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martedì 6 ottobre 2015

Recensione anime: "Nausicaä della Valle del vento" di Hayao Miyazaki

Carissimi astronauti,
ieri pomeriggio ho lavorato alla stesura di questa recensione, ma solo oggi la pubblico qui; ho preferito dare la precedenza a TrueFantasy, il blog dove Alessandro Iascy mi ha affidato da anni l'intera gestione della rubrica Jappo World *__*
Nel mio blog, invece, tutte le recensioni sono racchiuse all'interno della rubrica "Guida Galattica".


Avevo visto questo film d'animazione diversi anni fa, ma solo adesso mi sono decisa a scriverne la recensione.
Perché non l'ho fatto prima?
Beh, perché le opere di Miyazaki mi trasmettono talmente tante emozioni che quando termino la visione sono letteralmente sovraccaricata: non riesco a mettere ordine tra tutte le cose che mi ha lasciato nella mente e nel cuore! Sul serio, mi sento emotivamente coinvolta e mentalmente provata, per cui diventa molto impegnativo trovare il punto di partenza di quei pensieri e il filo logico del discorso.
Ma questa volta dovevo sforzarmi.
In realtà non è che poi mi sia sforzata così tanto, anzi, il discorso si è generato da solo, spontaneamente e senza appunti.
Probabilmente era questo il momento giusto per scriverla.
Perché dal 5 al 7 ottobre si svolge il cine-evento “Nausicaä della Valle del vento"!
L’imperdibile opera di Hayao Miyazaki, prima che fondasse il celebre Studio Ghibli, esce finalmente nelle sale italiane in versione restaurata e con un nuovo doppiaggio.
E' l'occasione perfetta per proporvi la recensione!




Titolo: Nausicaä della Valle del vento 
Titolo originale: 風の谷のナウシカ Kaze no tani no Naushika 
Genere: Fantascienza 
Durata: 116 minuti 
Soggetto: Hayao Miyazaki 
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Kazunori Ito 
Regia: Hayao Miyazaki 
Musiche: Joe Hisaishi 
Produttore: Isao Takahata 
Distributore italiano: Lucky Red 
Uscita nelle sale in Giappone: 11 marzo 1984 
Uscita nelle sale in Italia: 5 ottobre 2015

Trama: 
In seguito ad un cataclisma che ha sconvolto l’intero pianeta, una foresta tossica ha ricoperto la maggior parte della superficie terrestre. In questo scenario apocalittico, dove una nuova guerra è sul principio di esplodere, il regno della Valle del Vento - governato da Jihl, padre della coraggiosa Principessa Nausicaä - è una delle poche zone ancora popolate. Nausicaä ha due doni: saper cavalcare il vento volando come gli uccelli e riuscire a comunicare con gli Ohm, i giganteschi insetti guardiani della foresta. Grazie alle sue abilità nonché all’amore e alla stima del suo popolo, la Principessa Nausicaä intraprenderà una coraggiosa sfida volta a ristabilire la pace e a riconciliare l’umanità con la Terra.




È sconvolgente leggere questa differenza tra il Giappone e l’Italia: ci sono voluti trentun’anni perché quest’opera raggiungesse le nostre sale, e se siete fra quelli che la conoscono già, o è perché avete letto l’omonimo manga, oppure è grazie al fatto che il film, che è stato trasmesso il 6 gennaio 1987 su Rai1, è stato in qualche modo convertito e condiviso su internet nei tempi recenti. Di Nausicaä, infatti, non si è mai prodotto nemmeno il DVD, ma credo che Lucky Red compirà a breve anche questo passo.

Se penso che negli anni ’80 la Disney proponeva “Red & Toby” (1981), “Taron e la pentola magica” (1985), “Basil – l’investigatopo” (1986) e “La sirenetta” (1989), capisco perché la nostra cultura associa i film d’animazione alla definizione “cartoni animati per bambini”. 
Senza nulla togliere alla morale e ai messaggi subliminali delle produzioni disneyane del periodo, “Nausicaä della Valle del vento" ha una profondità che i sopracitati film non sfiorano neppure. Forse non è opportuno paragonarli, ma il confronto mi sorge automatico se penso che sono nata con principi del tipo che l’amicizia è possibile anche tra una volpe e un cane da caccia, e che alla fine, anche se sono un essere di un altro mondo, povera e muta, il principe azzurro, bello e riccone, guarderà solo me e mi sposerà. 
Sul serio: non sono cresciuta bene come pensavo.
Sarei voluta crescere con l’esempio di Nausicaä, principessa, ma anche un cavaliere del vento, fragile, ma anche indipendente; tenace e testarda, ma che mette il regno e la sua gente al primo posto, a costo di sacrificare se stessa. 
Nausicaä non è la principessa innamorata, Nausicaä è l’amore.


L’amore di Nausicaä per la natura è incondizionato: è inteso per qualsiasi forma di vita, dalle piante agli animali; non importa se la giungla è tossica e se quei giganteschi e orribili insetti sono altrettanto pericolosi, lei è un’anima pura che sa guardare (come mi piace sottolineare spesso nei miei romanzi) con gli occhi del cuore. Questa principessa va oltre l’aspetto esteriore, ed è capace di percepire le emozioni altrui, animali o umane che siano.
Nausicaä ama anche la vita. Lo si capisce quando in un sogno si sottrae a coloro che ama ma che sa che sono morti, e a gran voce grida: “Lasciatemi, io voglio vivere!”. Ama la vita perché si oppone alla guerra, e vestendo gli abiti della pace non teme per se stessa; si sacrificherebbe per un futuro migliore, proprio come un’eroina
Il modo in cui è capace di amare Nausicaä è disarmante.
D’altra parte, l’amore visto in un contesto “di coppia” è apparentemente freddo e distaccato. Nel corso della storia, infatti, la ragazza incontra un coetaneo e verrebbe da pensare che potrebbe nascere qualcosa di tenero fra i due, ma come la maggior parte delle opere di Miyazaki, anche in questo caso il sentimento resta sospeso nell’aria, nelle parole non dette, nello slancio di un complice abbraccio, nella presa di posizione accanto all’altro, appoggiandone la causa, e nella premura fatta di cure e preoccupazioni. Non a caso: “apparentemente freddo” ;)

“Nausicaä della Valle del Vento” è un’opera che definirei “emozionale”.
Contrapposto all’amore c’è la paura, la rabbia, l’odio che scatena la guerra, i deliri di onnipotenza dell’uomo; la morte. 
Mi ha toccato, ad esempio, quando la stessa Nausicaä si sente sopraffare dalla rabbia e agisce d’istinto, compiendo un azione di cui poi si pente: piangendo chiede, in una sorta di preghiera, che quella rabbia esca dal suo cuore. 
Il tema della guerra, poi, è purtroppo attuale, forse più che allora, perché nel 1984 la guerra era un eco lontana; vedere ora uno scenario in cui le potenze del mondo hanno lottato per il potere, guardare quei grattacieli crollare sotto le bombe, sentire la voce narrante dire che l’umanità si è ridotta a vivere sopra le ceneri di un mondo che lei stessa ha distrutto, il futuro apocalittico in cui vive Nausicaä (popoli che vivono d’agricoltura e che traggono l’energia dalle pale eoliche) suona credibile, a maggior ragione coinvolgente. 
Osserviamo inerti come la nostra storia possa ripetersi: l’ombra della devastazione nucleare si affaccia portando con sé l’idea che agire in questo modo non sia la soluzione, che ci sono altre vie possibili per la pace.
Potrei continuare a prendere in considerazione ognuno dei sentimenti, ma penso che la cosa migliore da fare sia quella di viverli sulla propria pelle guardando questo film.

Onnipresente in tutti i film di Miyazaki è anche qui, come la natura, il tema del volo
Ma piuttosto che soffermarmi su questo, preferirei porre l’attenzione sull’importanza che il sensei attribuisce al ruolo della donna: l’eroe è anche qui femmina, quasi bambina. In effetti la si mostra bambina a più riprese, e su tutte, colpisce il momento in cui la piccola trova un cucciolo che appartiene alla specie di quegli insetti orribili. Per questo, rispetto a Mononoke o a Sophie (“Il Castello errante di Howl”), Nausicaä porta con sé anche la purezza e l’innocenza propria della categoria più giovane; i giovani come portatori di pace e speranza, vittime delle decisioni degli adulti che, al contrario, sono troppo presi da loro stessi, dal proprio orgoglio e dall’ego (persone e animali compresi!)

“Nausicaä della Valle del Vento” è un’opera per giovani e adulti dai messaggi universali e che potrebbe sembrare sia stata realizzata oggi, visto quanto è attuale, e grazie alla versione rimasterizzata si svecchia anche nell’aspetto. 
Tradisce la sua origine solo durante le sequenze d’azione quando suonano le tastiere elettroniche, la tipica musica che andava di moda negli anni ’80, il che fa nascere un sorriso nostalgico.

In questi giorni ho letto su internet di persone che hanno visto “Inside out” e consigliano di portarsi dietro i fazzoletti. “Nausicaä della Valle del Vento” non si limita a commuovere, ma lascia un segno nel profondo:  nonostante i messaggi positivi, l’orrore che ci ha mostrato lascia una scia di angoscia che non passa neanche quando nei titoli di coda ci mostra i sorrisi e la vita che continua… forse perché sappiamo che, in fondo, noi esseri umani siamo fatti proprio così. 
C’è troppo odio nel mondo, e il mondo ha bisogno d'amore. Di persone come Nausicaä.


Il voto di Universi Incantati


Questa recensione è apparsa anche nel blog TrueFantasy
dove curo la rubrica "Jappo World"



venerdì 13 marzo 2015

Recensione anime: "Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo" di Mamoru Hosoda

Carissimi astronauti,

in questo periodo mi sto dedicando alla stesura di Eleinda 2 (chi mi segue nella pagina di Eleinda è costantemente aggiornato sul "dietro le quinte" ;)) ma prima di cominciare, avevo preparato due recensioni per voi e per TrueFantasy, visto che le ho passate anche al boss Alessandro Iascy ^.^

La prima è stata pubblicata ieri su TrueFantasy, e visto che si tratta di un film anime, rientra nella rubrica "Jappo World!" ^.^
Ma ora basta con i convenevoli: ecco a voi la recensione!


Recensione anime: "Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo" di Mamoru Hosoda




Trama (dal sito del distributore Dynit): 
"Due vite. Due strade. Una sola scelta. La giovane Hana è una ragazza allegra e determinata, che studia in un'università alla periferia di Tokyo e si mantiene svolgendo diversi lavori part-time. Un giorno, in un'aula dell'università, Hana nota uno studente che le sembra completamente diverso da tutti gli altri. Incuriosita, lo segue e gli propone di studiare assieme a lei. Lentamente, tra i due giovani sboccia l'amore e per Hana sembra giunto il momento di realizzare i progetti di una vita a due. Ma il giovane nasconde uno sconvolgente segreto. Una notte, davanti ad Hana, assume le sembianze di un grosso lupo…”

Recensione:




Ho cominciato a guardare questo film senza alcuna aspettativa; addirittura non avevo letto nemmeno la trama perché era già bastato il titolo (e l’immagine di copertina) a incuriosirmi.
Forse è per questo che l’inizio mi ha un po’ destabilizzato…
I primi momenti del film sono piuttosto veloci: ho percepito quella fretta di arrivare al dunque, ossia ai “Wolf children”, e infatti occorrono pochi fotogrammi prima che l’universitaria Hana scopra la reale identità del ragazzo che saltuariamente frequenta il suo corso e del quale si è (rapidamente) innamorata. Lui è un ragazzo lupo. É lui stesso a confessarglielo, e anche questo particolare, unito alla precisazione che lui non l’abbia mai detto a nessun’altro (e lo dice così, a una mezza sconosciuta?), mi ha fatto un po’ storcere il naso. Ma non è finita. Appena il ragazzo confessa la sua vera natura, lei cosa fa? Beh, ci sta. Lo fa. E pare che il primo bacio tra i due ci sia quando lui ha ancora il muso da lupo!!!!! (consentitemi i tripli, quadrupli punti esclamativi, per una volta) 
Pochi fotogrammi dopo, scopriamo che Hana è incinta. I due si abbracciano e inizia il periodo della gravidanza, con scene che riassumono i sintomi della dolce attesa fino alla nascita della bimba – voce narrante – Yuki, e subito dopo, una seconda gravidanza, che dà alla luce il maschietto Ame. 
Il tutto mi è sembrato troppo semplicistico e veloce, e forse, più di tutti, ho sentito la mancanza della magia di un amore che nasce nonostante lui sia umano solo per metà. 

Sei un lupo? E che importa: baciami!
Poi, di colpo, la storia subisce un profondo cambiamento, un mutamento che si ripercuote anche nello stile della narrazione, perché finalmente rallenta…
La storia si fa interessante dal momento in cui troviamo di fronte a una madre che è diventata improvvisamente sola, e che, alla sua prima esperienza, deve crescere due cuccioli di uomo-lupo. 
La storia è realistica nella stanchezza e nella fatica della giovane madre, divisa tra le faccende di casa e le esigenze dei piccoli che invece, hanno energie inesauribili; è inverosimile ogni volta che i figli (come il padre quando si è confessato a lei) si trasformano in lupo in men che non si dica, senza dolori o spasmi, ma sempre silenziosamente (senza rotture di ossa) e improvvisamente (senza il cambiamento graduale del viso in muso). 
L’atmosfera, nonostante qualche situazione ironica (se stanno male, dove deve portare, Hana, i suoi pargoli? Dal pediatra o dal veterinario?), si mantiene su una costante drammatica; del resto la vita dei due piccoli inizia con la scomparsa del padre.

Dove si portano i bambini-lupo? Dal pediatra o dal veterinario?

È curioso vedere i due caratteri opposti di Yuki e Ame, soprattutto la loro inaspettata evoluzione; questo è l’aspetto reso meglio, nonché il punto di forza del film. Vale la pena di guardarlo solo per vederli crescere… E Hana, vale la pena di guardarlo anche per lei, la giovane madre, una donna forte che riesce sempre a mantenere il sorriso, esemplare con la sua umiltà, sia verso i figli perché ammette di non sapere come allevarli, sia in altri momenti come quando si occupa dell’orto, dove s’impegna a imparare ogni cosa da zero. Soprattutto, Hana vive la sua vita in funzione dei figli e per il loro futuro: è solo per loro che sceglie di trasferirsi in una casa vicino ai boschi e la montagna (che come posizione ricorda tanto quella di Totoro!), allo scopo di lasciare che siano loro stessi a decidere chi scegliere di essere, se umani o lupi. Un concetto nobile, il suo, più facile dirsi che a farsi. Hana è veramente molto “umana”, con tutta la forza e la fragilità che caratterizza gli esseri come noi.

Yuki è quella che subito abbraccia la sua natura animale, senza paure
Un altro aspetto che ho notato nel film, è la differenza tra la vita in un piccolo paese, sperduto, in campagna, rispetto alla vita che Hana e i figli vivevano in città, dove pur essendo circondati da tante persone non ricevevano aiuto e anzi, il condominio le ha voltato le spalle perché non sono ammessi animali domestici (hanno sentito degli ululati qualche volta!) e gli ostacoli burocratici si presentano anche nelle vesti degli assistenti sociali, perché da un’indagine è risultato che i figli non sono mai stati vaccinati. Queste difficoltà aiutano a comprendere la libertà che invece si prospetta in una casa di campagna. Sì, la gente mormora, ma si tratta di menti semplici che danno più importanza allo spirito di condivisione e l’aiuto al prossimo. Non è tutto rose e fiori se guardiamo al personaggio del vecchio scontroso, ma con l’avanzare della storia impareremo la sua stessa tolleranza.

Ame, invece, è introverso e timoroso. E' tormentato dalla sua metà animale
La storia da narrare è bella corposa, per cui capisco la difficoltà di Hosoda-san di svolgerla in soli 117 minuti, e in effetti, salvo l’inizio, riesce a svilupparla bene: racconta Yuki e Ame e le loro diverse esperienze, la difficoltà dell’integrazione, l’accettare la propria natura o il rifiutarla, addirittura temendola, e lo scontro tra i due giovani adulti che è un po’ come una lotta tra due fazioni; natura e umanità. 
Sono molti i fotogrammi dedicati alla spettacolarizzazione della natura, coi lupi che corrono tra i boschi e discendono per una collina… che però sembra una vuota pista da sci. Insomma, questo scenario poteva essere realizzato meglio. Siamo lontani dai paesaggi firmati Studio Ghibli, il paragone è inevitabile, tuttavia, i personaggi conservano caratteristiche indimenticabili.
Una storia davvero graziosa, talvolta forzatamente drammatica perché sembra voler puntare alla commozione dello spettatore, ma che resta interessante sotto ogni punto di vista. 
È unica nel suo genere perché abbraccia il genere fantasy e lo trasforma, finendo col raccontare “scene di vita quotidiana”, più reali di quanto ci si poteva aspettare. 
Il tema centrale è reale come la paura di una madre quando si sente inadeguata e insicura nel crescere da sola due figli. Siano essi umani, o siano bambini-lupo.


Per leggere la recensione su TrueFantasy cliccare il banner qui sotto ^.^



venerdì 12 settembre 2014

Un mio nuovo articolo su TrueFantasy, rubrica "Jappo World!": "Death Note"!

"Cosa-cosa? (cit.) un post per due giorni di fila dopo un lungo periodo d'assenza?!"
Ebbene sì, cari astronauti!
Come da titolo, oggi vi segnalo il mio nuovo articolo nella rubrica "Jappo World!" su TrueFantasy!
E' stata, per me, l'ennesima occasione di trattare un manga/anime che adoro fino alla nausea: "Death Note".

Già qui su Universi Incantati avevo recensito qualcosa:

Ma è su TrueFantasy che ho colto l'occasione di parlare della serie in generale, commentandola in toto, dal manga all'anime!

Non mi resta che invitarvi a leggere l'articolo direttamente nel blog di Alessandro Iascy: cliccate sul bannerino! ^^



A presto!

mercoledì 18 giugno 2014

Un mio nuovo articolo su TrueFantasy: anteprima anime "La città incantata" (al cinema)

Cari astronauti,

sono mancata in questo spazio letterario perché sono tornata a scrivere! Per chi mi segue sulla pagina facebook di Eleinda non è un mistero che sto lavorando a un racconto prequel di "Eleinda - Una leggenda dal futuro": dopo due settimane sono ormai giunta all'ultima parte!

Ma torniamo alla novità di oggi: su TrueFantasy è ora disponibile il mio articolo per la rubrica "Jappo World"! Si torna a parlare di quel capolavoro de "La città incantata" di Hayao Miyazaki, e questo perché si appresta a tornare al cinema in una versione col doppiaggio più fedele all'originale.
Per leggere l'anteprima, seguite il banner qua sotto.
Alla prossima!






mercoledì 12 febbraio 2014

Ritorno su TrueFantasy: Recensione all'anime "Claymore" di Hiroyuki Tanaka

Quest'anno ritorno a collaborare e a scrivere per TrueFantasy!
Dopo i miei due anni sabbatici (mi sono concentrata sulla pubblicazione di "Eleinda - Una leggenda dal futuro" e sono riuscita nell'impresa grazie all'editore Nulla Die), Alessandro Iascy mi ha proposto di tornare a far parte della sua schiera di collaboratori, dunque mi sono ripresa la gestione della rubrica "Jappo World!"; che gioia!
Ho deciso di ricominciare l'attività con la recensione a un anime bellissimo: "Claymore".
L'articolo è stato pubblicato ieri su TrueFantasy (cliccate sul banner qua sotto per leggere l'originale!)



Cari amici di TrueFantasy, a distanza di due anni torno con immenso piacere a occuparmi della rubrica Jappo W! Dopo una doverosa spolverata, rimetto a nuovo questo tempio abbandonato discutendo di un'opera che dato il successo del pubblico dovreste già conoscere, ma che in ogni caso, ora vi presento.

"CLAYMORE: un'organizzazione segreta preposta alla caccia degli spietati Yoma, demoni divoratori di uomini. Dal momento che solo i membri di questa speciale compagine sono in grado di individuare ed affrontare queste subdole creature, i villaggi in pericolo si contendono i loro preziosi servigi. Una sola guerriera è forte abbastanza per difendere e liberare un intero villaggio dalle demoniache presenze, ma se il contratto non viene onorato con il versamento del compenso pattuito, da quel momento in avanti sarete lasciati a voi stessi, in balia del prossimo Yoma…" (dal sito di Yamato Video)

Titolo: Claymore
Direttore: Hiroyuki Tanaka
Genere: Fantasy, Splatter
Episodi: 26
Produttore: MadHouse
Distributore italiano: Yamato Video (3 Box con 2 DVD ciascuno)
Messa in onda giapponese: 2007
Messa in onda italiana: 2011

L'anime di Claymore si basa sull'omonimo manga di Norihiro Yagi, pubblicato in Italia da Star Comics e di cui, ad oggi, sono usciti 24 volumi. Esatto, ad oggi. Con ciò voglio precisare che la stesura della storia non è ancora completa, così l'anime segue la vicenda fino al volume 11, attenendosi piuttosto fedelmente salvo alcune differenze negli ultimi due episodi che in qualche modo cercano di dare un finale degno di portare questo nome, pur rimanendo "aperto"...

Siccome sono solita dare molta importanza al finale, ritenendolo spesso fondamentale per determinare la validità di un'opera, comincerei a commentare l'anime dalla sua fine. Ebbene, questo è uno di quei rari casi in cui il finale aperto non mi disturba, anzi, riesce a essere soddisfacente per quanto riguarda le basi della storia, per poi lasciare a intendere che si sia chiusa solo una parentesi e che ci sia molto altro, sotto, ancora da scoprire. Considererei anche il fatto che si tratta di un anime di soli 26 episodi e non ce n'è uno che sia "riempitivo"; c'è continua azione, una serie concatenata di eventi in un crescendo di phatos, e in un certo senso è quasi consolatorio sapere che non è finita qui! Mi ci sono voluti due soli giorni per vederlo tutto, ed è così avvincente che non riuscivo a fare una pausa tra un episodio e l'altro, coinvolgente al punto che, in alcuni casi, ero addirittura in preda all'ansia!


Ma cosa c'è di tanto coinvolgente nell'eterna, solita storia della lotta contro i demoni? Nemmeno la lotta contro il proprio demone interiore è una novità, infatti fino al quarto episodio si potrebbe dire che la trama sia piuttosto lineare, con la protagonista, la guerriera mezzodemone Claymore di nome Claire, che libera un villaggio dalla minaccia di uno Yoma, e che da fredda e distaccata nei confronti degli esseri umani finisce col manifestare affetto nei confronti di Raki, il ragazzino che ha salvato dalla morte e che ricambia salvandola da se stessa quando Claire sta per perdere il controllo della sua aurea demoniaca per trasformarsi in un mostro. Ciò non avviene. Il cosiddetto "risveglio" è respinto. Ed è a questo punto che la storia si fa appassionante: l'ultima scena viene "congelata" per mostrarci un evento passato, di quando una Claymore cedette al suo istinto finendo col trasformarsi in un orrendo Risvegliato fuori controllo, la cui mente umana offuscata, confusa, distorta, compie un gesto che è strettamente collegato al presente e a Claire. Allora scopriamo che questa è una storia di vendetta. La storia di un'umana che aveva perso tutto e alla quale è poi stata strappata l'ultima speranza di felicità, ossia l'unica persona che le aveva dimostrato amore. E' la storia di un'umana che ha scelto di rinunciare al proprio essere per diventare una Claymore e non solo, l'unica Claymore che anziché avere il sangue di uno Yoma, ha il sangue e le carni di un'altra Claymore, Teresa. Scopriamo che le Claymore sono i soldati di un'organizzazione che le sfrutta come carne da macello, e che Teresa fu la prima Claymore a ribellarsi. Poi ancora, che c'è un motivo se le Claymore sono tutte donne.


Potrei continuare a elencare tutti gli spunti della trama interessanti, soffermarmi sul fatto che si tratti di un fantasy ma che per molti aspetti si avvicini al genere fantascienza (le Claymore sono il risultato di esperimenti sugli esseri umani), della presenza di mostri, sangue, mutilazioni e altre scene di violenza che però definirei come "splatter controllato" (mi fanno più senso alcune scene di "The Walking Dead" o, per restare in tema anime, lo splatter estremo di "Elfen Lied"), di quanto mi entusiasmano le alleanze che si creano tra le Claymore, del loro onore, dello spirito di sacrificio, e di come ognuna di esse, pur avendo tratti comuni nell'aspetto, abbia un carattere a sé, ognuna con la propria storia alle spalle, e di come non ci sia alcuna scena comica e che piuttosto regni il dramma e la tragedia, ma forse sono tutti argomenti che potrei affrontare nella recensione del manga.

Passiamo dunque all'aspetto tecnico. La prima cosa che risalta agli occhi è che gli episodi sono di qualità HD. Se prima di guardare questo anime avrei immaginato l'orrore dei mostri, paesaggi neri e cupi, e che le monocromatiche caratteristiche delle Claymore, tutte bionde e dalla carnagione pallida, mi avevano fatto credere che non avrei distinto le une dalle altre, beh, riguardo le atmosfere immaginavo bene, ma è un'oscurità, un trionfo di grigi, neri, azzurri, bianchi e gialli (più il rosso del sangue) così bella da vedere! Lo sono persino i volti deformati degli Yoma e un'irriconoscibile Claire durante la trasformazione. Il segreto è probabilmente nella cura dei dettagli, o ad esempio, nella caratterizzazione di un personaggio emotivamente instabile, dove si riesce a percepire dall'espressione del suo volto, il passaggio da uno stato emotivo a un altro. Un'altra caratteristica che mi ha piacevolmente colpito è la gestione delle inquadrature; a differenza delle musiche (i cui temi sono comunque scelti ad hoc a seconda delle situazioni) la regia non è mai scontata né lineare, e trattandosi per lo più di scontri dove sarebbe facile cadere nel solito meccanismo, soprattutto quando si tratta dei combattimento con la spada, ci si sorprende dinanzi a paesaggi in cui si vedono solo le saette delle lame o un edificio tagliato in due (ebbene sì! Non si tratta di spade qualsiasi...), oppure, durante una sequenza di combattimento, sentire l'eccheggiare delle spade alternarsi alla visione di in un paesaggio tranquillo. Ottima anche la gestione dell'Assalto a Pieta, dove si segue lo scontro delle varie squadre di Claymore.


E' un vero peccato che non si possa seguire la fine della storia nella trasposizione animata, e solo ora capisco le varie discussioni in rete dove i fan chiamano a gran voce una seconda serie... intanto, scusatemi, ma ora io corro in fumetteria a recuperare tutti i numeri del manga! Sayounara! Alla prossima recensione!

Valentina Bellettini



mercoledì 4 luglio 2012

Recensione: "Code Geass - Lelouch of the Rebellion" regia di Goro Taniguchi (Dynit)





Sotto la maschera c'è un eroe o un tiranno?

"Code Geass: Lelouch of the Rebellion" è una serie anime del 2007 creata da Ichiro Okochiregia di Goro Taniguchi, prodotta da Sunrise e celebre perché il character design è curato dalle CLAMP.
Si tratta di 50 episodi divisi in due serie da 25 episodi ciascuna (la prima si chiama "Code Geass: Lelouch of the Rebellion", la seconda è "Code Geass: Lelouch of the Rebellion R2") capaci di tenere col fiato sospeso fino all'ultimo "turno" - questo l'appellativo dei vari episodi - perché è come se il protagonista stesse giocando una partita a scacchi, dove tra duelli mentali e strategie militari, fino alla fine ci si chiederà quale sia il suo vero volto: Lelouch è un eroe o un tiranno? Ciò che lo muove, invece, sarà chiaro fin dall'inizio...

Il 10 agosto 2011, il Sacro Impero di Britannia dichiara guerra al Giappone e lo annette al suo impero rinominandolo "Area 11";gli abitanti vengono chiamati "eleven" e sono costretti a vivere nei ghetti, a differenza dei britanni che risiedono nei quartieri di prima classe. Le scene iniziali ci mostrano due bambini che fuggono dalle terre devastate dalla guerra, e sette anni dopo, rivediamo uno di questi cresciuto:Lelouch Lamperouge è uno studente del liceo Ashford, un britannico dai modi freddi che sembra non interessarsi a nulla se non alle sfide che riguardano il gioco degli scacchi, finché, di ritorno dall'ennesima vittoria, si ritrova nell'Area 11, coinvolto nello scontro tra soldati britanni e terroristi giapponesi;messo alle strette dall'esercito britanno che lo crede un eleven, interviene in suo soccorso una misteriosa ragazza dai lunghi capelli verdi, C.C., che gli dona il Geass, a suo dire, "il potere degli dei". Tramite questo potere, il ragazzo può sottomette la volontà altrui tramite contatto visivo, riesce pertanto a liberarsi dalla scomoda situazione, inoltre, si appropria di un Knightmare Frame (mecha utilizzati dall'esercito) per poi mettersi in contatto con i terroristi, dandogli istruzioni per tendere un agguato ai britanni. E' qui che scopriamo che Lelouch è in realtà il 17° principe in ordine di successione al trono di Britannia, costretto a rifugiarsi con la sorella Nunnally presso la famiglia del liceo Ashford e sotto falso cognome, perché la madre Marianne fu assassinata da un gruppo di sicari quando loro erano ancora piccoli - evento a seguito del quale Nunnally perse la vista e l'uso delle gambe - e il padre, l'Imperatore Charles, non gli rivelò mai la verità sull'accaduto. Convinto che dietro l'omicidio ci sia il coinvolgimento della famiglia reale, in primo luogo di suo padre l'imperatore, Lelouch mira a sconfiggere la Britannia, vendicando così la madre, ma soprattutto, per costruire un mondo dove la sua sorellina possa vivere felice. Col Geass, l'impresa gli sembra ora possibile: indossando la maschera di colui che si fa chiamare Zero, in testa ai ribelli giapponesi che riunisce poi nell'Ordine dei Cavalieri Neri (i giustizieri per tutti i "deboli" che si trovano in difficoltà) Lelouch decide di affrontare tutti i principi di Britannia fino ad arrivare all'imperatore. Nel corso dell'impresa, però, vediamo che Lelouch non è affatto un eroe senza macchia: agisce senza scrupoli. E' tempo, quindi, di presentare anche l'altro bambino che si vedeva nella sequenza iniziale: l'amico d'infanzia di Lelouch, Suzaku Kururugi, è un giapponese, o meglio, un eleven, diventato britanno onorario poiché ha scelto di prestare servizio nell'esercito di Britannia; egli è alla guida del Lancelot, il Knightmare Frame di ottava generazione chiamato a scontrarsi con Zero. Proprio così: dietro Zero e il Lancelot si nascondono i due che un tempo furono amici.

Intrighi politici, fantasy e fantascienza; in questo anime c'è spazio per tutto, ma sono le discussioni etiche e morali a far da padrone. Come scrivevo all'inizio, fino all'ultimo episodio non si sa veramente da che parte schierarsi: è difficile prendere posizione accanto a Lelouch, così come accanto a Suzaku, perché entrambi si spingono spesso oltre il limite, con azioni deplorevoli che nemmeno provano a giustificare; Lelouch si mantiene addirittura lucido e volge la situazione a suo favore - sembra che non gli importi di nessuno meno che Nunnally - mentre Suzaku che fa tanto il moralista e uomo d'onore, nasconde un passato che non è proprio il caso di andarne fieri. Chi rappresenta il bene e chi il male? Entrambi hanno la stessa idea di pace e giustizia, solo che adottano metodi diversi per raggiungerla: Lelouch è drastico, vuole conquistare il mondo per poi distruggerlo e ricrearlo; Suzaku è fiducioso, entra nell'esercito perché vuole cambiare Britannia dall'interno. Messi così, verrebbe da scartare subito Lelouch, ma poi lo vediamo sommerso dai dubbi,riflettere su ciò che sta facendo e preoccuparsi per Nunnally. In un discorso con Kallen, sua compagna di scuola che è anche un membro di punta dei Cavalieri Neri, Lelouch dice che occorre continuare l'impresa ad ogni costo, perché se si fermassero, le vittime sarebbero morte inutilmente; sembra essere entrato in un meccanismo dal quale non può più uscire, perciò si fa carico di responsabilità e di pesi sulla coscienza, pur ostentando un atteggiamento sicuro di sé, spesso cinico. La maschera di Zero cade - letteralmente e non - solo davanti a C.C., sua complice e fredda sostenitrice.

Lelouch non è totalmente insensibile, lo vediamo soprattutto con Nunnally, ma anche quando si tratta dell'imbranata Shirley, compagna di scuola innamorata di lui, ed Euphemia, terza principessa di Britannia, l'unica dell'Impero che è dolce e dai sani principi: gli episodi che coinvolgono le due sono i più toccanti, ma che dico... sconvolgenti! Dei colpi di scena da far accapponare la pelle, da far accelerare i battiti e da versare fiumi di lacrime; è impossibile non essere coinvolti da ciò che accade, e personalmente, sono due personaggi che adoro. Euphemia in particolare, che rispetto ai fratelli ha un potere decisionale pressoché nullo (proprio non la considerano), quando si fa finalmente coraggio per agire coi suoi nobili propositi dettati da un cuore puro che purtroppo è anche ingenuo, il risultato è spiazzante, specie considerando che l'epilogo avviene per un incidente, un "banale" incidente, tanto che se il suo intervento poteva dare l'impressione che la vicenda si sarebbe così conclusa, scatena invece una serie inaspettata di eventi dai risvolti inimmaginabili. Euphemia è un personaggio fondamentale la cui presenza coinvolge altri personaggi; persino chi l'ha incontrata solo poche volte compie delle azioni in suo nome, o in nome del suo ideale di pace. Euphemia è un'impronta marcata negli altri personaggi, nell'intera serie, e persino in noi spettatori. Trattando l'impatto emotivo, ritorno a Shirley. E' grazie alla timida compagna di scuola che il potere del Geass si fa intrigante e al tempo stesso drammatico. La sua vicenda è quella che meglio dà l'idea altalenante del giudizio che si può avere su Lelouch: prima lo si condanna, poi lo si osserva, infine lo si perdona (intenerendosi, tra l'altro). Ma la vicenda è destinata a protrarsi, perché in "Code Geass" ogni personaggio è capace di portare la storia su nuovi binari, e allora Shirley s'imbatte in Viletta dell'esercito britanno, poi inJeremiah "Orange", sempre dell'esercito, che a loro volta intrecciano i loro destini con quelli degli altri personaggi.
Elencarli tutti sarebbe un'impresa titanica, però si può dire che Nina, compagna di scuola pressoché invisibile nella prima serie, porta con sé una scoperta dalle proporzioni devastanti, mentre la già citata Kallen, una dei protagonisti principali, contribuisce a introdurre il tema razziale poiché è di sangue misto (padre britanno e madre giapponese), mentre la madre pone accento sull'inaspettato tema della droga (la "refrain" assunta dagli eleven per tornare ai giorni felici, quando non c'era persecuzione).
Un altro personaggio degno di nota è V.V., che appare nella seconda serie ma su cui non mi pronuncio perché cadrei inevitabilmente nello spoiler, e a proposito di seconda serie, il suo inizio è spiazzante, poiché al posto di Nunnally troviamo che Lelouch ha un fratello di nome Rolo; come se l'intreccio da solo non bastasse, ecco i personaggi dal carattere ambiguo! Il ragazzino è un altro di quelli enigmatici: difficile capire quali siano i suoi scopi, anche perché fortemente contraddittorio. Un'altra ambigua è C.C.: dona il Geass a Lelouch e stringe un patto con lui, ma da dove deriva questo potere, e perché lo offre proprio a Lelouch? In più, sembra che la causa del ragazzo le interessi parecchio, per questo lo aiuta, addirittura lo sostituisce nei panni di Zero; fa di tutto perché tutto proceda secondo i piani di Lelouch. Di certo, sappiamo che non è una comune umana, che è immortale, e probabilmente per questo, fredda e cinica, tuttavia ogni tanto mostra sensibilità e fragilità; C.C. non è un personaggio che arriva subito, personalmente l'ho anche detestata, poi comincia a sciogliersi dopo l'episodio in cui arriva Mao, un ragazzo a cui aveva donato il Geass prima di Lelouch, e forse è anche da qui che comincia a vedere Lelouch con uno sguardo più dolce...

Dolcezza? Francamente, poca. La maggior parte degli episodi, specie quelli iniziali, vedranno crudeltà, spietatezza e violenza; paradossalmente, le scene coi mecha sono quelle meno violente e le scene di sangue non saranno nulla in confronto alla violenza psicologica, ma, fortunatamente, abbiamo qualche siparietto scolastico che risolleva l'altrimenti pesante atmosfera dell'anime, spesso relativi alla quotidianità di questi ragazzi (Lelouch, Kallen, la presidente Milly, Shirley, Rivalz, Nina e Suzaku) alle prese con innamoramenti, gatti in fuga, feste, e altre assurde trovate della presidente per movimentare la vita del liceo. Tutto questo, però, solo nella prima serie; la seconda è più politico-strategica, con il coinvolgimento nella guerra della Federazione Cinese (con l'introduzione di personaggi come il guerriero Lin e la giovane principessina Jiang Lihua), la scalata di Lelouch che incontra l'Imperatore e trova un nuovo nemico in Schneizel, il secondo principe di Britannia, i mecha che vengono potenziati, Suzaku che ottiene un nuovo incarico, e l'introduzione a nuovi personaggi come i Knight of the Rounds (Anya e Gino) al diretto servizio dell'imperatore. Di particolare rilievo è anche la questione della Sakuradite, minerale di cui il Giappone è ricco e che trova utilizzo in campo bellico.
La serie mi ha ricordato subito "Death Note", un altro celebre anime che punta sul tema della giustizia e che vede protagonisti due ragazzi, nemici/amici, che fanno a gara tra chi è il più intelligente in una lotta mentale dove però, uno dei due può contare su di un potere soprannaturale; insomma, senza dilungarmi oltre, proprio come in "Code Geass". A differenza di "Death Note", però, il finale di "Code Geass" è essenzialmente positivo. Mi spiego meglio: entrambi i protagonisti devono farsi carico delle conseguenze del loro potere, ma se in "Death Note" Light Yagami ne aveva abusato e si era lasciato sopraffare da esso, in "Code Geass" Lelouch si mantiene lucido e la storia si conclude con una sua scelta, con la piena consapevolezza, con una strategia che fino all'ultimo fotogramma non ci sarà chiara. Dopodiché, lacrime e applausi. Indimenticabile. "Death Note" è uno dei miei manga (sottolineo manga e non anime!) preferiti, ma "Code Geass" da ora in poi gli starà accanto. Lelouch è un gran personaggio.
La fine ci lascia inoltre con dei sottintesi e una speranza, una chicca a libera interpretazione che, se riguarderete la serie un'altra volta, sono certa farà coincidere le vostre teorie.
Questo fantastico anime è distribuito da Dynit in 4 box (due per serie) di 3 dvd ciascuno, e io ho già voglia di riguardarlo anche solo per ascoltarmi la prima e l'ultima sigla!


mercoledì 27 giugno 2012

Articolo per TrueFantasy "Jappo W!": La serie di Monster Hunter!

L'articolo è stato appena pubblicato su TrueFantasy, leggetelo qui per vederlo con l'impaginazione di Alessandro Iascy (e che belle immagini)!


Tuttavia, vizio voi followers di Universi Incantati, come sempre, riportando l'articolo anche qui: enjoy!

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Cari amici di TrueFantasy,
dopo un lungo periodo di latitanza (serie anime infinite, per cui, recensioni continuamente posticipate), torna la rubrica "Jappo W!" con una serie di action RPG: "Monster Hunter"!

Sviluppata e prodotta da Capcom, la serie prevede che il giocatore indossi le vesti, per l'appunto, di un cacciatore di mostri (uomo o donna)che si muove in un mondo fantasy dalle ambientazioni vaste e dagli scenari mozzafiato, dove lo scopo del gioco riguarda il compimento di obiettivi quali la cattura o l'uccisione di determinati mostri, un po' per aiutare la difesa o lo sviluppo del Villaggioche lo ha assoldato(carni e pelli dei mostri rappresentano anche delle risorse), ma soprattutto per fama e gloria, migliorando di volta in volta il proprio arsenale d'armi e l'armatura, indossando oggetti "magici" utili in battaglia, ma giocando di strategia, perché non ci sono punti esperienza ad accrescere il livello del personaggio; il successo dipende esclusivamente dall'abilità del giocatore, una sfida "hardcore" con se stesso, oppure online. Il giocatore può cambiare il suo armamentario in qualsiasi momento in base alla missione da compiere, pertanto si può passare da spadaccino ad artigliere, o viceversa: le armi per lo spadaccino sono dette "armi da mischia" e sono costituite da spada e scudo, spadone, martello, ascia cangiante, lancia, o spada lunga; le armi dell'artigliere sono "armi da distanza" e sono rappresentate esclusivamente dalla balestra. Armi e armature, inoltre, possono essere create da zero combinando oggetti vari nella fonderia (dietro compenso economico, ovviamente!). Per quanto riguarda l'inventario, essendoci pochi spazi a disposizione occorre scegliere con cura l'occorrente per la missione di turno: indispensabili le razioni di carne per ripristinare l'energia (si cuoce anche sul momento!), le pozioni per la resistenza (ci sarà anche da correre; il nostro alter ego si stanca), le pietre per affilare le armi (si consumano con l'uso), pozioni calde o fredde per aumentare la resistenza al clima di una certa zona, oppure oggetti per tramortire i mostri e trappole nel caso in cui li si debba catturare, o ancora, esche per una battuta di pesca e ossigeno se si prevede una lunga immersione; tanti, tantissimi oggetti tanto più che possono scaturire dalle combinazioni più disparate.

Ma veniamo ai veri protagonisti della serie: i mostri.
In "Monster Hunter" i mostri(che in certi casi ricordano i dinosauri)hanno un'intelligenza artificiale che fa sì che il loro comportamento muti in base alle azioni del giocatore, ad esempio, se si attaccano i cuccioli di un branco di Aptonoth, mammiferi erbivori, il genitore attaccherà all'improvviso, ma varia anche in base alle condizioni in cui si ritrova il mostro in quello stesso momento, ad esempio, nel caso di un Gran Jaggi in difficoltà, che a furia di colpi comincia ad avere il fiato corto, egli può richiamare altri Jaggi per contrattaccare, oppure, se i cedimenti sono tali che comincia a zoppicare, può finire con l'allontanarsi per raggiungere la sua tana e riposare.

Nel gioco, i mostri sono classificati in varie tipologie, all'interno delle quali si possono contare un certo numero di esemplari dalle caratteristiche più o meno simili: Erbivori (i mammiferi come Anteka, Kelbi e Popo, e i Wyvern vegetariani come gli Aptonoth), Leviatani (carnivori capaci di muoversi sott'acqua, ossia i Wyvern come il Lagiacrus, ma alcuni nuotano nella sabbia, come gli Hapurubokka, o nella lava, come gli Agnaktor), Neopteroni (insetti velenosi che si muovono in branco), Pelagus (mammiferi dotati di pelliccia che mangiano anche un piccolo quantitativo di carne, tipo i Bullfango), gli Uccelli Wyvern e Raptor Wyvern (piccoli e dotati di becco come il Baggi, Gran Jaggi e Jaggia), tanti altri tipi di Viverne come i Wyvern Brutali, Piscine Wyvern, Wyvern Volanti e Wyvern Zannuti, infine i Draghi Anziani, creature longeve capaci di controllare gli elementi Acqua, Fuoco, Drago, Veleno, Ghiaccio e Tuono, che solitamente sono i boss finali.
Altre creature considerate "mostri", ma che vede alcuni esemplari completamente integrati nella società umana sono i Liniani, esseri simili a gatti che camminano eretti su due zampe; parlano e svolgono mansioni come occuparsi dell'orto o scavare nelle miniere, mentre allo stato brado si comportano da ladri. Ne esistono di due specie: Felyne e Melynx.

Tanti mostri diversi per le tante aree del mondo di gioco:Minegarde(il nome del mondo dove è ambientata la serie) è formata da giungle paludose,piane sabbiose,zone coperte di neve e altre "roventi" come l'area Vulcano; l'unica dal clima temperato è solitamente l'area di partenza.
Il giocatore ha la libertà di uscire dal villaggio di giorno, oppure di notte;un passaggio che non avviene in modo automatico ma che è possibile andando a dormire nel proprio alloggio.

La serie di "Monster Hunter" ha riscosso un enorme successo in Giappone ed è piuttosto popolare negli Stati Uniti; in Europa, purtroppo, è considerata ancora "di nicchia", pertanto non sono usciti tutti i titoli che sono stati prodotti. Vediamoli nel dettaglio:


Serie Principale
2005
Monster Hunter
Playstation 2
2005
Monster Hunter G (solo in Giappone)
PS2, PSP, Wii
2006
Monster Hunter 2 (solo in Giappone)
PS2
2010
Monster Hunter Tri
Wii
2012
Monster Hunter Tri G (con espansioni di MHT)
Nintendo 3DS
?
Monster Hunter 4
Nintendo 3DS

Serie Freedom

2006
Monster Hunter Freedom
PSP
2007
Monster Hunter Freedom 2
PSP
2009
Monster Hunter Freedom Unite
PSP

Spin-off

2007
Monster Hunter Frontier (solo in Giappone)
Windows, XBOX
2011
Monster Hunter Diary: Poka Poka Airu Village G (solo in Giappone)
PSP
2011
Monster Hunter Dynamic Hunting
iPhone


Dalla serie è stato realizzato anche un manga dal titolo "Monster Hunter Orage"realizzato da Hiro Mashima ed edito in Italia da GP Publishing in 4 volumi, inoltre, nel 2004 è uscita la light novel "Monster Hunter - Le regole della caccia", scritta da Rin Yuuki, edita sempre da GP Publishing.

"Monster Hunter", solo per giocatori impavidi (io sto ancora scappando dal Lagiacrus)!

Valentina Bellettini

giovedì 3 maggio 2012

Recensione anime: "Metropolis" di Rintarō

Recensione appena pubblicata su TrueFantasy con l'impaginazione di Alessandro Iascy!




Il futuro del nostro passato

Ormai sono costantemente sintonizzata su Rai 4 in cerca di anime. Domenica mattina scorsa hanno trasmesso "Metropolis", film del 2001 diretto da Rintarō (noto per "Capitan Harlock"), sceneggiato da Katsuhiro Ōtomo ("Akira") e prodotto da Madhouse ("Nana"), nonché trasposizione animata del manga di Osamu Tezuka del 1949, a sua volta ispirato all'omonimo film muto del 1927 di Fritz Lang, regista austriaco considerato il precursore del cinema di fantascienza.
Con tutti questi grandi nomi, "Metropolis" si presenta come un progetto ambizioso, tanto che per realizzarlo si sono impiegati cinque anni; tuttavia mi sono avvicinata alla visione senza conoscerne il background, così, senza aspettative, con la semplice curiosità di scoprire un anime a me nuovo. 

Siamo nel futuro, in una vivace e tecnologica città-stato chiamata Metropolis, governata dal Presidente Boone. Metropolis è in festa perché è il giorno dell'inaugurazione di un immenso grattacielo posto al centro della città: si chiama Ziggurat, ed è il simbolo del potere del Duca Red
Proprio quello stesso giorno, a Metropolis arriva, direttamente dal Giappone, l'investigatore privato Shunsaku Ban, accompagnato dal giovane nipote Kenichi; l'investigatore sta seguendo la pista di un trafficante d'organi umani, e i suoi sospetti girano intorno alla figura dello scienziato Dott. Laughton; nessuno sa che lo scienziato sta lavorando in segreto proprio per il Duca Red. Il duca, infatti, gli ha ordinato di costruire un androide avente le sembianze della defunta figlia Tima; costui sarà "l'essere supremo", e il trono dello Ziggurat è stato creato apposta per lui, perché governi Metropolis e il mondo intero.
Metropolis è popolata da esseri umani così come da robot. I robot, però, non sono nemmeno lontanamente considerati una classe sociale: impiegati per mansioni di vario genere, che vestano il ruolo del commesso o che siano addetti alla discarica, il loro utilizzo - quindi la loro esistenza - è limitato al settore in cui "servono", per cui, appena valicano questi confini o agiscono in un modo leggermente diverso dal solito, vengono immediatamente distrutti, "uccisi" a colpi di pistola; poco importa se ciò avviene nei luoghi pubblici e in mezzo a tanta gente come nel caso dell'inaugurazione dello Ziggurat. I robot non si ribellano, non contrattaccano chi li sta sterminando; a farlo è un ragazzo di nome Rock, mosso da una forte repulsione per tutti i robot indistintamente, non a caso è membro del partito "Marduk", movimento che si distingue perché gli adepti portano una fascia sull'avambraccio destro che tanto ricorda quello fascista
C'è un legame tra Rock e il Duca Red: il movimento Marduk è segretamente finanziato dal Duca, ma soprattutto, Rock è stato salvato dal Duca dopo la guerra che ha visto la perdita dei suoi genitori, quindi Rock considera il Duca Red come suo padre, ma è un sentimento unilaterale. Ecco, il padre che tanto ama e rispetta, sta creando un androide, l'essere che Rock più di tutti disprezza, e mira addirittura a farlo salire al potere; Rock non può sopportarlo. Rock vuole eliminare Tima. Così, nel laboratorio dove il Dottor Laughton sta per ultimare le operazioni di generazione di Tima, Rock interviene per uccidere lo scienziato, e nel tentativo di sparare alla "capsula" contenente l'androide, scatena un incendio, trovandosi così costretto a lasciare la scena del crimine. Nello stesso momento, nei paraggi si trovano l'investigatore Ban e Kenichi, accompagnati da un investigatore androide assegnatali al loro arrivo. Appena intuiscono che fuoco e fiamme provengono proprio dal laboratorio dello scienziato su cui stavano indagando, Ban e Kenichi vanno alla ricerca di eventuali sopravvissuti: Ban trova il Dottor Laughton; Kenichi trova una spaesata Tima, che non capisce quel che dice Kenichi, e non sa nemmeno rispondergli a quella semplice domanda: "chi sei?". Nemmeno il tempo di conversare, però, che Kenichi e Tima finiscono nel condotto che porta alla discarica; quando Rock torna a ispezionare la zona e scopre che quella poteva essere una via di fuga per l'androide - visto che non se ne trovano i resti - si lancia all'inseguimento. Kenichi e Tima non sanno perché quel tizio gli ha presi di mira, ma quel che è peggio, è che nessuno dei due, nemmeno la stessa Tima, sanno chi (cosa) è lei veramente: stando con Kenichi, Tima si è convinta di essere un'umana

Uno dei temi principali dell'anime è proprio l'umano e il sociale.
Durante la fuga, i due esplorano vari livelli di Metropolis: a parte il livello zero, ossia quello con lo Ziggurat, gli uomini di potere e i cittadini benestanti, la città è distribuita in diversi livelli sotterranei, a loro volta suddivisi in zone; più si scende di livello, più troviamo umani e robot in condizioni disagiate o disperate. In uno dei livelli inferiori, Kenichi e Tima incontrano persone che si sono viste rimpiazzare dai robot nell'ambiente lavorativo; questo malcontento spinge alla nascita di un'organizzazione rivoluzionaria capitanata da un ragazzo di nome Atlas (guarda caso, vediamo nella sua stanza un poster di Che Guevara), prossima a compiere un colpo di stato. Tra le altre, assisteremo al pestaggio di un robot da parte degli uomini, inoltre, scopriamo attraverso l'androide investigatore che viene affiancato a Ban, che i robot non possono avere nomi umani ma solo codici (allora Ban gli da il nome di quello che era il suo cane: Pero).
Dopo aver visto come gli uomini trattano gli androidi, e come questi ultimi abbiano involontariamente reso frustrante la vita di alcune persone, è un duro colpo per Tima scoprire d'essere proprio un androide (e in che modo, poi!). Ma gli androidi possono provare sentimenti? Vedendo Tima non avrei dubbi nel dire di sì: un liquido denso le scende dagli occhi, mentre il Duca Red le dice che i suoi non sono veri sentimenti ma il risultato di una serie di "errori" perché è stata attivata prima del suo completamento.
Allora Tima si avvia al trono dello Ziggurat - parallelismo con la Torre di Babele nonché simbolo dell'apocalisse - ed è in questo esatto momento, verso il finale, che l'anime giunge all'apice, e da lento che era, esplode, portando le tre stelle di valutazione a salire immediatamente a cinque, perché in quel momento di tensione, Rock compie un gesto dai risvolti inaspettati, tragici e devastanti, il tutto sotto le note di una spiazzante "I can't stop lovin' you" di Ray Charles (tecnica ripresa in "Evangelion 2.22: you can not advance"). Mi sono emozionata. Quel momento è come se dicesse: è l'amore a scatenare il disastro. La totale devozione di Rock verso il padre adottivo, l'osannarlo quasi fosse un dio... e chissà che non distrugga i robot con gesti così plateali per attirare la sua attenzione, per essere accettato. Probabilmente è invidioso di Tima, che si è aggraziato il Duca Red per il semplice fatto che assomiglia alla figlia defunta. In fondo, lo dice una battuta del film, non ricordo se sia di Rock o di Atlas, comunque riguarda la differenza tra umani e robot, e cita più o meno così: "sono i sentimenti degli umani a provocare le guerre". Ecco, se l'incipit sembrava far credere che il pericolo fosse "l'essere supremo", alla fine non è affatto Tima a provocare quel disastroso epilogo. Tima è, al contrario, una vittima: in primis, dei sentimenti degli umani che la circondano, poi anche dei suoi stessi. Struggente quell'ultima domanda che echeggia in quel luogo solitario, emozionante cosa Kenichi trova, alla fine, insieme ad altri robot. Inoltre, c'è quell'immagine nella parte iniziale dell'anime: Tima è illuminata da un fascio di luce proveniente dal cielo, e una colomba si appoggia sulla sua spalla tanto che da lontano sembra che Tima abbia le ali di un angelo...

Le scene che ho preferito sono quelle sopra elencate, mentre Rock è il personaggio che è stato realizzato meglio, quello completo anche sotto il profilo psicologico (dunque anche il mio preferito!); pensare che Rock non appariva affatto nell'originale. Tuttavia, se ho dato tre stelle di valutazione occorre spiegare cosa invece non mi ha convinto: nel corso dell'anime, la faccenda politica coi colpi di stato eccetera, è uno dei temi di punta, eppure il Presidente di Metropolis è pressoché invisibile, e piuttosto ci si concentra sul Duca Red; possibile però, che una persona che investe la carica di Presidente venga tirato in ballo così poco, con una semplice menzione all'inizio della pellicola? Mi aspettavo un suo maggior coinvolgimento, invece, così facendo, la questione viene affrontata in modo limitato. Un'altra cosa: come preannunciato, a un certo punto Kenichi si separa dallo zio (sparisce al livello inferiore con Tima), ebbene, Ban non si preoccupa minimamente su dove sia finito; è mai possibile? E' solo un bambino! Non mi sembra un dettaglio di poco conto. 
Per finire, ho delle perplessità sul character design. Non sapevo che l'opera fosse chiaramente ispirata ai disegni di Tezuka, pur avendo riconosciuto che i personaggi assomigliassero parecchio ad "Astroboy", però, Duca Red su tutti ha un aspetto troppo caricaturale; capisco l'omaggio, ma mi sembra una forzatura mantenere tale stile in un contesto maturo come questo, considerando anche le tematiche e le ambientazioni realistiche (complice l'utilizzo della computer grafica). Nei primi fotogrammi poi, il pubblico che assiste all'inaugurazione dello Ziggurat sembra un insieme di "pupazzetti puccettosi", tra l'altro, piuttosto simili tra loro. Certo, guardando l'anime poi ci si abitua, ma visto le tematiche affrontate (senza dimenticare la violenza e la crudeltà di certe scene) Tima e Kenichi li avrei preferiti adolescenti, più che bambini, anche se così sono l'emblema della purezza e dell'innocenza.
Sempre a proposito delle caratteristiche tecniche, magari sembrerà una piccolezza per qualcuno, ma ho trovato un po' fastidiosi anche quei momenti in cui le scene sfumano in un piccolo "cerchio"; questa tecnica la utilizzerei per qualcosa di comico, quindi non in un anime del genere. 

"Metropolis" è infatti un noir-cyberpunk (da notare l'architettura), caratterizzato da uno stile retrò che va a braccetto con la computer grafica, un'atmosfera che ha il sapore degli anni '20/'30 e va al ritmo di jazz e blues pur essendo di stampo fantascientifico. 
"Metropolis" è il manifesto della nostra storia del '900, dalle tinte vivaci e gli arredi sfarzosi (dimenticavo, un fotogramma inquadra l'Arco di Trionfo parigino) alle tinte scure e il timore degli uomini davanti al progresso (robot che sostituiscono il lavoro dell'uomo) fino a toccare le pagine più nere della storia umana (il periodo fascista).
Ho dovuto dare una valutazione perché è quello che richiede una recensione, tuttavia sento quel voto come una forzatura, sento che quelle tre stelle non rendono giustizia a un'opera come questa; cinema d'autore. "Metropolis" non può essere giudicato. Dev'essere guardato. E basta. Ciò che lascia va ben oltre il semplice voto dato da una recensione.





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