martedì 11 maggio 2021

Riflessi di un'Anima Incarnata #40: Sono una (Questa raccolta)


Sono una (questa raccolta)


Sono qui perché ho sofferto:

il primo allarme nel dolore della carne

il secondo nei distacchi

il terzo nella perdita.

Allarmi come sveglie

tintinnio di un campanile

perché all'uscio c'è la grazia:

si celebra un matrimonio

l'unione ripristinata

tra corpo, anima e Chi la nutre.


Scrivo

perché sono qui

non in cerca di consolazione,

di comprensione

o per vantarmi di qualche traguardo

né per raggiungere obiettivi;

solo per mettere a disposizione i miei occhi.

Credevo fosse questo, all'inizio,

ma è meglio di così:

è servizio universale

si devolve l'organo più importante

e intimo

senza riserve o paure;

nessuno tradirà.

Tu prendi ciò che vuoi

libero arbitrio,

ma non appropriarti

di ciò che non è nemmeno mio.

È il verbo "essere"

e non "avere".

È il verbo "provare"

al tempo stesso consiglio

e incerta opportunità.

È il medaglione di Bastian de La Storia Infinita

"Fa' ciò che vuoi".


Ho raccolto esperienze

segreti nel campo

ma non ne conosco i frutti

non so se sono acerbi o maturi;

puoi gradirli

digerirli

sicuro non saranno indigesti

poiché fatti su misura

di chi li cerca.

Arrivano per un motivo

toccano chi devono toccare

e saziano chi ha fame.


Questione di anime

non si tratta di me o di te;

senza involucri che fanno massa

si vola leggeri

e se Qualcuno alita dall'alto

io dal basso contribuisco,

membro dell'alleanza

e niente più.

Le parole sono giuste

nei limiti miei

perché il mio lavoro è questo:

accompagnatrice di strada

che non chiede denaro

non ha orari

bacia nei cuori

indiscriminatamente

fino a sentirsi

restituita.







Testo © Valentina Bellettini
Quadro © Dario De Vito, "Il folletto del bosco magico", 2017





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Riflessi di un'Anima Incarnata #39: Non ho


Non ho


All'improvviso lo dici

ma sono più le volte che lo pensi:

non ho

una grande casa immersa nel verde

non ho

un lavoro stabile

non ho

un conto in banca che sale.

Non ho:

l'ultimo modello di cellulare,

l'aspirapolvere di tua madre,

l'automobile del tuo amico,

l'erba del vicino,

lo stipendio del sindaco,

la fama delle celebrità.

"Non ho",

come lo ripeti ti condanni.


Esci da quel vortice interno

afferra la mia mano

che ti posso guidare:

alla tua sinistra c'è il mare

qui a destra la montagna

se alzi la testa, un luogo senza confini

e se la abbassi, vedi le tue radici

la famiglia

la terra che ti nutre.

Ma niente ti basta mai.


Non vuoi vedere il cielo blu

perché non lo puoi afferrare

non vuoi gioire del caldo d'estate

perché ti si attacca addosso

ma è dono di una sola stagione.

Hai rinunciato a cogliere fiori

perché sai che appassiscono qualche ora dopo

ma raccogli coralli perché restano belli;

eppure, entrambi corpi senza vita.


Vuoi stabilità

certezza

ingannevole pace

dove s'insidia la noia

molto più pericolosa

perché non riconosci

di provarla già

con le piccole cose che hai.


Io non ho fame

non ho sete

non ho esigenze né aspettative.

Ho dei sogni

che non so tradurre

ma la Vita è interprete.

Ed è tutto qui.

Ciò che serve

ciò di cui ho bisogno

ciò che la mia anima anela.

Afferra la mia mano.






Testo © Valentina Bellettini
Quadro © Dario De Vito, "L'amore nel 2020", 2020





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Riflessi di un'Anima Incarnata #38: Le emozioni hanno corpo


Le emozioni hanno corpo


Le emozioni hanno corpo

è stata la Vita

mia suprema maestra.


Testato sulla pelle e sulla carne:

la miopia per impedire la vista

di ciò che non potevo accettare;

la scoliosi per il peso di dover maturare

mentre volevo ancora giocare;

l'apparecchio ai denti

pur sapendo già volare,

e continui mal di stomaco

ogniqualvolta costretta ad andare

in direzione contraria al mio volere.

L'età adulta tuttora segnata da quest'ultima,

oltre all'allergia:

uno starnuto per ogni fastidio

la mente infestata dagli acari

a sollevare polvere dal cuore.


Ma l'esame peggiore

quella malattia.

Sconosciuta e perciò spaventosa,

che non muori

eppure ogni mese accade:

la fine di un ciclo.

Fiumi di sangue

grumi e aderenze si collocano

anziché uscire

ed è dolore d'inferno

che toglie il senno

il fiato

la fede solo per chiamare il mietitore

tanto è tortura

e lacrime,

disperazione;

nessuna via d'uscita dal girone

che ogni mese riparte

lenta agonia

e appena una settimana di tregua.

Pure l'intestino

detto "secondo cervello"

non rispondeva più a me

ma all'onda travolgente

autodistruttiva.


Anni trascorsi così

inconsapevole di trattenere

emozioni, insicurezze,

e corpi che fallivano

la speranza di nuova vita.

Finché un giorno ho bussato

e l'aiuto era alla mia portata

che io nemmeno ci credevo

ma ho afferrato la mano tesa

e di colpo non ero più in apnea.


Meravigliosa malattia

strumento nelle mani della Vita

per accordare le note

del mio violino guasto!

Esageratamente sensibile?

Estremamente ricettiva?

Coi confini troppo sottili

tra mente e cuore?

Oppure...

Cuore che prende il sopravvento,

emozione pura,

ingestibile come l'infante.

Trasformare punti deboli

in potere.


Continuerò ad ammalarmi:

lo stesso vivere è un'emozione.

Ma i sentimenti possono

diventare anticorpi:

una volta riconosciuti

basta sorridere,

alleggerire,

e il cuore che si spalanca

è la cura.


Malattia e cura

rispettivamente

vita e morte;

non il contrario.

Essere sani

è apatia.

Niente ti fa sentire

aspirare

anelare

la vita

come la malattia.

La mia benedizione

dal nome difficile

che spesso ringrazio a mani giunte.

Ho voltato le spalle alla scienza

uscendo da protocolli, prassi,

schede dove mi ritenevano "il caso"

affidandomi all'ignoto.

Sono qui

ora

lucente

solo dopo affrontato

quelle tenebre.

E niente fa più paura.

Il corpo tiene traccia di tutto

ma è l'anima che ne sceglie il percorso.






Testo © Valentina Bellettini
Quadro © Dario De Vito, "La danzatrice di emozioni" 2021





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Riflessi di un'Anima Incarnata #37: Bolla di Champagne


Bolla di Champagne


La notte è sacra:

regna il silenzio

il buio copre le superficialità

luna e stelle sono alleati

che strizzano gli occhi;

l'atmosfera intima

fa sfiorare segreti.

Questa volta ho avuto l'ardire

di pormi sotto la loro luce

direttamente sul terrazzo.

Sola.

E in centinaia

azzittiti nel tempo di qualche respiro.

Resiste qualche brusìo,

zavorra leggera

poiché accade

nel mio orecchio destro,

esplode lo stappo di uno champagne:

cambio di pressione

leggerezza nel corpo

aria fresca

intangibilità sotto i piedi

e le gambe incrociate.

Ma subito implode la paura

dentro questa bolla fluttuante:

se mai scoppierà?

Chi non posso lasciare?

Il mio cuore, non posso

ed è accelerato.

Quasi con disperazione

ridiscendo

affezionata agli affetti

più che al mio corpo

e a questa realtà.

La paura indotta dalla mente

ha preso il sopravvento

ma ho continuato a respirare

e ad accumulare carica

per servire ancora una volta.

Quanto a me

alle due figure che ho visto

e allo spettatore costante

non mi farò ingannare ancora;

indosserò coraggio e fede

dimenticati in questa pratica

ma ritrovati ascoltando...

La storia è sempre la stessa:

non brindo

ma mi disseto.

Ed è sempre una festa.





Testo © Valentina Bellettini
Quadro © Dario De Vito, 2021





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Riflessi di un'Anima Incarnata #36: SMS dalla Luna


SMS dalla Luna


Scendo ed esco di casa:

mancano dieci minuti

all'appuntamento col fattorino.

Porto il cane con me

per soddisfare i suoi bisogni,

e appena ha fatto, torna su.

Incrocio mia mamma,

chiacchieriamo,

lei rincasa;

io mi accorgo dal polso

che la consegna è in ritardo.

Resto sola nella sera.

Cammino osservando

le modifiche al giardino:

il recinto del nuovo cane

i fiori piantati in aggiunta,

la vernice bianca, fresca nel cancello;

tutto richiama luce.

Ma in me risuona buio.


Guardo quell'angolo di verde

e rivedo lei che gira intorno poi siede.

Tocco il tronco dell'ulivo,

lo stesso gesto fatto allora

in cerca di conforto

ora pretendo una qualche connessione;

nulla accade

poiché non sono libera

ma offuscata da pensieri

per cui certamente non basta

un minuto a occhi chiusi.

Respiro poco

e so che non si fa così,

che non dovrei stare in piedi

e manco di concentrazione,

eppure disobbedisco alla voce.

Mi siedo sulla panchina

perdendomi nei ricordi

e la rivedo sdraiata sulla terra

mimetizzata

dopo che l'avevo cercata ovunque

lei tranquilla e nascosta

come aveva fatto altre volte:

voleva morire in pace

lasciarsi andare;

io l'ho costretta a combattere.

Mi tuffo nell'abisso

dove l'amore fa naufragare

ma non c'è acqua,

non ci sono lacrime,

là dove il dolore toglie tutto

inghiotte

svuota.

Alzo la testa,

accorgendomi che nel blu notte

delle nuvole opache

pennellano chiarori.

Resto ad ammirare

e all'improvviso voglio giocare

a immaginare forme.

A tentoni nel cercare magia

accade che questa avviene davvero

e una striscia nebbiosa nel cielo

si sposta per rivelare

l'inaspettata luna

brillante e piena.

Incrocio il suo sguardo

e mi lascio guardare.

Le sorrido nel silenzio

e non so quanto stiamo,

sembra poco,

poi svanisce,

ricoperta dal velo.

Proprio in quel momento arriva la pizza,

cinquanta minuti dopo il previsto!

Il tempo necessario

affinché la luna mi trasmettesse

il suo messaggio:

un attimo ci siamo

e quello dopo non più,

ma solo assecondando il velo illusorio

perché pur se non vedi

tutto c'è

continua a esistere

come la luna

che conta alle tue spalle

giocando a nascondino

e fa: "tana libera tutti"





Testo © Valentina Bellettini
Quadro © Dario De Vito, "Luna che comunica", 2021





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