lunedì 6 giugno 2011

Recensione "Angel Sanctuary" di Kaori Yuki

Recensione "Angel Sanctuary" di Kaori Yuki (Panini - Planet manga)
(Recensione dell'opera completa)




        


Quando gli angeli sono demoniaci e i demoni angelici: pronti a mettere tutto in discussione?

“Angel Sanctuary” è la storia di Setsuna Mudo, sedicenne che soffre di un amore impossibile, quello per la sorella Sara. “Angel Sanctuary” è la storia di Alexiel, un’angelo femminile che un tempo si ribellò a Dio, e che per questo fu condannata a un ciclo di vite sulla Terra, tutte segnate da un amore tormentato e una tragica fine. Setsuna è l’ultima reincarnazione di Alexiel. Il giovane lo scopre quando due demoni, Cry e Arakune, giungono sulla Terra con l’intento di risvegliare il suo vero io; contemporaneamente, un cherubino di nome Catan risveglia l’angelo Rosiel (sigillato sulla Terra), gemello di Alexiel e suo opposto, che ossessionato dalla sorella desidera anch’egli risvegliarla, possibilità realizzabile solo con la morte di Setsuna. 
Il ragazzo, intanto, non crede alla storia raccontata dai due demoni e nega il suo coinvolgimento, decisione ancor più ferma quando scopre che Sara ricambia i suoi sentimenti. Nella battaglia contro la madre, contro i compagni di scuola, e contro la società, l’unico a restargli vicino e ad incoraggiarlo è il senpai Sakuya Kira, il quale però nasconde un grande segreto... Nel quarto volume la svolta narrativa, dove a seguito di un evento particolare, in Setsuna si risvegliano parte dei poteri spirituali di Alexiel, cosa che rischia di provocare l’armageddon. La tragedia sarà sventata grazie all’intervento del santo eremita Adam
Kadamon che congelerà il tempo sulla Terra e indurrà Setsuna a compiere un viaggio dall’Inferno al Paradiso fino all’Etenamenki, perché lui è il Salvatore destinato a porre fine alla guerra nel Cielo...

Diciamolo subito: “Angel Sanctuary” o lo si odia, o lo si ama. Non è un manga per tutti, non solo perché è consigliato ad un pubblico adulto, ma perché tratta temi piuttosto pesanti e contorti, dove i personaggi agiscono d’istinto, spesso mossi da sentimenti egoistici e passionali; soprattutto, ribalta completamente i concetti di Inferno e Paradiso così come la definizione stessa di Angeli e Demoni, per non parlare di come finisce per dipingere Dio.
“Angel Sanctuary” è blasfemo? Personalmente ci ho riflettuto nel corso della lettura, specie la prima volta dove mi sembrava di leggere continue bestemmie: la mia risposta è no, e lo dico da cristiana. Certo è che i più sensibili non sopporteranno di vedere degli Angeli crudeli compiere atti orribili quali stupri e abusi di potere, e sarà altrettanto difficile accettare l’amore incestuoso tra Setsuna e Sara, ma occorre pensare che l’universo di “Angel Sanctuary”, per quanto ci assomigli, non è il nostro, pertanto ha un altro dio. Per comprendere al meglio questa tesi occorre arrivare alla fine della storia, soffermarsi sulle immagini di quel dio e il discorso che pronuncia: ci si renderà conto che quell’essere ha ben poco di divino e soprannaturale... ma eviterò di fare spoiler. Non dimentichiamo poi, che l’opera prende spunto da riferimenti biblici, ma si basa anche sulla
mitologia nordica, la cabala, e soprattutto sul tema della reincarnazione. “Angel Sanctuary” gioca con tutto: ciò che entrato nell’immaginario comune, per certi versi lo conferma, per altri lo mette in discussione, e non solo, gioca anche con la sessualità, confondendoci su certi personaggi che prima sembrano maschi poi si rivelano essere femmine, e viceversa. Ambiguo potrebbe essere lo stesso Setsuna che, in quanto reincarnazione dell’angelo Alexiel, una donna, dovrà spesso fare i conti con la sua vita precedente e i vecchi amori, uomini che guardando lui continuano a vedere lei, e in generale lo paragonano (specie all’inizio); Setsuna ama incondizionatamente chi fa parte del suo presente (Sara), ma mostra un profondo affetto anche verso chi era stato vicino ad Alexiel, perché, combinazione, sono persone che fanno parte anche del suo presente. Insomma, è proprio vero che i sentimenti non muoiono mai. 

Senza dubbio shōjo, quindi incentrato sui sentimenti, “Angel Sanctuary” è anche classificato come fantasy, fantascienza, e genere gotico, tuttavia la definizione più azzeccata mi sembra quella di steampunk. In primis, tutto comincia con un videogioco, “Angel Sanctuary” appunto, che distribuito sulla Terra dal cherubino
Catan nel tentativo di risvegliare l’angelo Rosiel, manovra le menti dei giocatori e li usa per ottenere energia spirituale, energia che è anche elettrica se si considera il blackout che deriva dall’operazione; poi appare Rosiel, che sembra un po’ angelo (con le sue ali, la pelle candida, i capelli lunghissimi e gli occhi seducenti) e un po’... androide. Poi c’è la scena di un computer che incorpora un essere vivente, poi ancora c’è Rosiel che costringe gli altri ad inghiottire un suo chip, creando così delle bambole da gestire a piacimento come fossero robot. Col proseguimento della storia ci renderemo conto di come tutti gli esseri di “Angel Sanctuary” siano a metà tra l’organico e il meccanico, con sangue e cavi elettrici: durante omicidi e stermini (addirittura episodi di cannibalismo) vedremo tessuti e materia nei dettagli, perché “Angel Sanctuary” è anche un po’ splatter e decisamente violento; violenza fisica e violenza psicologica.

Molto marcato è anche il tema della discriminazione femminile, dove specie tra gli angeli, la donna è vista come tentatrice perché ha un corpo le cui forme rendono “osceno” (quindi l’uomo non ha colpa se cede), tesi avvalorata dalla questione delle suore, che in “Angel Sanctuary” sono a tutti gli effetti delle schiave, scelte tra le donne meno intelligenti appunto perché sia più facile che obbediscano agli ordini.
C’è anche discriminazione razziale. La vicenda degli Improper Child, sempre nel contesto paradiso, ricorda molto da vicino la realtà del nazismo, perché si basa proprio su quell’assurda idea che è la ricerca della perfezione; esperimenti genetici, creature Grighol, la scelta di quel dio di creare gemelli (Alexiel e Rosiel prima, Metatron e Sandalphon poi) sono tutti aspetti che pongono al centro questo tema.

Come accennato, il luogo dove si svolge tutto questo è il paradiso; non che l’inferno sia roseo, tutt’altro, ma il paradiso è decisamente peggiore, il vero inferno! Si regge sulla meschinità e sull’arrivismo; gli angeli sono suddivisi in gerarchie e sono corrotti, vogliono potere e ne abusano. Il peggiore è Sevoftarta, che fa a gara con Rosiel nel ruolo dell’antagonista, tuttavia non dimentichiamo che tra i nemici di Setsuna ci sono anche l’ambiguo Belial, Lucifero, e Sandalphon; tuttavia nessuno di questi è il vero cattivo, né il boss finale.

I tanti personaggi di “Angel Sanctuary”- così tanti da perdere il filo perché ognuno è un po’ protagonista e viene seguito a lungo e con profondità – sono quasi tutti personaggi tormentati, e ce n’è anche di ossessionati. Molti hanno il costante desiderio struggente d’essere perdonati e purificati da dio, inoltre, nessuno è perfetto, e anche chi si potrebbe considerare buono, finisce col macchiarsi di qualche peccato. Gli stessi Setsuna e Sara commettono diversi errori: sono egoisti nel loro reciproco sentimento, e incoscenti, perché la loro vicenda coinvolge anche altre persone, individui disposti a sacrificarsi perché credono nel Salvatore. Da qui, sensi di colpa e prese di coscienza... verso la maturità. É interessante assistere alla crescita dei personaggi, e oltre a Setsuna e a Sara, mi ha colpito quella del giovane Rasiel, assistente dell’angelo Zafkiel; i personaggi di quest’opera sono sempre in movimento, accade sempre qualcosa che li mette alla prova e li costringe a cambiare, sia che si tratti di un evento passato o del presente stesso. Tra i miei preferiti ci sono il drago Nidhog, l’irritabile angelo del fuoco Michael, lo strafottente sempai Kato (amato col tempo) e l’enigmatico sempai Kira (specialmente dopo...!), ma ce ne sono tanti che mi hanno colpito, ad esempio il cherubino Catan e la sua fedeltà a Rosiel, l’angelo della terra Uriel, il capo dei troni Zafkiel, il santo eremita Adam Kadamon, persino quel mucchio-di-difetti-Rosiel! Poi ancora altri che pure se con breve apparizioni sono riusciti a commuovermi, come il mostruoso demone Abadon, la piccola Thiara, l’ingenua suora Ril, e l’I-child muto Af (mutismo e cecità sono ricorrenti in quest’opera). Se c’è un personaggio che invece ho detestato, si tratta del demone Belial, detto anche Cappellaio Matto; la faccenda, poi, l’ho trovata un po’ noiosa.
La psicologia dei personaggi è affrontata anche attraverso i sogni, visti come rifugio dalla realtà, come proiezione del subconscio, o come pura illusione quando si tratta di incubi creati da Sandalphon per confondere le menti.

L’opera di Kaori Yuki colpisce anche per i suoi disegni, a dir poco splendidi: acconciature elaborate, abiti ricchi e personalizzati fino all’ultimo ricamo, volti che parlano da sé, e ancora raffinatezza, e dettagli su dettagli; si potrebbe riassumere dicendo che la sensei è un’esteta. In termini di bellezza, i miei preferiti sono Alexiel, l’angelo dell’acqua Djibril e Lucifero, poi c’è Metatron che è troppo kawaii. Tuttavia, a volte c’è una paradossale approssimazione, mi sembra di notarla quando si tratta di scene d’azione, dove c’è un alto rischio di non capire quello che è successo; soprattutto all’inizio, è facile anche confondere i personaggi (specie i minori), questo perché, mi ripeto, sono davvero tanti, e a volte i loro tratti si somigliano... comunque Alexiel e Rosiel sono gemelli, Alexiel è la reincarnazione di Setsuna e dicono che lui le assomiglia, e lui ha una sorella, Sara... gira che rigira i tratti sono quelli! In compenso, ci sono delle scene talmente belle, delle sequenze e delle inquadrature talmente ricche di significato che mi hanno indotto a sorvolare sui difetti sopraelencati; cito ad esempio il viso di Sara quando scoppia a piangere in uno dei primi volumi (Setsuna dice: “ecco... si è rotta”), oppure durante il suo processo, quando la ragazza afferra la maglia dell’angelo Raphael, a dimostrare con quel gesto che dietro la grinta che mostra c’è tanta paura, e infine, la meravigliosa sequenza finale, con le piume che cadono dal cielo.

Ero indecisa se valutare l’opera con quattro stelle oppure cinque: la decisione finale è maturata grazie a una seconda lettura dell’opera, avvenuta tutta d’un fiato, mentre la prima volta ero stata costretta ad aspettare la pubblicazione bimestrale, cosa che per una storia complessa e articolata come questa, comporta il rischio che il lettore capisca metà delle cose (complice i tanti personaggi e i difettucci nel disegno accennati sopra).
Il desiderio di scrivere una recensione il più esaudiente possibile, testimonia che “Angel Sanctuary” mi è piaciuto. Molto. Nonostante l’ambiguità, nonostante la difficoltà, nonostante il peso dei temi trattati, nonostante la crudeltà, e anche se all’inizio sembrava andare contro ai miei principi; ho cercato di capirlo, ho aperto la mente, ho imparato ad accettarlo.
Ho trovato tanti messaggi nascosti, delle verità sull’amore, sull'etica, sul fatto che i giovani si trovino costretti ad affrontare grandi cose tutto da soli perché la società non li aiuta. E ho imparato qualcosa.
“Angel Sanctuary” lascia il segno, che lo vogliate o meno. C’è chi si è appena reso conto d’esser stato conquistato.


Articolo pubblicato anche su TrueFantasy per la rubrica Jappo W!

2 commenti:

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