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venerdì 27 ottobre 2017

5 Cose Che... #81: Le 5+1 Case Editrici più presenti nella mia libreria

Carissimi astronauti,
eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica ideata dal blog Twins Book Lovers.
L'iniziativa si svolge ogni venerdì, e ogni volta si tratta un argomento diverso; dai libri ai fumetti, dai telefilm ai film, talvolta anche canzoni e locations!
Vi ricordo che la partecipazione è libera e aperta a tutti; basta iscriversi QUI.





Le 5 Case Editrici più presenti nella mia libreria
... vado a occhio!

1. Mondadori


Non ho bisogno di controllare la mia libreria per sapere che la Mondadori regna sovrana: tra gli Oscar bestseller, i Mondadori ragazzi, gli Urania, alcuni classici e le grandi serie ("Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco", "Hunger Games", "Le cronache del Mondo Emerso"...), ho un'infinità di libri pubblicati da questa casa editrice!


2. TEA Libri


Sono un'amante dei tascabili TEA, che adoro proprio grazie al loro formato... e al prezzo! Ho acquistato nell'edizione TEA quasi tutti i libri della serie di Anita Blake, oltre ad altri diversi fantasy.


3. Newton Compton


Non solo libri cartacei (dai classici alle ultime novità) ma anche tantissimi ebook, grazie anche alla collaborazione del blog; per questo il mio elenco di libri editi da Newton Compton è in continua crescita!


4. Piemme


Della Piemme ho diversi libri della collana "Il Battello a Vapore", dopodiché troviamo dei fantasy, dei libri di narrativa...


5. Fanucci & Salani


Mi sembra di notare un parimerito! Della Fanucci ho la serie "Temeraire" più altri libri di vario genere tra lo sci-fi di Dick e (ancora) altri fantasy; della Salani ho la serie di "Harry Potter" più i libri di Silvana De Mari. A occhio, direi che sono pari!




Cosa ne pensate delle 5+1 Case Editrici più presenti nella mia libreria?
Scommetto che le nostre situazioni non sono poi così diverse ;)

In ogni caso, lasciate nei commenti le vostre opinioni in proposito e le vostre 5; se poi siete tra i blog partecipanti all'iniziativa, passo volentieri a curiosare! ;)

Nel gruppo di discussione Facebook "Blogger: 5 Cose Che " stiamo per decidere gli argomenti da trattare a novembre... iscrivetevi per partecipare e sceglierli insieme a noi!









mercoledì 22 giugno 2016

Recensione: "Il Lato Positivo" di Matthew Quick (Salani)

Carissimi astronauti,
l'altro ieri ho avuto modo di parlarvi di questa storia nel Blogathon che confrontava libro e film de "Il Lato Positivo", ma stavolta mi dedico specificatamente alla recensione dell'originale cartaceo.
Partiamo dall'inizio con la scheda del libro ;)




Titolo: Il Lato Positivo
Autore: Matthew Quick
Editore: Salani/Tea
Genere: Narrativa contemporanea
Data di uscita: prima edizione pubblicata col titolo "L'orlo argenteo delle nuvole" nel 2009
Formato: cartaceo ed ebook
Pagine: 290
ISBN-10: 8850241135
ASIN: B00BEIEC9W
Prezzo: 12,00 euro (ediz. economica TEA, cartaceo) / 6,99 euro (ebook)
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L’inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki.
Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel ‘postaccio’, la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo… Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto.
Dov’è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l’ultima volta che l’ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività?
Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all’imprevedibile finale. Il libro da cui è stato tratto il film rivelazione del 2012.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati

Dopo aver amato il film e aver cercato questo libro per più di un anno (avrei fatto prima a comprarlo su amazon!) posso dire che l'attesa è stata premiata, ed è valso la pena essere così ostinata a trovarlo: come il film, anche il libro è rientrato tra i miei preferiti.

Il film è piuttosto fedele al libro, soprattutto per i personaggi di Pat e Tiffany perfettamente interpretati da Bradley Cooper e Jennifer Lawrence; ma come la storia del cinema insegna, ci sono alcune differenze, e il film si conclude molto prima e con semplicità. Per il confronto vi rimando a questo post.

Il libro è più delicato nel raccontare il passato di Pat e Tiffany; l'autore svela il loro vissuto poco alla volta, quando i personaggi stessi sono pronti ad affrontarlo. All'inizio il lettore ha pochissimi elementi a disposizione: non sa per quanti anni Pat sia stato nella clinica psichiatrica, per quale motivo sua moglie Nikki lo abbia allontanato, cos'ha fatto per ritrovarsi tuttora in cura da un analista, e in più, tutta la sua famiglia è coalizzata nel nascondergli la verità, cosa che contribuisce a dare al romanzo l'intrigo dei mistero.

Il libro tratta la malattia della mente e dell'animo, ma piuttosto che perdersi in definizioni o snocciolare tutte le informazioni cliniche dei casi (la schizofrenia di Pat e la depressione di Tiffany), ci mostra le azioni e le reazioni dei protagonisti, li pone a confronto tra loro e nelle varie occasioni, dopodiché li mette in relazione con la società, e per me è proprio questa la parte più interessante della storia: chi si può definire davvero "normale"? Pat e Tiffany hanno degli evidenti problemi, ma osservando i comportamenti degli altri personaggi (il padre, l'analista, la madre, la coppia di amici Ronnie e Veronica) sembra che ognuno abbia la sua dose di pazzia! L'autore Matthew Quick sembra voler dire che la normalità non esiste... soprattutto, però, sembra che il messaggio che desidera trasmettere sia un altro, più profondo, e rivolto a tutti noi: ricominciare è possibile.

Pat e Tiffany sono personaggi realistici, e le loro storie altrettanto reali: sono due giovani tra i venticinque-trent'anni che hanno visto il loro matrimonio finire prematuramente, per un motivo o per un altro non importa, quel che conta è che entrambi si sentono esattamente allo stesso modo, pur manifestandolo diversamente.
Entrambi amavano, e credevano nel loro primo amore anche se non era tutto rose e fiori. Anche i rispettivi partner Nikki e Tommy hanno avuto reazioni completamente opposte davanti alle difficoltà del rapporto di coppia, ma l'epilogo per i protagonisti Pat e Tiffany è lo stesso: si sono ritrovati soli, in qualche modo traditi, col cuore e la mente spezzati. La loro sofferenza è palpabile, evidenziata anche dalla canzone scelta per la gara di ballo, "Totally Eclipse of the Heart", toccante e molto più pertinente del medley scelto nel film. Poi adoro il modo in cui i due si avvicinano, delicatamente, come animali feriti, pochi passi alla volta, stando insieme addirittura senza parlare, poiché alla fine basta esserci, condividere una passione e uno sfogo (il correre) con un silenzio che esprime più di mille parole. E' meraviglioso poter assistere all'evolversi del sentimento, che non è solo istinto ma è anche razionale, completo.


Ronnie mi ha raccontato che suo marito è morto, e questo fa di lei una vedova e non una donna sposata, però non dico niente perché mi sto esercitando a essere gentile e non ad avere ragione, come ho imparato in terapia e come piacerà a Nikki.
E' molto triste constatare che Tiffany porta ancora la fede al dito.
E poi di colpo Tiffany mi sta abbracciando, si appoggia con la faccia ai miei pettorali e piangendo mi sporca la maglia nuova di Hank Baskett. A me non piace essere toccato da nessuno a parte Nikki, e non mi va proprio che Tiffany imbratti di trucco la maglia che mio fratello è stato tanto gentile da regalarmi [...] eppure mi sorprendo a ricambiare l'abbraccio.
Poso il mento in cima ai suoi capelli neri e lisci, sento il suo profumo e
improvvisamente anch'io sto piangendo, e questo mi spaventa un sacco. I nostri corpi sussultano insieme, piangiamo come due fontane. Andiamo avanti così per almeno dieci minuti, poi lei mi lascia e corre via, girando attorno alla casa dei suoi genitori.


Facendo un passo indietro nella storia, Pat è l'unico che potrebbe recuperare il rapporto con la ex, ragion per cui cambia atteggiamento e schema di pensiero; da qui il titolo del film (poi cambiato anche per il libro) "Il lato positivo". Il concetto di migliorare se stessi e assumere un atteggiamento positivo per cambiare la propria realtà è racchiuso anche nel titolo che in principio fu "L'orlo argenteo delle nuvole" ("The Silver Linings Playbook"), una frase enigmatica che si può comprendere solo alla fine del libro: è senz'altro meno pratica, ma molto più poetica (leggere per credere!), del resto, la via della guarigione è soprattutto a livello spirituale ed emotivo. Il libro è un continuo citare elementi quali "nuvole" e "sole", metafore di rabbia e bisogno d'amore.

Un altro elemento che rende questa storia tristemente reale è il rapporto tra Pat e il padre, nonché il rapporto dei due genitori tra loro: a tratti completamente diverso dal personaggio interpretato nel film da Robert De Niro, Patrick senior ricalca la maggior parte dei padri di famiglia alla vecchia maniera: burbero, insensibile ed egoista, pensa solo a se stesso e a guardare il suo maledetto football; è proprio in base all'esito delle partite che varia il suo umore. Disprezza il figlio, la moglie, la ex moglie di Pat... forse sotto sotto disprezza se stesso, ma non ci è dato saperlo. Lo vediamo compiere dei piccoli gesti che per Pat hanno molto valore, ma non si potrà mai avere la certezza di quel che prova per lui. Contrariamente alle aspettative, questa versione del padre di Pat, rispetto al film, non evolve. E forse è meglio così: il libro non vuole essere una storia banale, con un lieto fine a tutti i costi e su tutti i fronti.

Il libro di Matthew Quick è una storia originale, scritta in un linguaggio semplice e immediato (grazie anche alla voce narrante in prima persona di Pat), tra ironia, romanticismo e cruda realtà.
L'ho trovato un po' noioso nella parte riguardante le partite di football perché come Tiffany non amo questo sport, ma tutto il resto è coinvolgente, tanto che in diverse occasioni ho provato tenerezza e compassione nei confronti del protagonista, mentre nel finale non ho potuto fare a meno di commuovermi.
Mi ha lasciato con un'emozione e una sensazione fantastica... positiva!


Il voto di Universi Incantati:





venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "Resti mortali" (Anita Blake vol.2) di L.K. Hamilton

Recensione "Resti mortali" (Anita Blake vol.2) di L.K. Hamilton (ediz. Nord/Tea)






Zombie, vampiri, Junkie, necrofagi... ci mancava solo il vudù!

Questo secondo libro che riguarda le vicende soprannaturali di Anita Blake mi è piaciuto più del primo (NB: "Nodo di sangue").

La differenza più rilevante che ho notato, è che questa volta ero in tensione davvero; la presenza dello zombie assassino pluriomicida (anche solo accennata, senza lo scontro diretto con la protagonista), era terrificante, per il modo con cui privava gli umani delle loro vite, ma soprattutto perché si avventava su creature innocenti come i bambini.

La storia è ricca di azione -specialmente nei capitoli finali - in un crescendo di suspance e adrenalina.

Ottima la scelta d'introdurre la sacerdotessa Dominga Salvador, che con la sua arte vudù e l'incontro con Anita, ci svelerà quale potere spirituale segreto possiede la nostra eroina. Dominga non è solo un ottimo avversario, e un ottimo espediente per rivelarci qualcosa in più della protagonista... un bel colpo di scena che suscita curiosità.

Menzione a parte per il vampiro MASTER Jean-Claude: per quel poco che appare (come sempre), resta uno dei personaggi più convincenti e intriganti (assieme ad Anita) e scommetto che ci riserverà delle gran belle sorprese.

Recensione "Polvere alla polvere" (Anita Blake vol. 5) di L.K. Hamilton

Recensione "Polvere alla polvere" (Anita Blake vol. 5) di Laurell K. Hamilton (ediz. Nord/Tea)






*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***
Toccante illusione


Questa quinta avventura di Anita Blake mi è piaciuta subito, sarà perché dopo diversi mesi di distacco ho cominciato a sentire nostalgia, ad ogni modo la storia mi ha preso particolarmente già dalle prime scene del crimine (piuttosto che l'arduo compito di risvegliare zombie secolari). Tali scene sono macabre e "splatter" come al solito, e forse ne abbiam viste anche di più crudeli (con i bambini), ma queste vittime giovani, e in particolare la vicenda della defunta Ellie che sembra abbia avuto rapporti con colui che l'ha vampirizzata e sta per risorgere quando i genitori cattolici preferirebbero impalarla... be', è un bel dilemma, potrebbe nascerne un dibattito.

Ma non è di omicidi che voglio discutere, nemmeno dei rituali per zombie: questo è un libro più intimista rispetto ai precedenti; riguarda la famiglia.
Per prima cosa abbiamo gli accennati genitori della vittima prossima a diventare vampira, Ellie.
I coniugi Quinlan, poi, hanno anche un altro figlio adolescente, Jeff, che viene rapito dai vampiri, e per il quale Anita sembrerebbe provare un istinto fraterno (lo ha conosciuto prima del rapimento e si sente responsabile per l'accaduto)pertanto, desidera liberarlo a tutti i costi.
Poi abbiamo lo sceriffo St. John e la moglie Beth, innamorati come lo erano al liceo (e la loro è una delle scene più commoventi).
Come dimenticare poi, i fratelli Bouvier e l'evento che costringerà la sorella a perdere la fiducia in Magnus?
C'è dell'altro, se Anita prova un istinto fraterno nei confronti di Jeff, è un vero e proprio istinto materno quello che prova nei confronti dell'assistente Larry: diventa paranoica, iperprotettiva, tanto che ha trasmesso anche a me questo sentimento verso il suo ubbidiente, attento, e perspicace amico.
Veniamo a Jean-Claude, ecco che qui scopriamo un po' del suo passato: lui era un servo, precisamente il fanciullo da castigo di un aristocratico; ciò significa che godeva degli stessi privilegi del figlio ricco (vestiti, istruzione, lezioni di equitazione...) ma nel caso in cui il figlio "di sangue" dovesse essere punito, era lui a subire al suo posto, per preservare l'altro in quanto unico e vero erede. Dunque anche qui abbiamo il tema della famiglia, o meglio, il non far parte della famiglia.

Questo tema tuttavia, si evidenzia principalmente con la nostra protagonista Anita Blake. Anita finisce con il doversi scontrare con la vampira più infida e disonesta che abbia mai conosciuto: Serephina. Cosa fa di tanto sleale questa Master, è che la colpisce là dove fa più male, nel cuore e nei sentimenti, e scavando nel suo profondo le fa credere d'essere sua madre, la rende vittima di un'illusione che la mostra ancora vivente, le promette che può tornare tra le sue braccia, stare insieme a lei e per sempre... usa la magia per convincere Anita.
Riviviamo così i momenti più bui della Sterminatrice; la scopriamo come una bimba che adorava la madre, poi sentiamo le coccole, il trauma della morte, l'assenza e la solitudine.
L'epilogo è disarmante, una delle cose più belle e struggenti che abbia mai letto, comprese le considerazioni finali sulla disperata ricerca dell'abbraccio materno.

Posso concludere questa recensione evitando di trattare di spiriti, fate e compagnia, ma Jean-Claude merita un'ulteriore analisi (come sempre).
La scena di lui solo con Anita nella stanza d'albergo, prima col bagno nella vasca poi con il "morire" nella camera da letto (e così ogni volta in cui nascerà il sole), prima le parole del suo umile passato, poi l'irresistibile contatto tra i due corpi, sono le pagine più belle.
Mostrandolo per la prima volta così docile e dimesso, suscitando quasi pena, e lasciando percepire la sua fragilità, Jean-Claude riesce a conquiestare definitivamente il cuore più freddo e convinto perché, cavolo, in ogni donna c'è l'anima da crocerossina! Vogliamo l'uomo forte e coraggioso, l'eroe, ma se questi ci mostra anche il più piccolo accenno di sensibilità/fragilità, ecco che ci sciogliamo in brodo di giuggiole.
E pensare che parteggiavo per Edward, però la Hamilton ha aggiunto delle cose troppo interessanti stavolta; ha arricchito i personaggi e non solo Jean-Claude, ma anche Larry, e Anita per prima. Poi io adoro i flashback...

5 stelle pienamente meritate!

Recensione "Nodo di sangue" (Anita Blake vol. 1) di L. K. Hamilton

Recensione "Nodo di sangue" (Anita Blake vol. 1) di L. K. Hamilton (ediz. Nord/Tea)





Che tosta questa Anita!
La storia inizia con un ottimo incipit: l'invito a un addio al nubilato in uno strip-club di vampiri. Ebbene sì, in quest'epoca non specificata, negli States, i vampiri sono legalmente riconosciuti, e per garantire l'incolumità di noi fragili esseri umani, ecco che c'è la Sterminatrice Anita Blake!

Questa ragazza alta poco più di un metro e sessanta e dal peso piuma, è tanto spietata quanto "umana", ed è questa la cosa che più mi ha colpito nell'intera vicenda: finalmente un'eroina che sarà pure una tipa tosta e coraggiosa, ma è quel suo lato fragile a renderla piacevole agli occhi del lettore; è ferita e soffre come una dannata, è in una grotta e ha una paura incredibile (anche se la nasconde), ha dei poteri soprannaturali ma anche un lato sensibile... senza dimenticare la fluida dialettica e un'insolita passione per i pinguini.

La storia si sviluppa tra un'antagonista che porta il nome di Nicholaos ed è la MASTER della città, tra un misterioso e affabile vampiro di nome Jean-Claude che si preannuncia importante (sia per la storia, sia per Anita stessa) e infine un junkie (individuo che si offre ai vampiri per donargli il proprio sangue) di nome Phillip, cui non si può restare impassibili...

Tutto qui? Ebbene no. La nostra Anita è una ragazza molto impegnata: dovrà affrontare topi licantropi, fantasmi del passato (e non in senso letterale), ricatti, tradimenti, tentativi di omicidio, casi dove intervenire come Risvegliante per resuscitare i defunti, trovare alleati, scoprire il significato di sogni confusi, entrare nella chiesa della vita eterna (quella dei vampiri) e partecipare a degli incontri dediti all'eros.
Insomma, un romanzo che non annoia di certo!

Recensione "Maximum Ride: l'esperimento Angel" di James Patterson

Recensione "Maximum Ride: l'esperimento Angel" di James Patterson (Ediz. Nord/Tea)





Vorrei adottare questi sei angeli


Premetto che il mio voto è condizionato dal fatto che lo abbia letto "a singhiozzo" in un periodo zeppo d'impegni.
E' un vero peccato perché si tratta di un ottimo prodotto, e qui di seguito cercherò di spiegare il perché.

Anzitutto, questo primo volume di "Maximum Ride" ossia, "L'esperimento Angel", non è un capitolo introduttivo, bensì, è un romanzo ricco d'azione, cambiamento, e in continua evoluzione; ci tengo a precisarlo perché ultimamente ho letto diverse saghe, il cui primo libro non fa che gettare esclusivamente le basi, come se si trattasse di una preparazione alla storia, mentre preferirei nient'altro che la storia vera e propria (e non è così che dovrebbe essere, del resto?).
Insomma, ecco il primo punto a favore: è un romanzo che sta in piedi da solo e permette di vivere la storia.
Anzi, dirò di più, già dall'inizio si entra nel vivo dell'azione: dentro un incubo, Max (novantotto percento umana, due percento aviaria - insomma, ha le ali) è inseguita dagli Eliminatori (mutanti che da umani si trasformano in lupi), poi, nel capitolo successivo, Max è a casa, alle prese con altri cinque ragazzi, orfani e mutanti come lei; cosa ci sia di tanto movimentato in quest'ultimo caso? Be', la scena ci mostra una combriccola di bambini e adolescenti (sei in totale) durante la colazione; caspita, c'è quasi più azione rispetto all'inseguimento! Senza contare i tanti nomi da memorizzare e da associare a personaggi che già mostrano un bel caratterino, ognuno diverso dall'altro.

Fang, Iggy, Nudge, Gasman, Angel e Max.
Facilissimo confonderli all'inizio, comprensibile rimanere spaesati; questi nomi acquisteranno corpo, anima e identità, solo man mano che si familiarizza con la storia.
Allora si scoprirà che Fang è il taciturno, nonché spalla della protagonista quando si tratta d'agire per il gruppo; Iggy è il cieco dalle abilità manuali, prezioso perché ha tutti gli altri sensi più sviluppati (udito, tatto e pure percezione); Nudge è la bambina chiacchierona che più di tutti desidera trovare i veri genitori... in seguito svilupperà abilità esclusive; Gasman è il fratello di Angel, un impensabile stratega sul campo di battaglia, specie quando si tratta di fabbricare... bombe!; Angel è la piccolina del gruppo, legge nel pensiero (chi non lo fa, ormai? Intendo nei romanzi :P) e ha anche qualche altra dote nascosta. Infine c'è Max, la capo-gruppo, il cui ruolo è anche quello di "mamma", nonostante abbia solo quattordici anni e il suo bisogno di una figura materna è al pari (e forse superiore, visto le responsabilità premature) degli altri. Un altro piccolo particolare: Max deve salvare il mondo.

Come? Perché?
In questo libro non otteremo alcuna risposta, però c'è un indizio, dato da una misteriosa Voce, che dice più o meno così: "il mondo non può essere salvato dai grandi, Max. Sono loro che lo stanno rovinando".
Credo che questa frase dica già molto se si pensa che "i grandi" sono gli Eliminatori e i Camici Bianchi, ossia coloro che vogliono ripetere gli esperimenti su Angel e desiderano "riappropriarsi delle proprie creature", i sei ragazzi.

Su "i grandi", è inoltre fermamente collegato il tema ricorrente di questo romanzo: gli adulti identificabili come famiglia, e l'abbandono.
C'era un adulto nella vita dei sei orfani, si chiamava Jeb, ed era stato lui a portarli in salvo, via dai laboratori. Jeb era come un padre per loro, tuttavia è scomparso, e da anni non si hanno più sue notizie.
In seguito, ci saranno diversi colpi di scena legati alla sua figura, e una certa ambiguità, un mistero che tormenterà il lettore dato che non ha la possibilità di leggere degli anni in cui lui stava con i ragazzi; ciò che si conosce di Jeb, lo si apprende solo attraverso i ricordi di Max.
Il tema della famiglia si manifesta anche nell'episodio di Ella e sua madre; una piccola parentesi nella vita di Max, davvero significativa e commovente.
I sei ragazzi, inoltre, si considerano parte della stessa famiglia, e l'elemento che lo enfatizza è il rapporto tra Angel e Max: è tenerissimo e struggente quando Max pensa a Angel come "la mia piccola, la mia bambina", e questa bambina viene rapita subito nei primi capitoli; ecco che si manifesta la sensazione dell'abbandono.
Non solo, considerando che i nostri "eroi" sono alla ricerca dei propri genitori, è amaro il pensiero che possano rischiare di separarsi da un momento all'altro, una volta ritrovati; già, di nuovo, abbandonarsi.
Combattuti tra il dubbio che siano stati proprio gli stessi genitori a cederli per gli esperimenti o che siano stati sottratti con l'inganno, consapevoli che una volta ritrovati, potrebbero non essere desiderati dai familiari dato che non sono ragazzi "normali", loro viaggiano gli States a questo scopo: risalire alle proprie origini, ritrovare i genitori, e infine, scoprire il perché di tutto questo.

Tra gl'inseguimenti dei camici bianchi e degli Eliminatori, tra l'interrogarsi su quanto possa durare la vita di questi esperimenti (Eliminatori e gli stessi protagonisti) e la trasformazione, per qualcuno, dell'amicizia in un sentimento d'amore, un'altra situazione che mi ha entusiasmato è il volo: come li descrive bene, James Patterson, le virate, e i piegamenti delle ali al fine di compiere un certo movimento...! Qui c'è da imparare qualcosa, e visto che scrivo, comincio a prendere appunti!

In conclusione, come si evince dalla lunghezza di questa recensione, è un romanzo che offre diversi spunti e non si finerebbe mai di discutere; sul tema degli esperimenti genetici, ad esempio, e sulla religione... poi sul modo in cui è scritto, i capitoli brevi e incisivi... insomma, questo romanzo garantisce il piacere della lettura. E scusate se è poco.

Per approfondimenti:
il mio articolo sulla saga di "Maximum Ride" nel sito
 

Recensione "Luna nera" (Anita Blake vol. 4) di L. K. Hamilton

Recensione "Luna nera" (Anita Blake vol. 4) di L. K. Hamilton (ediz. Nord/Tea)





Volendo, un umano ci sarebbe...

Premetto che stavolta ho letto il libro a singhiozzo e probabilmente perché l'azione si spezza in una miriade di situazioni diverse: l'appuntamento con Richard, l'intromissione di una vampira, il "solito" caso di omicidio, situazioni dove la polizia si comporta in modo scorretto, l'allucinante ritrovo coi licantropi, film porno, triangolo amoroso, il recupero di un nagi... e sicuramente ho dimenticato qualcosa. Insomma, forse un po' troppa carne al fuoco, di conseguenza ci si perde, si rischia anche di confondersi con i nuovi personaggi introdotti (quanti nomi!) e sinceramente speravo di vedere in azione anche la nuova recluta (il ragazzino) incontrata nell'episodio precedente.

E' comunque un libro importante nella saga, perché ci mostra il lato sensibile di Anita, quella che dice "Ti amo" e addirittura risponde sì ad una proposta di matrimonio. Forse è anche un po' troppo. Ecco, lei dice di amare Richard, ma proprio non riesco a capacitarmi di questo sentimento, piuttosto percepisco l'attrazione fisica nei suoi confronti, ma è una cosa che le succede anche con il vampiro Jean-Claude (che preferisco, comunque) e che anzi, "odiandolo", credendolo indegno, non fa altro che indurre a pensare che sia proprio lui l'oggetto dei suoi desideri. Mah. Oltretutto, accettare così su due piedi una proposta di matrimonio...

Nonostante non ami i triangoli amorosi (al contrario li snobbo!), la scena più emozionante e di tensione, è stata quella nell'appartamento di Anita, con Richard da una parte e Jean-Claude dall'altra. Attenzione però, tra i due litiganti il terzo gode, e non si sa mai che rimangano fregati entrambi: Anita si lamenta sempre di non riuscire a trovare un ragazzo umano, ma basterebbe semplicemente aprire gli occhi, c'è Edward! Al contrario del "perfetto" Richard, che si scandalizza per il sangue freddo della ragazza, Edward è uno spirito affine, molto simile a lei, e visto che lei non vuole dare spiegazioni, non vuole storie... secondo me è lui il ragazzo più adatto. Pur conservando un debole per Jean-Claude, sia chiaro!

Per finire, vorrei soffermarmi sul lato a dir poco bestiale dei licantropi: abituata alla saga di Twilight son rimasta sconcertata dalla loro bramosia di sangue e sesso; un punto a loro sfavore. Avrei preferito una visione più magica e che li vedesse in relazione alla natura, piuttosto che ai piaceri carnali. L'animo buono di Richard non basta. Ho apprezzato invece gli sforzi di Jason, lì sì, ho visto qualcosa d'interessante.

L'epilogo è un po' frettoloso anche questa volta, spero almeno che ci lasci "vedere" l'appuntamento che Anita deve a Jean-Claude e che non sia già passato in quel riassunto di eventi.

Recensione "La storia infinta" di Michael Ende

Recensione "La storia infinita" di Michael Ende (ediz. Tea)


NB: Ricopio la recensione che ho scritto su aNobii ma aggiungendo una parte che riguarda me e il mio rapporto con la scrittura (e l'autore Michael Ende).




Perdersi nella Fantàsia per ritrovar sé stessi


D'ora in poi non saprò più guardare l'omonimo film con gli stessi occhi, oggi che ho conosciuto il libro e visto Fantàsia con gli occhi dell'anima.
Il romanzo è lungo, ma ho impiegato molto tempo nel terminarlo perché con questa storia fantasiosa ho analizzato me stessa e il genere umano in generale.

Al contrario di come appare nel film, "La storia infinita" non è lieta e spensierata, bensì, la seconda parte (che non c'è nel primo film, quindi suppongo ci sia nel secondo) è decisamente drammatica, amara e triste: ci mostra Bastiano che indossando AURYN esprime i desideri sorti nella sua volontà, desideri che lo conducono man mano verso la perdita dei suoi ricordi e addirittura di sé stesso; AURYN si può tradurre come una metafora dell'ambizione del potere, infatti, dietro il medaglione c'è scritto "FA' CIO' CHE VUOI", e come sappiamo, i nostri desideri non sono sempre sinonimo di bontà, talvolta sono egoisti, altre volte sfociano nel "male", e la bramosia ci allontana sempre più da quella che è la vera volontà, che si traduce nel bisogno di essere amati per come si è, nonché il bisogno di amare a nostra volta. AURYN sarà pure lo splendore, ma non ci sono parole per descrivere il significato che cela questo libro dentro di sé.

"La storia infinita" è davvero il libro dei libri, è una storia vera, la nostra, e Bastiano potrebbe essere uno qualsiasi di noi.
Tantissimi altri significati sono nascosti in questa storia fantastica ed è un piacere scovarli, per cui non mi dilungherò in ulteriori anticipazioni.
Devo però menzionare una storia che mi ha commosso e toccato nel profondo, più delle altre: l'incontro del leone Greogràman, detto anche la morte multicolore; il dialogo tra costui e Bastiano è di una sensibilità unica.. E come non adorare l'eroe Atreyu e lo splendido drago della fortuna, Fucùr? Come non restare spiazzati davanti al richiamo dell'infanta imperatrice e dal suo incontro con l'opposto di sé stessa, il vecchio della montagna? Come non sorprendersi della scoperta di come viene scritta la storia infinita? Come non sentirsi consolati da Donna Aiuola (metafora della madre) e non commuoversi apprendendo il senso dell'Acqua della vita? Potrei, guarda caso, continuare all'infinito.


[in modo un po' diverso, comunque, qui, finiva la mia recensione su aNobii]

Questo libro rappresenta il mio ideale di scrittura: ho sempre pensato di scrivere storie di fantasia che sfociassero in risvolti e/o metafore della realtà, e ora che ho pubblicato un libro e scritto il secondo, proprio adesso mi è capitato di leggere "La storia infinita"!
Michael Ende è quindi diventato il mio scrittore di riferimento... ed ecco riassunto cos'altro significa questo libro per me.
Devo ammettere che oltre l'ideale di base ci sono analogie stilistiche tra me e lui che mi hanno impressionata: ho il suo stesso modo di fare supposizioni ("Forse sarebbe stata la fine"), la stessa scelta di dividere il romanzo in brevi capitoli in cui ognuno contiene un passo avanti nella crescita del protagonista (o un input che porta avanti la storia), e addirittura la stessa frase! Mi riferisco a quel "ma questa è un'altra storia..." che lui ripete ben più di una volta, e io, nel mio ultimo romanzo ("Una leggenda scritta nel destino"), lo scrivo due volte, di cui una alla fine della storia, esattamente come lui! Saranno solo coincidenze, ma a me piace trovare la magia nelle cose... e come dice il mio nuovo maestro: "ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta".

giovedì 7 ottobre 2010

Recensione "Il circo dei dannati" (Anita Blake vol.3) di L.K. Hamilton

Recensione "Il circo dei dannati" (Anita Blake vol.3) di L.K. Hamilton (ediz. TEA/Nord)





Scene d'azione degne di Hollywood


Mi sembra che la serie di Anita Blake migliori di libro in libro: anche questa volta non mancano azione e suspance; ci sono scene adrenaliniche descritte in modo così fine che sembra proprio di guardare un film.

"Il circo dei dannati" non è velato da un alone di mistero "denso" come i precedenti episodi, in compenso, ne guadagna in ritmo, irrefrenabile e instancabile.

Per arricchire ulteriormente la saga, la Hamilton ci regala due nuovi personaggi importanti: uno è Larry, giovane aspirante Risvegliante assistente di Anita, l'altro è Richard, un banale (ma solo in apparenza) insegnante di scienze. L'introduzione di questi due personaggi aiuta a scoprire qualcosa di più sulla protagonista, riguardo al suo passato e riguardo al presente, portando a galla i suoi sentimenti più profondi, addirittura ignoti persino anche a lei stessa.

Il vampiro Jean-Claude è una presenza sempre più incisiva, enigmatica e attraente (con annessi colpi di scena), ma questa volta vorrei soffermarmi sull'altrettanto importe Edward, "la Morte", uno sterminatore freddo e taciturno, colui che Anita guarda sempre con un occhio di sospetto, eppure è il personaggio che è sempre al suo fianco, che la soccorre e l'aiuta, così silenziosamente tanto che io stessa mi son sempre dimenticata di citarlo. Chissà se non sia una cosa voluta dall'autrice, per riservarci sorprese improvvise...

Il finale conclusivo (un po' frettoloso e freddo, però) e al tempo stesso aperto a nuovi orizzonti, non fa che alimentare la voglia di sfogliare l'episodio successivo.
Per fortuna "Luna nera" è già qui sulla mia scrivania!
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