I miei libri


martedì 14 giugno 2016

Recensione: "Il Segreto di Peach" di Gioia Colli (Self-Publishing)

Cari astronauti,
dopo due giorni in assenza di post poiché ho fatto una mini-vacanza nelle Marche, torno sul blog con una recensione che, purtroppo, non è positiva...
Ho scelto di leggere questo libro per la #SecretBookChallenge del mese di Giugno organizzata dal blog My Secret Diary; spero di aggiungere presto altri libri alla sfida perché ho molti altri titoli (e autori) il cui nome ha la stessa iniziale del mese in corso (G)!




Titolo: Il segreto di Peach
Autrice: Gioia Colli
Editore: Self-Publishing
Genere: fantastico, fantasy contemporaneo
Data di uscita: novembre 2015
Prezzo: cartaceo 8.99€, ebook 1.99€
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Principessa di Fungopoli, adorata da tutti i suoi sudditi, amata da Mario, desiderata dal perfido Bowser, rapita e sempre salvata, la vita di Peach sembra perfetta, un eterno presente fatto di peripezie che tuttavia non conoscono altro che un lieto fine. È la legge della fantasia, dei cartoni animati e dei videogiochi: il tempo scorre su se stesso, un moto circolare, una rotta senza meta. Ma cosa succederebbe se qualcuno provasse a forzarla, a dare al "Cuore della storia" un finale diverso? Che ne sarebbe allora di Peach, di Mario, di Bowser e di tutti i Toad? E dei giocatori?
Una trama liberamente ispirata a una delle trame videoludiche più conosciute e amate da almeno tre generazioni di ragazzi, una prosa brillante, Il segreto di Peach vi condurrà, un colpo di scena dietro
l'altro, all'inestricabile bivio tra verità e illusione, artificio e creazione, per scoprire un segreto di inestimabile valore, quello che dà un senso alla vita umana o immaginaria che sia.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati



Avevo segnalato l'uscita de "Il Segreto di Peach" a dicembre, e potete leggere qui com'ero entusiasta alla prospettiva di questa lettura: sono una fanatica Nintendo e conosco il mondo di Mario dall'epoca del primo titolo uscito sulla console Nes 8 bit, gioco tuttora ai nuovi prodotti per le nuove console (3DS e Wii U) quindi ero piuttosto sicura che mi sarebbe piaciuto questo racconto... purtroppo, però, non è stato così.

Prima di valutare con due sole stelle mi sono chiesta se questo mio giudizio severo fosse dovuto al fatto che conosco il mondo di Mario piuttosto bene e non ho potuto fare a meno di strabuzzare gli occhi davanti a certe affermazioni, come quella in cui si definisce questa serie un "gioco di ruolo" (ecco, diciamo che lo è nella serie di "Paper Mario", o per titoli come "Mario e Luigi Superstar saga" o il citato "Mario e Luigi - Viaggio al centro di Bowser", ma principalmente, per intenderci, nella serie di base, è un platform) o che Daisy viene definita "principessa di un reame non troppo lontano dal mio" quando è risaputo che sono lei e Peach sono cugine (fonte: il gioco "Mario Kart: Double Dash!") ma questi, tutto sommato, sono dettagli.

Ho riflettuto allora sull'aspettativa che mi ero creata, ma in fin dei conti non avevo aspettative particolari, anzi, la prima parte del racconto mi ha divertito, strappato sonore risate, e ho trovato esilarante il comportamento dei protagonisti della serie a confronto con l'umanità del ragazzo che si trasferisce nel gioco. Non vedevo l'ora di scoprire cosa sarebbe successo finché quel repentino cambio di visuale, che dal giovane protagonista maschile passa a una ragazza del liceo, ha eclissato il mio umore, che dal comico è passato al deprimente, adeguandosi al registro; è infatti l'intera atmosfera del romanzo a mutare drasticamente e all'improvviso.

Non è cosa nuova che una storia comica si riveli essere più seria di quanto si poteva immaginare, ma se si sollevano temi esistenziali e sociali, a quel punto non basta semplicemente citarli; sarebbe un valore aggiunto analizzarli, soffermarsi sulle difficoltà, approfittarne per dare profondità alla storia.
Un attimo prima ridiamo per l'ennesimo rapimento di Bowser (e di siparietti comici ce ne sono a volontà) dopodiché scendiamo nel malcontento di una persona insoddisfatta, poi di un'altra che disprezza la sua vita, e infine scopriamo che per il protagonista è in gioco la sua, quella vera, di vita. In generale si possono notare anche delle tendenze distruttive (di massa!) e nonostante la discesa negli inferi della natura umana sia necessaria perché i protagonisti comprendano il vero valore di ciò (e di chi) li circonda, il mondo reale continua a conservare anche alla fine del libro un'aurea malinconica e cruda, perché quello sprazzo di magia un po' troppo forzata, favolistica e banale, è incapace di risollevare del tutto il morale dopo quei gravi episodi. O almeno, questo è ciò che è accaduto a me.

La storia racchiude una morale, e a un certo punto manifesta l'intenzione d'essere un racconto di formazione; lo dice proprio esplicitamente. Il racconto, infatti, si limita a "dire", non a "mostrare": tratta i temi in modo semplicistico, rapido, e cita passi de la Divina Commedia rivelando un progetto piuttosto ambizioso, che purtroppo non è in grado di reggere il peso di tale scelta.
Questa eccessiva velocità e facilità nel risolvere le situazioni la si può notare anche nei dialoghi dei personaggi, dove uno in particolare si mostra prima aggressivo e prepotente, ma qualche frase dopo addirittura supplica, e fa tutto da solo, come se improvvisamente l'importasse qualcosa dell'altro, lo stesso che poco prima minacciava.

Un vero peccato, perché è un racconto che offre diversi spunti interessanti, già trattati in passato da altre opere cinematografiche, d'animazione o letterarie, ma dal fascino sempreverde. L'estratto qui di seguito, ad esempio, mi ricorda il personaggio di Peter Pan:



Avrei desiderato io vivere in un mondo rassicurante, pieno di certezze e amici, dove il domani non provoca né angosce né rivoluzioni, dove crescita e invecchiamento sono rimandati a un futuro remoto, tale da non arrivare mai. Non mi sarei annoiata, bensì rilassata, perché per me il cambiamento è morte, morte continua: mi ha sempre impressionata la caducità di tutte le cose, ma renditi conto che non può esservi caducità se il tempo non scorre o è bloccato! Avrei voluto rimanere piccola, giocare per sempre, bloccata in una di quelle giornate serene tipiche dell'infanzia, belle, senza nuvole, quando ancora la crescita pare talmente lontana da non dover
mai arrivare. Da bambina avevo queste idee sul tempo, ero convinta che
l'invecchiamento o non avvenisse o lo facesse in tempi tanto lunghi da essere
remoti più delle stelle più lontane. Invece mi sono ritrovata in brevissimo
adolescente, sbalzata in un mondo crudele e privo dei punti di riferimento...




Consiglierei all'autrice di approfondire questa seconda parte del racconto, così cupa, oppure di rivedere le sue scelte e restare sulla strada del racconto comico, perché penso davvero che se avesse conservato quell'impronta avrebbe potuto guadagnare il massimo dei voti, magari trattando comunque gli stessi temi.



Il voto di Universi Incantati:



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