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mercoledì 20 aprile 2011

Recensione "Il cerchio si è chiuso" di Loredana La Puma

Recensione "Il cerchio si è chiuso" di Loredana La Puma (La penna blu edizioni)




Quando il cerchio si chiude, comincia una nuova e fantastica avventura


"Il cerchio si è chiuso" è il primo romanzo della "Trilogia dell'Averon", un urban fantasy che vede protagonista la giovane Elisa, meglio nota come Elli, i cui poteri extrasensoriali (visioni passate e future) determineranno l'esito dell'eterna lotta tra Guardiani (il bene) e Custodi (il male).

In questo primo volume dire che si fa una bella introduzione è riduttivo: a differenza di altre saghe (specie le ultime uscite), qui si affronta ogni piccolo input in modo approfondito e molti misteri si svelano; certamente resta qualcosa in sospeso, ma quel che si prova una volta terminata la lettura è una sensazione di completezza e soddisfazione. E' uno di quei romanzi che leggeresti il seguito non tanto per scoprire i risvolti annunciati, ma perché ti ha fatto entrare nella storia e fatto sentire vicina ai protagonisti, esattamente come scrivevo qualche giorno fa a proposito de "L'acchiapparatti", ossia, "vivere" nella storia.

La cosa che più mi ha conquistata è che le premesse tornano, che il tessuto della trama non fa una grinza, non si cade mai nello scontato e anzi, è un libro capace di sorprendere sempre. Mi sono sentita come la spettatrice di un numero di magia, perché mentre leggevo tra le mille domande, la soluzione si tesseva poco a poco a mia insaputa, e non c'è trucco, non c'è inganno, tutto torna, esattamente come un cerchio che si chiude!

Loredana La Puma è un'abile autrice, coinvolgente e profonda, perché l'universo di Elli è studiato accuratamente, gestito in modo sapiente; vedo soddisfatto non solo il comparto narrativo, ma anche quello psicologico, perché de "il cerchio si è chiuso" si potrebbe dire che è anche un romanzo di formazione, dove la protagonista, essendo stata adottata, compie un viaggio alla scoperta delle proprie origini ma anche della se stessa più vera. Sicuramente non è il primo libro che tratta di come una semplice ragazza qualunque, che da insicura e fifona compie esperienze capaci di darle coraggio e sicurezza, ma questo mutamento avviene in modo davvero graduale, dove sono una serie di circostanze a determinarlo, anche le conseguenze negative.

Il nucleo principale su cui ruota il libro sembra essere questo: non è sempre facile accettare se stessi.
Nella storia, infatti, si trattano molti temi importanti, comuni e sempre attuali: quel senso di abbandono che non molla mai, il dubbio di fronte a una svolta, il lamentarsi della propria normalità e poi rimanere stravolti davanti al cambiamento, la delusione del comportamento altrui quando si è troppo presi dalle sole proprie ragioni... direi che c'è anche una situazione di bullismo.

Ampio spazio è dato anche al tema dell'amore e dell'amicizia: nel primo caso rientra la famiglia di Elli (naturale e adottiva) e il complesso rapporto con Fabio, mentre nel secondo, lo stretto rapporto con l'amica Rita e il fedele (seppur nuovo) rapporto con Luca.
Di questi e tanti altri personaggi ce ne sarebbe ancora tanto da dire, poiché nonostante si dia voce principalmente alle vicende di Elli, essi sono sviluppati con la stessa cura, ben caratterizzati, personaggi d'impatto e indimenticabili, oserei dire sullo stesso piano della protagonista.

Passando agli antagonisti, i Custodi, sono abbastanza inquietanti, forse perché contrariamente agli eroi sono indefiniti sia nella psicologia sia nell'aspetto; si sa ancora poco di Loro, ma d'altronde qui dovevamo imparare a conoscere bene la nostra Elli! Qualcosa, però, mi hanno comunque lasciato: alla loro prima apparizione, nella scena in cui appaiono al buio con quegli occhi luminescenti, la combinazione oscurità, solitudine e l'incapacità dell'eroina di usare le proprie doti, mi ha ricordato l'atmosfera tesa de "I diari della mezzanotte" di Scott Westerfield. Vorrei poi menzionare anche il capitolo della festicciola-trappola, sempre in termini di atmosfera tesa oltre che di suspance e intrigo.

Come si può intuire, quindi, il libro non ci risparmia nemmeno l'azione, sia che si tratti di uno scontro o addirittura di un processo, e mai mi sarei aspettata uno scorrere di scene così frenetico poco prima che terminasse il libro: nemmeno il lettore può abbassare la guardia!

Cos'altro dire: complimenti vivissimi a Loredana!
Ho letto questo libro grazie alla catena di lettura dell'autrice, ma con tutte le emozioni che mi ha regalato temo che dovrò inserirlo nella lista dei desideri: piccoli capolavori come questi, riempiono d'orgoglio la mia libreria.

giovedì 21 ottobre 2010

Recensione "Il mendicante di sogni" di Miriam Mastrovito

Recensione "Il mendicante di sogni" di Miriam Mastrovito (La penna blu edizioni)






Dimmi il tuo sogno e ti dirò come... sarai


La carta vincente di questo romanzo è in primis la trama, che brilla per originalità e fantasia: nel mondo di Chissà Dove (e già questo nome mi fa impazzire) la fatina Maya custodisce i sogni degli umani, finché, un giorno, il terribile Nergal provoca uno strappo interdimensionale capace di cancellare tutti i sogni, non solo quelli che si erano accumulati nel corso degli anni ma anche quelli futuri, visto che priverà gli uomini, e per sempre, del loro innato impulso a sognare; durante l'affronto, inoltre, Nergal strappa le ali alla bella fata rendendola in fin di vita.
Il destino di Chissà Dove, ma anche dell'umanità stessa, dipendono da un bambino uscito da poco dal coma, Daniel, e dal protagonista Joshua, che assumerà il ruolo di "mendicante di sogni": come un barbone, Joshua avvicinerà quelle persone che non hanno nulla da perdere, e quelle per cui la vita non ha più nulla da offrire... in cambio di un sogno capace di aprire le porte dimensionali e quindi di raggiungere Maya, permetterà loro di viverli davvero, quei sogni, nel mondo di Chissà Dove.

Come si può intuire, c'è un'atmosfera così romantica che era da tanto che non la sentivo. Romanticismo, romanticismo e romanticismo: ho adorato questa caratteristica, quindi la voglio rimarcare! Non è solo il tema del sogno, ma anche il modo in cui viene sviluppata la vicenda; questa figura di Joshua che dipinge sull'asfalto ascoltando i desideri/sogni altrui è fantastica, incuriosisce e sensibilizza, specie perché i personaggi ch'egli incontra, sono vittime di eventi riscontrabili anche nella nostra realtà, il che contribuisce al coinvolgimento emotivo da parte del lettore. Anche questa cosa era un po' che non mi capitava: commuovermi.

Ho apprezzato, sia la scelta d'introdurli, sia la sensibilità con la quale argomenti come l'olocausto, la malformazione genetica, l'aborto e la dipendenza (in ordine di preferenza) sono stati trattati; solo la vicenda del chitarrista è un po' più leggera, ma è l'unica che rappresenta il sogno per antonomasia, nel senso che è proprio il tipo di sogno che può avere un ragazzo della sua età (e non solo).

All'inizio della storia, però, sono rimasta un po' spaesata... tuttora c'è una domanda che mi perseguita: Joshua conosceva già la fatina Maya? Non sono riuscita a capirlo. Verrà forse svelato in un ipotetico seguito? In effetti non mi sembra così lontana l'ipotesi visto che, pur avendo un finale perfetto e toccante, le vicende degli altri personaggi potrebbero continuare... del resto, è come se avessero scelto di vivere un sogno piuttosto che vivere la dura realtà: può essere vista come pura illusione e in tal caso, quanto durerà? La bambina malformata non avrà il rimorso nell'aver lasciato la madre? E il piccolo Daniel? Faccio dunque il mio appello all'autrice!

Questa scelta, però, lascia emergere un'interessante filosofia, su cui, del resto, sono d'accordo: per raggiungere la propria felicità si deve pensare un po' meno agli altri. Sembra egoista e forse lo è davvero, ma la vera felicità la si ottiene solo se si persegue i propri obiettivi prima dei bisogni altrui, che non è che significhi mettere dei muri dinanzi agli altri (che drastico), ma è palese che per avverare i propri sogni spesso occorra rinunciare a qualcosa, a volte anche a qualcosa di sé. Ma meglio "qualcosa" che tutto, no? Basti pensare al caso della nonna di Daniel: ha vissuto una vita ascoltando i bisogni degli altri, mettendo a parte se stessa; certo, la vediamo serena e allegra. Ma la sua vera felicità era un'altra...

Questo romanzo è proprio un real fantasy, non c'è che dire: sono ben bilanciate le parti reali con quelle immaginarie e non stonano affatto, sono perfette.

In conclusione posso affermare che questo libro l'ho vissuto e sentito molto.
E' stata una bellissima e magica esperienza.
Grazie, Miriam!
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