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lunedì 6 giugno 2011

Recensione "Angel Sanctuary" di Kaori Yuki

Recensione "Angel Sanctuary" di Kaori Yuki (Panini - Planet manga)
(Recensione dell'opera completa)




        


Quando gli angeli sono demoniaci e i demoni angelici: pronti a mettere tutto in discussione?

“Angel Sanctuary” è la storia di Setsuna Mudo, sedicenne che soffre di un amore impossibile, quello per la sorella Sara. “Angel Sanctuary” è la storia di Alexiel, un’angelo femminile che un tempo si ribellò a Dio, e che per questo fu condannata a un ciclo di vite sulla Terra, tutte segnate da un amore tormentato e una tragica fine. Setsuna è l’ultima reincarnazione di Alexiel. Il giovane lo scopre quando due demoni, Cry e Arakune, giungono sulla Terra con l’intento di risvegliare il suo vero io; contemporaneamente, un cherubino di nome Catan risveglia l’angelo Rosiel (sigillato sulla Terra), gemello di Alexiel e suo opposto, che ossessionato dalla sorella desidera anch’egli risvegliarla, possibilità realizzabile solo con la morte di Setsuna. 
Il ragazzo, intanto, non crede alla storia raccontata dai due demoni e nega il suo coinvolgimento, decisione ancor più ferma quando scopre che Sara ricambia i suoi sentimenti. Nella battaglia contro la madre, contro i compagni di scuola, e contro la società, l’unico a restargli vicino e ad incoraggiarlo è il senpai Sakuya Kira, il quale però nasconde un grande segreto... Nel quarto volume la svolta narrativa, dove a seguito di un evento particolare, in Setsuna si risvegliano parte dei poteri spirituali di Alexiel, cosa che rischia di provocare l’armageddon. La tragedia sarà sventata grazie all’intervento del santo eremita Adam
Kadamon che congelerà il tempo sulla Terra e indurrà Setsuna a compiere un viaggio dall’Inferno al Paradiso fino all’Etenamenki, perché lui è il Salvatore destinato a porre fine alla guerra nel Cielo...

Diciamolo subito: “Angel Sanctuary” o lo si odia, o lo si ama. Non è un manga per tutti, non solo perché è consigliato ad un pubblico adulto, ma perché tratta temi piuttosto pesanti e contorti, dove i personaggi agiscono d’istinto, spesso mossi da sentimenti egoistici e passionali; soprattutto, ribalta completamente i concetti di Inferno e Paradiso così come la definizione stessa di Angeli e Demoni, per non parlare di come finisce per dipingere Dio.
“Angel Sanctuary” è blasfemo? Personalmente ci ho riflettuto nel corso della lettura, specie la prima volta dove mi sembrava di leggere continue bestemmie: la mia risposta è no, e lo dico da cristiana. Certo è che i più sensibili non sopporteranno di vedere degli Angeli crudeli compiere atti orribili quali stupri e abusi di potere, e sarà altrettanto difficile accettare l’amore incestuoso tra Setsuna e Sara, ma occorre pensare che l’universo di “Angel Sanctuary”, per quanto ci assomigli, non è il nostro, pertanto ha un altro dio. Per comprendere al meglio questa tesi occorre arrivare alla fine della storia, soffermarsi sulle immagini di quel dio e il discorso che pronuncia: ci si renderà conto che quell’essere ha ben poco di divino e soprannaturale... ma eviterò di fare spoiler. Non dimentichiamo poi, che l’opera prende spunto da riferimenti biblici, ma si basa anche sulla
mitologia nordica, la cabala, e soprattutto sul tema della reincarnazione. “Angel Sanctuary” gioca con tutto: ciò che entrato nell’immaginario comune, per certi versi lo conferma, per altri lo mette in discussione, e non solo, gioca anche con la sessualità, confondendoci su certi personaggi che prima sembrano maschi poi si rivelano essere femmine, e viceversa. Ambiguo potrebbe essere lo stesso Setsuna che, in quanto reincarnazione dell’angelo Alexiel, una donna, dovrà spesso fare i conti con la sua vita precedente e i vecchi amori, uomini che guardando lui continuano a vedere lei, e in generale lo paragonano (specie all’inizio); Setsuna ama incondizionatamente chi fa parte del suo presente (Sara), ma mostra un profondo affetto anche verso chi era stato vicino ad Alexiel, perché, combinazione, sono persone che fanno parte anche del suo presente. Insomma, è proprio vero che i sentimenti non muoiono mai. 

Senza dubbio shōjo, quindi incentrato sui sentimenti, “Angel Sanctuary” è anche classificato come fantasy, fantascienza, e genere gotico, tuttavia la definizione più azzeccata mi sembra quella di steampunk. In primis, tutto comincia con un videogioco, “Angel Sanctuary” appunto, che distribuito sulla Terra dal cherubino
Catan nel tentativo di risvegliare l’angelo Rosiel, manovra le menti dei giocatori e li usa per ottenere energia spirituale, energia che è anche elettrica se si considera il blackout che deriva dall’operazione; poi appare Rosiel, che sembra un po’ angelo (con le sue ali, la pelle candida, i capelli lunghissimi e gli occhi seducenti) e un po’... androide. Poi c’è la scena di un computer che incorpora un essere vivente, poi ancora c’è Rosiel che costringe gli altri ad inghiottire un suo chip, creando così delle bambole da gestire a piacimento come fossero robot. Col proseguimento della storia ci renderemo conto di come tutti gli esseri di “Angel Sanctuary” siano a metà tra l’organico e il meccanico, con sangue e cavi elettrici: durante omicidi e stermini (addirittura episodi di cannibalismo) vedremo tessuti e materia nei dettagli, perché “Angel Sanctuary” è anche un po’ splatter e decisamente violento; violenza fisica e violenza psicologica.

Molto marcato è anche il tema della discriminazione femminile, dove specie tra gli angeli, la donna è vista come tentatrice perché ha un corpo le cui forme rendono “osceno” (quindi l’uomo non ha colpa se cede), tesi avvalorata dalla questione delle suore, che in “Angel Sanctuary” sono a tutti gli effetti delle schiave, scelte tra le donne meno intelligenti appunto perché sia più facile che obbediscano agli ordini.
C’è anche discriminazione razziale. La vicenda degli Improper Child, sempre nel contesto paradiso, ricorda molto da vicino la realtà del nazismo, perché si basa proprio su quell’assurda idea che è la ricerca della perfezione; esperimenti genetici, creature Grighol, la scelta di quel dio di creare gemelli (Alexiel e Rosiel prima, Metatron e Sandalphon poi) sono tutti aspetti che pongono al centro questo tema.

Come accennato, il luogo dove si svolge tutto questo è il paradiso; non che l’inferno sia roseo, tutt’altro, ma il paradiso è decisamente peggiore, il vero inferno! Si regge sulla meschinità e sull’arrivismo; gli angeli sono suddivisi in gerarchie e sono corrotti, vogliono potere e ne abusano. Il peggiore è Sevoftarta, che fa a gara con Rosiel nel ruolo dell’antagonista, tuttavia non dimentichiamo che tra i nemici di Setsuna ci sono anche l’ambiguo Belial, Lucifero, e Sandalphon; tuttavia nessuno di questi è il vero cattivo, né il boss finale.

I tanti personaggi di “Angel Sanctuary”- così tanti da perdere il filo perché ognuno è un po’ protagonista e viene seguito a lungo e con profondità – sono quasi tutti personaggi tormentati, e ce n’è anche di ossessionati. Molti hanno il costante desiderio struggente d’essere perdonati e purificati da dio, inoltre, nessuno è perfetto, e anche chi si potrebbe considerare buono, finisce col macchiarsi di qualche peccato. Gli stessi Setsuna e Sara commettono diversi errori: sono egoisti nel loro reciproco sentimento, e incoscenti, perché la loro vicenda coinvolge anche altre persone, individui disposti a sacrificarsi perché credono nel Salvatore. Da qui, sensi di colpa e prese di coscienza... verso la maturità. É interessante assistere alla crescita dei personaggi, e oltre a Setsuna e a Sara, mi ha colpito quella del giovane Rasiel, assistente dell’angelo Zafkiel; i personaggi di quest’opera sono sempre in movimento, accade sempre qualcosa che li mette alla prova e li costringe a cambiare, sia che si tratti di un evento passato o del presente stesso. Tra i miei preferiti ci sono il drago Nidhog, l’irritabile angelo del fuoco Michael, lo strafottente sempai Kato (amato col tempo) e l’enigmatico sempai Kira (specialmente dopo...!), ma ce ne sono tanti che mi hanno colpito, ad esempio il cherubino Catan e la sua fedeltà a Rosiel, l’angelo della terra Uriel, il capo dei troni Zafkiel, il santo eremita Adam Kadamon, persino quel mucchio-di-difetti-Rosiel! Poi ancora altri che pure se con breve apparizioni sono riusciti a commuovermi, come il mostruoso demone Abadon, la piccola Thiara, l’ingenua suora Ril, e l’I-child muto Af (mutismo e cecità sono ricorrenti in quest’opera). Se c’è un personaggio che invece ho detestato, si tratta del demone Belial, detto anche Cappellaio Matto; la faccenda, poi, l’ho trovata un po’ noiosa.
La psicologia dei personaggi è affrontata anche attraverso i sogni, visti come rifugio dalla realtà, come proiezione del subconscio, o come pura illusione quando si tratta di incubi creati da Sandalphon per confondere le menti.

L’opera di Kaori Yuki colpisce anche per i suoi disegni, a dir poco splendidi: acconciature elaborate, abiti ricchi e personalizzati fino all’ultimo ricamo, volti che parlano da sé, e ancora raffinatezza, e dettagli su dettagli; si potrebbe riassumere dicendo che la sensei è un’esteta. In termini di bellezza, i miei preferiti sono Alexiel, l’angelo dell’acqua Djibril e Lucifero, poi c’è Metatron che è troppo kawaii. Tuttavia, a volte c’è una paradossale approssimazione, mi sembra di notarla quando si tratta di scene d’azione, dove c’è un alto rischio di non capire quello che è successo; soprattutto all’inizio, è facile anche confondere i personaggi (specie i minori), questo perché, mi ripeto, sono davvero tanti, e a volte i loro tratti si somigliano... comunque Alexiel e Rosiel sono gemelli, Alexiel è la reincarnazione di Setsuna e dicono che lui le assomiglia, e lui ha una sorella, Sara... gira che rigira i tratti sono quelli! In compenso, ci sono delle scene talmente belle, delle sequenze e delle inquadrature talmente ricche di significato che mi hanno indotto a sorvolare sui difetti sopraelencati; cito ad esempio il viso di Sara quando scoppia a piangere in uno dei primi volumi (Setsuna dice: “ecco... si è rotta”), oppure durante il suo processo, quando la ragazza afferra la maglia dell’angelo Raphael, a dimostrare con quel gesto che dietro la grinta che mostra c’è tanta paura, e infine, la meravigliosa sequenza finale, con le piume che cadono dal cielo.

Ero indecisa se valutare l’opera con quattro stelle oppure cinque: la decisione finale è maturata grazie a una seconda lettura dell’opera, avvenuta tutta d’un fiato, mentre la prima volta ero stata costretta ad aspettare la pubblicazione bimestrale, cosa che per una storia complessa e articolata come questa, comporta il rischio che il lettore capisca metà delle cose (complice i tanti personaggi e i difettucci nel disegno accennati sopra).
Il desiderio di scrivere una recensione il più esaudiente possibile, testimonia che “Angel Sanctuary” mi è piaciuto. Molto. Nonostante l’ambiguità, nonostante la difficoltà, nonostante il peso dei temi trattati, nonostante la crudeltà, e anche se all’inizio sembrava andare contro ai miei principi; ho cercato di capirlo, ho aperto la mente, ho imparato ad accettarlo.
Ho trovato tanti messaggi nascosti, delle verità sull’amore, sull'etica, sul fatto che i giovani si trovino costretti ad affrontare grandi cose tutto da soli perché la società non li aiuta. E ho imparato qualcosa.
“Angel Sanctuary” lascia il segno, che lo vogliate o meno. C’è chi si è appena reso conto d’esser stato conquistato.


Articolo pubblicato anche su TrueFantasy per la rubrica Jappo W!

sabato 23 aprile 2011

Nuovo articolo per TrueFantasy "Jappo W!": Vampire Knight!


Oggi su TrueFantasy - rubrica "Jappo W!" troverete il mio articolo (che è anche un po' recensione) al manga/anime "Vampire Knight"!

Nell'articolo ho cercato di non cadere nello spoiler, pur accennando all'ultimo volume uscito (il 12), ho poi commentato brevemente anche l'anime, dopodiché non ho potuto fare a meno di esternare la mia spudorata preferenza per Zero (^.^)

TrueFantasy "Jappo W!": Vampire Knight



Cari amici di TrueFantasy,

con l’articolo di oggi coglierò l’occasione di spezzare – almeno per un po’ – un’agognata attesa: vi parlerò di Vampire Knight! Ebbene, il manga è attualmente sospeso, in attesa che nuovo materiale dell’autrice Matsuri Hino sbarchi dal Giappone. Per cercare di farvi capire quanto mi ha appassionato Vampire Knight, vi racconterò un po’ della sua storia...

Nel Collegio Cross ci sono due sezioni: la day class e la night class, e come suggeriscono i nomi non sono altro che la classe diurna e la classe notturna; il piccolo particolare è che la night class è composta da soli e affascinanti vampiri. In pochi conoscono la verità, tra questi, il Direttore Crossche da sempre sogna una convivenza pacifica tra umani e vampiri, la sua figlia adottiva Yuki (la protagonista), e il migliore amico della ragazza,Zero Kiryu, ultimo discendente di una stirpe diVampire Hunters (cacciatori di vampiri).Yuki e Zero non sono semplici studenti della day class, sono anche Guardiani (“knight”, appunto) che hanno il compito di sorvegliare vampiri e umani affinché non si verifichino situazioni rischiose, complice il fatto che le ragazzine della day class vanno letteralmente pazze per i bellissimi della night class, e la stessa Yuki non è da meno visto che nutre una profonda ammirazione per Kaname Kuran, capoclasse della night class nonché nobile vampiro dal sangue puro che l’ha salvata dall’attacco di un malvagio vampiro quando Yuki era solo una bambina. Buona parte di ciò che avete appena appreso sono delle informazioni inesatte, se non addirittura false; siete sconcertati? Benvenuti nel club! Il vampire hunter Zero Kiryu, quello che odia i vampiri dal più profondo del cuore, è
lui stesso un vampiro: quand’era bambino, la sua famiglia è stata attaccata da una vampira di sangue puro, Shizuka, la quale sembrerebbe abbia risparmiato solamente lui, condannandolo però a una lenta agonia; il suo morso ha segnato il destino di Zero, che se continua a rifiutare di nutrirsi di sangue (oltre a rifiutare se stesso), la brama lo condurrà alla pazzia e lo trasformerà in un Livello E, ossia un vampiro completamente privo di senno che agisce solo ed escusivamente per nutrirsi; in breve, una bestia assassina. La sua lotta interiore scoppierà quando non riuscendo a resistere alla sete morderà Yuki, che ama in segreto... L’ingenua e coraggiosa Yuki, però, non è una ragazza qualunque. Del suo passato non si sa nulla se non che quella notte di neve, ancora piccolina, fu salvata da Kaname, e per lei stessa la sua vita comincia da lì. Poco alla volta, però, i ricordi cominceranno ad affiorare, confondendola e rendendola inquieta, al punto tale che Kaname
sarà costretto a intervenire drasticamente, investendo il lettore con una serie d’incredibili colpi di scena. Kaname. Dopo 12 tankōbon del manga e 26 episodi dell’anime, Kaname è ancora un bel mistero, o meglio, qualche input mi fa pensare che nel volume 13... ecco, per questo sto aspettando con ansia! Ma sorvoliamo. Tornando al comportamento ambiguo di Kaname, egli protegge Yuki, tiene enormemente a lei, ma fin dall’inizio sembra nascondere qualcosa; il suo comportamento riservato e troppo composto, personalmente non mi ha mai convinto. Infatti lo vedremo muovere delle pedine sulla scacchiera, rendendoci poi conto quel gioco è la realtà, che la sua pedina preferita è Zero, che farà uso del suo legame con Yuki per dirigerlo verso i propri scopi, non così puliti come vuol far sembrare, e guadagnandoci sempre agli occhi della ragazza perché raramente si sporca le mani (solo qualora serva ottenere qualcosa di veramente importante per se stesso); è ufficiale, lo detesto! E non mi sembra che porti rispetto a Yuki, specie con gli ultimi risvolti dal volume 10 in poi. Ebbene sì, ci sono ulteriori risvolti dopo il volume 10, come si deduce dall’ultima puntata dell’anime (serie “Vampire Knight Guilty”). Come succedeva col volume 7 di Death Note e a un certo punto di Angel Sanctuary, la
storia subisce un cambiamento radicale, con scelte, conseguenze, e il trascorrere del tempo, tanto che verrà da chiedersi se quello che abbiamo letto finora sia solo l’introduzione a qualcosa di più grosso. Vampire Knight non è solo un shōjo fantasy col triangolo amoroso, ha anche un’impronta giallistica e d’intrigo, con tanti personaggi secondari ognuno con un proprio background da scoprire. Tra il manga e l’anime non ci sono grosse differenze, anzi direi che la trasposizione animata rispetta fedelmente l’originale della Hino in tutto e per tutto, tranne nell’ultimo episodio della serie guilty, intitolato semplicemente “Vampire Knight”, diretto in modo grossolano e sbrigativo come se l’autrice avesse solo abbozzato la storia; in particolare non mi va giù la mancanza di una certa scena visto che tifo spudoratamente per Zero (articoli e recensioni obiettive non fanno per me!), ad ogni modo è una serie godibile, che vi spingerà a divorare un episodio dopo l’altro, assetati da un verdetto finale che però è ancora lontano visto che il manga è in corso... non ci resta che tenere d’occhio il sito della Panini (Planet manga) e sperare che arrivi presto!

Per dire la vostra sulla serie, vi aspetto nel gruppo di TrueFantasy aNobii!




Colgo l'occasione per augurare a tutti una BUONA PASQUA! 
E lo faccio restando in tema:

(la protagonista di "Vampire Knight", Yuki, con quello che io oggi vedo come un coniglio pasquale ^^)

Passate delle felici e spensierate feste!

venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "L change the world" di M

Recensione "L change the world" di M (ediz. Panini)











L o non L, questo è il problema!



Da ammiratrice di Death Note e di L, dico: che tristezza.
Ho letto questo romanzo con grande fatica.


In primis, non mi piace come è scritto: già dal primo capitolo ho dovuto rileggermi le stesse frasi un sacco di volte, sarà per la punteggiatura, sarà per il modo in cui costruisce le frasi (o probabilmente entrambe le cose), la narrazione è pesante, noiosa... tanti paroloni e poca sostanza, è quasi illeggibile. Questo scrittore in incognito, "M", mi da l'impressione d'essere alle prime armi (non che io sia una scrittrice affermata, però paragonato ad altri romanzi, o anche solo al precedente "Death note: another note" ho trovato un abisso!)


So che questo romanzo è tratto dall'omonimo film, che, premetto, non ho ancora avuto il piacere di vedere, quindi mi limiterò a giudicare la storia del romanzo in sé: la trama è fin troppo intricata (per non parlare dell'incipit, non invoglia assolutamente!), e si risolve in modo assurdamente semplice e sbrigativo, con molti punti oscuri, tra cui: come faceva L ad aver previsto tutto fino a quel punto? Addirittura 270 giorni prima degli avvenimenti? E' Nostradamus?!
Le finestre sul passato, piuttosto che rivelare, annebbiano la verità e spesso confondono: tralasciando gli episodi dell'assistente Kuju, la Wammy's House eccetera, ho capito che qui le cose vanno diversamente rispetto al finale del manga, ossia, si riassume che L è riuscito a catturare Kira, il padre Soichiro Yagami lo ha arrestato, ma poi Light è morto, L custodisce l'orologio del suo "unico amico" (ma che gli prende a L?) e Misa Amane è ancora viva. Va bene, lo accetto, e anzi, mi fa piacere che sia stato L a vincere su Kira, ma non è credibile; i comportamenti dei vari personaggi che abbiamo conosciuto attraverso il manga, non sono fedeli a se stessi: come può Soichiro continuare a vivere conoscendo la realtà dei fatti, quando già nel manga si sarebbe ucciso se suo figlio avesse dichiarato di essere Kira (nb: in auto con Light e Misa dopo che questi sono stati liberati dalla prigionia di L)? Stessa cosa riguardo Misa, che già è bella confusa per aver perso la memoria dei Death Note, anzi, ad un certo punto sembra che L preveda pure il suo futuro suicidio (Nostradamus parte 2°!), ma soprattutto...


L.
Il mio adorato, stravagante e brillante detective... come lo hanno ridotto! A parte le scene in cui si pappa di tutto e di più (tanto che a leggere mi veniva fame), questo personaggio non sembra proprio lui: così dimesso, così emotivamente fragile, con intuizioni senza lode, ed il suo voler dimostrare qualcosa persino a se stesso, lavorando per la prima volta da solo sul campo... ma cosa devo leggere! L HA sempre lavorato da solo! Fbi, polizia giapponese, Naomi Misora... erano tutte pedine che abilmente muoveva sulla scacchiera (certo, badando che non si facessero male), ed era sicuro di sé, tanto da sfiorare la presunzione (che poi presunzione non è perché che sia il miglior detective del secolo è un dato di fatto).
Non mi piace che usi il Quaderno della Morte e sia destinato al Nulla (allora preferisco sia morto prima e senza catturare Kira, almeno non è condannato a quella specie di limbo!), soprattutto non mi va che pensi: "tra poco c'incontreremo Light, chissà cos'è il Nulla... indagheremo insieme" Ti prego, no! L non prova tutti questi sentimenti per Light (così profondi, poi), non li ha mai provati! Nel volume 13 del manga, la "Guida alla lettura", c'è scritto addirittura che L mente quando dice a Light che è il suo primo e unico amico!
A completare il quadro, l'introduzione di un nuovo personaggio, la bambina Maki, che rappresenta l'evidente scusa di tirare fuori un lato di L fin troppo umano, quasi a risvegliare un sentimento paterno... ma è come se passasse da un estremo all'altro; l'L che conosciamo non si lascia prendere da emozioni quali accarezzare la testa, abbracciare, prendere per mano... al contrario, è schizzinoso quando tocca le cose (tranne quando si tratta di mollare calci in stile capoeira!)
Rileggendo queste considerazioni, sembra proprio che abbiano stravolto il personaggio.


Mi piange il cuore a dare solo una stellina: mi aspettavo veramente qualcosa di bello se non eclatante, viste le premesse morali e idealistiche, invece i moralismi non hanno proprio spessore, più che altro sono frasi fatte che non spingono alla riflessione.
Mi consolerò guardando le bellissime illustrazioni della copertina, del retro e pure le prime due pagine all'interno del libro: il disegnatore Obata non mi delude mai!
Peccato che i contenuti non siano superbi quanto la confezione...

giovedì 7 ottobre 2010

Recensione "Death note Vol. 13 Guida alla lettura" di Tsugumi Ohba & Takeshi Obata

Recensione "Death note Vol. 13 Guida alla lettura" di Tsugumi Ohba & Takeshi Obata (ediz. Panini)





Per non farsi mancare nulla di Death note


Dopo aver letto i 12 volumi ed essermi appassionata alla serie, ho atteso impaziente svariati mesi prima che questo volume 13 arrivasse in fumetteria, ed ora eccolo, qui tra le mie mani... "RAMMENDATO"!
Non posso fare a meno d'iniziare la mia recensione facendo prima un appunto sulla rilegatura scadente fatta dalla Panini (ho visto ora su aNobii che il problema è comune): ho letto tre pagine e la prima si è staccata, sono andata avanti lo stesso, ma per ogni pagina che leggevo se ne staccavano altrettante, fino ad arrivare all'uscita di un intero blocco di 20 e successivamente, 50 pagine. Che orrore! Primo, perché io sono una che ci tiene da morire alle proprie cose, in modo maniacale quando si tratta di cose per la quale mi sono appassionata; secondo, perché il volume costa ben 6,90 €! E' tanto per un manga, seppure di gran valore come Death note... (tra l'altro i prezzi stanno via via aumentando grazie al successo della serie).

Avviso importante: il mio volume non è stato sostituito perché per le prime pagine avevo cercato di rimediare con un po' di scotch, quindi evitate d'intervenire e portatelo subito indietro (sempre che ci siano copie decenti, vista la diffusione del problema)! Alla fine mi sono arrangiata usando una tecnica di rilegatura con la colla liquida (tipo Vinavil), tecnica che di solito adotto per i miei dattiloscritti; ci vuole un po' di pazienza però funziona. Se v'interessa, trovate le istruzioni qua: http://www.danaelibri.it/rifugio/soccorso/rilegatura.as…

Passiamo alle cose belle, questo "How to use" (mi piace più il titolo originale rispetto a "Guida alla lettura" perché ricorda le pagine del Death note stesso).
Le parti più interessanti sono senza dubbio le schede dei personaggi: generalità (persino la data di nascita), descrizione psicologica con tanto di diagramma, caratteristiche dettagliate e citazioni.

Riguardo l'intervista agli autori ho preferito quella del disegnatore, Obata; la Ohba mi ha lasciato un po' perplessa con certe sue dichiarazioni, su tutte, il fatto che questa sia un'opera d'intrattenimento e basta, che non era sua intenzione fare discorsi filosofici su bene e male, giustizia e ingiustizia... ma se è proprio per questo motivo che io adoro Death note! Poi c'è il discorso delle mele, che lei ha scelto semplicemente perché rotonde e rosse, in contrasto con il nero... persino il maestro Obata credeva fosse un riferimento religioso, invece... Insomma, mi è crollata. Non sono mica l'unica che si è persa in questi ragionamenti, anzi, su tutta la rete ci sono dibattiti (anche accesi) su questi argomenti e lei dichiara che è SOLO intrattenimento? Mi ha quasi irritato. Ho trovato molto più professionale l'intervista di Obata (davvero interessante quando descrive le tecniche di disegno e spiega il suo lavoro nei dettagli, anche con esempi pratici).

La parte dedicata ai riassunti di ogni puntata è un po' noiosa, ma trattandosi di una guida la loro presenza è più che giustificata.

Il riportare tutte le regole del Death note e confrontarle con quanto accaduto nella storia è un metodo efficace per assimilarle meglio e comprendere gli avvenimenti, specie lo scambio dei quaderni da parte di Light. Interessante anche l'elenco e analisi di tutti i trucchi adottati dai personaggi, verrebbe da dire: "Mi-ti-co!" alla Homer J. Simpson.

Non potevano poi mancare gli schizzi originali inclusi quelli non definitivi.

La vera chicca, però, è alla fine del volume: oltre all'episodio pilota, c'è un diario di Ryuk dal tono comico, infine, le divertenti strip scarabocchiate (gag), dove il carattere strambo di L da il meglio di sé.

Una guida alla lettura a tutti gli effetti, dove non mancano curiosità (Near prova antipatia per L?) ed elementi su cui si fa luce (la morte di Misa).
Non do 5 stelle solo per il problema della rilegatura, ad ogni modo gli appassionati non possono perdersi questa guida!

PS: quasi dimenticavo, la bellissima card di L che svela il suo vero nome! E' un piacere per gli occhi!

Recensione "Death note: another note" di Nisioisin

Recensione "Death note: another note. Il serial Killer di Los Angeles" di Nisioisin (ediz. Panini)






SPOILER!

Un piccolo omaggio a L
Qualche settimana fa ho terminato di leggere il manga "Death note" ed è stata una scoperta che mi ha segnata, illuminata e appassionata, al punto da diventare un'ammiratrice sfegatata di quest'opera.

Probabilmente, Nisioisin, l'autore di questo romanzo breve, ha provato le mie stesse emozioni, e in particolare, il desiderio di non imporre la parola "fine" a una storia così avvincente, specialmente se si tratta di far rivivere il personaggio più carismatico e interessante che abbia mai conosciuto: L.
Ora, non mi soffermerò sulle considerazioni e gli elogi verso questo insolito detective (lo farò quando recensirò il manga), anche perché, se leggete questo romanzo, vedrete che ad elogiarlo ci ha pensato già questo autore! Di frequente ci ritroveremo a leggere questa frase: "Elle, il detective del secolo" oppure, più semplicemente, "Elle..." con quei punti di sospensione degni di una dichiarazione d'amore, dove le parole non dette sono quelle più significative per esprimere i sentimenti.

Fin dalle prime righe, attraverso le parole di Mello, l'autore ci trasmette un'ammirazione smisurata nei confronti di L, e probabilmente ad un tratto si sarà trovato ad affrontare un compito molto difficile: cercare di rendere L fedele all'originale di Ohba e Obata. Immaginate cosa accadrebbe se una parte del suo carattere fosse contraddittoria, o "non da L"; i fan non glielo perdonerebbero di certo. Il guaio è che ognuno di noi si è fatto un'idea di L, ed è così fortemente caratterizzato, con i suoi metodi stravaganti e gli atteggiamenti fuori dal comune (e fuori di testa), che è come se l'autore avesse le mani legate.
Forse è per questo che, sebbene consideri questo romanzo un piccolo omaggio ad L, il nostro detective arriva a fare qualche apparizione sporadica, e ce ne rendiamo conto col senno di poi, considerando che sul finale scopriamo che tale Ryuzaki non è L (come potrebbero pensare coloro che hanno letto il manga) bensì la sua "copia" B, l'assassino Beyond Birthday.

I colpi di scena ci sono, lo stile di scrittura è scorrevole e garantisce qualche piacevole oretta di svago, però ogni tanto c'è qualche caduta di stile, proprio riguardo alla scrittura in sé, ad esempio non mi piacciono quei "..." all'interno di un dialogo per indicare che la persona rimane in silenzio o sbalordita; preferirei che lo scrivesse, lo DEscrivesse... questo è un romanzo, non un manga. Così come i ragionamenti "aperti" di Naomi Misora, la vera protagonista della storia: a volte risulta difficile seguire il filo dei suoi ragionamenti, che forse appunto perché sono presentati sotto forma di dialogo anziché pensiero (e ancora una volta ci sono quei punti di sospensione che non aiutano), è come se alla fine mancasse un pezzo per, come direbbe Near, "completare il puzzle" e consentire al lettore di comprendere la deduzione. Tuttavia, paradossalmente, il manga è avvincente appunto per i suoi enigmi complicati dove prima di capire la soluzione cui i personaggi sono giunti con tanta facilità, tocca tornare a rileggersi la spiegazione; tutto sommato, quello che è un difetto, può rappresentare una marcia in più che lo avvicina all'originale.
Un po' titubante sulla scelta di affermare che B avesse gli occhi dello shinigami, così, per natura o per errore, ma d'altronde serviva un ulteriore punto in comune con la storia di Death note e grazie a questa scelta ha aggiunto quel tocco soprannaturale di cui altrimenti si sarebbe sentita la mancanza (Light uccideva le persone scrivendo il loro nome sul Quaderno, qua sarebbe stato tutto troppo "normale"!)

Voto 3 stelle su 4 perché è dura essere all'altezza dei creatori del manga, era un compito arduo e l'autore lo ha sostenuto regalandoci pure l'effetto sorpresa; ha creato una storia nuova ed originale, è rimasto fedele alle basi, e soprattutto, come può non fare piacere leggere alcuni retroscena dei personaggi che abbiamo tanto amato? L'apparizione del vero L alla fine, è, appunto, la chicca finale. Assieme alla splendida copertina e alle meravigliose illustrazioni di Obata (voglio il poster! :D)

Ho un'altra considerazione. Prima ho scritto che L fa delle apparizioni sporadiche... ripensandoci, mi sono sbagliata.
Del resto, l'essenza di L è questa: in un'enorme schermo bianco che fa da sfondo, c'è un'unica lettera che prevale, l'iniziale del suo nome. E così è questo romanzo: c'è una storia che fa da sfondo, ma al centro, il nucleo, il fascino e la forte presenza di un grande personaggio. Anche se non c'è fisicamente... c'è. L è proprio questo: una lettera senza volto. Un'essenza, un'ideale.
L'idea di giustizia.
Ecco, ci sono cascata. Ho fatto gli elogi ad L anche in questa recensione!




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