quindi, tuttavia, pur cambiando attività, l’animo del protagonista è sempre lo stesso: le sue buone intenzioni sono subito chiarite con la prima scena, ossia il salvataggio delle bambine di una scuola elementare dalle mani dei Pirati.

Già, Porco Rosso è un eroe.
É questo ciò che conta, egli è simbolo di giustizia, ha un animo buono e coraggioso; è imparando a conoscerlo che impariamo ad amarlo. Il suo unico punto debole è l’aspetto, ed è lì che i Pirati e gli altri nemici lo vanno a colpire, mentre per chi va oltre le apparenze, c’è addirittura l’innamoramento. Di innamorate, Porco Rosso ne ha ben due: una lo conosce da tempo, prima della trasformazione, e non lo ha mai dimenticato; l’altra lo ha conosciuto solo di recente, ma standoci insieme comincia a provare qualcosa per lui. In entrambi i casi è chiaro come sia stato il suo animo, la sua interiorità, a conquistarle, complice una serie di suoi piccoli, ma significativi gesti.

Paradossalmente a queste riflessioni, però, nel film ci sono cose in cui non si andrà fino in fondo: come e perché Marco è stato tramutato in un maiale? Che ne è stato del suo passato nell’aviazione militare italiana? Per quale motivo è ricercato? Queste sono domande che rimbalzeranno nella nostra testa fino alla fine, ma dopotutto quelle risposte non sono importanti... e dire che io sono la prima che si irrita quando non si svelano tutti i misteri, eppure, stavolta non ne ho sentito il bisogno.
Il giudizio positivo e la bellezza di una storia come quella di “Porco Rosso” non si trova nello “svelato”, ma nel “velato”; non nella verità sbandierata, ma nelle percezioni intime. Ne sono un esempio, le parole non dette ma lo sguardo di Gina quando vede Porco Rosso volteggiare nel cielo davanti casa sua, e, per un effetto contrario, le dichiarazioni di Fio ma l’inquadratura che non ci mostra il viso di Marco (cosa che si ripeterà sul finale), poi ancora, la scena più emozionante, dove Marco vede nel cielo una scia che apparentemente sembra fatta di nuvole, mentre in realtà, a guardar bene... che pathos. É in particolari come questi che si vede la grandezza dell’opera di Miyazaki.

E di particolari, il film ne è ricco: cito, ad esempio, il marchio di una nota casa automobilistica nostrana, e dato che sono italiana fa molto piacere anche ritrovare volti storici come Baracca, Visconti e Ferrarin, nonché riconoscere i Navigli di Milano, e non mancano cenni quali il fascismo e la I guerra mondiale.

Altra cosa importante è la figura della donna; ho visto ormai diversi film di Miyazaki e non ho potuto fare a meno di notare che non manca occasione in cui ci ritragga indipendenti e lavoratrici, forti nello spirito e, anche se con alcuni limiti, nel fisico. Le scene all’interno della “Piccolo spa” mi hanno ricordato la città/miniera de “La principessa Mononoke”.

Concludendo, tanta poesia e... umanità.
Perché, come dice una frase significativa di Porco Rosso: “un maiale che non vola è soltanto un maiale”, allora voliamo, ragazzi, voliamo!

mercoledì 1 dicembre 2010

Post di servizio con sorpresa finale (inaspettata anche a me!)

Rubrica che raggruppa tutte le notizie su di me e le mie opere; 
un viaggio sulla luna ("pianeta donna" per eccellenza) e ritorno! ;)

Post di servizio, eh sì, perché comincio a notare un po' di persone che seguono queste pagine ed è tanto che non scrivo... bisogna pure che spieghi qualcosa...
Ecco, è colpa di una piccola cosetta da fare, molto "piccola"... insomma, questa:

:)
Inizio a sentire lo stress dei preparativi, complice il fatto che devo congiuntamente pensare ai lavori per la casa e sperando che sia pronta per il fatidico giorno (devono intonacare, fare il massetto... e la data di "scadenza" è il 6 febbraio! Ansia, ansia, ansiaaaa!)

Ho una valagna di libri da leggere e che soprattutto vorrei leggere (tipo "Nemesis" di Falconi comprato al Lucca Comics & Games)! Purtroppo al momento mi risulta davvero difficile, non impossibile, ma ripeto, difficile, così ho scelto di mettere un attimo da parte queste letture che necessitano di recensioni coi controfiocchi, per gustarmele al meglio quando sarò più tranquilla; ho persino rifiutato una lettura gratuita che mi voleva passare Alessandro di TrueFantasy :((( Son messa proprio male, non è da me :P
In questo periodo sto però leggendo il manga di "Maison Ikkoku" (Cara dolce Kyoko) di cui ho visto, fino a poco tempo fa, tutto l'anime, e sono rimasta troppo coinvolta *__* Alé, prevedo una nuova fissazione.


E non è tutto: stamattina mi è arrivato "Codice Haggard" di Mauro Martini Raccasi, copia vinta in occasione del mini concorso su Asengard che chiedeva d'inventarci il nome per la nuova collana di cui questo libro è il primo titolo... oh, cappero!!!! O_O Sono passata or ora sul blog della Asengard per cercare notizie, o meglio, avevo cercato "Codice Haggard" su google e mi è venuta fuori questa pagina: Primo titolo della nuova collana Runaway! avete letto? RUNAWAY!!!!!!!! Ma era la mia proposta!!!!! :D Felicità, felicità, felicitàààààààààààààààààààààààààà!!! Che sola, il post è di novembre e io me ne accorgo solo ora; si vede che son proprio fuori dal mondo, ultimamente (e va bene, mi correggo, "più del solito, ultimamente").
Che roba... non me lo aspettavo. Sapevo che la mia era una delle tre proposte in lizza, ma la Asengard aveva specificato che forse non avrebbero scelto nessuno dei tre titoli perché anche loro avevano avuto diverse e proprie idee... e invece cosa vedo? Hanno scelto la mia... :)
Okay, forse è il caso che mi metta a leggere questo libro. Direi proprio di sì, è il minimo. Poi ci voleva un po' d'avventura, qualcosa di diverso dalle mie ultime letture. E la cara Kyoko? Mannaggia, mi sa che le toccherà aspettare...


Ci credete che era proprio così che mi ero immaginata il logo della collana? Esattamente così, come se fosse in corsa, e con delle righe orizzontali a dargli movimento... okay, basta sognare, chiedo venia; è che si tratta della piccola gloria per una personcina in ombra, un'aspirante scrittrice professionista, per di più :)

Be', ora scappo perché devo portare Zorrina (la mia inseparabile - credevo fosse maschio, per quello ora ha questo nome strambo XD) dal veterinario, sperando che la faccia stare meglio; è vecchiotta, ma io le voglio un mondo di bene...
Per questo, devo... runaway! :D

martedì 16 novembre 2010

Reportage Lucca Comics & Games 2010!

Eccolo!
Il mio articolo per TrueFantasy sul Lucca Comics & Games 2010!


Lucca Comics & Games 2010


Cari amici di TrueFantasy,

oggi vi farò un reportage a proposito della più importante fiera del fumetto, dell’animazione, dei videogiochi... insomma, del Lucca Comics & Games 2010!
Lo so, lo so, arrivo in “leggero” ritardo, ma nonostante si sia registrato il record di 135'000 presenze, è nostro dovere rendere partecipe anche chi non c’è stato (e fargli mangiare le mani!).
Chi conosce questa rassegna lo sa: a distanza di settimane, non è mai abbastanza parlarne; il Lucca Comics & Games è il paradiso dei nerd e degli otaku, o più semplicemente, il paese dei balocchi...

 Record di presenze per il Lucca Comics & Games 2010

...e proprio dai balocchi comincerei, illustrando il padiglione Games; il padiglione più grande, il più vario e anche quello più caldo (riscaldamenti “a palla” o conseguenza dell’affollamento?), che per entrarvi si devono superare file chilometriche da far invidia ai concerti, per di più se si conta che fuori si scatenava il temporale (questo, domenica 31 e lunedì 1 novembre).
Oltre agli immancabili stand che vendono di tutto e di più (action figures, videogames, gadgets e rarità) e le solite, frequentatissime postazioni di gioco di carte, ruolo o videoludiche (“Magic the gathering”, “World of Warcaft” e lo stand Ubisoft per citarne alcuni), alcune esclusive, come quelle presentate da Electronics Arts (“Dead Space 2, “Harry Potter e i doni della morte) e l’evento legato al 25°esimo anniversario di Super Mario Bros. che ha visto gli spettatori radunarsi alla sala Ingellins, domenica pomeriggio, per ripercorrere la carriera dell’idraulico più famoso del mondo attraverso le parole di Andrea Babich.
Nella sala Ingellins si sono svolti anche degli incontri con l’autore; personalmente ho assistito alla presentazione di “Ombra”, secondo capitolo della trilogia “My land” di Elena P. Melodia e il dibattito “Ai limiti del genere fantastico”, con le presentazioni dei libri “Nemesis – l’ordine dell’apocalisse” di Francesco Falconi e “L’acchiapparatti” di Francesco Barbi.

Incontri con autori fantasy nella sala Ingellins

Quest’anno, infatti, si è dato ancor più spazio alla letteratura fantasy, specialmente se pensiamo al guest of honor Terry Brooks; l’autore della saga di Shannara, era presente in tutti i giorni della rassegna, e tra quiz e sessioni di autografi, chi ha partecipato ai seminari di scrittura a numero chiuso organizzati in collaborazione con Atlantyca Ent., ha potuto assistere al suo esclusivo laboratorio didattico (come la sottoscritta!).
Oltre ai seminari di scrittura, la Atlantyca Ent. si è poi nuovamente dedicata allo scouting letterario di autori che trattano il genere fantastico: un’occasione unica! A tal proposito, ricordo gli eventi che rappresentano una possibilità per tutti i creativi che hanno un sogno nel cassetto; mi riferisco ai concorsi “Gioco Inedito” per il miglior gioco di carte, il “Trofeo Rill” per il miglior racconto fantastico, e il “Trofeo Grog” per chi portato la miniatura più bella, o realizza il miglior modello utilizzando materiali non convenzionali.

Terry Brooks con un’agitata adepta (io)

Ora usciamo dal padiglione Games per dirigerci ai diversi che compongono il Comics.
Quattro aree indipendenti sparse per la città di Lucca; distese di volumi, autori che disegnano e si firmano (italiani, americani e giapponesi), i noti e gli emergenti, piccole case editrici e grandi distributori... anche al Comics ci sono delle occasioni per chi vuole fare della creatività il proprio mestiere: il Lucca Project Contest, il Workshop per giovani autori, e addirittura gli Incontri con gli editor.
Nei padiglioni Comics troviamo anche dvd, soundtrack, gadget d’ogni tipo, volumi in edizione limitata e raccolte complete dove interrogarsi se ci sia davvero la convenienza... un delirio. Tra le anteprime, sia le novità da assaggiare, come il videogioco per Wii “Epic Michey” (Topolino) e da acquistare, come il dvd del famosissimo “Evangelion 2.22 you can (not) advance” (oltretutto in proiezione al San Girolamo), sia i grandi classici tornati disponibili, come i manga “The legend of mother Sarah” e l’attesissimo-finalmentehannosbloccatoidiritti “Sailor Moon”.

“Sailor Moon” in anteprima

Una delle cose più belle di questa manifestazione è udire le esclamazioni entusiaste di chi trova ciò che cerca (o che non si aspettava di trovare), e di chi tanto aveva atteso; esternazioni di meraviglia che si verificano anche quando s’incontrano i cosplay dei personaggi preferiti; dopo la spettacolare gara dei cosplay sul palco, solitamente finisce col diffondersi una competizione anche tra i visitatori... vince chi ne “paparazza” di più!
Un’ulteriore gara di cosplay c’era anche in occasione dell’InuYasha Day, della “regina dei manga” Rumiko Takahashi; collegati a quest’evento c’era un quiz dove vincere gadget esclusivi importati dal Giappone e la proiezione di due episodi della serie Inuyasha: The Final Act in arrivo su MTV.
Visto che siamo entrati in materia Giappone, ora ci spingiamo fino al limite del centro storico per raggiungere il Japan Palace.

Il cortile interno del Japan Palace

Pochi passi e ci si sente in Giappone: stand gastronomici, assaggi di saké, kimono, abbigliamento Gothic Lolita, artigianato locale... tutto la cultura giapponese a portata di mano. Lezioni di lingua, informazioni per i viaggi-studio, stand con l’attrezzatura per i mangaka, e divertenti sezioni di karaoke delle sigle degli anime (in lingua origniale, ovviamente!); si respira aria di festa. Immancabili, anche qui, manga, action figures e gadget da perderci svariati (n)euro(ni).

Tante altre cose ci sarebbero da dire a proposito del Lucca Comics & Games, la più importante manifestazione del settore in Italia, seconda in Europa e terza nel mondo... ma in qualche modo devo chiudere l’articolo, quindi lo faccio con un consiglio: non perdertela, soprattutto se “masticate” il fantastico in ogni sua forma, dai libri ai videogiochi, dai manga agli anime. Una volta entrati è come tornare bambini (per loro c’è anche il Lucca Junior): approdate nel paese dei balocchi.

lunedì 15 novembre 2010

Incontro con Atlantyca Ent. e seminario di scrittura con Terry Brooks!

Rubrica che raggruppa tutte le notizie su di me e le mie opere; 
un viaggio sulla luna ("pianeta donna" per eccellenza) e ritorno! ;)

In attesa che su TrueFantasy venga pubblicato il mio resoconto del Lucca Comics & Games 2010 (ora pubblicato qui - postilla del 10 nov) , in queste pagine mi dedico al "confidential" :)

Come i più stretti sapranno, lo scorso sabato 30 ottobre ho avuto un colloquio con gli editor di Atlantyca Ent.: ho presentato loro il mio "Eleinda - una leggenda scritta nel destino" e ne abbiamo discusso, poiché avevano già letto i primi 3 capitoli e la sinossi (materiale richiesto per affrontare l'incontro).
Tralasciando il fatto che la mia presentazione è stata un po' lunga (Pierdomenico Baccalario mi ripeteva: "stringi! Stringi!") perché a voce l'emozione mi gioca brutti scherzi, dal punto di vista "scrittevole" può darsi che abbia fatto una buona impressione. Questo perché ho sentito dire più volte "questa sa scrivere", e son rimasta molto colpita quando l'altro esaminatore ha detto: "sa fare i dialoghi" e l'editor ha risposto: "allora abbiamo trovato la fantascienza" (non potevo credere alle mie orecchie *__* infatti ho chiesto delucidazioni!)
Mi han detto che la trama in sé è buona, che l'argomento trattato fa molto "Japan style" (lo dicevo, io!) e se a un certo punto c'è stato un disguido perché avevano scambiato per finale quello che era un semplice (seppur importante) evento nella storia, nello scoprire il vero finale mi son sembrati sorpresi.
Sembra quasi certo che, vada come vada, un qualsiasi editor potrebbe pretendere di stringere il testo, infatti mi sono accorta subito dell'impressione che ha fatto il mio bel malloppone di 600 pagine (misura "a cartelle", però) e comunque, anche solo ascoltando i contenuti, hanno subito capito che di roba in gioco ce n'è tanta, che insomma la mia definizione "minestrone" è sempre stata azzeccata nel descrivere questo romanzo. Successivamente è arrivata la ragazza che si occupava di leggere il testo; lei ha ribadito che davvero non c'era stato bisogno di correggere nulla perché scrivo bene, ma forse sarebbe caso di togliere il prologo e riportarlo nel corso della storia in maniera diversa, magari meno fredda (non a caso l'avevo intitolato "uno sguardo dall'esterno", ossia, con gli occhi di qualcuno del tutto estraneo alla vicenda ^_^).
Congedata con una sorta di "le faremo sapere" e promettendomi che leggeranno il romanzo, ora non mi resta che aspettare e pensare: chissà...

Mentre tuttora ho quel sogno, il giorno dopo ne ho realizzato un altro: ho seguito il seminario di scrittura "scrivere una saga: l'evoluzione della struttura narrativa nel percorso pluriennale", tenuto da Terry Brooks! :D
Sempre organizzato da Atlantyca Ent. (in collaborazione con il Lucca Comics & Games, ovviamente) il seminario si è tenuto in due ore (volate) ed è stato istruttivo, ma si è fatto ancor più interessante quando siamo stati noi "alunni" a porre domande, sia tecniche, sia riguardo la sua fortunatissima esperienza editoriale.
Quanto è stato "ganzo" seguire la lezione in inglese! E Brooks, da bravo americano, mi ha trasmesso molta energia ed entusiasmo. Dimenticavo, durante la lezione non ho potuto fare a meno di notare il suo schema "a stanghette" così simile a quello disegnato da Alan D. Altieri durante il laboratorio di scrittura Mondadori... ho preso appunti anche stavolta!
Infine, infradiciata dalla testa ai piedi (domenica e lunedì non ha fatto altro che piovere) e anche un pochino tremolante sia per il freddo sia per l'emozione, mi sono messa in coda per avere la mia copia de "A volte la magia funziona" autografato: anche in questo caso Brooks si è mostrato molto disponibile, gentile, e incredibilmente paziente perché qualcuno aveva portato più di una copia! Se poi aggiungiamo che accettava di fare una foto ricordo con chiunque glielo chiedesse ... e io glielo chiesto, chiaro! Schiaccio la mia timidezza sotto il "carpe diem", e che cavolo!

E' stato bellissimo. Emozionante. Ogni volta che ho a che fare con la scrittura sono felice.
E se a volte la magia funziona... speriamo che funzioni anche nel mio caso :)



mercoledì 10 novembre 2010

Recensione "Storie di draghi, demoni e condottieri" di Vari Autori

Recensione "Storie di draghi, demoni e condottieri" di Chiara Guidarini, Antonia Romagnoli, Fabrizio Valenza, Marco Murgia, Adriana Comaschi (Domino edizioni)







Fantasy mediterraneo: lo adoro!


Questo libro mi è arrivato tramite catena di lettura su aNobii e l'ho letteralmente divorato in mezza giornata.
Si tratta di una raccolta di racconti concisi, dinamici, d'impatto immediato, e gustosi, come speziati crostini da assaggiare tra una pausa e l'altra, di quelli che più ne mangi, più ne mangeresti (infatti è un peccato che ce ne siano solo cinque!).

La cosa più entusiasmante è la loro origine: 100% italiana (sembra che sto parlando di polli, ma va be'). Tutti i racconti, infatti, si basano sulle leggende del nostro Bel Paese, e per dovere di cronaca e quindi sapere dove finisce la realtà e comincia la fantasia, al termine di ogni racconto c'è un'interessante cenno storico/leggendario: che forza! La raccolta s'impreziosisce, e per una volta mi sono risparmiata le ricerche su internet (sono una curiosona e se non ci fossero state le spiegazioni le avrei cercate).

A questo proposito, per il mio semplice gusto personale, ovvero quello che vede l'immaginazione vincere sulla realtà, i racconti che ho apprezzto di più sono quelli che attingono solo lievemente ai fatti reali, dove piuttosto si da sfogo alla fantasia.
Ad ogni modo, tutti i racconti sembrano delle favole, infatti hanno anche una morale che spinge a riflettere, e in più, pur trattando il fantastico, tengono in considerazione anche il punto di vista della religione cristiana.
Ma vediamo di scendere nei dettagli (senza rivelare le realtà per non rovinare le soprese).

"Il cavaliere nero" di Adriana Comaschi: voto 4 stelle
Questo racconto si basa su una teoria leggendaria che vede un Re rapito da un cavallo demoniaco. Raccontato con l'alternarsi del punto di vista del Re con quello di una donna costretta alla miseria a causa del suo dominio, tratta in modo crudo e al tempo stesso delicato (non chiedetemi come ci riesce la brava autrice) il tema della vendetta e del perdono. Ritmo e suspance fino al volo - in tutti i sensi - finale.

"L'ultimo segreto" di Chiara Guidarini: voto 5 stelle
Questo è il mio racconto preferito, quello romantico, quello che dalla realtà trae la più sottile ispirazione (quindi è puro frutto della fantasia dell'autrice) e che, paradossalmente, mi ha coinvolta e appassionata di più, arrivando persino a commuovermi. Scritto in prima persona, racconta di un Mago emotivamente distrutto dalla perdita della propria amata, il che lo spinge ad agire oltre ogni limite. Tra tranelli e sensi di colpa, tra il rispetto della vita come quello della morte, delle bellissime considerazioni che lasciano il segno. Ottimo!

"Un capzioso uomo" di Marco Murgia: voto 3/5
Penalizzo sempre ciò che si rivela essere un po' amaro, non me ne voglia l'autore! Questo racconto ha meno ritmo rispetto agli altri perché si tratta del racconto di un pellegrino che si trova in carcere, e al nuovo arrivato narra la sua storia, di quando era appestato, e di come è guarito grazie al miracoloso intervento di un cane... che è tutt'altro rispetto l'animale domestico coccolone e fedele cui siamo abituati! Brividi, colpi di scena, e un alone enigmatico (ancor più quando si leggono i fatti veri!).

"San Stolzo e i draghi" di Antonia Romagnoli: voto 5 stelle
Complice il tema dei draghi, questo racconto prende un bel voto (ho il debole per queste creature e non mi stancherò mai di ripeterlo). La storia narra dell'antieroe per eccellenza, uno "stolto" più che Stolzo (ho subito notato il gioco di parole!) e pur essendo spiritoso, è di quei racconti che quasi ci si vergogna a prendere con umorismo perché al tempo stesso suscita commiserazione, dispiacere e voglia di rivalsa per l'indifeso protagonista, che a ben pensarci, rappresenta un po' tutti quelli che nella realtà sono vittime del gruppo. A dargli una mano, due fantastici, simpatici e possenti draghi... ma che peccato quel che succede dopo! Ci si risolleva, però, con il finale postumo e la sua graziosa scenetta.

"Fondamenta d'incubo" di Fabrizio Valenza: voto 4/5
Che coinvolgimento, che brividi! E' il racconto più teso, il più... horror. Niente scene spatter, nemmeno lievemente disgustose, è solo che mi ha sfiorato la tipica paura che nasce da un film horror; essendo ormai sera credevo che a fine lettura avrei avuto gl'incubi anch'io, infatti, il protagonista, si trasferisce in una nuova abitazione e dopo strani accadimenti che non si capisce se li vive davvero o li sogna (almeno, prima del finale), l'incubo si fa sempre più feroce. In questo racconto ho trovato un'atmosfera in stile Zafón: misteri, case abbandonate, conti aperti con il passato e ancora brividi, brividi, brividi. Uao!

In conclusione, una raccolta da leggere, assolutamente da non perdere, sia per scoprire leggende poco note (e che ci riguardano), sia perché vorrei che questo nuovo filone narrativo guadagnasse lo spazio che merita; insomma, stiamo parlando del nostro passato, della cultura del nostro paese! Ne vorrei leggere tanti altri di racconti come questi... complimenti a tutti!

lunedì 8 novembre 2010

Recensione "Il Suono Sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro

Recensione "Il Suono Sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro (ediz. EdiGiò)




L'enigma del "non tutto è solo ciò che sembra"


E' la prima volta che mi trovo a recensire un libro così corposo scritto da un'esordiente (680 pag. circa), il che è un po' croce e un po' delizia.

La "croce" è che c'è dispersione. La narrazione a volte perde ritmo, e paradossalmente, al posto delle descrizioni si preferisce ribadire più volte gli stessi concetti (giusti e veritieri, comunque).
La cosa che più mi dispiace è il non essere riuscita a sentire ciò che da titolo al libro, ossia il Suono Sacro. Mi spiego meglio, ho "visto" ciò che accade, cosa coinvolge e cosa provoca, ma il non avere idea su come sia questo suono o l'Armonia e il non riuscire a percepirli, è un vero peccato! E' come se mi perdessi qualcosa d'importante, e lo è dato che il Suono Sacro governa il mondo, scatena natura e animi... credo sia possibile evocarlo nella nostra immaginazione, quindi prego l'autrice di trovare il modo di farmi conoscere le melodie del Suono Sacro, magari attraverso semplici paragoni con i suoni che tutti conosciamo.

Se ci tengo tanto, è perché nonostante manchino suddette rifiniture, il libro nel complesso mi è piaciuto, lo trovo promettente (ho la netta sensazione che le avventure di Fahryon non finiscano qui), quindi ora passo alle "delizie".
Per prima cosa, è senza dubbio da apprezzare lo sforzo dell'autrice nel gestire così tanti personaggi - di cui alcuni in situazioni e contesti diversi - nonché l'abilità nel creare intrighi, intrecci e colpi di scena (uno in stile "star wars"!), riuscendo, oltretutto, a creare un passato ad ogni personaggio e persino ad ogni luogo (per capire il presente, infatti, occorre conoscere il tempo che fu - facendo eco allo stile narrativo dell'autrice!).

L'inizio della storia è ottimo (con la visione preveggente di Xhanys e la sua neonata prodigio che va protetta dal terribile padre assetato di potere), dopodiché il ritmo è un sali/scendi che raggiunge picchi entusiasmanti in situazioni come l'affronto del drago per Fahryon, e in generale le scene con l'affascinante antagonista Mazdraan (uno dei "cattivi" più interessanti che abbia mai letto), e successivamente, con l'arrivo dell'aquila Klihjak.

I personaggi sono credibili.
Oltre ai sopracitati ho apprezzato particolarmente la madre di Uszrany (mi sfugge il nome!), il comandante Pakudd, i mentori Tyrnahan e Vehltur, e persino il servitore dell'antagonista, Kehfne, il che testimonia come ogni personaggio secondario abbia il suo perché nella storia e nella formazione dei protagonisti. Solamente nel rapporto tra Fahryon e Uszrany ho trovato un po' di lacune, ma posso chiudere un occhio perché nel corso della storia si precisa di come si trattasse di un rapporto che davvero andava costruito col tempo, inoltre non si può dimenticare quanto sia romantico ciò che avviene tra loro grazie all'aquila.

Il finale risolve ma al tempo stesso si fa enigmatico perché "nulla è solo ciò che sembra", ritornello che comincia da metà romanzo e che penso nasconda segreti e ulteriori colpi di scena capaci d'incuriosismi e attendere il seguito.

4 stelle per un romanzo che, rifinito e alleggerito, potrebbe guadagnare un posto tra i classici fantasy made in Italy.

giovedì 21 ottobre 2010

Recensione "Il mendicante di sogni" di Miriam Mastrovito

Recensione "Il mendicante di sogni" di Miriam Mastrovito (La penna blu edizioni)






Dimmi il tuo sogno e ti dirò come... sarai


La carta vincente di questo romanzo è in primis la trama, che brilla per originalità e fantasia: nel mondo di Chissà Dove (e già questo nome mi fa impazzire) la fatina Maya custodisce i sogni degli umani, finché, un giorno, il terribile Nergal provoca uno strappo interdimensionale capace di cancellare tutti i sogni, non solo quelli che si erano accumulati nel corso degli anni ma anche quelli futuri, visto che priverà gli uomini, e per sempre, del loro innato impulso a sognare; durante l'affronto, inoltre, Nergal strappa le ali alla bella fata rendendola in fin di vita.
Il destino di Chissà Dove, ma anche dell'umanità stessa, dipendono da un bambino uscito da poco dal coma, Daniel, e dal protagonista Joshua, che assumerà il ruolo di "mendicante di sogni": come un barbone, Joshua avvicinerà quelle persone che non hanno nulla da perdere, e quelle per cui la vita non ha più nulla da offrire... in cambio di un sogno capace di aprire le porte dimensionali e quindi di raggiungere Maya, permetterà loro di viverli davvero, quei sogni, nel mondo di Chissà Dove.

Come si può intuire, c'è un'atmosfera così romantica che era da tanto che non la sentivo. Romanticismo, romanticismo e romanticismo: ho adorato questa caratteristica, quindi la voglio rimarcare! Non è solo il tema del sogno, ma anche il modo in cui viene sviluppata la vicenda; questa figura di Joshua che dipinge sull'asfalto ascoltando i desideri/sogni altrui è fantastica, incuriosisce e sensibilizza, specie perché i personaggi ch'egli incontra, sono vittime di eventi riscontrabili anche nella nostra realtà, il che contribuisce al coinvolgimento emotivo da parte del lettore. Anche questa cosa era un po' che non mi capitava: commuovermi.

Ho apprezzato, sia la scelta d'introdurli, sia la sensibilità con la quale argomenti come l'olocausto, la malformazione genetica, l'aborto e la dipendenza (in ordine di preferenza) sono stati trattati; solo la vicenda del chitarrista è un po' più leggera, ma è l'unica che rappresenta il sogno per antonomasia, nel senso che è proprio il tipo di sogno che può avere un ragazzo della sua età (e non solo).

All'inizio della storia, però, sono rimasta un po' spaesata... tuttora c'è una domanda che mi perseguita: Joshua conosceva già la fatina Maya? Non sono riuscita a capirlo. Verrà forse svelato in un ipotetico seguito? In effetti non mi sembra così lontana l'ipotesi visto che, pur avendo un finale perfetto e toccante, le vicende degli altri personaggi potrebbero continuare... del resto, è come se avessero scelto di vivere un sogno piuttosto che vivere la dura realtà: può essere vista come pura illusione e in tal caso, quanto durerà? La bambina malformata non avrà il rimorso nell'aver lasciato la madre? E il piccolo Daniel? Faccio dunque il mio appello all'autrice!

Questa scelta, però, lascia emergere un'interessante filosofia, su cui, del resto, sono d'accordo: per raggiungere la propria felicità si deve pensare un po' meno agli altri. Sembra egoista e forse lo è davvero, ma la vera felicità la si ottiene solo se si persegue i propri obiettivi prima dei bisogni altrui, che non è che significhi mettere dei muri dinanzi agli altri (che drastico), ma è palese che per avverare i propri sogni spesso occorra rinunciare a qualcosa, a volte anche a qualcosa di sé. Ma meglio "qualcosa" che tutto, no? Basti pensare al caso della nonna di Daniel: ha vissuto una vita ascoltando i bisogni degli altri, mettendo a parte se stessa; certo, la vediamo serena e allegra. Ma la sua vera felicità era un'altra...

Questo romanzo è proprio un real fantasy, non c'è che dire: sono ben bilanciate le parti reali con quelle immaginarie e non stonano affatto, sono perfette.

In conclusione posso affermare che questo libro l'ho vissuto e sentito molto.
E' stata una bellissima e magica esperienza.
Grazie, Miriam!

lunedì 18 ottobre 2010

Recensione "Il drago di ghiaccio" di George R. R. Martin

Recensione "Il drago di ghiaccio" di George R. R. Martin (ediz. Mondadori)






Una favola da interpretare


*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***


Io amo i draghi, e per chi mi conosce, il concetto è ormai chiaro.
Avrei voluto scrivere di questo bellissimo drago di ghiaccio se non fosse che egli non è propriamente il protagonista, ma il pretesto.

"Il drago di ghiaccio" è infatti la storia di Adara, una bambina nata nell'inverno più freddo, e che a seguito della sua stessa nascita ha perso la madre. Adara ha due fratelli (maschio e femmina) e un padre, ma è sola, questo perché mette una distanza tra sé e gli altri.
E' distaccata, chiusa. Non piange né sorride: è fredda. Fredda come le spire del drago menzionato nel titolo, l'unico drago delle terre del nord in un paese sorvolato dai draghi dei cavalieri del re e dagli spietati draghi di fuoco del nemico.

La bambina dell'inverno si sente a suo agio solo con chi le somiglia, ossia il drago di ghiaccio: lei non lo teme, e d'altra parte lui l'accoglie sul suo dorso come se fosse lì per lei, come se per tutto quel tempo l'avesse aspettata. Il rapporto tra i due è fatto di silenzi, di semplici gesti, non tanto d'affetto, e perciò non spingono a chiederci quale legame ci sia tra loro, è piuttosto un dato di fatto: è nella loro natura stare insieme e comprendersi. Si appartengono come due esseri nati dal freddo, come figli nati della stessa madre.

Ma Adara è un'umana, e una madre l'aveva; credo che sia proprio questa la chiave del libro.
Un dolore inespresso, una sofferenza celata sotto sguardi e gesti impassibili; l'affetto che le è stato tolto prima che potesse conoscerlo, e l'impossibilità di lasciarsi cullare dall'amore incondizionato di una madre.
In aggiunta, l'evento che solo a lettura ultimata acquista il vero senso (ed è nel primo capitolo, guarda caso): a soli quattro anni, Adara origlia la conversazione tra il padre e lo zio. Zio Hal dice: "non puoi renderla responsabile di quanto è successo" e il padre risponde: "tu dici? Forse hai ragione ma è difficile. [...] ogni volta che la tocco mi vengono i brividi, e ricordo che è per lei che Beth è dovuta morire". Nonostante la abbracci, quella frase ha avuto il suo peso nella vita della bambina, perché udendola Adara si è sentita, come lecito pensare, la causa della morte della madre.
E allora ogni anno Adara aspetta l'inverno con ansia, in attesa del suo drago di ghiaccio, sognando un giorno di volare via con lui, lontana da casa, lontana da tutti. Quando l'occasione arriva - ed è un'occasione dipesa dalle sorti della guerra - Adara fugge in groppa al drago, e mentre la fattoria di famiglia viene presa d'assalto e la foresta bruciata dall'alito infuocato dei draghi nemici, Adara va via senza remore finché non sente il grido del padre, un grido capace di lasciarle sgorgare la prima acrima. Una CALDA lacrima. Il primo vero sentimento: la paura di perdere il padre, lo stesso padre cui non donava un briciolo d'affetto, ma che è diventato improvvisamente importante dal momento in cui si è aperto il rischio di non vederlo mai più.
Sentimenti sepolti sotto uno spesso strato di ghiaccio, è questo il senso del libro. E da qui, la magia.

La magia, la favola, l'amore.
Perché l'amore esiste, anche nel cuore gelato di una bambina disillusa.
Sono i sentimenti a muovere tutto ed è proprio il drago di ghiaccio il primo a svelarli: si sacrifica per Adara, per adempiere alle sue sottointese richieste, al suo disperato e innato bisogno, quello d'essere amata dalla sua famiglia, quello di salvare il padre.
Il titolo dell'ultimo capitolo, "Primavera", e l'immagine del drago di ghiaccio che sciogliendosi da vita a un laghetto d'acqua fredda, segnano che contemporaneamente si è scaldato anche il cuore della bambina, ora capace di vivere e mostrare le proprie emozioni.
Che meraviglia.

In questo racconto non ci sono solo immagini stimolate dalla lettura, ma anche visive: si tratta infatti di un libro illustrato. Le immagini sono fatte davvero bene, rendono l'idea del movimento e sono "vive" anche nelle espressioni dei protagonisti. I draghi sono splendidi, soprattutto (e mi sembra logico) il drago di ghiaccio; avevo proprio bisogno di una scorpacciata d'immagini di queste leggendarie creature.

In conclusione, un libro apparentemente semplice ma che interpretato, garantisce atmosfera, dolcezza, e un pizzico di romantica nostalgia.

La mia serie urban fantasy


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