mercoledì 24 aprile 2019

Recensione "I Figli dell'Aurora Boreale" di Laura Silvestri (Nativi Digitali Edizioni)

Cari astronauti,
mi sono assentata da un po' sul blog per motivi di lavoro e di famiglia, ma dietro le quinte ho continuato a leggere e mi son trovata con ben quattro recensioni arretrate!
Comincio con il primo in ordine di lettura, un racconto che avevo da un bel po' nella mia TBR e che mi è stato gentilmente fornito da Nativi Digitali Edizioni.




Titolo: I Figli dell'Aurora Boreale
Autrice: Laura Silvestri
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Collana: Fantasy
Genere: Fantascienza Sociale
Data di uscita: 31 Maggio 2017 ebook / 07 Giugno 2017 cartaceo
Formato: cartaceo ed ebook
Pagine: 70
ISBN: 978-1546593850
Prezzo: € 2,99 ebook / € 8,00 cartaceo
Link per l'acquisto: amazon

“Non confondiamo la natura con la consuetudine. In natura si trova tutto e il contrario di tutto.”


Sinossi:
In un lontano domani della Terra, un diplomatico è incaricato di comunicare con una sconosciuta civiltà aliena. In un futuro prossimo, una donna dell'alta società londinese segue la terapia cui è sottoposto il marito ed è costretta a prendere una decisione importante. In che modo le due storie sono legate tra di loro, e quale sarà il destino dei protagonisti?
Ne “I Figli dell’Aurora Boreale ”, Laura Silvestri si rifà alla fantascienza sociale degli anni Settanta, elaborando in un contesto originale tematiche di forte attualità: le difficoltà di comprensione tra popoli diversi e la sottile linea che separa la percezione di natura e cultura. I lettori si trovano così coinvolti in un dilemma morale: cosa succede quando ci scopriamo vittime dei nostri stessi pregiudizi?


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Appena ho visto questo libro ho pensato: "Oooh, finalmente un racconto di fantascienza Made in Italy!" Ero partita ancor più entusiasta dopo aver letto l'incipit che introduce un personaggio che porta il cognome Bradbury (chiaro omaggio al grande Ray) e ho continuato seriamente incuriosita dall'intreccio di due storie completamente diverse che si sviluppano in simultanea: da una parte è narrata in terza persona e abbiamo una donna, la signora Bradbury, appunto, che si trova da un medico che le fa firmare strane dichiarazioni; dall'altra parte la narrazione è in prima persona, e a parlare è un diplomatico in missione su un pianeta alieno. Questa sua storia mi ha presa subito, grazie anche al fatto che comincia con l'incidente dell'astronave, non si sa chi sia sopravvissuto, e nel bel mezzo di un attacco extraterrestre; il ritmo serrato e adrenalinico mi aveva subito trasmesso tutta la tensione della situazione e mi sembrava di viverla io stessaNon riuscivo a fermarmi, ansiosa di scoprire quale fosse la rivelazione che li unisse, ma quando la rivelazione è arrivata, sul finale, è stato come se la granata lanciata dall'autrice avesse fatto cilecca.

Di solito adoro quando la fantasia è al servizio della realtà, specie se si tratta di temi sociali, ma tutta la cura dell'ambientazione, con quelle descrizioni minuziose per quanto riguarda il pianeta, le razze, la loro fisicità e la loro indole (chi pacifica, chi aggressiva), quell'interessante particolare sulle difficoltà di comprensione per una cultura diversa dalla nostra che trova nel linguaggio il primo grande ostacolo, che sia parlato o sia corporeo (le espressioni sono facilmente fraintendibili - specie se le facce sono aliene), questa attenzione e scrupolosità di narrare ciò che per molti altri è dato per scontato mi aveva creato un'enorme aspettativa.




Anche gli altri presenti, una dozzina di alieni che in precedenza mi avevano guardato in un incuriosito silenzio, hanno ora un'aria perplessa, ammesso che stia correttamente interpretando il loro linguaggio corporeo. - Ho detto qualcosa che non vi è stato tradotto in maniera comprensibile? - chiedo infine, senza sapere cos'altro fare.
Il primo vipeano accenna di nuovo uno dei suoi piccoli sorrisi difficili da decifrare. - Deve esserci stato un problema con il nostro convertitore linguistico. Potreste ripetere quale avete detto essere il ruolo della signora Mandy?
Mi sforzo di sorridere come il mio ruolo impone. - Mia moglie. La mia compagna, la donna con il quale ho un legame sentimentale. - cerco di spiegare in modo che non possano fraintendere. - Vi è chiaro, ora?
Un lungo istante di silenzio segue le mie parole. Non so perché, ma on mi pare possa essere un buon segno. Sarà che i loro lineamenti sono così sottili da rendere difficile intuirne le espressioni, ma sento la pelle d'oca risalirmi lungo le braccia.



Sono rimasta delusa perché a un certo punto si intuisce dove sta andando a parare, e alla fine si risolve sbrigativamente, banalmente, riducendo così l'intera bellezza di quel mondo credibile e affascinante a una lezioncina un po' fredda che cancella completamente il pathos che era nato dall'intrattenimento. La lezione riguarda un argomento di attualità molto "caldo", ma nonostante sia una trama che verte su questo, non mi ha convinta; mi è sembrato forzato.

Trattandosi di un breve racconto, questa rivelazione finale che è la base di tutto, non piacendomi, finisce, purtroppo, per abbassare l'intero mio giudizio sul libro, e mi dispiace, perché l'autrice, ripeto, ha creato un pianeta e le relative razze, il che è molto, molto interessante, e il diplomatico in missione con il suo profondo amore per la moglie è emotivamente coinvolgente. Ci sono trovate geniali, la cura per i particolari, e il linguaggio, talvolta tecnico, sempre appropriato; durante le scene d'azione si percepisce tensione e adrenalina. Mi sono appunto espressa col termine "granata" perché il racconto aveva del potenziale.
Non so dire se, per quanto mi riguarda, il messaggio del libro ha rovinato la storia perché rispetto al resto è buttato lì alla buona, o se è l'eccessiva percezione di "lezioncina perbuonista", o se si tratta del tema in sé così complesso, trattato invece con eccessiva semplicità, poiché all'origine di questo problema c'è solo un vago cenno, e non ho ancora capito da cosa sia nato né perché.
Può anche darsi che non mi abbia convinto per il semplice fatto che dalla copertina o dal titolo non mi sarei mai aspettata che il libro parlasse di questo: non credo siano pertinenti, ora che conosco la storia. Da un titolo come "I figli dell'aurora boreale" e dalla copertina dai colori brillanti e la donna con l'elmetto mi aspettavo puro intrattenimento fantascientifico.

Devo però dire che, nonostante tutto, questa rivelazione finale riserva anche una chicca poiché ci mostra il carattere vero, quello che i protagonisti nascondevano: soprattutto la signora Bradbury è finita per suscitarmi dei sentimenti sadici, lasciandomi in bilico tra una grottesca risata e una sentita amarezza. Il libro finisce in modo amaramente ironico. Tagliente. E questo mi ha sorpreso,  mi ha divertito... risollevando il mio giudizio positivo.

In conclusione, un racconto sicuramente originale per il modo in cui svela la sua identità nascosta e la sua vera ragione d'essere, ma per quanto mi riguarda non è una carta vincente.
Viste però le recensioni per lo più positive che ho letto su internet prima di emanare questo mio severo giudizio, vi consiglio di dargli una possibilità per farvi un'opinione vostra.


Il voto di Universi Incantati:




Cosa ne pensate della mia recensione?
Conoscevate questo racconto?
Se lo avete letto, fatemi sapere cosa ne pensate!




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