martedì 6 ottobre 2015

Recensione anime: "Nausicaä della Valle del vento" di Hayao Miyazaki

Carissimi astronauti,
ieri pomeriggio ho lavorato alla stesura di questa recensione, ma solo oggi la pubblico qui; ho preferito dare la precedenza a TrueFantasy, il blog dove Alessandro Iascy mi ha affidato da anni l'intera gestione della rubrica Jappo World *__*
Nel mio blog, invece, tutte le recensioni sono racchiuse all'interno della rubrica "Guida Galattica".


Avevo visto questo film d'animazione diversi anni fa, ma solo adesso mi sono decisa a scriverne la recensione.
Perché non l'ho fatto prima?
Beh, perché le opere di Miyazaki mi trasmettono talmente tante emozioni che quando termino la visione sono letteralmente sovraccaricata: non riesco a mettere ordine tra tutte le cose che mi ha lasciato nella mente e nel cuore! Sul serio, mi sento emotivamente coinvolta e mentalmente provata, per cui diventa molto impegnativo trovare il punto di partenza di quei pensieri e il filo logico del discorso.
Ma questa volta dovevo sforzarmi.
In realtà non è che poi mi sia sforzata così tanto, anzi, il discorso si è generato da solo, spontaneamente e senza appunti.
Probabilmente era questo il momento giusto per scriverla.
Perché dal 5 al 7 ottobre si svolge il cine-evento “Nausicaä della Valle del vento"!
L’imperdibile opera di Hayao Miyazaki, prima che fondasse il celebre Studio Ghibli, esce finalmente nelle sale italiane in versione restaurata e con un nuovo doppiaggio.
E' l'occasione perfetta per proporvi la recensione!




Titolo: Nausicaä della Valle del vento 
Titolo originale: 風の谷のナウシカ Kaze no tani no Naushika 
Genere: Fantascienza 
Durata: 116 minuti 
Soggetto: Hayao Miyazaki 
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Kazunori Ito 
Regia: Hayao Miyazaki 
Musiche: Joe Hisaishi 
Produttore: Isao Takahata 
Distributore italiano: Lucky Red 
Uscita nelle sale in Giappone: 11 marzo 1984 
Uscita nelle sale in Italia: 5 ottobre 2015

Trama: 
In seguito ad un cataclisma che ha sconvolto l’intero pianeta, una foresta tossica ha ricoperto la maggior parte della superficie terrestre. In questo scenario apocalittico, dove una nuova guerra è sul principio di esplodere, il regno della Valle del Vento - governato da Jihl, padre della coraggiosa Principessa Nausicaä - è una delle poche zone ancora popolate. Nausicaä ha due doni: saper cavalcare il vento volando come gli uccelli e riuscire a comunicare con gli Ohm, i giganteschi insetti guardiani della foresta. Grazie alle sue abilità nonché all’amore e alla stima del suo popolo, la Principessa Nausicaä intraprenderà una coraggiosa sfida volta a ristabilire la pace e a riconciliare l’umanità con la Terra.




È sconvolgente leggere questa differenza tra il Giappone e l’Italia: ci sono voluti trentun’anni perché quest’opera raggiungesse le nostre sale, e se siete fra quelli che la conoscono già, o è perché avete letto l’omonimo manga, oppure è grazie al fatto che il film, che è stato trasmesso il 6 gennaio 1987 su Rai1, è stato in qualche modo convertito e condiviso su internet nei tempi recenti. Di Nausicaä, infatti, non si è mai prodotto nemmeno il DVD, ma credo che Lucky Red compirà a breve anche questo passo.

Se penso che negli anni ’80 la Disney proponeva “Red & Toby” (1981), “Taron e la pentola magica” (1985), “Basil – l’investigatopo” (1986) e “La sirenetta” (1989), capisco perché la nostra cultura associa i film d’animazione alla definizione “cartoni animati per bambini”. 
Senza nulla togliere alla morale e ai messaggi subliminali delle produzioni disneyane del periodo, “Nausicaä della Valle del vento" ha una profondità che i sopracitati film non sfiorano neppure. Forse non è opportuno paragonarli, ma il confronto mi sorge automatico se penso che sono nata con principi del tipo che l’amicizia è possibile anche tra una volpe e un cane da caccia, e che alla fine, anche se sono un essere di un altro mondo, povera e muta, il principe azzurro, bello e riccone, guarderà solo me e mi sposerà. 
Sul serio: non sono cresciuta bene come pensavo.
Sarei voluta crescere con l’esempio di Nausicaä, principessa, ma anche un cavaliere del vento, fragile, ma anche indipendente; tenace e testarda, ma che mette il regno e la sua gente al primo posto, a costo di sacrificare se stessa. 
Nausicaä non è la principessa innamorata, Nausicaä è l’amore.


L’amore di Nausicaä per la natura è incondizionato: è inteso per qualsiasi forma di vita, dalle piante agli animali; non importa se la giungla è tossica e se quei giganteschi e orribili insetti sono altrettanto pericolosi, lei è un’anima pura che sa guardare (come mi piace sottolineare spesso nei miei romanzi) con gli occhi del cuore. Questa principessa va oltre l’aspetto esteriore, ed è capace di percepire le emozioni altrui, animali o umane che siano.
Nausicaä ama anche la vita. Lo si capisce quando in un sogno si sottrae a coloro che ama ma che sa che sono morti, e a gran voce grida: “Lasciatemi, io voglio vivere!”. Ama la vita perché si oppone alla guerra, e vestendo gli abiti della pace non teme per se stessa; si sacrificherebbe per un futuro migliore, proprio come un’eroina
Il modo in cui è capace di amare Nausicaä è disarmante.
D’altra parte, l’amore visto in un contesto “di coppia” è apparentemente freddo e distaccato. Nel corso della storia, infatti, la ragazza incontra un coetaneo e verrebbe da pensare che potrebbe nascere qualcosa di tenero fra i due, ma come la maggior parte delle opere di Miyazaki, anche in questo caso il sentimento resta sospeso nell’aria, nelle parole non dette, nello slancio di un complice abbraccio, nella presa di posizione accanto all’altro, appoggiandone la causa, e nella premura fatta di cure e preoccupazioni. Non a caso: “apparentemente freddo” ;)

“Nausicaä della Valle del Vento” è un’opera che definirei “emozionale”.
Contrapposto all’amore c’è la paura, la rabbia, l’odio che scatena la guerra, i deliri di onnipotenza dell’uomo; la morte. 
Mi ha toccato, ad esempio, quando la stessa Nausicaä si sente sopraffare dalla rabbia e agisce d’istinto, compiendo un azione di cui poi si pente: piangendo chiede, in una sorta di preghiera, che quella rabbia esca dal suo cuore. 
Il tema della guerra, poi, è purtroppo attuale, forse più che allora, perché nel 1984 la guerra era un eco lontana; vedere ora uno scenario in cui le potenze del mondo hanno lottato per il potere, guardare quei grattacieli crollare sotto le bombe, sentire la voce narrante dire che l’umanità si è ridotta a vivere sopra le ceneri di un mondo che lei stessa ha distrutto, il futuro apocalittico in cui vive Nausicaä (popoli che vivono d’agricoltura e che traggono l’energia dalle pale eoliche) suona credibile, a maggior ragione coinvolgente. 
Osserviamo inerti come la nostra storia possa ripetersi: l’ombra della devastazione nucleare si affaccia portando con sé l’idea che agire in questo modo non sia la soluzione, che ci sono altre vie possibili per la pace.
Potrei continuare a prendere in considerazione ognuno dei sentimenti, ma penso che la cosa migliore da fare sia quella di viverli sulla propria pelle guardando questo film.

Onnipresente in tutti i film di Miyazaki è anche qui, come la natura, il tema del volo
Ma piuttosto che soffermarmi su questo, preferirei porre l’attenzione sull’importanza che il sensei attribuisce al ruolo della donna: l’eroe è anche qui femmina, quasi bambina. In effetti la si mostra bambina a più riprese, e su tutte, colpisce il momento in cui la piccola trova un cucciolo che appartiene alla specie di quegli insetti orribili. Per questo, rispetto a Mononoke o a Sophie (“Il Castello errante di Howl”), Nausicaä porta con sé anche la purezza e l’innocenza propria della categoria più giovane; i giovani come portatori di pace e speranza, vittime delle decisioni degli adulti che, al contrario, sono troppo presi da loro stessi, dal proprio orgoglio e dall’ego (persone e animali compresi!)

“Nausicaä della Valle del Vento” è un’opera per giovani e adulti dai messaggi universali e che potrebbe sembrare sia stata realizzata oggi, visto quanto è attuale, e grazie alla versione rimasterizzata si svecchia anche nell’aspetto. 
Tradisce la sua origine solo durante le sequenze d’azione quando suonano le tastiere elettroniche, la tipica musica che andava di moda negli anni ’80, il che fa nascere un sorriso nostalgico.

In questi giorni ho letto su internet di persone che hanno visto “Inside out” e consigliano di portarsi dietro i fazzoletti. “Nausicaä della Valle del Vento” non si limita a commuovere, ma lascia un segno nel profondo:  nonostante i messaggi positivi, l’orrore che ci ha mostrato lascia una scia di angoscia che non passa neanche quando nei titoli di coda ci mostra i sorrisi e la vita che continua… forse perché sappiamo che, in fondo, noi esseri umani siamo fatti proprio così. 
C’è troppo odio nel mondo, e il mondo ha bisogno d'amore. Di persone come Nausicaä.


Il voto di Universi Incantati


Questa recensione è apparsa anche nel blog TrueFantasy
dove curo la rubrica "Jappo World"



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