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martedì 20 giugno 2017

Recensione anime: "Toradora!" regia di Tatsuyuki Nagai

Carissimi astronauti,
a più di un anno di distanza torno a pubblicare una recensione per la categoria anime!
Purtroppo, negli ultimi tempi, ho avuto poche occasioni di leggere manga e guardare anime, ma qualche giorno fa mi è presa la smania e ho approfittato della "videoteca" di Netflix per sceglierne uno. Ero in vena di qualcosa di leggero, dunque ho scelto "Toradora!", che mi era stato consigliato eoni fa dopo che avevo visto "Lovely Complex" (e quanto lo avevo amato! Se siete curiosi, trovate la mia recensione QUI).




Titolo: Toradora!
Soggetto originale: Yuyuko Takemiya (autrice della Light Novel)
Regista: Tatsuyuki Nagai
Produttore: J.C.Staff
Distribuzione italiana: Dynit
Genere: Sentimentale, Scolastico
Messa in onda giapponese: 2 ottobre 2008
Messa in onda italiana: 28 aprile 2011
Episodi: 25
Durata episodi: 24 min.
Prezzo del cofanetto: € 35,99 (4 DVD)
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Ryuji è un ragazzo tranquillo, timido e ossessionato dalla pulizia della casa. Ma a causa del suo aspetto piuttosto inquietante è sempre stato considerato un teppista. Il primo giorno di scuola nel nuovo liceo si incontra/scontra con una strana ragazza di nome Taiga: nonostante sia piccolina e carina, Taiga ha un carattere estremamente irascibile e nessuno può fermarla una volta che inizia a tirare pugni. Per questo viene chiamata la Tigre-Palmare! Tuttavia Ryuji scopre un segreto di Taiga che nessun altro sa... La Tigre e il Drago uniscono così le forze per risolvere importanti questioni di... cuore...


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Avevo cominciato a guardare questo anime anni fa, subito dopo aver visto (e adorato) "Lovely Complex": purtroppo non ero riuscita ad andare oltre al terzo episodio, probabilmente perché mi aspettavo le stesse risate e le stesse esilaranti scene, mentre "Toradora!" appare fin dall'inizio più serioso.
E in effetti lo è, come ho scoperto ora che ho visto tutti e 25 gli episodi.
I toni sono più controllati perché la storia affronta delle tematiche importanti, che non è solo il giudizio che si tende ad avere su una persona basandosi esclusivamente sull'aspetto fisico quando la realtà è diversa, ma tratta anche della famiglia; mi ha sopreso, perché spesso le storie adolescenziali/scolastiche si limitano alle cotte e agli intrecci amorosi, invece "Toradora!" offre qualcosa di più, interessante anche per chi ha superato quell'età (come la sottoscritta).
Cercavo un anime leggero, e devo dire che "Toradora!" riesce ad abbinare dei messaggi seri e "utili" ai giovani, strappando anche qualche risata, grazie a quelle scene buffe ed esagerate tipiche degli anime dove le ragazze hanno una forza sovraumana (Taiga è una vera furia!) e non mancano gli animali "mascotte", come il pappagallo Inko-chan che fa ridere solo a guardarlo!

I protagonisti della storia Ryuji e Taiga sono dei personaggi agli antipodi: lui, introverso e tranquillo, ha l'aspetto di un teppista; lei, dall'aspetto dolce e la corporatura così minuta da sembrare una bambolina, è una vera bulla! In comune hanno un amore segreto e il sogno di conquistarlo: Taiga è più intraprendente, tuttavia è talmente goffa e maldestra che la sua confessione d'amore finisce per errore nello zaino di Ryuji, ma solo come busta (senza lettera!); Ryuji è così timido e imbarazzato che invece non ha ancora agito. Combinazione: Taiga è innamorata del migliore amico di Ryuji, Yūsaku, mentre Ryuji è innamorato della migliore amica di Taiga, Minori! La trama non è di certo tra le più originali e i risvolti finali sono prevedibili, eppure l'amore tra Ryuji e Taiga sboccia così gradualmente che sembra naturale e realistico. Non è affatto un banale insta-love: è un sentimento che sorprende e sconvolge persino loro stessi nel profondo, arrivando addirittura a respingerlo e a rinnegarlo per via di una convinzione mentale che non rispetta il cuore: la scena di Taiga la notte di Natale è la migliore dell'anime, secondo me (mentre quella del penultimo episodio è dolcissima!).

I personaggi secondari sono qualcosa di più che semplici figure di contorno: ricordo che in "Lovely Complex" i protagonisti dominavano la scena a discapito degli altri (delle vere macchiette), qui invece, c'è più di un episodio dedicato a ognuno dei personaggi secondari e all'approfondimento del loro carattere: Yūsaku è probabilmente quello più semplificato con gli eccessivi sentimentalismi e quel piccolo atto di ribellione, mentre le ragazze sono molto più interessanti. L'ingenua Minori, solare e positiva, ha un istinto materno e protettivo verso Taiga ed eccelle nello sport, ma soprattutto Ami, la modella che arriva successivamente a scuola e che cela una doppia personalità, una di "facciata", e un'altra, nascosta, che è quella vera. Ami l'ho trovata, però, anche un po' contraddittoria: confesso di non averla capita del tutto, è un personaggio complesso per cui avrei voluto scoprire qualcosa di più.
In certi momenti è infantile, mentre in altri si dimostra "matura", o comunque, quella che ha capito tutto prima e meglio di tutti. Interessante che le altre ragazze della scuola pensino che lei sia più matura semplicemente perché lavora in mezzo agli adulti... in realtà non è così matura: ha semplicemente capito prima degli altri, probabilmente perché il suo lavoro la rende più sveglia. Mi ha colpito anche perché l'ho vista molto sola: nonostante sia una che non passa inosservata e anzi, fa del suo aspetto il suo biglietto da visita, è quella che si rintana tra i due distributori di bevande e snack nel corridoio della scuola, e a parte quelle due amiche con cui fa gruppo, sembra che non si confidi con nessuno e si tenga tutto dentro. Paradossalmente, lei che è quella più in vista sembra vivere nell'ombra degli altri.





Minori [rispondendo a Ryūji che le ha chiesto se ha il ragazzo]: Takasu, a te è mai capitato di vedere un fantasma? [...] Io ci credo all'esistenza dei fantasmi, però in realtà non ne ho mai visti né credo che qualcuno possa averli visti davvero, lo dicono in troppi... Però allo stesso tempo penso anche un'altra cosa, sono convinta che anch'io un giorno mi innamorerò, mi sposerò e sarò felice, però nella realtà non mi è mai capitato con nessuno di provare dei sentimenti collegabili a tutto questo. Le persone che si innamorano come se fosse la cosa più facile di questo mondo sono così lontane da me, perché in altre parole io non le vedo... E così, continuando a ripetermi «come pensavo, i fantasmi non esistono», mi sto arrendendo... Per questo, la risposta alla tua domanda è: non ce l'ho. Takasu, e tu? Sei una di quelle persone che i fantasmi li vedono?
Ryūji: Io, forse, sono di quelli che li vorrebbero vedere. Per questo vado nei punti di avvistamento dei fantasmi o guardo DVD spaventosi, è solo una mia idea però... Anche quelli che hanno il dono saranno rimasti sbigottiti la prima volta che hanno visto un fantasma, come ci saranno persone che li hanno visti ma avranno liquidato il fatto come assurdo, come se non fosse accaduto,
o altre che si sono impegate al massimo per riuscire a vederli e alla fine ci sono
riuscite. Perciò, anche tu, non puoi decidere fin da adesso che non riuscirai mai a
vederne nessuno in tutta la vita. [...] Ti auguro di poterlo vedere, un giorno, un
fantasma, Kushieda. Perché penso che da qualche parte ci sia un fantasma che
desidera essere visto da te.



Come scrivevo all'inizio, tra gli elementi che mi hanno più colpito nella storia ci sono le vicende familiari, o meglio, i drammi familiari: i genitori di Taiga sono divorziati, e lei ha deciso di mollarli entrambi per andare a vivere da sola in un loro appartamento; del resto, sono benestanti e a lei basta strisciare la carta in un bancomat. Eppure non se la cava tanto bene da indipendente... Dall'altra parte c'è Ryuji che vive solo con la madre ma è del tutto assente poiché lavora di notte e dorme di giorno, e in pratica è lui che si occupa di lei cucinando e tenendo pulita e in ordine la casa; il padre è scomparso e Ryuji non l'ha mai conosciuto. Una delle cose che si apprende con l'avanzare della storia e specialmente verso gli episodi finali, SPOILER, evidenziate le frasi di seguito a vostro rischio! → è che s'instaura un surrogato del rapporto familiare mancante tra Taiga e Ryuji: lui si comporta come un padre, accudendola, poi alla fine si rivela che nemmeno il rapporto tra Ryuji e la madre è così roseo e tranquillo come sembra, per cui Taiga diventa la figura femminile onnipresente che il ragazzo non ha. Potrebbe sembrare forzata come riflessione, ma non penso sia un caso che nel penultimo capitolo Taiga ripeta le stesse identiche parole della madre di Ryuji e lui l'associ a quest'ultima.
Penso che questo particolare offra uno spunto molto interessante riguardo le logiche dell'amore.

Complice la comodità offerta da Netflix, mi sono guardata tutti gli episodi in un fine settimana, trascorrendo delle ore piacevoli e sempre più incuriosita da quello che sarebbe accaduto nell'episodio dopo.
L'ultima puntata, però, mi ha spiazzata: ci sono due stacchi temporali che sono presentati a ridosso l'uno dall'altro e accadono tante cose, ma soprattutto, non mi aspettavo la reazione di Taiga. E così, "Toradora!" si dimostra essere anche una storia di formazione, che certo, può partire da una storia d'amore.
Ciò nonostante, il modo frettoloso in cui evolve la situazione ha fatto sì che scemasse l'emozione intensa che si era prima creata; mi ha dato meno di quanto mi aspettassi...
Per questo non riesco a dare il massimo dei voti a quest'opera perché ho la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso (tipo il carattere di Ami, la storia della madre di Ryuji, la storia dell'insegnante trentenne single, la velocità della svolta nell'ultimo episodio e gli eventi finali legati a Taiga), oltre alla malcelata intenzione (aiutata dal filosofeggiare dei ragazzi) d'avere un significato immenso e una portata universale che alla fine non regge il compito: per questa profondità sarebbero stati necessari degli episodi in più.

"Toradora!" non è un capolavoro.
Ma fa passare delle ore in piacevole compagnia, sa emozionare e offre spunti interessanti: intrattenimento, con qualcosina in più.
La storia d'amore farà sognare le più giovani!


Il voto di Universi Incantati:





mercoledì 4 luglio 2012

Recensione: "Code Geass - Lelouch of the Rebellion" regia di Goro Taniguchi (Dynit)





Sotto la maschera c'è un eroe o un tiranno?

"Code Geass: Lelouch of the Rebellion" è una serie anime del 2007 creata da Ichiro Okochiregia di Goro Taniguchi, prodotta da Sunrise e celebre perché il character design è curato dalle CLAMP.
Si tratta di 50 episodi divisi in due serie da 25 episodi ciascuna (la prima si chiama "Code Geass: Lelouch of the Rebellion", la seconda è "Code Geass: Lelouch of the Rebellion R2") capaci di tenere col fiato sospeso fino all'ultimo "turno" - questo l'appellativo dei vari episodi - perché è come se il protagonista stesse giocando una partita a scacchi, dove tra duelli mentali e strategie militari, fino alla fine ci si chiederà quale sia il suo vero volto: Lelouch è un eroe o un tiranno? Ciò che lo muove, invece, sarà chiaro fin dall'inizio...

Il 10 agosto 2011, il Sacro Impero di Britannia dichiara guerra al Giappone e lo annette al suo impero rinominandolo "Area 11";gli abitanti vengono chiamati "eleven" e sono costretti a vivere nei ghetti, a differenza dei britanni che risiedono nei quartieri di prima classe. Le scene iniziali ci mostrano due bambini che fuggono dalle terre devastate dalla guerra, e sette anni dopo, rivediamo uno di questi cresciuto:Lelouch Lamperouge è uno studente del liceo Ashford, un britannico dai modi freddi che sembra non interessarsi a nulla se non alle sfide che riguardano il gioco degli scacchi, finché, di ritorno dall'ennesima vittoria, si ritrova nell'Area 11, coinvolto nello scontro tra soldati britanni e terroristi giapponesi;messo alle strette dall'esercito britanno che lo crede un eleven, interviene in suo soccorso una misteriosa ragazza dai lunghi capelli verdi, C.C., che gli dona il Geass, a suo dire, "il potere degli dei". Tramite questo potere, il ragazzo può sottomette la volontà altrui tramite contatto visivo, riesce pertanto a liberarsi dalla scomoda situazione, inoltre, si appropria di un Knightmare Frame (mecha utilizzati dall'esercito) per poi mettersi in contatto con i terroristi, dandogli istruzioni per tendere un agguato ai britanni. E' qui che scopriamo che Lelouch è in realtà il 17° principe in ordine di successione al trono di Britannia, costretto a rifugiarsi con la sorella Nunnally presso la famiglia del liceo Ashford e sotto falso cognome, perché la madre Marianne fu assassinata da un gruppo di sicari quando loro erano ancora piccoli - evento a seguito del quale Nunnally perse la vista e l'uso delle gambe - e il padre, l'Imperatore Charles, non gli rivelò mai la verità sull'accaduto. Convinto che dietro l'omicidio ci sia il coinvolgimento della famiglia reale, in primo luogo di suo padre l'imperatore, Lelouch mira a sconfiggere la Britannia, vendicando così la madre, ma soprattutto, per costruire un mondo dove la sua sorellina possa vivere felice. Col Geass, l'impresa gli sembra ora possibile: indossando la maschera di colui che si fa chiamare Zero, in testa ai ribelli giapponesi che riunisce poi nell'Ordine dei Cavalieri Neri (i giustizieri per tutti i "deboli" che si trovano in difficoltà) Lelouch decide di affrontare tutti i principi di Britannia fino ad arrivare all'imperatore. Nel corso dell'impresa, però, vediamo che Lelouch non è affatto un eroe senza macchia: agisce senza scrupoli. E' tempo, quindi, di presentare anche l'altro bambino che si vedeva nella sequenza iniziale: l'amico d'infanzia di Lelouch, Suzaku Kururugi, è un giapponese, o meglio, un eleven, diventato britanno onorario poiché ha scelto di prestare servizio nell'esercito di Britannia; egli è alla guida del Lancelot, il Knightmare Frame di ottava generazione chiamato a scontrarsi con Zero. Proprio così: dietro Zero e il Lancelot si nascondono i due che un tempo furono amici.

Intrighi politici, fantasy e fantascienza; in questo anime c'è spazio per tutto, ma sono le discussioni etiche e morali a far da padrone. Come scrivevo all'inizio, fino all'ultimo episodio non si sa veramente da che parte schierarsi: è difficile prendere posizione accanto a Lelouch, così come accanto a Suzaku, perché entrambi si spingono spesso oltre il limite, con azioni deplorevoli che nemmeno provano a giustificare; Lelouch si mantiene addirittura lucido e volge la situazione a suo favore - sembra che non gli importi di nessuno meno che Nunnally - mentre Suzaku che fa tanto il moralista e uomo d'onore, nasconde un passato che non è proprio il caso di andarne fieri. Chi rappresenta il bene e chi il male? Entrambi hanno la stessa idea di pace e giustizia, solo che adottano metodi diversi per raggiungerla: Lelouch è drastico, vuole conquistare il mondo per poi distruggerlo e ricrearlo; Suzaku è fiducioso, entra nell'esercito perché vuole cambiare Britannia dall'interno. Messi così, verrebbe da scartare subito Lelouch, ma poi lo vediamo sommerso dai dubbi,riflettere su ciò che sta facendo e preoccuparsi per Nunnally. In un discorso con Kallen, sua compagna di scuola che è anche un membro di punta dei Cavalieri Neri, Lelouch dice che occorre continuare l'impresa ad ogni costo, perché se si fermassero, le vittime sarebbero morte inutilmente; sembra essere entrato in un meccanismo dal quale non può più uscire, perciò si fa carico di responsabilità e di pesi sulla coscienza, pur ostentando un atteggiamento sicuro di sé, spesso cinico. La maschera di Zero cade - letteralmente e non - solo davanti a C.C., sua complice e fredda sostenitrice.

Lelouch non è totalmente insensibile, lo vediamo soprattutto con Nunnally, ma anche quando si tratta dell'imbranata Shirley, compagna di scuola innamorata di lui, ed Euphemia, terza principessa di Britannia, l'unica dell'Impero che è dolce e dai sani principi: gli episodi che coinvolgono le due sono i più toccanti, ma che dico... sconvolgenti! Dei colpi di scena da far accapponare la pelle, da far accelerare i battiti e da versare fiumi di lacrime; è impossibile non essere coinvolti da ciò che accade, e personalmente, sono due personaggi che adoro. Euphemia in particolare, che rispetto ai fratelli ha un potere decisionale pressoché nullo (proprio non la considerano), quando si fa finalmente coraggio per agire coi suoi nobili propositi dettati da un cuore puro che purtroppo è anche ingenuo, il risultato è spiazzante, specie considerando che l'epilogo avviene per un incidente, un "banale" incidente, tanto che se il suo intervento poteva dare l'impressione che la vicenda si sarebbe così conclusa, scatena invece una serie inaspettata di eventi dai risvolti inimmaginabili. Euphemia è un personaggio fondamentale la cui presenza coinvolge altri personaggi; persino chi l'ha incontrata solo poche volte compie delle azioni in suo nome, o in nome del suo ideale di pace. Euphemia è un'impronta marcata negli altri personaggi, nell'intera serie, e persino in noi spettatori. Trattando l'impatto emotivo, ritorno a Shirley. E' grazie alla timida compagna di scuola che il potere del Geass si fa intrigante e al tempo stesso drammatico. La sua vicenda è quella che meglio dà l'idea altalenante del giudizio che si può avere su Lelouch: prima lo si condanna, poi lo si osserva, infine lo si perdona (intenerendosi, tra l'altro). Ma la vicenda è destinata a protrarsi, perché in "Code Geass" ogni personaggio è capace di portare la storia su nuovi binari, e allora Shirley s'imbatte in Viletta dell'esercito britanno, poi inJeremiah "Orange", sempre dell'esercito, che a loro volta intrecciano i loro destini con quelli degli altri personaggi.
Elencarli tutti sarebbe un'impresa titanica, però si può dire che Nina, compagna di scuola pressoché invisibile nella prima serie, porta con sé una scoperta dalle proporzioni devastanti, mentre la già citata Kallen, una dei protagonisti principali, contribuisce a introdurre il tema razziale poiché è di sangue misto (padre britanno e madre giapponese), mentre la madre pone accento sull'inaspettato tema della droga (la "refrain" assunta dagli eleven per tornare ai giorni felici, quando non c'era persecuzione).
Un altro personaggio degno di nota è V.V., che appare nella seconda serie ma su cui non mi pronuncio perché cadrei inevitabilmente nello spoiler, e a proposito di seconda serie, il suo inizio è spiazzante, poiché al posto di Nunnally troviamo che Lelouch ha un fratello di nome Rolo; come se l'intreccio da solo non bastasse, ecco i personaggi dal carattere ambiguo! Il ragazzino è un altro di quelli enigmatici: difficile capire quali siano i suoi scopi, anche perché fortemente contraddittorio. Un'altra ambigua è C.C.: dona il Geass a Lelouch e stringe un patto con lui, ma da dove deriva questo potere, e perché lo offre proprio a Lelouch? In più, sembra che la causa del ragazzo le interessi parecchio, per questo lo aiuta, addirittura lo sostituisce nei panni di Zero; fa di tutto perché tutto proceda secondo i piani di Lelouch. Di certo, sappiamo che non è una comune umana, che è immortale, e probabilmente per questo, fredda e cinica, tuttavia ogni tanto mostra sensibilità e fragilità; C.C. non è un personaggio che arriva subito, personalmente l'ho anche detestata, poi comincia a sciogliersi dopo l'episodio in cui arriva Mao, un ragazzo a cui aveva donato il Geass prima di Lelouch, e forse è anche da qui che comincia a vedere Lelouch con uno sguardo più dolce...

Dolcezza? Francamente, poca. La maggior parte degli episodi, specie quelli iniziali, vedranno crudeltà, spietatezza e violenza; paradossalmente, le scene coi mecha sono quelle meno violente e le scene di sangue non saranno nulla in confronto alla violenza psicologica, ma, fortunatamente, abbiamo qualche siparietto scolastico che risolleva l'altrimenti pesante atmosfera dell'anime, spesso relativi alla quotidianità di questi ragazzi (Lelouch, Kallen, la presidente Milly, Shirley, Rivalz, Nina e Suzaku) alle prese con innamoramenti, gatti in fuga, feste, e altre assurde trovate della presidente per movimentare la vita del liceo. Tutto questo, però, solo nella prima serie; la seconda è più politico-strategica, con il coinvolgimento nella guerra della Federazione Cinese (con l'introduzione di personaggi come il guerriero Lin e la giovane principessina Jiang Lihua), la scalata di Lelouch che incontra l'Imperatore e trova un nuovo nemico in Schneizel, il secondo principe di Britannia, i mecha che vengono potenziati, Suzaku che ottiene un nuovo incarico, e l'introduzione a nuovi personaggi come i Knight of the Rounds (Anya e Gino) al diretto servizio dell'imperatore. Di particolare rilievo è anche la questione della Sakuradite, minerale di cui il Giappone è ricco e che trova utilizzo in campo bellico.
La serie mi ha ricordato subito "Death Note", un altro celebre anime che punta sul tema della giustizia e che vede protagonisti due ragazzi, nemici/amici, che fanno a gara tra chi è il più intelligente in una lotta mentale dove però, uno dei due può contare su di un potere soprannaturale; insomma, senza dilungarmi oltre, proprio come in "Code Geass". A differenza di "Death Note", però, il finale di "Code Geass" è essenzialmente positivo. Mi spiego meglio: entrambi i protagonisti devono farsi carico delle conseguenze del loro potere, ma se in "Death Note" Light Yagami ne aveva abusato e si era lasciato sopraffare da esso, in "Code Geass" Lelouch si mantiene lucido e la storia si conclude con una sua scelta, con la piena consapevolezza, con una strategia che fino all'ultimo fotogramma non ci sarà chiara. Dopodiché, lacrime e applausi. Indimenticabile. "Death Note" è uno dei miei manga (sottolineo manga e non anime!) preferiti, ma "Code Geass" da ora in poi gli starà accanto. Lelouch è un gran personaggio.
La fine ci lascia inoltre con dei sottintesi e una speranza, una chicca a libera interpretazione che, se riguarderete la serie un'altra volta, sono certa farà coincidere le vostre teorie.
Questo fantastico anime è distribuito da Dynit in 4 box (due per serie) di 3 dvd ciascuno, e io ho già voglia di riguardarlo anche solo per ascoltarmi la prima e l'ultima sigla!


lunedì 16 aprile 2012

Recensione anime: Lovely Complex (Dynit)





Conquistare a suon di risate!

Qualche sera fa, stavo facendo zapping quando sono finita su Rai Gulp (canale 42 del digitale terrestre) dove trasmettevano un episodio di "Lovely Complex", serie anime del 2007 (2009 in Italia) di cui avevo sentito parlare ma che non avevo avuto modo di vedere prima. L'episodio in questione era il 16 ("La magia di Maity! Una mutevole immagine d'amore?") e subito mi colpì perché divertente e "serio" al tempo stesso, perché il rapporto tra due affiatati amici sfocia nell'amore (in modo evidente per quanto riguarda la ragazza) e mi colpì l'ottima realizzazione tecnica, in particolare la sequenza che vede i due tornare a casa in bicicletta, lui che guida e lei dietro, con un dialogo che ruota intorno ai sentimenti e la cui "pausa per riflettere su ciò che si è detto" coincide con il frenare della bicicletta dinanzi al semaforo rosso; la bici che riparte e pian piano tra i due si scioglie il gelo, un sorriso aperto mentre di nascosto si asciugano gli occhi, il mutismo del ragazzo e un'inquadratura che spinge a sperare, mentre una musica dolce sfuma fino a decretare la fine dell'episodio... e io che subito corro sul web per cercare gli episodi in streaming!

"Lovely Complex" ("Rabu Con", conosciuto anche con l'abbreviazione "Love Com") è tratto dall'omonimo manga di Aya Nakahara, e narra la storia d'amore tra Risa Koizumi e Atsushi Otani, entrambi vittime del complesso dell'altezza. Koizumi, infatti, è alta 170 cm quando la media delle ragazze giapponesi è circa 158 cm, mentre Otani è basso, 156 cm quando la media dei ragazzi giapponesi è intorno ai 172 cm.
Ciò che contraddistingue "Lovely Complex" da un classico shōjo è proprio la serie di gag esilaranti che ruotano intorno al complesso dei due, basti pensare che fin dal primo episodio assistiamo ai loro continui scambi di battutine, o al semplice fatto che il cognome della ragazza, "Koizumi", significa "piccola sorgente", mentre quello del ragazzo, "Otani", vuol dire "grande valle"; i siparietti dei due sono talmente comici che vengono subito etichettati dagli altri come gli "All Hanshin Kyojin", un duo comico molto famoso in Giappone. Certo, se la comicità della storia continuasse in tal senso finirebbe col non divertire più, ma il problema non è da porsi visto che abbiamo due protagonisti simpatici e buffi - specialmente Risa con la sua goffaggine che spesso cade negli eccessi - ed è una comicità a tutto tondo, dallo stile di disegno "super deformed", all'ottimo doppiaggio che valorizza gli stati d'animo dei protagonisti attraverso continue variazioni di voce. Personalmente, sono arrivata a piangere dalle risate: un anime spassoso come "Lovely Compex" non l'avevo mai visto.

Contemporaneamente, però, ho vissuto anche l'emozione opposta alle risate: l'amarezza. Questo sentimento è provocato da Risa, che com'è vero che è un po' maschiaccio, nerd (va pazza per i videogiochi al punto da confonderli con la vita reale) e a suo modo intraprendente e determinata, è anche volubile e lunatica, capace di sprofondare nella depressione per una delusione d'amore. Mi sono ritrovata nei suoi turbamenti, nelle sue insicurezze, nelle sue delusioni... mi ha fatto tanta tenerezza. Atsushi, d'altro canto, a parte l'essere eccessivamente tonto, in certe occasioni mi è sembrato avere caratteristiche femminili, ad esempio quando si mette delle forcine coi fiori per tenere i capelli mentre gioca a basket - ebbene sì, è un giocatore di basket e non è niente male! -, ha sani valori ed è un bravo ragazzo, talvolta sorprende coi suoi comportamenti, e per questo Risa se ne innamora, ma siccome dice sempre quello che pensa in modo diretto e senza fronzoli, spesso finisce col farla soffrire, senza contare che è anche testardo e orgoglioso. Ad ogni modo i due sono simili, e sono tante le passioni comuni, ad esempio quella per il rapper Umibozu (che sembrano conoscere solo loro, e sono fan sfegatati!) o la curiosità nel provare cose nuove nei menù; talvolta si ritrovano addirittura a dire le stesse cose (aspetto comune negli anime, devo dire) e avendo più o meno lo stesso carattere, è facile anche che si scontrino (a suon d'insulti o a pugni!).

L'anime conta 24 episodi che riassumono una storia di due anni.
La svolta decisiva si ha con l'arrivo in liceo del professor Maity, mentre l'episodio del compleanno di Risa è uno dei più belli (riguardo al mondo degli anime, la scena dei fuochi d'artificio è tra le mie preferite in assoluto). In seguito, la ex Kanzaki, l'ammiratore Haruka, la vicina di casa Mimi e il collega di lavoro Kohori scuotono il rapporto tra Risa e Atsushi, ma in modo interessante, perché aiutano i due protagonisti a comprendere meglio i loro sentimenti; i triangoli amorosi, piuttosto che dare il tipico impatto drammatico degli shōjo, danno il via a nuove situazioni comiche, specialmente nel caso della vicina Mimi che fa la modella ed è alta come Risa, quindi tra rivalità e complicità, e nel caso del collega Kohori, basso come Atsushi ma molto più intraprendente.
Un personaggio tutto particolare è la graziosa Seiko, su cui non mi sbilancio per non rovinare la sorpresa, ma basti pensare che attraverso lei si affronta un altro "complex", che per certi versi si confronta con quello di Risa; è un tema delicato affrontato con purezza e semplicità, in barba ai giudizi della massa e basato sul fatto che negare i propri sentimenti equivale a negare se stessi. Penso che sia questo l'episodio più profondo dell'anime, trattato con leggerezza solo in apparenza.

Risa e Atsushi sono poi circondati da un gruppo di amici: Nobu, la migliore amica di Risa che ogni tanto si sente come una mamma nei suoi confronti, prodiga di consigli e quella che più di tutti la sprona; Nakao, amico di Atsushi e giocatore nella stessa squadra di basket, sta insieme a Nobu fin dall'inizio e sono una coppia ben collaudata, due veri piccioncini; la timida Chiharu e l'altrettanto timido Suzuki, la coppia che si forma alla fine del primo episodio, che è proprio grazie a loro che Risa e Atsushi iniziano a frequentarsi, visto che Risa era interessata a Suzuki e Atsushi a Chiharu. Ci sono poi un paio di episodi che si concentrano sulle vicende delle due coppie, ma devo dire che le ho trovate piuttosto noiose, specie quella tra Chiharu e Suzuki che mi sembra puramente riempitiva; va comunque riconosciuto che le due storie, inserite come episodi finali della serie, hanno il compito di spostare l'attenzione verso il futuro dei protagonisti, ossia, cosa faranno, i nostri, una volta finito il liceo? Risa è, ovviamente, l'unica che non ha le idee chiare. Quello che ne consegue, per quanto interessante, è solo un accenno. Mi chiedo se il manga sappia mostrare qualcosa in più, per questo intendo acquistarlo quanto prima; può darsi che tornerò a integrare la recensione con queste informazioni e qualche confronto.

Come scrivevo all'inizio, la realizzazione tecnica è ottima: musiche azzeccate, incalzanti quando serve e dal sapore caraibico quando nella storia si aggiunge un po' di pepe, oppure ancora, esilaranti quando le solite melodie vanno via via stonando ad accompagnare un risvolto tragicomico; un doppiaggio italiano che per la prima volta non fa rimpiangere l'originale, uno dei migliori di sempre, mentre per le sigle preferisco di gran lunga le musiche e le immagini della versione giapponese. Una cosa che mi ha infastidito è stata invece la totale assenza di una traduzione per le parole scritte, ma non so se questo sia un difetto presente anche nei cofanetti DVD (2 box distribuiti da Dynit); magari ve lo saprò dire.
Il fatto è che "Lovely Complex" è entrato direttamente tra i miei preferiti, addirittura l'ho guardato due volte di seguito, la seconda con la scusa di farlo conoscere a mio marito che, a proposito, si è divertito e gli è piaciuto, tanto da volerlo vedere in due soli pomeriggi; del resto un episodio tira l'altro, grazie anche a dei tagli ben studiati.

Concludo dicendo che ho guardato persino il live action (pensare che con "Death Note" - un altro dei miei favoriti - non ho ancora provveduto...)!
Il film, rigorosamente sub ita e trovato in streaming sul web, mi ha fatto sorridere e mi ha regalato momenti piacevoli, anche se il professore e la sorella di Risa (che poi nell'anime è un fratello -_-'') sono oltremodo bizzarri e nonsense. In compenso, Ema Fujisawa nella parte di Risa, con le sue continue mosse (da schizzata) rende il personaggio piuttosto bene. Teppe Koike, invece, non è irresistibile quanto l'Atsushi dell'anime. Il live action conclude la storia a suo modo, in quello che per l'anime è l'episodio 16, in maniera semplificata e molto meno romantica, per cui consiglio vivamente di non perdervi l'anime.
Quasi quasi lo guardo una terza volta...





lunedì 27 dicembre 2010

Recensione "Evangelion 1.11 You are (not) alone"

Recensione "Evangelion 1.11 You are (not) alone" di Hideaki Anno




Non sei solo...

Qualche giorno fa anche la mia regione è passata definitivamente al digitale terrestre, così, giovedì scorso, mi sono messa a cercare il canale RAI4, che prima non riuscivo a vedere e mi mangiavo le mani, perché sapevo che è uno dei pochi canali in chiaro dove trasmettono anime, addirittura i più recenti; erano le 20 quando trovandolo, ho scoperto che poco più tardi avrebbero dato "Evangelion 1.11 You are (not) alone" e non ho potuto fare a meno di fare i salti di gioia!

Di "Neon Genesis Evangelion" ho ormai visto tutto ciò che si poteva vedere, dalla serie animata ai film "Death & Rebirth" e "The end of Evangelion", mi manca solo il manga... insomma, la seguo al punto tale d'essermi conciata da Rei Ayanami al Lucca Comics & Games 2010, e nonostante il finale della serie mi abbia spiazzato, o meglio, reso interdetta/inebetitaconun'espressionedipintainvoltoequivalenteaun"eh?", e mi ha fatto scervellare dall'inizio alla fine senza darmi una chiara risposta, spingendomi a interrogandomi sul vero significato degli Eva e soprattutto, di questi angeli che attaccano gli umani, e sul fatto cruciale della storia evidenziato solo all'ultimo, ossia il progetto di perfezionamento dell'uomo... è stato il mio pensiero fisso per giorni e non ho potuto fare a meno di affezionarmici! In seguito ho visto gli altri film e mi sono addirittura documentata, ma tutto ciò mi ha fatto sorgere un'ultima e fondamentale domanda: Evangelion è la storia fantascientifico-apocalittica di un'umanità che tenta di sopravvivere a tutti i costi (respingendo addirittura gli attacchi degli angeli), o è una storia fittizia, frutto della mente autistica di Shinji Ikari? La prima ipotesi sembra trovare appoggio in "The end of Evangelion", mentre la serie a puntate si avvale della seconda teoria; personalmente tengo in considerazione entrambe, trovo in ognuna il suo perché che me la fa apprezzare, tuttavia... voglio la verità! E andrò fino in fondo!

Il primo passo per andare fino in fondo è guardare il "nuovo" film che dopo questa lunga premessa mi accingo a recensire: "Evangelion 1.11 You are (not) alone".
Lo dico subito, la parola "nuovo", tra virgolette, è perché veramente si tratta di un ulteriore restyling della serie, come già era successo con "Death & Rebirth", solo che, se in quest'ultimo le scene si susseguivano in un rapido riassunto (delle prime 25 puntate), in "Evangelion 1.11" c'è più respiro: si torna ai lunghi silenzi, ai paesaggi dove eccheggia, monotono, il canto delle cicale, al nastro della cassetta che ripete in rotazione le stesse canzoni, al vuoto vagone di un treno, agli improvvisi "soffitti sconosciuti"... parola chiave: solitudine. 
Solitudine nell'aria, nelle cose, nelle esistenze dei protagonisti.

Primo fra tutti, Shinji Ikari, un quattordicenne abbandonato dal padre e orfano di madre, richiamato dal padre solo per adempiere ai suoi "loschi" scopi e altrettanto facilmente liquidabile nel caso in cui non li adempisse. Egli, piuttosto che affrontare i problemi, scappa, e si ostina ad essere un antieroe, concentrato solo su se stesso, i suoi problemi e il suo "mal d'animo"; non ho mai conosciuto un protagonista così debole, per certi versi, "negativo". Shinji è come se fosse continuamente afflitto da depressione, ma se si abbraccia la teoria della serie a puntate, tutte queste caratteristiche potremmo riassumerle con una parola: autistico.
Seconda, in ordine di apparizzione, il direttore operativo della Nerv, Misato Katsuragi: pur avendo grinta, coraggio, mascolinità e sregolatezza, il suo è semplicemente un altro modo per gridare al mondo la sua solitudine. Vive sola, si abbuffa e si ubriaca; dietro la sua esuberanza c'è un volto incredibilmente triste, segnato dalla perdita del padre, dall'incubo che si verifichi un Third Impact (lei ha vissuto le conseguenze del Second Impact quand'era solo una bambina) e... qualcos'altro che sicuramente si tratterà in "Evangelion 2.22". Misato propone a Shinji di andare a vivere da lei, ma penso che il motivo di questa scelta sia perché lei ha bisogno a sua volta di compagnia per riempire la sua stessa solitudine.
Infine, Rei Ayanami, la misteriosa ragazza dai capelli azzurri alla guida dell'EVA 00, il cui passato ci è oscuro ma del presente sappiamo - e questo "Evangelion 1.11" lo mostra chiaramente - che il padre di Shinji ha un debole per lei, come se fosse la figlia prediletta ("se sarà un maschio lo chiameremo Shinji, se sarà una femmina Rei..."). E' introversa e silenziosa, non parla mai di sé ed è un miracolo anche il semplice fatto che rivolga ad altri la parola, è fredda, e come un automa esegue gli ordini e basta; si mostra indifferente se Shinji la vede nuda e le cade addosso (toccandole un seno, per di più), ma s'infervora e lo schiaffeggia quando lo sente parlar male del padre. Forse è proprio questo il punto: per lei, il corpo non conta; resiste nonostante le gravi ferite fisiche, e anche se agonizzante si butta nella battaglia perché non ha nulla da perdere; le vere ferite sono quelle dell'animo... L'unico legame che Rei ha, è con il suo EVA, ed è con questo discorso e quel dimesso "arrivederci" che si arriva a capire quanto anche lei soffra di solitudine (e del non avere altri scopi, di non avere senso se non per stare a bordo dell'EVA); è forse la più sola di tutti, conoscendo la storia.

Ebbene, ho trattato la solitudine, ma questo film s'intitola "You are (not) alone", ovvero, "non sei solo"! Ecco, quel "not" tra parentesi è parecchio enigmatico. Proverei a dare la soluzione dicendo che ognuno di noi è solo, in realtà. E' come la storia raccontata da Misato e Akagi a proposito delle relazioni tra i porcospini, che per paura di ferirsi l'uno con l'altro non si avvicinano... ma è avvicinandosi che si vince la solitudine. Quel messaggio "non sei solo" è nascosto nella stretta di mano tra Shinji e Rei, nel pianto di lui e nel sorriso appena accennato di lei; nel compensarsi, davanti alle difficoltà. Non sei solo, you are not alone, come quella bella canzone.

Trattandosi di una trilogia di film, il ciak finale però va oltre, e ci mostra, a sorpresa, Kaworu Nagisa e le sue parole di sfida verso Shinji. Devo dire che il personaggio è introdotto con largo anticipo rispetto alla serie televisiva, comunque vedremo presto come si evolverà la storia perché "Evangelion 2.22 You can (not) advance" sarà trasmesso su RAI4 questo giovedì 30 dicembre alle 23 circa. Stay tuned!

Questa recensione non finisce mai, ma devo ancora spendere due parole per le caratteristiche tecniche del film. 
Visivamente è una bomba: tratti puliti, colori vivaci, tutto bello nitido e luminoso con cura nei dettagli... è perfetto, una goduria per gli occhi! 
L'audio, invece, non mi ha soddisfatto pienamente: addirittura certe frasi non sono riuscita a sentirle! Forse perché era in Dolby Surround e non l'avevo impostato... chissà... fatto sta che è successo, ad esempio, che quando dentro la NERV dopo la fuga e il ritorno di Shinji, Misato parlava fuori dalla stanza rivolgendosi al ragazzo, io... non ho sentito un tubo! Ma proprio niente! Che fastidio.
Altra nota, l'inizio del film mostra un mare di sangue che non ricordavo d'aver visto prima di "The end of Evangelion" (quindi il finale-finale); che sia un cenno a ciò che ha causato il Second Impact?
Poi ancora, guardando "Death & Rebirth" avevo finito con l'apprezzare maggiormente quell'inizio, costruito come una sorta di prologo, e che vedeva la storia partire dal Second Impact con la piccola Misato, ma qui si ripropone lo stesso inizio della serie, revisionato quel tanto che basta per renderlo impeccabile; quindi torno anch'io ad apprezzare le origini!
Infine, come accennavo in precedenza, questo film riassume meglio di "Death & Rebirth" (per forza di cose perché l'altro riassumeva 25 episodi) quindi c'è più respiro e sono state tagliate le scene veramente superflue, tuttavia c'è un pezzo, quello in cui si accenna che Shinji dovrà entrare in una nuova scuola e di punto in bianco egli riceve un cazzotto da Tōji Suzuhara (suo compagno di classe)... ecco, questo è l'unico punto in cui si sente che manca qualcosa!

Ora non mi resta che darvi appuntamento alla recensione di "Evangelion 2.22" dicendo: andrò fino in fondo!


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