venerdì 27 maggio 2011

Nuovo articolo per TrueFantasy "Jappo W!": Final Fantasy!


Un po' in ritardo, vi segnalo che ieri pomeriggio su TrueFantasy, nella mia rubrica "Jappo W!" (che bello dire che è mia! ^^) è stato pubblicato l'articolo su "Final Fantasy"
Si tratta di una panoramica generale sull'intera saga videoludica, con qualche info anche sui prodotti ad essa ispirati; buona lettura!

TrueFantasy Jappo W!: "Final Fantasy"

Cari amici di TrueFantasy,
la rubrica “Jappo W!” oggi ospiterà un’altra grandissima e popolare saga:Final Fantasy! Creata da Hironobu Sakaguchi che trasse ispirazione dal celebre “Dragon Quest”, fu prodotta nel 1987 dalla Square, meglio conosciuta oggi come Square Enix (nel 2003 la Square si fuse con un’altra software house, la Enix, appunto) e approdò dapprima sulle console Nintendo, poi su Playstation, Xbox, fino ad arrivare a cellulari e iPhone. Non se lo sarebbe mai immaginato Sakaguchi quando agli albori decise d’intitolare “Final Fantasy” quel videogioco che se avesse fallito sarebbe stata la sua ultima fantasia... in più, se inizialmente era considerata come appartenente a un genere di nicchia, con l’uscita di Final Fantasy VII la saga ha cominciato a guadagnare popolarità, senza contare che tale capitolo è il più venduto della serie.

Per chi non lo sapesse, Final Fantasy è un RPG (Role-playing Game) generalmente basato su combattimenti “a turni”, caratterizzato da mondi immensi da esplorare e un altrettanto ricco arsenale d’armi; è soprattutto un gioco dove l’azione si fonde a una complessa controparte narrativa e una raffinata colonna sonora. Diversamente da come si potrebbe pensare, ogni capitolo è indipendente e presenta una trama a sé stante (costante mutata dopo la fusione con la Enix, che ha scelto di produrre diversi sequel), tuttavia degli elementi ricorrenti contribuiscono a rendere ogni titolo una parte dello stesso universo. Tali elementi sono: la magia, che ha un ruolo di primo piano anche nella storia; le invocazioni, e citiamo in particolare Shiva(spirito di ghiaccio con le sembianze di donna), Ifrit (demone di fuoco) e Bahamut(re dei draghi); le creature come i Chocobo (struzzi che possono essere cavalcati per percorrere lunghe distanze senza il pericolo di incontrare mostri, utili anche per cercare tesori nascosti) e i Moguri (esseri a metà tra una talpa e un pipistrello, con un pon-pon sulla testa, utili per recapitare la posta, salvare la partita, oppure da adottare come membri della squadra); il bestiario;
il dualismo, che può essere tra due mondi, tra due eroi, tra il bene e il male, e da qui la relativa necessità di ristabilire l’equilibriole aeronavi, vascelli volanti su cui viaggiare per spostarsi nella mappa; la presenza di Cid, un personaggio che ha a che fare con le aeronavi; il sistema di classi (le più comuni sono Guerriero, Mago Bianco/Nero/Rosso/Blu, Monaco, Ladro, Mimo); alcuni temi musicali, come la fanfara di fine battaglia e il Preludio; le tipologie e i nomi delle armi, che vanno dalle katane Masamune e Murasame, alle spade Ragnarok e Ultima Weapon; infine,i Cristalli, apparsi in più della metà dei titoli della saga così come negli spin-off. Escludendo le raccolte, le espansioni dei MMORPG (Final Fantasy XI e XIV), il progetto “Fabula Nova Crystallis”, e i titoli strategici (“Final Fantasy Tactics”), i videogiochi della saga principale sono:

1987Final FantasyNes, Gameboy advance, PlayStation, PSP, iPhone
1988Final Fantasy IINes, Gameboy advance, PlayStation, PSP
1990Final Fantasy IIINes, Nintendo DS
1991Final Fantasy IVSnes, Gameboy advance, PlayStation, DS, PSP
1992Final Fantasy VSnes, Gameboy advance, PlayStation
1994Final Fantasy VISnes, Gameboy advance, PlayStation
1997Final Fantasy VIIPlayStation, PC, telefoni cellulari, iPhone
1999Final Fantasy VIIIPlayStation, PC
2000Final Fantasy IXPlayStation
2001Final Fantasy XPlayStation 2, PC
2002Final Fantasy XIPlayStation 2, PC, Xbox
2004Final Fantasy X-2 (seguito)PlayStation 2
2006Final Fantasy XIIPlayStation 2
2006Dirge of Cerberus: Final Fantasy VII (seguito)PlayStation 2
2007Final Fantasy XII: Revenant Wings (seguito)Nintendo DS
2008Crisis Core: Final Fantasy VII (prequel di Final Fantasy VII)PSP
2008/2009Final Fantasy IV: The After Years (seguito)Telefoni cellulari, Wii
2010Final Fantasy XIIIPlayStation 3, Xbox 360
2010/2011Final Fantasy XIVPC, PlayStation 3
2012Final Fantasy XIII-2 (seguito)PlayStation 3, Xbox 360
  
Segnalo inoltre la saga alternativa di “Final Fantasy Crystal Chronicles”, caraterizzata da uno stile grafico più caricaturale che realistico (perlomeno le prime uscite), ma soprattutto, si differenzia in quanto Action RPG, il che significa che i combattimenti sono in tempo reale.





2002Final Fantasy Crystal ChroniclesGameCube
2004Final Fantasy Crystal Chronicles: Ring of FateNintendo DS
2008Final Fantasy Crystal Chronicles: My Life as a King (gestionale)WiiWare
2009Final Fantasy Crystal Chronicles: Echoes of TimeWii, Nintendo DS
2009Final Fantasy Crystal Chronicles: My Life as a Darklord (strategico)WiiWare
2010Final Fantasy Crystal Chronicles: The Crystal BearersWii

Nel caso non fosse ancora abbastanza, esistono numerosi spin-off riguardanti il personaggio di Chocobo (dal genere adventure alle corse). Da Final Fantasy sono stati tratti anche due film interamente realizzati in computer grafica, “Final Fantasy” (2001) e “Final Fantasy VII: Advent Children” (2006), un OAV dal titolo “Final Fantasy VII: Last order” (2005), nonché una serie anime realizzata con uno stile a metà tra il disegno a matita e la computer grafica, dal titolo “Final Fantasy: Unlimited” (2001-2002). Questa serie conta 25 episodi ma non si conclude; si è scelto piuttosto di far proseguire la storia con una serie di prodotti d’altro genere come romanzi, drama cd e manga.
In Italia, l’unico prodotto letterario edito è “Final Fantasy” di Dean Wesley Smith (Sperling & Kupfer), che riprende in tutto e per tutto l’omonimo film del 2001.



PS: per la cronaca, la quarta immagine l'ho modificata e assemblata io ^^ Non riuscivo a trovare un'immagine che rappresentasse l'evoluzione grafica della serie, così ho trovato degli sprite già bell'e pronti, a cui ho aggiunto la carinissima Ache di Final Fantasy XII.

martedì 24 maggio 2011

Universi Incantati nella classifica dei 160 Top Blogs di Letteratura su Wikio!

Oggi si festeggia! :D
Mi è appena arrivata un'e-mail da un responsabile di Wikio dove dice che "Universi Incantati" è ora nella classifica 160 Top Blogs di Letteratura: yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!! Mi ero inserita da poche settimane... :)
Ecco il trofeo:

Wikio - Top dei blog - Letteratura


Per il resto, questione di giorni e leggerete su TrueFantasy un mio nuovo articolo per la rubrica "Jappo W!"; vi anticipo che riguarderà "Final Fantasy"!
Nel contempo, è dalla scorsa settimana che mi sto dedicando alla rilettura della serie manga di "Angel Sanctuary"; ora che si è conclusa l'edizione Gold voglio farne una bella recensione! Soprattutto ora che ho visto che non ci sono tante recensioni a riguardo... voglio essere una delle poche! ^^ Spero di riuscire a fare qualcosa di analitico ed esaustivo, e nel tentativo, sto addirittura prendendo appunti man mano che leggo! Potrà sembrare esagerato, ma chi lo conosce sa che si tratta di un manga tutt'altro che semplice, dai toni forti, contorto, e al limite del blasfemo (okay, togliamo la parola "limite" :P) Ma basta chiacchiere, torno al lavoro (quello vero): a presto! :)



martedì 17 maggio 2011

Salone Internazionale del Libro Torino 2011


Causa i malfunzionamenti di Blogger alla fine della settimana scorsa, non ho potuto avvisare che sarei partita per il Salone Internazionale del Libro a Torino, ma poco male, ora vi beccate il mio reportage! XD
L'articolo è stato pubblicato oggi anche su TrueFantasy (con qualche immagine in meno), ma lo riporto qui per praticità di chi segue questo blog, e poi perché è la mia esperienza diretta ^^ Buona lettura!

Oggi mi trovate in veste di reporter, o meglio, testimone, di quello che è uno dei maggiori eventi dedicati al libro in Italia: il XXIV Salone Internazionale del libro a Torino.Sono ormai quattro anni che mi presento a questo appuntamento, e sapevo da prima di partire che quest’anno ci sarebbero stati dei cambiamenti per quanto riguarda la disposizione degli stand; mi riferisco in particolare al trasferimento dell’area “Bookstock Village” dal padiglione 5 a uno stabile a parte, il nuovissimo Oval – lo stadio che nel 2006 ospitò i giochi olimpici invernali – accessibile dal padiglione 3 attraverso una passeggiata sotto ai gazebi. “Bookstock Village” è sempre stata la mia area preferita perché coloratissima, ampia e spaziosa, tutta dedicata ai libri per ragazzi (dai 0 ai 21 anni, ma direi anche oltre) e padroneggiata da una sorta d’arena centrale in cui si svolgevano le presentazioni degli autori. Vista la nuova struttura mi aspettavo di trovarla ancor più in grande, più bella, più grande, più varia, più colorata... invece sono rimasta parecchio delusa! 

Incontro con Mauro Corona al Bookstock Village

L’area ha perso il suo spirito, la sua allegria. Non penso che sia dovuto al semplice fatto che sia isolata rispetto al resto della fiera; per dire, anche il “Japan Palace” a Lucca è in disparte rispetto al resto, ma si regge da solo, quindi suppongo che sia dovuto a una cattiva gestione degli spazi interni. Il “Bookstock Village” mi è parso sacrificato, buttato lì in un angolino (a sinistra dell’entrata), a contendersi lo spazio con l’area dedicata alle Regioni Italine e lo stand “Lingua Madre”, mentre gran parte dello stadio ha assunto l’aria di un museo dedicato alla letteratura italiana che, per carità, quale migliore occasione se non quest’anno che la nostra patria compie centocinquant’anni, ma gli enormi tabelloni della zona centrale, sparsi senza disegnare un percorso specifico, e che si coprivano l’un l’altro come in un labirinto di siepi, era dispersivo – rischiavo di perdere anche i miei compagni di viaggio! – e scoraggiava anziché invitare; se mi fossi fermata davanti ai “colossi” anziché proseguire e addentrarmi (vedere la foto per capire queste mie sensazioni), non avrei immaginato che in fondo alla struttura, si nascondeva lo spazio “Tentazione e Meditazione” dedicato al cioccolato e la sua storia (che cosa c’entri con la fiera del libro è poi un altro paio di maniche).

 Centocinquant’anni hanno il loro “peso”

Niente da ridire, invece, sul padiglione 2 e il padiglione 3, tanto che ormai mi ricordo dove si trovano certi editori perché il loro stand è nello stesso posto da anni (è bello sapersi orientare attraverso le memorie! – “memoria” era il tema della fiera di quest’anno –), tuttavia devo fare un’osservazione per quanto riguarda il paese ospite, la Russia, che divideva la presenza d’onore con la Palestina. Risultato: due miseri spazi. Siamo molto lontani dalla celebrazione culturale che era stata fatta per Egitto, Israele e India negli anni passati, dove oltre ai libri in lingua originale si arricchiva l’ambiente con raffigurazioni, tele, oggetti particolari, e uno spazio dove assaggiare prodotti tipici. Qui troviamo semplicemente qualche libro e niente di più: delle presenze appena visibili.

A sinistra, lo stand della Palestina. A destra, l’unica teca con i libri della Russia

Grossi cambiamenti anche nel padiglione 1, con un ampio spazio dedicato alla musica con tanto di strumenti musicali dall’aspetto pregiato (arpe, fisarmoniche, un pianoforte...), vendita di cd musicali e spartiti, oltre all’intrattenimento di brevi concerti con musica dal vivo; anche qui, però, occupando tutta la larghezza del padiglione, l’area musicale avrebbe indotto a pensare che occupasse tutto lo spazio, invece, dietro, si trovavano altri stand, quelli degli editori minori! Già che non hanno tutta la visibilità dei “grandi”, non sono nemmeno così immediati da scovare. Il mio pensiero potrebbe sembrare eccessivo, però la fiera è grande, e non tutti si prendono due giorni per visitarla con calma: sia che si disponga di una mezza giornata, o una intera, questi tempi non bastano per girare tutti i padiglioni, pertanto se un visitatore si trova davanti a una “muraglia” di strumenti (o di tabelloni, come quelli citati prima) è più facile che, nel caso non gli interessi, torni sui suoi passi, inconsapevole di perdersi altri prodotti letterali. Si chiama fiera del libro, oppure no? Allora devono essere i libri i protagonisti!

Non dimentichiamoci i veri protagonisti!

Questa settimana salterò la rubrica “Jappo W!” per via di questo mio impegno fieristico, tuttavia ho delle notizie che riguardano anche questa rubrica: nel padiglione 1 c’era un piccolo spazio denominato “Comics Centre”, dove oltre a una saletta per conferenze e presentazioni dedicate a questo genere, si potevano acquistare manga e fumetti. Segnalo poi lo stand di Euromanga edizioni, che ha come scopo primario quello d’essere una scuola per mangaka (con corsi annuali ed estivi talvolta tenuti da artisti giapponesi) che poi pubblica le opere delle giovani promesse senza nascondere la possibilità di traduzione e lancio verso lidi nipponici; tra i libri editi dalla Casa troviamo anche dei pratici manuali di disegno manga. Restando in tema Giappone, segnalo la presenza dello stand Nintendo nel padiglione 2, con le postazioni gioco dove provare Wii, Wii balance board e il nuovo Nintendo 3DS, oltre al solito grande spazio per i tornei.
Dai giochi veri e propri, si torna al protagonista Libro con i romanzi tratti dai videogiochi e ai saggi su questa forma d’intrattenimento, nel vicino stand della Multiplayer.it Edizioni.

  Il “Comics centre” nel padiglione 1. Videogiochi e libri ispirati ad essi nel padiglione 2.

Riguardo al genere fantasy, diversi stand traboccavano di libri su vampiri e angeli in particolare, segno che il fenomeno urban fantasy è sempre più diffuso, tuttavia non erano previste alcune presentazioni né dibattiti sull’argomento, salvo la fedele presenza di Licia Troisi la domenica mattina al “Bookstock Village”. Purtroppo, per motivi d’orario, non sono riuscita a presenziare.
In compenso, sabato pomeriggio ho assistito all’evento legato al Torneo: Io Scrittore promosso da Gems, allo stand IBS, dove tra le altre cose si è osservato di come la maggior parte dei testi pervenuti riguardasse il genere fantasy (non va alla grande solo tra i lettori, ma anche tra gli scrittori!); al termine dell’incontro, oltre a proclamare i 200 semifinalisti, Gems ha distribuito gratuitamente delle copie di “Angelology” in anteprima, un nuovo urban fantasy edito dalla Nord che non vedo l’ora di leggere e recensire.

 La sottoscritta fa ginnastica con "Le leggende di Earthsea" a sinistra, e "Angelology" a destra.

Per spendere qualche parola riguardo l’affluenza, l’impressione che ho avuto è che ci fossero meno presenze rispetto agli anni scorsi, impressione che potrebbe trovare fondamento se si pensa che c’erano parcheggi liberi; almeno non ho notato, a differenza dell’anno scorso, dei vuoti dovuti alla mancanza degli stand. Speriamo che sia il segno di una ripresa dalla crisi economica di questi ultimi anni. In generale, comunque, non posso che ribadire la delusione per la disposizione delle aree nei padiglioni: passare davanti al padiglione 5 e trovarlo vuoto, dava un senso di profonda tristezza... almeno ridateci il “vecchio” Bookstock Village!

Postilla: e visto che Alessandro alias Giugumenta di TrueFantasy ha pubblicato una mia foto della fiera a tradimento (!!), la inserisco anche qui:


Bye bye!


martedì 10 maggio 2011

Premio One Lovely Blog Award!

Non c'è due senza tre: terzo post del giorno!

Stavolta per informare che PRO di Procino Kafé e Dilhani di Dilhani Heemba mi hanno assegnato il Premio One Lovely Blog Award! Grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee! :D



Come da regolamento, segnalerò 12 blog meritevoli:

- Procino Kafé (per ricambiare, ma anche perché PRO è absolutely lovely! ^^)
- Dilhani Heemba (per ricambiare, e per solidarietà scrittevole ^^)
- A book bite (perché anche noi lettori siamo un po' vampiri... e mordiamo, eccome se mordiamo! XD)
- Alla fine del sogno (perché ha un'irresistibile impostazione gotica e spazia un po' su tutto)
- Dusty pages in Wonderland (che tra le altre cose, mi ha fatto conoscere certi manga...!)
- I love books (anch'io ^^)
- Le mele del silenzio (da notare, gli speciali sulle fanfiction)
- Young adult lit (perché soffro della sindrome di Peter Pan e divoro libro di questo genere XD)
- Atelier dei libri (perché non ho mai visto così tanti giveaway! :D)
- Ci sono più cose in cielo e in terra (una grafica semplice che racchiude tantissimi contenuti!)
- Il libro eterno (questo premio sta proprio bene in un blog dalle tinte così romantiche!)
- Living for books (per questo progetto di vita comune XD)

E ora, tocca che vi sorbiate 7 cose di me. 

1) Seguo il cinema con interesse e i miei film preferiti sono "Star Wars", "Forrest gump", "Moulin Rouge!"... ma ce n'è uno che a preso posto nel mio cuore in particolar modo: "Il quinto elemento"! Ho persino il videogioco per PC e la colonna sonora.


2) Così dicendo, mi collego a un'altro argomento: adoro le eroine, e Leeloo (una dei protagonisti del film sopracitato) è una delle mie preferite, poiché porta con sé caratteristiche come coraggio, giustizia e combattività, unitamente alla sensibilità e fragilità tipicamente femminile.

  
3) Parlando di giustizia, mi è impossibile non citare colui che, da quando ho conosciuto "Death Note", è diventato per me il simbolo stesso della giustizia: no, purtroppo non sto parlando di personaggi reali, ma di L! Costui dimostra che a rendere irresistibile un ragazzo può essere anche l'intelligenza (oltre a una serie di curiosi modi di fare!) *__*


4) Se ci si può prendere una cotta per un personaggio irreale, ecco, in questo senso io sono una "farfallona"! La mia prima cotta è stata alle elementari per un tizio di nome Toad! Non so cosa ci trovassi... forse perché è così dolce? 


5) E poi c'era Michelangelo delle Tartarughe Ninja: quel simpaticone mi faceva sempre ridere e ne ero cotta! XD Ricordo che quand'eravamo bambine, io e mia cugina giocavamo sotto casa mia a due ragazze, amiche di April, che combattevano al fianco delle tartarughe ninja; il bello è che ci arrampicavamo per i muri e immaginavamo di fare imprese atletiche fuori dal comune... da questo punto di vista, si può dire che sono stata (e forse lo sono ancora) un po' maschiaccio, nonostante poi immaginassi di sbaciucchiare Michelangelo! XD



6) Nell'armadio della ormai ex-cameretta, avevo attaccato, all'interno dell'anta, un poster di Super mario. Ricordo che andavo per misurarmi di volta in volta l'altezza (che si è poi fermata a 1,60) e quando gli arrivai alla bocca, lo baciai. Probabilmente fu quello il mio primo bacio! XD


7) E visto che per la maggior parte vi ho parlato di sciocchezze (realtà di bambina ^^), concludiamo tornando al presente, alla cruda realtà, riallacciandoci, tra l'altro, all'argomento citato proprio poco fa in occasione di Mario, gli armadi: detesto fare il cambio di stagione! L'armadio della mia cameretta era un buco (proporzionato alla camera, del resto XD) e ogni volta mi veniva da mettere le mani nei capelli... ora mi aggrappo alla speranza che nell'armadio della nostra camera riesca ad infilare tutto insieme: speriamo!

(la cabina armadio di Carrie di Sex & The City)


Articolo per TrueFantasy "Jappo W!": la saga di The Legend of Zelda

Secondo post del giorno!


Devo avvisare che oggi, su Truefantasy  rubrica "Jappo W!", è stato pubblicato un articolo cui mi sono dedicata per ben due giorni. D'altronde era faticoso concentrare la saga in un unico articolo, e se aggiungiamo il fatto che si tratta di una mia ossessione e la tratterei per ore... insomma, sto parlando di un altro videogioco con cui sono nata, e che, diciamo, avendolo sempre avuto al mio fianco, lo sento come se facesse parte di me:  il grandioso "The Legend of Zelda"!


Questo è il link per leggere l'articolo su TrueFantasy: 



Ma visto che sono una fanatica senza speranza, riporto l'articolo per intero anche qui.
Buona lettura!


Cari amici di Truefantasy,
Zelda Linkquest’oggi la rubrica “Jappo W!”torna a parlare di videogiochi, e lo fa con una saga che festeggia quest’anno venticinque anni di avventure: The Legend of Zelda!
La storia della Leggenda è un fantasy classico per eccellenza, dove un ragazzo qualunque, Link, si troverà a vestire i panni dell’eroe per salvare laPrincipessa Zelda e il Regno di Hyrule dalle forze del male, che la maggior parte delle volte è rappresentato da Ganondorf (il Signore del Male, appunto) e dalla sua mutazione demoniaca, Ganon. Come ammesso di recente da Shigeru Miyamoto, la sua opera si fonda su basi estremamente semplici, tuttavia ciò che rende grande The Legend of Zelda è una serie di sottigliezze gestite con cura: i tanti personaggi secondari, le sotto-trame e le sub-quest, i forzieri nascosti e la ricerca di altri segreti, la collezione di oggetti e la pesca, il postino e la fatina-guida, le diverse razze e la Master Sword, l’interminabile dungeon con sfide sempre più dure e i livelli che nascondono ognuno un oggetto diverso che molto probabilmente sarà utile per affrontare il boss di fine livello e, all’esterno, permetterà di raggiungere luoghi che prima erano inacessibili. Ma troppo ancora ce n’è!
Vogliamo dimenticare la Triforza, simbolo della saga? Seguendo la teoria dell’episodio “The Legend of Zelda: Ocarina of Time”, la Triforza fu creata dalle tre divinità, clip_image004DinFarore, e Nayru, pertanto contiene le caratteristiche delle tre dee, potere, coraggio e saggezza, e chiunque riesca a possederla vedrà realizzare i propri desideri; per questo fu rinchiusa nelSacred Realm. In questo episodio in particolare (Ocarina of Time), Ganondorf riesce a entrare nel Sacred Realm, e poiché ambisce esclusivamente al Potere (per rivendicare la Triforza occorre avere le tre caratteristiche delle dee in equilibrio fra loro) riuscirà a ottenere solo questa parte della Triforza, mentre le altre due si divideranno in questo modo: la Triforza del Coraggio si unirà a Link; quella della Saggezza troverà rappresentanza nella Principessa Zelda. Nel caso in cui tutto questo non vi sembrasse abbastanza epico, ogni episodio della saga è indipendente (tranne il recente “Phanom Hourglass” che trova seguito ne “Spirit Tracks”) e ciò significa che si tratta di una Leggenda che va a ripetersi attraverso i secoli, trovando di volta in volta le reincarnazioni dei suoi protagonisti (Link, Zelda e Ganondorf), come se i custodi della Triforza fossero sempre destinati a incontrarsi per determinare l’esito dell’eterna lotta tra bene e male. Ma non è sempre la forza del bene a vincere: all’inizio di “The Legend of Zelda: The Wind Waker”, ad esempio, prima si narrano le gesta dell’Eroe del Tempo Link (soprannome legato al fatto che in “Ocarina of time”, suonando l’ocarina, Link viaggiava nel tempo), ma spiega di come, in seguito, Ganondorf riuscì a liberarsi dal Sacred Realm dov’era stato sigillato, e nonostante le preghiere del popolo, l’Eroe clip_image006del Tempo non si presentò; fu così che le divinità presero la decisione di far sprofondare il Regno di Hyrule sott’acqua. In “The Wind Waker”, il Regno di Hyrule non esiste più, molte delle razze si sono evolute per sopravvivere, e l’ambientazione si è tradotta in piccoli isolotti da raggiungere navigando in un mare sconfinato; si è passato dal cavalcare per la Piana di Hyrule con la cavalla Epona, al cavalcare le onde su una barca parlante di nomeDrakkar. Questo episodio della Leggenda è senza dubbio quello che più di tutti ha coraggiosamente mischiato le carte in tavola, anche dal punto di vista grafico, dal realistico al cel-shading (stile cartoon); ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze, è un titolo impegnativo e corposo al pari degli altri, oltre al fatto che contiene uno dei finali più belli e struggenti, specie per i nostalgici come la sottoscritta. Con quest’ultima considerazione arriviamo ad altre due caratteristiche della saga: la prima, è che ogni episodio apporta qualcosa di nuovo pur restando nella tradizione (accendi delle torce e stai sicuro che apparirà un forziere!); la seconda, che la saga non ha una timeline ufficiale, e talvolta ci sono episodi che non si collocano nel mondo di Hyrule. A tal proposito citiamo “Majora’s Mask”, ambientato in un universo parallelo, Termina, dove lo scopo dell’avventura è impedire a un’inquietante luna di schiantarsi sul mondo, ma Link ha solo tre giorni di tempo! Indossando delle maschere che lo permettono di trasformarsi in altre razze clip_image008(DekuZoraGoron – ricordiamo che Link è un Hylian dalle orecchie a punta) e armato dell’Ocarina del tempo, affronterà loSkull-Kid, spiritello della foresta nonché artefice dell’apocalisse. Un altro episodio a sé stante è “Link’s Awakening” per gameboy, con il nostro eroe che naufraga in un’isola chiamata Koholint; Link non incontrerà Zelda, ma in compenso conoscerà Marin, la quale gli spiegherà che per ritornare a Hyrule dovrà svegliare Wind Fish, un enorme pesce che vive dentro a un uovo in cima al monte più alto dell’isola; per destarlo serviranno otto strumenti musicali e il nemico che dovrà affrontare sarà, neanche a dirlo, il Nightmare (incubo)! Da segnalare poi che in titoli come “The Minish Cap”e “Four Swords Adventures” (Link estrae la quadrispada e si sdoppia in quattro eroi – ideale da giocare in multiplayer) il nemico di turno è Vaati, mentre in “Twilight Princess” abbiamo (apparentemente solo) Zant, e infine nel bellissimo “A link To the Past” e “Four Swords” troviamo (apparentemente solo) lo stregone Agahnim. Arrivati a questo punto è chiaro come in Zelda abbia un ruolo importante anche la musica: dalla ricerca degli strumenti in “Link’s Awakening” all’ocarina protagonista in “Ocarina of time” e “Majora’s mask”, dal dirigere un’orchestra invisibile con laBacchetta del Vento in “The Wind Waker” al sorprendente ululare di un Link in forma di lupo in “Twilight Princess”, per finire (per ora) con il Flauto di Pan di “Spirit Tracks”. Uno Zelda si riconosce anche dai celebri motivetti, gli stessi da venticinque anni, pure se con leggere differenze di arrangiamento, mi riferisco al jingle legato alla scoperta di un segreto (Clicca qui) e a quello di quando si ottiene un oggetto o si apre un forziere (Clicca qui), tanto per citarne alcuni. E le voci dei personaggi? Beh, ad oggi la Leggenda non ha ancora visto un episodio doppiato, se non alcune parole tipo “Hey!”, “Welcome”, “Bye”, “Listen!”, e in particolar modo Link sembrerebbe muto (ah, ed è mancino!). Accennando a “Twilight Princess” e al mutare di Link, ricordiamo che nella saga è a volte adottato questo sistema di sdoppiamento: in “A link To the Past” Link viaggia dal mondo di luce al mondo oscuro (e parallelo) tramite la Perla Lunare; in “Ocarina of time” andando nel Temple of Time ed estraendo/riponendo la Master Sword, Link fa trascorrere sette anni (corrispondenti al suo spirito sigillato nel tempo)passando così da bambino ad adulto e viceversa; infine, in “Twilight Princess” quando Link entra in una Zona del Crepuscolo si trasforma in un lupo.Mi rendo conto di aver citato sempre gli stessi episodi della serie; rimedio riportando una tabella con tutti i titoli usciti fin’ora.


clip_image016
1986The Legend of ZeldaNES, Game Boy Advance
1987Zelda II: The Adventure of Link (l’unico a scorrimento orizzontale)NES, Game Boy Advance
1991The Legend of Zelda: A link to the PastSNES, Game Boy Advance
1993The Legend of Zelda: Link’s AwakeningGame Boy
1998The Legend of Zelda: Link’s Awakening DX(versione a colori)Game Boy Color
1998The Legend of Zelda: Ocarina of Time (il primo episodio in 3D)Nintendo 64, GameCube
2000The Legend of Zelda: Majora’s MaskNintendo 64, GameCube
2001The Legend of Zelda: Oracle of SeasonsGame Boy Color
2001The Legend of Zelda: Oracle of AgesGame Boy Color
2002The Legend of Zelda: The Wind WakerGameCube
2002The Legend of Zelda: Ocarina of Time Master Quest (livelli più difficili e enigmi rinnovati)GameCube
2002The Legend of Zelda: Four Swords (il primo multiplayer)Game Boy Advance
2004The Legend of Zelda: Four Swords AdventuresGameCube
2004The Legend of Zelda: Minish CapGame Boy Advance
2006The Legend of Zelda: Twilight PrincessGameCube, Wii
2007The Legend of Zelda: Phantom Hourglass (il primo a essere interamente giocato col pennino e il touch screen)Nintendo DS
2009The Legend of Zelda: Spirit TracksNintendo DS
2011The Legend of Zelda: Ocarina of Time 3DNintendo 3DS
2011The Legend of Zelda: Skyward SwardWii

clip_image010Come non notare che quest’anno usciranno ben due titoli: il primo, in uscita il 17 giugno, è un remake di “Ocarina of Time” (definito dall'Academy of Interactive Arts and Sciencesil migliore gioco del 1999, nonché uno dei videogiochi più venduti di sempre) che sfrutterà le nuove potenzialità del Nintendo 3DS, ossia, grafica in 3D senza bisogno d’occhialini; il secondo, l’inedito “Skyward Sward” sarà il primo gioco della saga a utilizzare il sensore del Wii Motion Plus, ovvero permetterà a Link di replicare 1:1 i movimenti del giocatore, inoltre sarà caratterizzato da uno stile grafico che riprende i pittori impressionisti.
Infine citiamo gli spin-off “Link’s Crossbow Training” (2008, Wii), un gioco di tiro al bersaglio venduto in bundle con la WiiZapper, e “Freshly-Picked Tingle's Rosy Rupeeland” (2007, Nintendo DS) con protagonista l’avido Tingle (trentacinquenne scapolo che si veste come un folletto). Essendo icone storiche della Nintendo, i protagonisti della saga appaiono anche nei titoli “Super Smash Bros.”. Dimentichiamoci che da The Legend of Zelda è stato tratto anche un cartone 
animato negli anni ’80, ma guardiamo con gioia ai vari manga pubblicati (finalmente anche in Italia grazie a J-POP di Edizioni BD); ce n’è uno per ogni videogioco. Questo è probabilmente l’articolo più lungo che abbia mai scritto, tuttavia ce ne sarebbe ancora
clip_image018tanto da dire... Zelda è un universo così vasto che l’unica sarebbe giocarlo, o come succede a me, viverlo. 
In Zelda anche le foglie d’erba sembrano avere un’essenza, è come se tutto ciò che la compone avesse un’anima. 
Insomma, Zelda è Zelda.



Valentina Bellettini



Segnalazione "Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì" + Blog candy

"Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì" è il terzo e ultimo romanzo di una saga familiare scritta da Katherine Pancol.


I primi due libri, "Gli occhi gialli dei coccodrilli" (2009, Baldini Castoldi Dalai) e "Il valzer lento delle tartarughe" (2010, Baldini Castoldi Dalai) hanno venduto un mezzo milione di copie ciascuno, solo in Francia.

Cosa narra la saga è presto detto: gli incontri e scontri di due sorelle, Iris e Joséphine. 
La prima è bella, ricca e vive un matrimonio in apparenza felice; la seconda è stata abbandonata dal marito e deve fare i conti con due figlie da crescere e una serie di difficoltà finanziarie. Sono donne che hanno dei grandi sogni: per Iris c'è quello di diventare una sceneggiatrice, per Joséphine, quello di affermarsi come studiosa di storia medioevale. Il punto di svolta arriva quando Iris conosce un editore e gli fa credere, per darsi un tono, di essere alle prese con la stesura di un romanzo; davanti all'offerta dell'uomo di pubblicarlo, Iris si rivolgerà alla sorella chiedendole aiuto per scriverlo. L'una intascherà il successo, l'altra il denaro. Tuttavia, quando il libro diventerà un best seller, il risultato inaspettato sconvolgerà le loro vite...

Si tratta di una saga ricca d'intrighi e argute metafore sulla vita, incentrata sulla psicologia dei personaggi e sull'analisi della natura umana.

Ma vediamo cosa narra in particolare quest'ultimo libro:
Ne "Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì" Iris non c'è più, ma Joséphine non riesce a darsi pace; il pensiero della sorella l'accompagna ogni giorno, s'insinua nel suo rapporto appena sbocciato con Philippe (il cognato) e lo soffoca sul nascere. Con Philippe a Londra che la cerca invano, la vita di Joséphine a Parigi ruota intorno alla vita della figlia Zoé (alle prese con le ansie e i timori del primo amore) e all'assoluta necessità di scrivere un altro romanzo. I soldi guadagnati col primo stano finendo e Gaston Serrurier, l'affascinante editore che crede nelle sue capacità, la sprona a fare lo stesso e la incita a trovare una nuova storia da raccontare. Ancora una volta i personaggi di Katherine Pancol si affannano, si disperano, gioiscono nel tentativo di afferrare un lembo di felicità, sempre pronta a sfuggire all'ultimo momento. Lo sanno bene gli scoiattoli di Central Park, che si accontentano di piccoli istanti di gioia perché non sanno se durerà, perché del futuro non c'è certezza. Ma se non sei felice oggi, chi dice che non potrai esserlo domani?

E ora vi lascio al Blog Candy che si tiene nel blog ufficiale dell'editore: in bocca al lupo!



«Se non avete letto ancora Katherine Pancol, fatelo.»
Il Venerdì di Repubblica
«I suoi romanzi hanno venduto milioni di copie e sono tradotti in tutto il mondo.
Per la Pancol la letteratura è una storia di successo. »
Fabio Gambaro – La Repubblica
«Situazioni altamente improbabili, belli-ricchi-e-famosi, Parigi da cartolina:
la "formula Pancol" prevede tutti gli elementi del genere. »
D La Repubblica


Prossimamente, la mia recensione ^^

mercoledì 4 maggio 2011

Novità per Universi Incantati

Universi Incantati cresce giorno dopo giorno.



Sto provando a fare conoscere il mio blog attraverso l'inserimento nei siti come blog360gradi, paperblog, net-parade (a tal proposito, votate qui!) e soprattutto, richiedendo uno scambio-banner con altri blog letterali (cosa utile anche per fare nuove conoscenze ed essere sempre aggiornata sulle novità o i giveaway! ^^).

Anche la grafica del blog è leggermente cambiata: nella pagina principale ora c'è un menu più semplice e intuitivo, con in testa la Home, Profumo d'incenso (il mio primo libro edito), Il mio universo (biografia, testi inediti e tutto ciò che riguarda moi), Universi Lontani (recensioni e articoli) e finalmente, ho aperto una casella e-mail per il blog e la potete trovare nella voce Contatti (universiincantati@libero.it).

La sezione laterale a destra, ora è più una chicca che un menu perché contiene extra su Universi Incantati (come i premi), informazioni generiche sulle mie attività (come lo schermo di youtube con gli anime che sto seguendo), cosa sostengo (l'iniziativa Autori per il Giappone), i giveaway (provenienti da altri blog... per ora ;)) e tanto altro ancora. In particolare segnalo "Universi Incantati Vende" perché ho deciso di separarmi da alcuni libri (tra cui anche di doppi!) e preservare la mia libreria nuova di zecca che già è bella provata per la mole di libri che contiene (assieme ai videogiochi ^^). Quindi mi sono iscritta su Comprovendolibri.it e a questo indirizzo potrete trovare titoli come:



Tengo a precisare che le condizioni dei miei libri sono perfette, come nuovi (tratto questi oggettini come cimeli *__*)

L'altro particolare che desidero segnalare a proposito del menu a destra, è il reparto Collaborazioni perché è una notizia fresca di stamattina che la Baldini Castoldi Dalai mi ha inserito tra i contatti che ricevono libri in anteprima da recensire (yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!).


Finalmente una bella notizia dopo mesi così-così (un periodaccio, da una serie di lutti a problemi di ogni sorta); l'unico modo per superare momenti come questi è, chiaramente, avere qualcuno accanto - come mio marito e, settimanalmente, la mia migliore amica ^^ - ma anche avere degli obiettivi, cosa che la lettura/scrittura mi offre in continuazione (come la amo!).

Infine, è da un po' che ci pensavo: ogni blog letterario che si rispetti ha il suo equivalente nelle pagine fan di Facebook. Allora l'ho fatto! Universi Incantati ha la sua pagina fan, e appena FB smette di farmi le "bizze" (non riesco nemmeno a caricare l'immagine del profilo, d'oh! >_<) apparirà anch'essa nel menu qui a destra.

E questo è tutto, alla prossima recensione!

(nel frattempo, visto il continuo malfunzionamento di FB, il mio stato è passato da "D'oh!" a "Grrrrr!!!!")

martedì 3 maggio 2011

Recensione "Soulless" di Gail Carriger

Recensione "Soulless" di Gail Carriger (Baldini Castoldi Dalai)





Alta borghesia e steampunk: la strana coppia a braccetto


La cosa che più mi colpì quando lessi la prima recensione di questo romanzo fu la definizione del genere: un urban fantasy in stile Jane Austen. Sicuramente Gail Carriger si è ispirata alla famosa autrice, tuttavia ho trovato il suo stile dinamico, fresco, caratterizzato da un'ironia pungente e maliziosa, in sostanza, uno stile tutto suo, al passo con i nostri tempi (per fortuna! Lasciamo a J.Austen quel che è di J.Austen!)

La ventiseienne "zitella" dalla lingua lunga, Miss Alexia Tarabotti, la protagonista, mi ha subito ricordato Anita Blake: è un personaggio carismatico nonché l'incarnazione della donna moderna (e qui siamo nel XIX secolo) intraprendente, intelligente e indipendente. E sì, ci mettiamo anche avvenente. La sua arma migliore è la parlantina, ma nel caso in cui non fosse sufficiente, porta sempre con sé un parasole con la punta d'argento, ottimo per difendersi da licantropi e vampiri, e la sua avventura comincia proprio così: uccide un vampiro per legittima difesa. Questi esseri sono ormai integrati nella società inglese, pertanto il vampiro in questione doveva sapere che non è educazione mordere una gentildonna senza il suo permesso, e per di più lei, di cui è risaputo (tra tutti gli esseri soprannaturali) che sia una preternaturale, ossia un'essere senz'anima (soulless).

Già con questo inizio la storia comincerà a velarsi di giallo: come mai tale vampiro non sapeva chi fosse Alexia? Nessun vampiro crea un suo simile senza la dovuta preparazione, quindi da chi è stato creato? E perché? Alexia vorrebbe indagare in prima persona, complice la sua conoscenza col capo del Prin (organo dei soprannaturali), il licantropo Lord Maccon, non sapendo che così facendo andrà a cacciarsi in una situazione pericolosissima, dove s'imbatterà in una creatura dalla natura oscura persino a lei stessa (il "Faccia di cera") e dai risvolti al confine tra l'horror e la fantascienza, steampunk appunto.

La prima parte della storia, tralasciando l'incipit e le indagini preliminari, ci sorprende perché s'incentra sui sentimenti e sui rapporti di Alexia con la sua famiglia, l'amica Ivy, l'eccentrico Lord Akeldama (un mito!), il Professore Lyall, il fedele maggiordomo Floote, lo scienziato americano Mr. McDougall, e soprattutto sul rapporto d'odio-amore con Lord Maccon (dai risvolti prevedibili ma di cui, comunque, fin dall'inizio non se ne fa mistero), poi troviamo una lunga parentesi erotica (inaspettata, questa sì!) che sfocia nella seconda parte assieme ad azione, adrenalina e un pizzico di splatter.
Nonostante gli ingredienti siano troppo diversi tra loro, leggendo si ha modo di gustare una buona zuppa.

Quand'ero ancora a stomaco vuoto, ossia non avevo ancora cominciato a leggere (okay, ora la smetto con queste metafore culinarie), il titolo dell'opera mi aveva indotto a pensare che la storia s'incentrasse sul "Soulless", ossia la caratteristica naturale di Alexia, invece, ciò non accade. Sinceramente non ho ben compreso in cosa consista questa caratteristica, non tanto il fatto che toccando gli esseri soprannaturali questi possano tornare "umani" (perché come c'insegna il romanzo, gli esseri soprannaturali hanno un eccesso d'anima), quanto il fatto stesso che Alexia ne sia priva. Voglio dire: cosa cambia in Miss Tarabotti, nella sua essenza stessa, l'essere una senz'anima? Lo scopriremo nei prossimi libri? In compenso è trattato ampiamente il tema della discriminazione, che non si riferisce alla natura di Alexia in quanto preternaturale (solo i soprannaturali lo sanno), ma alla natura di Alexia in merito alle origini italiane, al suo aspetto (carnagione olivastra, capelli folti e ribelli, forme tutt'altro che aggraziate - la copertina inganna) e il caratterino atipico, così preso dalle nuove invenzioni, dalla meccanica, dai dirigibili e dai libri, invece che dalla moda e le altre frivolezze per cui sono fissate sua madre e le sorellastre. Già, a complicare la faccenda, il fatto che suo padre sia morto e che Alexia, in quella casa, non abbia nessuno dalla sua parte (tranne il maggiordomo Floote).

Poco fa ho aperto una piccola parentesi sulla copertina, ebbene, se mi fossi soffermata su quella non avrei mai desiderato leggere questo libro; saranno gusti, ma a me non piace proprio, specialmente quella posa innaturale, scomposta.
Nel testo ho poi trovato diversi errori di battitura, addirittura delle parole ripetute oppure aggettivi non coniugati alla quantità o al sesso; delle sviste eccessive.
Ho invece apprezzato la scelta d'inserire l'intervista all'autrice e l'assaggio al secondo libro, "Changeless" (dovrebbero fare tutti così quando si tratta di saghe, trilogie ecc.!).

C'è infine un'ultima cosa che reputo importante ai fini di giudicare positivamente un libro: il finale. "Soulless", pur essendo il primo libro di una trilogia, contiene un epilogo soddisfacente, che non soffre d'incompletezza, e si potrebbe quindi considerare auto-conclusivo; ciò che muove all'acquisto del secondo libro è l'affezione ai personaggi, il desiderare assistere alle loro nuove avventure. Forse è stato un po' esagerato tirare in ballo la regina Vittoria sul finale, ma tutto sommato il suo coinvolgimento era stato ribadito più volte fin dal principio. In sostanza sì, leggerei volentieri la seconda avventura di Alexia Tarabotti, soprattutto per scoprire fino a dove è davvero senz'anima.

Recensione "Il mio vicino Totoro" di Hayao Miyazaki

Questa settimana, nella rubrica "Jappo W!" di TrueFantasy, ho recensito questo bellissimo film d'animazione:

"Il mio vicino Totoro" di Hayao Miyazaki



Una favola dolcissima


“Il mio vicino Totoro” è uno dei film d’animazione di maggior successo di Hayao Miyazaki e lo Studio Ghibli (che utilizza il grosso profilo di Totoro come logo dell’azienda). 
E’ un film del 1988 ma non risente dell’età, anzi, proprio come le migliori favole si fa beffe del tempo e resta sempre attuale, complice il fatto che non rivela apertamente alcuni aspetti della trama. Il film comincia con le sorelle Satsuki (la più grande) e Mei (di circa quattro anni) che si trasferiscono assieme al padre in una vecchia casa diroccata, in un paese vicino a quello dove la madre è ricoverata. Restano ignoti il contesto temporale e la malattia della madre, ma da un’intervista a Miyazaki apprendiamo che la storia è autobiografica, ispirata al periodo in cui il sensei e i suoi fratelli dovettero separarsi dalla madre (in cura in ospedale) perché malata di tubercolosi. Come solo la magia della fantasia sa fare, nel film, il dramma è solo un’ombra, perché le clip_image004sorelline avranno la fortuna d’incontrare Totoro, lo spirito della natura, e grazie a lui vivranno delle avventure straordinarie al confine tra sogno e realtà. 

A pensarci bene, a muovere la storia – e la curiosità delle protagoniste – è proprio l’ambientazione fornita dal nuovo contesto, ossia la vecchia casa e il grande albero di canfora: nella casa ci sono delle ghiande che vengono ritrovate misteriosamente oppure perché cadute dalle travi del soffitto, inoltre si nascondono i “nerini del buio” (o ”corrifuliggine”), ossia degli spiritelli “polverosi” e neri che occupano le case abbandonate e possono essere visti solo dai bambini; fuori dalla casa c’è un prato piuttosto vasto dove di tanto in tanto spira un vento fortissimo, e soprattutto è proprio in mezzo all’erba che un giorno la piccola Mei intravede (perché è in parte invisibile) un esserino peloso, bianco, con le orecchie lunghe come quello di un coniglio, che assieme a un suo simile – ma di colore azzurro e poco più grande – raccoglie le ghiande perse con fare sospetto, tanto che Mei decide d’inseguirlo attraversando siepi e un lungo tunnel, fino ad arrivare a cadere in un grosso buco dentro a un albero (scena che ricorda “Alice nel paese delle meraviglie”). É proprio qui che Mei incontra Totoro, un essere che dall’aspetto ricorda un gigantesco orso, e senza paura anche di fronte all’enorme bocca spalancata per lo sbadiglio (e clip_image006che fauci!), Mei lo accarezza e fa amicizia, affibbiandoli questo nome perché lo ha riconosciuto come un troll nel suo libro di fiabe (in giapponese troll si dice totoru, ma essendo ancora piccola, Mei storpia la parola).
La conoscenza di Totoro farà sì che le bambine incontrino un altro essere magico, il Gattobus, che come suggerisce la parola, è un ernorme gatto che funge da autobus, con sei zampe e con gli occhi che si accendono al buio come una vettura con gli abbaglianti, e l’amico avrà un compito molto importante verso la fine della storia. 

Da notare che questi esseri magici, Totoro e il Gattobus su tutti, hanno un enorme sorriso a non so quanti denti (e Gattobus ricorda lo Stregatto di Alice), come per contrastare la tristezza legata alla vicenda della madre, inoltre, comprendono i desideri delle bambine, ma loro non parlano mai; è un rapporto che sembra costruirsi più sui gesti che sulle parole, come ad esempio nella famosa scena dove alla fermata dell’autobus, sotto la pioggia, Satsuki presta un ombrello a Totoro e in cambio lui le da un sacchetto di semi. Anche nei semi si può trovare il significato corrispondente, perché i semi, e i successivi germogli che nascono, sono una chiara metafora sulla vita.

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Nelle storie di Miyazaki emerge solitamente un chiaro messaggio ambientalista, e “Il mio vicino Totoro” non fa eccezione: è un messaggio che troviamo nelle immagini (vaste distese, piccoli torrenti, cieli sereni e tempeste...), in Totoro stesso che rappresentanta la natura, ma direi anche nelle scene di vita quotidiana, di una vita caratterizzata da cose semplici e umili, genuine come il rapporto che si crea con una “nonnina” di adozione, come quello stretto e affettuoso con il padre, e quello sincero e complice tra le sorelle, solido anche nelle difficoltà.  

Poi c’è il fattore dolcezza.
Dolcezza nella nonnina, nel padre, nei modi apparentemente bruschi del ragazzino Kanta, nei gesti di Totoro e i suoi amici... ma soprattutto, quanta tenerezza in queste bambine! In Mei, nel ripetere i gesti e le parole della sorella maggiore, nel capriccio, nei giochi, nell’ingenuo desiderio di raggiungere la madre a piedi solo per poterle dare la pannocchia che, come dice nonnina, “fa diventare più forti”, poi in Satsuki, nello scrivere lettere alla madre, nell’occuparsi di Mei, nel prendersi responsabilità fino a sostituire la figura della madre, ma davanti all’ignoto e alla paura – clip_image010quella più grande – è pur sempre una bambina anche lei...

Consiglio “Il mio vicino Totoro” perché non è un film solo per bambini: qui si riscoprono dei valori, e si passa un’ora e mezza in modo vivace e spensierato. Perché a volte le emozioni più intense sono date dalle cose apparentemente più semplici.





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