lunedì 11 marzo 2019

Recensione "Lolita" di Vladimir Nabokov (Adelphi)

Cari astronauti,
tra febbraio/marzo ho partecipato a un altro GDL organizzato da Sam di Leggo Quando Voglio; stavamo già leggendo le "Lezioni di Letteratura" di Nabokov, e molti di noi erano curiosi di leggere l'opera che lo ha reso così celebre, "Lolita". Ora che l'ho finalmente terminato, sono pronta a condividere le mie impressioni con voi!




Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Editore: Adelphi
Genere: Narrativa, Classico della letteratura
Data di uscita: 30 Ottobre 1996
Pagine: 395
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8845912542
Prezzo: € 13,00 cartaceo / € 4,99 ebook
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
"Dopo trentasei anni rileggo Lolita di Vladimir Nabokov, che ora Adelphi ripresenta... Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un'abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romanzesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica". (Pietro Citati)


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Nell'immaginario collettivo, "Lolita" è ormai un aggettivo, la definizione di un certo tipo di minorenni poco più che bambine, provocanti e provocatorie, perciò era questo ciò che mi aspettavo dal libro, nella mia beata ignoranza: una ragazzina che seduce un uomo maturo con tutte le armi di cui dispone. Vedevo Lolita come una giovinetta ammiccante col lecca-lecca, come una formosa biondina che gioca a fare l'adulta.
Ma mi sbagliavo completamente.
"Lolita" è una storia di pedofilia, dove la voce narrante è quella di Humbert Humbert, un adulto che ha il debole per quelle che lui definisce "ninfette", ovvero bambine dagli 8 ai 12 anni e non un mese di più. Bambine. Non adolescenti. Così, essere nella sua testa, in quella mente malata dove Dolores Haze, alias Lolita, diventa il concretizzarsi della sua fisica ossessione, mi ha provocato disgusto per l'80% del romanzo.

Avrei abbandonato la lettura se non mi fossi trovata nel GDL, perché la curiosità era ben poca cosa in confronto ai sentimenti di profondo fastidio che provavo leggendo, specie perché, con l'introduzione al libro di un personaggio che poi è fittizio (ci voleva dare una parvenza di reale, di cronaca?) sappiamo già che Humbert si trova in carcere per aver commesso un omicidio; resta solo da capire se è davvero colpevole e scoprire chi ha ammazzato. Siccome ogni tanto Humbert scatena la sua repressione esprimendo il desiderio di uccidere prima una, poi un'altra donna (non vi dico chi), man mano che si procede la lettura si elaborano alcune ipotesi, ma francamente non ero così ansiosa di scoprirlo e ne avrei fatto anche a meno, abbandonandolo. Perciò, se il romanzo voleva essere (ma probabilmente no) un giallo/thriller e far leva sulla curiosità e sulla suspance, allora ha miseramente fallito.
Ma Nabokov, nella sua postfazione, dice che non voleva scrivere questo genere di libro, e dice anche che non voleva nemmeno essere moralista (allora perché quella prefazione che tira in ballo proprio "l'esempio per le future generazioni"?), né riportare fatti di cronaca.




La norma del codice romano secondo la quale una fanciulla può sposarsi a dodici anni è stata adottata dalla Chiesa, e in alcuni degli Stati Uniti vige ancora, piuttosto tacitamente. I quindici anni sono legali ovunque. Non c'è nulla di riprovevole, dicono entrambi gli emisferi, se un bruto quarantenne gonfio d'alcol, con la benedizione del sacerdote locale, si toglie il vestito della festa fradicio di sudore e affonda fino all'elsa nella sua giovane sposa.
«Dove il clima è temperato e stimolante [dice una vecchia rivista nella biblioteca del carcere], come a St. Lous, a Chicago e a Cincinnati, le ragazze maturano verso la fine del dodicesimo anno.» Dolores Haze era nata meno di trecento miglia dalla stimolante Cincinnati, io ho soltanto seguito la natura.
Sono il fedele segugio della natura. Perché dunque non riesco a scrollarmi di dosso questo senso d'orrore? L'ho forse derubata del suo giglio? Sensibili dame della giuria, non sono stato nemmeno il suo primo amante.



Allora che cosa vuole essere "Lolita"? Sembrerebbe un inno all'Arte e alla letteratura. Dico "sembrerebbe" perché, per quanto mi riguarda, non riesce nell'intento. Per noi che stiamo leggendo anche il suo libro "Lezioni di Letteratura" è evidente, in quanto ci sono innumerevoli riferimenti agli autori dei romanzi classici protagonisti nel suo saggio, in particolare Flaubert di cui Nabokov è un, prestatemi il termine, fanboy, ma questo suo volere a tutti i costi uno stile ricercato, che attraverso il protagonista Humbert Humbert talvolta è pure scimmiottato, quasi fosse una parodia di se stesso, l'ho trovato ostico, soprattutto quando integra i suoi pensieri con quelli in lingua francese (e non ci sono note a margine che li traducono), senza contare quando sembra delirare con frasi senza senso (capisco che sono, più che parole, l'indice di un certo stato d'animo, ma dato che sono "ostacoli" alla lettura li segnalo). Sono più volte tornata a leggere gli stessi passi pur di coglierne il significato, ma appunto questo significato spesso non c'è ed è solo l'accozzaglia di pensieri di una mente torbida e contraddittoria. Forse più che contraddittorio, Humbert cerca di fare il furbo, dato che questo libro sono le sue memorie, scritte in carcere, e si rivolge ai lettori (spesso definiti come "giuria") ben consapevole della sua malattia, spesso vestendosi da vittima innocente. Ma davanti a certe sue azioni io non ho trovato scusante, né divertimento, né compassione. Ripeto: disgusto. Pur non essendoci scene esplicite, per quanto mi riguarda è come se le avessi viste: è il modo in cui lui ne parla, come se non potesse fare a meno di seguire queste sue pulsioni, talvolta sì mostrandosi vittima, ma tante, troppe volte senza pensare alle ripercussioni che tutto questo avrà sulla sua "amata" Lolita, senza farsi il benché minimo problema su cosa le stia facendo e su cosa le stia portando via. D'altra parte, Lolita è molto chiusa in se stessa (altro che provocante eccetera!), subisce per lo più in silenzio, opponendosi solo con proteste verbali, ma ciò che non dice l'ho comunque percepito in certi suoi atteggiamenti che Humbert cita distrattamente, e il quadro che mi sono fatto di lei è molto diverso da quello che l'immaginario collettivo mi aveva suggerito: Dolores è sgraziata, talvolta persino un maschiaccio, ed è molto immatura e acerba, tanto che anziché dodici anni sembrerebbe averne meno. Spesso la vediamo anche sporca e trasandata. E non ha forme. Il problema è che proprio questo attira i pedofili.
Ecco, forse l'Arte di uno stile così ricercato l'avrei colta se non ci fosse stato un tema così forte sotto che ha occupato la mia intera visuale. Certo è un mio limite, ma Nabokov è un po' pretenzioso se si aspetta che il comune letture vada oltre a un tema così importante, serio e attuale, solo per guardare allo stile.
Che poi, questo "stile"... Potrei riassumere la mia esperienza con questa lettura (e l'intero mio discorso in questo paragrafo) in una parola: noia.

L'ultima parte è stata, per me, quella più noiosa in assoluto.
Salverei giusto il finale, quello degli ultimi pensieri di Humbert su Lolita, ma soprattutto la lotta grottesca che è persino riuscita a farmi ridere, perché i personaggi coinvolti sono in una situazione così improbabile che ogni cosa che accade rasenta l'assurdo. Ed è spettacolo puro, come i film di Tarantino.
Chiudendo il libro, però, mi sono trovata in un misto di sollievo per averlo finalmente terminato (vissuto quindi male, come una lenta agonia) e amarezza per l'esito della vicenda; mi è servito un po' di tempo per metabolizzare, e in base alle opinioni emerse dal GDL sembra che non sia stata l'unica a sentirmi così.

In conclusione, non posso dire che consiglierei questo libro a chiunque, né che debba essere letto solo perché ormai è considerato un classico. E' sicuramente un libro difficile da amare per via del tema trattato, ed è sicuramente un libro non facile per via dello stile.
Consiglierei di leggerlo solo se siete pronti a scoprire qual'è la vera natura della definizione "Lolita", per cultura personale e per poter dire "sì, l'ho letto".
Ma, ahimè, nient'altro che questo.


Il voto di Universi Incantati:





Cosa ne pensate, carissimi?
Avete letto questo classico; vi è piaciuto?
Fatemi sapere nei commenti!



2 commenti:

  1. Ti ho nominata per un tag se ti va di partecipare: https://unabuonalettura.blogspot.com/2019/03/tag-conosciamoci-un-po-meglio.html

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