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lunedì 31 ottobre 2016

Domino Letterario #3: Recensione "I rami del Tempo" di Luca Rossi (Self-Publishing)

Carissimi astronauti,
come premesso stamattina, eccomi di ritorno con la seconda iniziativa di oggi: il Domino Letterario!
La mia tessera è l'ultimo libro a cadere ^^




L'iniziativa s'ispira al classico gioco del domino, con la differenza che le tessere sono costituite dai libri. Ogni mese ci si organizza per un massimo di 20 blog partecipanti dove ognuno sceglie un libro da recensire, a patto che sia in qualche modo attinente al libro scelto dal precedente partecipante (l'ordine corrisponde all'ordine delle adesioni; chi primo risponde, prima comincia, a partire dal 26 del mese). L'accostamento può essere fatto per autore, casa editrice, genere, colore della cover o altri elementi della copertina, insomma, la scelta è ampia e aperta, così che ognuno può leggere ciò che vuole.

Questo mese mi collego alla scelta da Hanna del blog La Tana dei Libri Sconosciuti, quindi, dal libro "See who I am" di Silvia Castellano mi collego al Made in Italy e persino ai rami raffigurati nella copertina perché appaiono anche nel libro "I Rami del Tempo" di Luca Rossi!
Ecco allora la mia tessera-libro:




Titolo: I Rami del Tempo
Autore: Luca Rossi
Editore: Self-publishing
Genere: Fantasy/Sci-Fi
Data di uscita: 21 luglio 2014
Formato: ebook
Pagine: 158
Prezzo: 0,99 euro
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Una pioggia di schegge stermina il popolo dell’isola di Turios. Si salvano Bashinoir, gravemente ferito, sua moglie Lil e la sacerdotessa Miril. Vorrebbero dare degna sepoltura ai propri cari, ma i cadaveri sono scomparsi. L’unica speranza di salvezza risiede nelle protezioni magiche del Tempio. Tuttavia devono far fronte a minacce oscure. Un’ombra infesta i loro cuori per dividerli e distruggerli. I loro corpi sembrano perdere sempre più consistenza. Alla vicinanza tra le due donne si contrappone il sempre più marcato isolamento di Bashinoir.
Nel regno di Isk, maghi e consiglieri devono sottostare all’insaziabile ingordigia di sesso, guerra e potere di re Beanor. L’ultima delle sue giovani mogli, tuttavia, non si dà pace per la libertà e l’amore perduti. Potranno i giochi e gli inganni sotto le lenzuola essere la chiave di svolta di una guerra millenaria?

Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati

Questo libro è stata una piacevole scoperta: credo che un cenno alle astronavi non basti a definirlo sci-fi (genere che sembra meglio abbracciato nel diretto seguito) perciò direi piuttosto che si tratta di un fantasy dalla parvenza classica per via della componente magica costituita da templi, maghi e incantesimi, ma l'ingarbugliato intreccio tra i protagonisti e gli intrighi di corte, uniti all'erotismo spinto e ad alcune scene di violenza splatter mi hanno fatto pensare all'epica creatura di George R.R. Martin. Potrei dunque definire questo libro un mix tra "Harry Potter", "il Trono di Spade" e... "Ritorno al futuro"! Da un certo punto in poi, infatti, scopriremo l'esistenza dei rami temporali. Mi rendo conto che è assai difficile trattare la trama senza il rischio di cadere in qualche fastidiosa anticipazione: il libro di Luca Rossi si svela lentamente, e i collegamenti tra le vicende non sono affatto immediati, ma s'incastrano magicamente in quelle contate rivelazioni. A lettura ultimata non è ancora possibile avere un quadro preciso dell'insieme: restano dei misteri che sembrano le tessere fondamentali di questo puzzle che ha origini duemila anni prima delle vicende raccontate all'inizio, senza considerare che potrebbe esserci addirittura un'altra origine, forse ultraterrena, se ripenso ai due ragazzini che sembrano giocare dall'alto con le vite dei protagonisti.

Come potete immaginare, la trama è molto complessa, eppure, nonostante la difficoltà iniziale nell'immergersi in questo mondo fatto di tanti protagonisti dai nomi simili, un inicpit "da bomba" che ci fa entrare subito nel vivo dell'azione, ci troviamo poi sbalzati tra l'isola di Turios e il regno di Isk oltre che a saltare dal presente al passato di duemila anni prima, senza schemi organizzati e senza preavviso; s'ingurgitano avidamente tutte le informazioni, all'inizio in preda alla confusione, ma da un certo punto in poi si cominciano a intravedere gli incastri.
La mancanza di uno schema potrebbe essere un difetto del libro, ma d'altra parte abbiamo un'avventura fortemente dinamica e in continua evoluzione; non può annoiare ma solo incuriosire, costantemente, persino oltre l'ultima pagina! Bisogna perciò avvicinarsi a questo libro avendo fiducia che l'autore svelerà poco alla volta le sue carte.

Per dare un'idea della trama mi spiego meglio: da una parte abbiamo l'isola di Turios vittima di una pioggia di schegge; sopravvivono Bashinoir e Lil, marito e moglie, e la sacerdotessa Miril. Sull'altro fronte c'è il regno di Isk con il sovrano Beanor, le sue tante mogli, il consigliere, e infine i maghi, che da Aldin a Obolil e Ilis eseguono gli ordini di sua maestà nel tentativo di abbattere la barriera magica e invisibile che, sul mare, impedisce alle barche del regno di raggiungere la costa dell'isola di Turios. Non si sa perché il re faccia guerra all'isola e ai suoi abitanti, né perché gli isolani si costringano a questo esilio volontario ergendo barriere di protezione, fatto sta che entrambe le fazioni desiderano la libertà di poter lasciare il posto in cui vivono per emigrare nell'altro; persino gli isolani! Tutti a parte la sacerdotessa Miril, l'unica a conoscere la verità sul loro passato.
Tra un intervallo e l'altro di queste due trame assistiamo ad alcuni sipari di duemila anni prima, alternati a qualche brevissimo capitolo sui due misteriosi ragazzini (Nal e Ili), citati poco prima, la cui importanza del ruolo è evidente, ma di difficile collocazione nella storia.

Entrambe le fazioni riservano delle continue sorprese, ed è interessante seguire l'evolversi delle situazioni così come i rapporti tra i personaggi, in equilibrio precario. Purtroppo, però, uno dei protagonisti principali mi è sembrato avere una caratterizzazione scostante: il re Beanor. E' presentato come un sovrano senza pietà e un porco insaziabile, facilmente alterabile, e di cui è nota la furia omicida. Siccome perde il controllo di se stesso così facilmente, non mi è sembrato un "cattivo" degno di nota, il che potrebbe anche essere voluto, ma unire tutta la precedente descrizione a quella di un uomo che si commuove davanti a un bel faccino in lacrime (cosa che non aveva fatto prima d'allora e mi sembra difficile credere che lui possa cambiare, viste le premesse) mi ha fatto pensare a una grave pecca nel background della sua costruzione. Né i suoi pensieri né i suoi discorsi sono in linea con il carattere mostrato. Non mi è sembrato convincente, ad esempio, in questa frase da lui pronunciata: "Voi sapete che l'unico motivo per cui vi risparmio la vita è la promessa fatta a mio padre. Andate a prendere quel lurido merdoso. Se qualcosa andrà storto, neppure lo spirito di papà riuscirà a salvarvi la vita". Minacce e insulti di bassa lega, poi la parola "papà"; non mi sembra un linguaggio da re, e nemmeno di un re spietato!
Un altro personaggio che ancora non sono riuscita bene a inquadrare è la sacerdotessa Miril, ma penso che sia volutamente enigmatica.

Lo stile di Luca Rossi prevede poche parti descrittive riguardo l'ambientazione preferendo concentrarsi sui dialoghi e le emozioni, anche se l'intensità di queste ultime sono altalenanti: ho ricontrato che l'esultanza è resa meglio rispetto agli episodi drammatici, spesso liquidati in poche righe. Personalmente credo che gli eventi drammatici abbiano bisogno di un maggiore respiro: il personaggio deve mostrare di subire il trauma su di sé, altrimenti non può crearsi l'empatia col lettore.




Si diressero verso il Tempio. Lui zoppicava. Passarono vicino a una sagoma informe, chiusa in un vestito verde inzuppato di sangue. Bashinoir strinse la fanciulla ancora più forte. Raggiunsero l'edificio sacro. Dallo stipite della porta, la sacerdotessa Miril osservava la strage.
"La magia nera ha colpito la nostra isola" disse. "Entrate."
"Ci sono altri...?" chiese Bashinoir, con un filo di voce.
"No, solo voi."
I tre si raccolsero attorno al fuoco sacro. Erano gli ultimi abitanti sulla gelida
isola di Turios.



Nonostante questi aspetti negativi ho deciso di dare un voto alto perché nel complesso il libro mi è piaciuto e mi ha colpito molto. Un fantasy fresco, originale e interessante, che stimola continuamente la curiosità. Imperdibile se siete lettori in cerca di novità, azione e sorprese! Un fantasy che dimostra quanto ancora questo genere sia in grado di offrire.
Il libro si conclude con più di un cliffhanger, uno per ogni "fazione": non posso aspettare troppo dalla lettura del seguito!


Il voto di Universi Incantati:





Cosa ne pensate della mia recensione? Vi ho incuriosito?
Non mi resta che salutarvi e ricordarvi tutti gli appuntamenti di questo fantastico Domino Letterario!





martedì 30 agosto 2016

Domino Letterario #2: Recensione "Amore Obliquo" di Maria Teresa Casella

Carissimi astronauti,
questo è il secondo mese che partecipo all'iniziativa Domino Letterario, e sono la prima per quanto riguarda la giornata di oggi!




L'iniziativa s'ispira al classico gioco del domino, con la differenza che le tessere sono costituite dai libri. Ogni mese ci si organizza per un massimo di 20 blog partecipanti dove ognuno sceglie un libro da recensire, a patto che sia in qualche modo attinente al libro scelto dal precedente partecipante (l'ordine corrisponde all'ordine delle adesioni; chi primo risponde, prima comincia, a partire dal 26 del mese). L'accostamento può essere fatto per autore, casa editrice, genere, colore della cover o altri elementi della copertina, insomma, la scelta è ampia e aperta, così che ognuno può leggere ciò che vuole.

Questo mese mi collego alla scelta di Sara Boniperti del blog Diario di un sogno, quindi, dal libro "Il salone dell'amore" di Anna Jansson prendo la parola "amore" e propongo questa tessera-libro: "Amore obliquo" di Maria Teresa Casella! :)




Titolo: Amore Obliquo
Autrice: Maria Teresa Casella
Editore: Self-Publishing
Genere: Thriller psicologico
Data di pubblicazione: novembre 2015
Formato: ebook
ASIN: B017GMYOMY
Pagine: 254
Prezzo: 2,49 euro
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Umberto Capasso è un giornalista, un tipo tranquillo che non ama le complicazioni. Linda Brandi è una ragazza taciturna, ambigua e molto, molto complicata. Non sembrano fatti uno per l'altra, eppure la coppia per un po' funziona. I ruoli sono ben distinti: lei fragile, sfuggente e sensuale, lui che preso al laccio la rincorre, la conforta, la spalleggia. Per amore, lui sopporta tutto. O quasi. Sopporta fino a quando una remota ipotesi si trasforma in un dubbio inquietante. Il sospetto incrina il rapporto, i due si allontanano. Nel momento peggiore della crisi interviene il fratello maggiore di Linda, Alex, amico di Umberto dai tempi del liceo, ma è un giudice parziale, in più rende conto a Monica, una fidanzata scomoda. Monica soffre a vedere Alex succube della sorella e una sera si confida con Umberto, lo mette in guardia: Linda non è quella che sembra, c’è da aver paura. Umberto non le crede, vuole aiutare Linda che sta male, perciò si rivolge a Francesca Maffei, la psichiatra che un tempo curava la ragazza. Dall’incontro tra Umberto e la Maffei, gli eventi precipitano svelando una precisa strategia d’azione. Amore obliquo è un romanzo estremo, la cruda analisi di una passione torbida e struggente.


L'autrice:
Maria Teresa Casella, anche nota come Theresa Melville, si diploma in Scienze della comunicazione dopo la maturità classica. Esordisce nel giornalismo sportivo e di costume. Lavora come copywriter per diverse agenzie di pubblicità, successivamente cura l’Ufficio Stampa e le Pubbliche Relazioni di aziende multinazionali. Dal 1987, sotto pseudonimo, inizia a pubblicare romanzi rosa ed erotici con diverse case editrici, tra cui la Curcio. Svolge incarichi come ghostwriter. Nel 1996 pubblica per Mondadori Anima prigioniera, il primo romance storico che firma “Theresa Melville”, pseudonimo caratteristico dell’ampia produzione nelle collane da edicola Mondadori. Dal 2010, parallelamente al romance, si dedica al genere noir firmandosi con il suo vero nome. Amore Obliquo, romanzo noir, esce nella prima versione nel 2011 pubblicato da Emmabooks. Dal 2011 al 2013 collabora con la rivista Romance Magazine, Ed. Delos, come curatrice della rubrica “Consigli di scrittura”. Dal giugno 2013 al marzo 2014 dirige la collana di narrativa Fleurs, Mezzotints Ebook. Ha pubblicato narrativa con Mondadori, Curcio, Carocci, Emmabooks, MilanoNeraEbook, Fanucci Leggereditore, Delos e in auto-pubblicazione. È una delle socie fondatrici di EWWA, European Writing Women Association, l’associazione che riunisce scrittrici, giornaliste, sceneggiatrici e in generale donne che operano nel settore della Scrittura, istituita a Roma nel settembre del 2013.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati

Ho letto questo libro tutto d'un fiato: freneticamente di giorno, ansiosamente la sera, tanto che era difficile che mi addormentassi serenamente e anzi, mi risvegliavo dopo qualche minuto tra immagini torbide e incubi terrificanti! Non riuscivo a smettere di leggere, ossessionata quanto i protagonisti a scoprire i loro oscuri e profondi segreti, e ho adorato questo libro fin dalle prime pagine proprio per il coinvolgimento che riesce a creare, anche se ciò significa immergersi in un'atmosfera inquieta, ambigua, violenta, malata e tormentata.
Una lettura "forte" e dai temi crudi e pesanti, tuttavia godibile, specie per i lettori curiosi come la sottoscritta che tentano d'indovinare gli sviluppi della trama, qui assolutamente imprevedibili.

Il libro si apre con un incipit potente e azzeccatissimo, narrato in prima persona: è la voce di Umberto, chiuso in carcere con un'agenda tra le mani; l'ha rubata a Linda, e accenna che se avesse letto prima il suo diario "forse le cose sarebbero andate in modo diverso". E' così che la trama si tuffa nel passato per ripercorrere gradualmente gli eventi, snodandosi, al contempo, tra le attuali emozioni di Umberto e la sua vita in carcere, e il vissuto di Linda che emerge dalle pagine della sua agenda assieme alle sue perversioni; di tanto in tanto, la trama ci riporta, come in un racconto in terza persona, anche gli eventi che coinvolgono altri personaggi come la psichiatra Francesca.

L'originalità della storia è che qui la vittima è un uomo, mentre la carnefice è una donna: Linda è la peggiore degli stalker travestita da ragazza fragile e innocente; fino all'ultimo la sua personalità si regge in perfetto equilibrio tra genio e follia, difficile da etichettare.
Linda è infatti il personaggio che più di tutti mi ha colpito per la sua complessità: giudicarla "malata" sarebbe sbrigativo e riduttivo. E' come se la sua mente fosse costantemente lucida, per cui ciò che fa non è mai dato al caso, e le sue idee, pur se contorte, hanno una logica, anche se estrema.
Linda è una ragazza che, come dice il testo, non risponde alle emozioni: talvolta spettatrice, altre attrice e altre ancora regista, in ogni caso è sempre impassibile, come se non avesse un cuore. Senza emozioni e con una mente fredda, l'unica cosa che le rimane per rapportarsi agli altri è il corpo. Ed è qui che il romanzo si tinge, oltre che di giallo, del rosso dell'erotico.



Le persone non dovrebbero aver bisogno di gridare per far vedere che esistono; dovrebbero semplicemente esprimere i propri bisogni, ma questo non basta mai. E allora vedi, avevo ragione: le parole non servono.
Toccarsi, assaggiarsi, conoscersi attraverso il piacere e il dolore,
queste sono le uniche esperienze significative.






Le scene memorabili sono proprio quelle che riguardano il comportamento di Linda, a partire dall'evento che la riguarda da bambina (e a quella sua non-azione che la rende comunque responsabile), alle iniziative inaspettate che riguardano sempre il sesso, per finire con gli ultimi eventi drammatici in un crescendo di violenza e ingiustizia.

Sembra incredibile, ma in questa storia non si tratta mai di odio. Al tempo stesso, però, non lo definirei nemmeno amore.
"Amore obliquo" fa appello, infatti, a un'ossessione: ogni personaggio è ossessionato nei confronti di qualcuno, senza eccezioni: Umberto, Linda, suo fratello Alex e persino la psichiatra Francesca. L'intreccio tra i protagonisti genera continue sorprese, e nel suo vortice include persino i personaggi secondari come la fidanzata di Alex, e i genitori dei due fratelli; è una famiglia maledetta, quella dei Brandi.
Per tutto il libro non ho mai compatito Umberto e, piuttosto, ho provato un desiderio di rivalsa, un po' appellandomi alla giustizia divina (della serie: "prima o poi verrà fuori ciò che ha fatto... Non può passarla liscia!") e un po' in attesa di un passo falso da parte di Linda. In effetti ci si può schierare dalla parte di Umberto fino a un certo punto, perché nemmeno lui è perfetto, così come la psichiatra Francesca (un personaggio a cui mi sono affezionata), Alex... in questo libro non esistono personaggi senza macchia, ed è questo che li rende più umani che mai.

Lo stile dell'autrice predilige il discorso diretto alla narrazione; è descrittivo nell'essenziale perché vuole chiaramente focalizzarsi sui personaggi e le loro storie.
Nulla da ridire sull'editing: sembra un libro pubblicato da un grande editore, redatto con cura professionale.
Il linguaggio semplice ed esplicito è adatto per una trama così complessa e ricca di eventi. Per tutto il romanzo regna la suspance e una tensione palpabile, con qualche rivelazione che crea aspettativa e accresce la curiosità, ma la matassa si conserva e si scioglie, in modo eclatante, solo sul gran finale; proprio nelle ultimissime pagine!

Non leggo molti thriller, ma questo mi ha fatto voglia di leggerne altri... solo che sento il bisogno di una pausa, prima, e di leggermi qualcosa di più leggero!
Raccomandato agli appassionati del genere; consigliato a chi ha voglia di sorprese.


Il voto di Universi Incantati:






Cosa ne pensate della mia recensione? Vi ho incuriosito?
A me questo libro è piaciuto tantissimo e l'ho subito consigliato alla mia migliore amica!
Non mi resta che salutarvi e ricordarvi tutti gli appuntamenti di questo fantastico Domino Letterario!



domenica 31 luglio 2016

Domino Letterario #1: Recensione "1984" di George Orwell (Oscar Mondadori)

Carissimi astronauti,
eccomi con il secondo post di oggi!
Come vi avevo accennato, la seconda iniziativa che mi vede coinvolta in questa afosa domenica è il Domino Letterario, giunto al secondo mese ma a cui partecipo per la prima volta: che emozione! *__*




L'iniziativa s'ispira al classico gioco del domino, con la differenza che le tessere sono costituite dai libri! Ogni mese ci si organizza per un massimo di 20 blog partecipanti dove ognuno sceglie un libro da recensire, a patto che sia in qualche modo attinente al libro scelto dal precedente partecipante (l'ordine corrisponde all'ordine delle adesioni; chi primo risponde, prima comincia, a partire dal 26 del mese). L'accostamento può essere fatto per autore, casa editrice, genere, colore della cover o altri elementi della copertina, insomma, la scelta è ampia e aperta, così che ognuno può leggere ciò che vuole.

In questo mese mi collego alla scelta di Giuseppina Vitale del blog Il Mondo tra le Pagine, quindi, dal libro "Prova ad amarmi ancora" di Sylvia Kant mi collego allo sfondo nero della copertina (e volendo, anche alla forma geometrica del diamante) con "1984" di George Orwell!




Titolo: 1984
Autore: George Orwell
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Genere: Distopico
Data di uscita: 1950
Formato: cartaceo ed ebook
Pagine: 322
ISBN: 9788804507451
Prezzo: 10 € cartaceo / 6,99 € ebook
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
1984. Il mondo è diviso in tre immensi superstati in perenne guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c'è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Tranne vivere, insomma, se non secondo gli usi e costumi imposti dall'infallibile e onnisciente Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo postnucleare, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati

Negli ultimi anni mi è capitato tantissime volte d'imbattermi in questo titolo: la prima volta è stato perché associato da un lettore al primo volume del mio romanzo ("Eleinda - Una leggenda dal futuro"), mentre una delle ultime è avvenuto quando ho letto "1Q84" di Haruki Murakami: avendo amato la trilogia dell'autore giapponese e sapendo che aveva attinto proprio da qui, era un anno che desideravo leggere questo classico del '900, e le mie aspettative erano altissime.

Premesso che quest'opera ha in comune giusto il titolo con la trilogia di Murakami, devo confessare che l'opera giapponese mi è piaciuta molto di più per un semplice gusto personale: preferisco le storie dove l'amore vince su ogni cosa. La storia che invece racconta l'inglese Orwell è, esattamente come appurato dalla recente lettura de "La fattoria degli animali" (la recensione qui), una malinconica, amarissima, e crudelmente spiattellata disillusione. Fino all'ultimo si spera, si sogna, ci si illude, ma ogni resistenza umana è stata inutile perché vince il male.
C'è crudeltà, ma diversamente da "La fattoria degli animali" non è satira: l'uomo non è personificato dalle creature animali, qui il totalitarismo spezza l'individuo, lo viviseziona, e dopo una lentissima agonia lo distrugge, non solo nel corpo ma soprattutto nella mente, nell'anima, nella natura della sua essenza.
Penso che sia una delle prime e uniche opere dove non si riesce a vedere nemmeno un briciolo di umanità. Il non riuscire a identificare il responsabile di quanto accade è inoltre frustrante, perché come si può combattere il male se non si sa chi ne fa le veci? Chi diavolo è il Grande Fratello? Una figura astratta, un dio del male irraggiungibile, ma che al tempo stesso è ovunque, perché controlla ogni singolo individuo della Terra ed pronto a punirlo per... la pace? Ma no, si tratta di puro e semplice potere.




Prima la sottomissione, poi l'umiliazione, infine la resa totale e incondizionata. Qual'è l'altra parola che solitamente si associa all'aggettivo "incondizionato"? Esatto, è l'amore, il sentimento più forte di tutti. E' terribile ma il Grande Fratello riesce a ottenere anche quello...
Dimenticate le gesta di sottomissione perpetuate da personaggi come Christian Grey o le sadiche, crudeli torture inflitte da Ramsey Bolton a Theon Greyjoy e Sansa Stark, la tecnica del Partito è astuta, paziente, e non ha niente di eclatante (se non nella "stanza 101") e il manifesto è folle solo in apparenza: con le spiegazioni diventa di una logica disarmante! Distorta, ma comunque logica. La cosa per me più inquietante è il pensiero che questa si applichi silenziosamente anche nella realtà di chi ci governa.


LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L'IGNORANZA È FORZA


Al di là degli ingiustificabili comportamenti umani, penso che davvero televisione e mass media non facciano altro che alimentare odio e malcontento: i "Due Minuti d'Odio" nella nostra realtà, purtroppo, durano almeno mezz'ora quando passano i telegiornali, e si ripetono più volte al giorno...
Un'altra similitudine l'ho notata quando si fa riferimento alla Lotteria: i "prolet" siamo noi a tutti gli effetti:



La Lotteria, con le enormi cifre che corrispondeva settimanalmente, era il solo avvenimento pubblico per il quale i prolet nutrissero un serio interesse. In tutta probabilità, vi erano milioni di prolet per i quali la Lotteria costituiva la principale, se non unica, ragione di vita. Per loro era una delizia, una felice follia, un conforto, uno stimolante. Quando era in ballo la Lotteria, anche persone che sapevano a malapena leggere e scrivere dimostravano di riuscire a fare calcoli complicatissimi e di possedere una memoria stupefacente. Vi era poi tutta una cricca di persone che si guadagnavano da vivere vendendo amuleti, sistemi per vincere e pronostici. Winston non aveva
nulla a che fare con l'organizzazione della Lotteria, che era gestita dal Ministero
dell'Abbondanza, a sapeva, come del resto sapevano tutti i membri del Partito, che
i premi erano per la gran parte immaginari. A essere pagate veramente erano
soltanto somme esigue, mentre i grossi premi erano attribuiti a persone inesistenti




Mi sono permessa di classificare il libro nel genere distopico: pur riferendosi a un anno ormai passato per noi, va considerato che l'autore l'aveva scritto nel 1949, per cui si potrebbe davvero etichettare come uno dei primi distopici della storia della letteratura; nessuno vorrebbe vivere in un mondo simile che, tra l'altro, omologa le persone e le spinge a tradirsi l'uno con l'altro; persino i figli sono pronti a segnalare i propri genitori alle autorità.
Non c'è più spazio per le emozioni o i sentimenti.



Era soprattutto questo che voleva sentirle dire. Non il semplice amore per una persona, ma l'istinto animale, il desiderio indifferenziato, nudo e crudo. Era questa la forza che avrebbe mandato il Partito in pezzi.
[...]
Quel corpo giovane e forte, ora indifeso nel sonno, destò in lui un sentimento di protezione, di compassione, ma quella tenerezza incondizionata, che aveva provato sotto il nocciolo mentre il tordo cantava, non l'aveva più sentita. Spostò la tuta e restò a guardare attentamente i suoi fianchi morbidi e bianchi. Una volta, pensò Winston, un uomo
guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era
spazio né per il puro amore né per la pura lussuria. Non esistevano emozioni allo
stato puro, perché tutto si mescolava alla paura e all'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l'orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito.
Era un atto politico.



"1984" vede protagonisti Winston e Julia; un uomo di trentanove anni e una ragazza poco più che ventenne. Entrambi si ribellano alla legge, ma la loro è una lotta personale, intima, e non estesa all'intera società: Winston scrive di nascosto su un quaderno e la libertina Julia col suo atteggiamento affronta (sempre di nascosto) la Lega Antisesso, di cui è apparentemente una sostenitrice. Si tratta di atti di ribellione alquanto miseri che certamente hanno un grande valore personale, ma bere un vero caffè o passare delle ore in un appartamento arredato di monili di un passato che il Partito si ostina a cancellare non cambia la realtà delle cose e, piuttosto, è un tentativo di fuga, una magra (ed effimera) consolazione.
Con l'improvviso coinvolgimento di O'Brien e la fantomatica organizzazione di Goldstein ero pronta a un rovesciamento: pensavo davvero che il libro avrebbe preso una piega in stile "Ghiandaia Imitatrice contro Presidente Snow" ed ero piena d'entusiasmo, ma ripeto, qui una vera figura antagonista non c'è, nessuno ha super poteri e men che meno armi! In fin dei conti sarebbe stato scontato e banale, mentre l'opera di Orwell vuole essere originale, e soprattutto, vuole dare un chiaro messaggio, indipendente dall'intrattenimento. Per dare questo messaggio, Orwell dev'essere duro, fare ciò che il lettore non vorrebbe che facesse. Da qui, l'aspetto che più mi ha affascinato di questo libro: i buoni vengono catturati e non hanno scampo. Non ci sono eroi, ma persone comuni.

Un altro punto a favore del romanzo è la descrizione della società: non si è liberi di pensare altrimenti si commette uno "psicoreato", occorre stare attenti alle espressioni involontarie del viso altrimenti si cade nel "voltoreato", fondamentale è dimenticare tutto ciò che concerne il passato e i ricordi, perché il "bipensiero" non accetta altra verità se non quella imposta dal Partito, e se il Partito dice che si è in guerra con l'Eurasia da sempre, quando fino al giorno prima si era da sempre in guerra con l'Estasia, quella diventa la nuova verità.
Trovo inoltre affascinanti i giochi di parole e come Orwell si destreggi tra sinonimi e contrari per creare enormi contraddizioni.
La creazione della Neolingua è per me più intrigante dell'incomprensibile lingua degli elfi di Tolkien o della lingua Dothraki di Martin, perché interessa la nostra lingua, quella vera, e l'appendice finale intitolata "i principi della neolingua" assottiglia quel già fragile confine tra finzione e realtà; sul serio, per come è trattata seriamente, così ricca di argomentazioni, credevo esistesse davvero, o che ne avessero fatto uso in un passato remoto visto che anche quest'opera di Orwell (come "La fattoria degli animali") si ispira al regime di Stalin.

Pur essendo scritto in un linguaggio abbastanza semplice e diretto è stata una lettura a volte un po' pesante per il tipo di argomenti trattati (il libro di Goldstein su tutti) e a tratti avvincente, soprattutto per l'intera terza e ultima parte.
L'epilogo è moralmente ed emotivamente distruttivo, ma capisco che l'intento dell'opera è quello di far riflettere per cui lo giustifico ampiamente.
Anche se non sono solita amare libri che non hanno il lieto fine né messaggi positivi, il valore di quest'opera è fuori da ogni dubbio.
Un libro che sarà difficile dimenticare.


Il voto di Universi Incantati:




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