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venerdì 1 giugno 2018

5 Cose Che... #94: 5 Personaggi preferiti dei Fumetti + 5 Anime preferiti

Carissimi astronauti,
oggi è il turno della rubrica ideata dal blog Twins Book Lovers!
Ho saltato diversi appuntamenti, perciò ne recupero uno di qualche settimana fa e procedo poi con quello di oggi!
Per chi ancora non lo sapesse, infatti, l'iniziativa si svolge ogni venerdì, e ogni volta si tratta un argomento diverso; dai libri ai fumetti, dai telefilm ai film, talvolta anche canzoni e locations!
Vi ricordo che la partecipazione è libera e aperta a tutti; basta iscriversi QUI.



5 Personaggi preferiti dei Fumetti

Finalmente posso parlare di manga!
Se non erro, avevo proposto io questo argomento ^^


1. L di "Death Note"


In cima alla mia classifica non poteva che esserci la mia manga-crush per eccellenza, ossia quella cotta che per qualcuno può essere anche assurda, dato che L è un personaggio dall'aspetto trasandato, ha due occhiaie da far invidia ai panda, due piedi probabilmente puzzolenti (dato che è sempre scalzo) e nella sua lunga sfilza di fissazioni c'è pure quella di abusare di dolci e zucchero nel caffè. Ma ha un carisma ineguagliabile, e un'intelligenza fuori dal comune. E' sexy nei suoi silenzi e probabilmente è intrigante anche per via dell'alone di mistero che lo circonda. Mi piace perché incarna alla perfezione il detto "l'apparenza inganna": chi lo avrebbe mai detto che dietro a un tipo che si presenta così, si nasconde il più grande detective del Giappone? 


2. Zero di "Vampire Knight"


Un'altra mia cotta letteraria fumettosa è il bello e dannato Zero Kiryu (a proposito, su Netflix hanno aggiunto da poco l'anime "Vampire Knight"... occhio però, perché la storia finisce solo nel manga!). Migliore amico di Yuki e condannato fin dalle prime pagine a ridursi a un Level-E, ossia la specie di vampiro più selvaggio e bestiale poiché non potrà conservare un briciolo di cervello nè la coscenza di sé, l'ho adorato fin dalle prime pagine. Si mostra come un ragazzo duro, brusco e freddo, ma dal rapporto con Yuki emerge la sua dolcezza di fondo, oltre che un'insicurezza disarmante che mi fa scattare la sindrome da crocerossina! Ho scritto un articolo su questo manga/anime QUI.


3. Ai Amano di "Video Girl Ai"


Una delle mie eroine preferite per uno dei miei manga preferiti! Non a caso, anni fa realizzai anche il suo cosplay (con l'aiuto di mia nonna sarta, altrimenti non ce l'avrei fatta ;)).
Ai è una ragazza uscita da una videocassetta, di quelle per consolare gli uomini e incoraggiarli nelle situazioni amorose (in Giappone c'è proprio di tutto!); quando per qualche straordinario motivo si ritrova nella nostra realtà, deve cominciare a fare a conti con i suoi, di sentimenti... Mi ricordo che la consideravo una vera e propria eroina, e il manga mi era piaciuto perché è anche una storia di formazione. Ma è passato davvero troppo tempo e ora mi sta venendo una gran voglia di rileggerlo! Intanto vi lascio alla mia vecchia recensione QUI.


4. Spider-man


Direi che non c'è bisogno di spiegazioni! Mi sono appassionata a Spider-man dopo aver visto il primo film di Sam Raimi, dopodiché ho approfondito la storia attraverso una raccolta di fumetti acquistata in edicola come inserto di un quotidiano. Mi piace perché si tratta di un ragazzo normalissimo che diventa un superuomo ma conserva la sua umanità e spesso va in crisi d'identità, alla costante ricerca di se stesso. Lo trovo profondo.


5. Michonne di "The Walking Dead"


Michonne mi ha colpita fin dalla sua prima apparizione: vaga da sola, e dimostra subito una spiccata intelligenza visto che per sopravvivere si fa accompagnare da due zombi resi innocui perché gli ha staccato le braccia e li ha incatenati. E' determinata e coraggiosa, in più, ha una katana come arma!




5 Anime preferiti

Facile!


1. "Death Note"


Se L è uno dei miei personaggi preferiti, tra miei anime preferiti c'è senz'altro "Death Note"! L'ho visto più volte, e tutte le volte mi intriga e coinvolge, mi diverte e mi angoscia. Peccato per alcune scelte diverse (l'episodio con quelle scene inedite su L mi fa tuttora storcere il naso, mentre il finale mi da moooooolto più gusto nel manga), ma resta comunque un ottimo anime. Bella anche la soundtrack (a parte la seconda sigla di apertura che non è proprio il mio genere!)


2. Lovely Complex


Quanto mi ha fatto ridere questo anime! All'epoca l'ho visto due volte di seguito: mi piacciono troppo i protagonisti e i loro battibecchi, così come la storia d'amore che matura col tempo... Adoro Risa, è troppo simpatica, melodrammatica, e mi ha saputo anche commuovere. Credo che sia uno dei pochi anime in gradi di farmi ridere a crepapelle. QUI la mia recensione!


3. Code Geass: Lelouch of the rebellion


Un anime per certi versi simile a "Death Note", dove però il protagonista resta un eroe nonostante le drammatiche conseguenze di certe sue azioni. Confesso che in certi sviluppi la storia ha saputo davvero farmi soffrire, ma merita di essere in questa lista appunto per il coinvolgimento che mi ha saputo dare. Intrigante e sa tenere col fiato in sospeso. Oltretutto si tratta di un ribelle che si oppone al "sistema". Mi va di rivederlo! Intanto, eccovi QUI la mia recensione di allora.


4. L'attacco dei giganti


Quanto mi sta appassionando questo anime! Lo sto seguendo su Netflix e sono rimasta un po' male per i pochi episodi con cui si compone la seconda stagione: ne voglio di più! Sono tentata ad acquistare il manga... E' horror e splatter, ma è un post-apocalittico troppo intrigante per lasciarselo sfuggire; fidatevi ;) Un episodio tira l'altro e tratta uno dei temi che più mi sta a cuore: cos'è che differenzia l'umano dalla bestia?


5. Neon Genesis Evangelion


Come con "Death Note" mi ripeto, poiché avevo scelto questo anime in occasione del tema "5 sigle preferite degli anime", ma si tratta, appunto, anche di uno dei miei anime preferiti, tanto che anni fa realizzai (sempre con l'aiuto della nonna sarta) il cosplay di Rei. Questa particolare opera di Hideaki Anno (lo stesso regista di "Nadia, il mistero della pietra azzurra") o la si odia o la si ama: controversa e bizzarra nelle elucubrazioni del protagonista, e caratterizzata da un episodio finale come non se ne è mai visti (da rimanere interdetti in modo quasi traumatico), da anni fa interrogare i suoi fan sulla vera chiave di lettura che si cela al suo interno (è una storia psicologica o fantascientifica?), complici i successivi film che un po' hanno sviato rispetto alla serie animata. Una serie unica nel suo genere!
Trovate QUI la recensione al primo film che dice qualcosa anche riguardo la serie animata ;)




Cosa ne pensate delle mie 5+5 scelte?
Ne abbiamo in comune?
Fatemi sapere nei commenti le vostre opinioni in proposito e le vostre scelte; se poi siete tra i blog partecipanti all'iniziativa, passo volentieri a curiosare! ;)


Nel gruppo di discussione Facebook "Blogger: 5 Cose Che " decidiamo di volta in volta gli argomenti da trattare.
Partecipate al sondaggio nel gruppo per decidere i prossimi!




sabato 21 aprile 2018

5 Cose che... #91: 5 sigle preferite degli Anime

Carissimi astronauti,
sono felicissima di tornare a pubblicare per la rubrica ideata dal blog Twins Book Lovers! Il mio ultimo post risale a poco prima del parto, alla prima settimana di gennaio e a tema natalizio...! 

Per chi ancora non lo sapesse, l'iniziativa si svolge ogni venerdì, e ogni volta si tratta un argomento diverso; dai libri ai fumetti, dai telefilm ai film, talvolta
anche canzoni e locations!
Vi ricordo che la partecipazione è libera e aperta a tutti; basta iscriversi QUI.



5 Sigle preferite degli Anime

Questo argomento lo avevo proposto proprio io!
Ora che è finalmente stato scelto non potevo mancare ^^
Comincio dalle più popolari perché non si può non citare Cristina D'Avena, ma poi vado di Jappo!


1. Fiocchi di cotone per Jeanie


Tra le tante di Cristina D'Avena, questa è una di quelle che mi è rimasta più impresso; per anni ha continuato a risuonare nella mia testa il ritornello "fiocchi di cotone, fragile pensiero che si esprime in libertà"! Solo di recente ho scoperto che ha un senso politico, mentre fin da bambina son sempre stata legata alle parole "pensiero" e "libertà", specie se sono presenti all'interno della stessa frase ^^
Di questo anime avevo scritto anche la recensione QUI.


2. Memole dolce Memole


Una canzoncina così orecchiabile e kawaii (proprio come la piccola protagonista!) che la canticchio anche a mio figlio! Una sigla che per me, per questo motivo, è ancora attuale :)


3. Neon Genesis Evangelion


Questa è la mia sigla Jappo preferita in assoluto! Mi è bastato riascoltare l'attacco iniziale (corale, direi) perché riaffiorassero in me tutte le intense emozioni che mi ha saputo regalare questa serie. Bello anche il testo (grazie al sub ita possiamo comprenderlo ^^) e la musica: che energia! Devo poi dire che di questa serie amo anche la sigla dei titoli di coda, una cover della celebre "Fly me to the moon" di Sinatra, infatti l'avevo inserita in un post diversi anni fa.
Per la cronaca, non ho recensito la serie, ma sul blog sono presenti le recensioni ai primi due film: "Evangelion 1.11 You are (not) alone" QUI ed "Evangelion 2.22 You can (not) advance" QUI.


4. Death Note


L'opening della prima stagione è fantastica, non solo per la musica che trasmette la stessa dirompente energia della trama, ma pure per il testo (di nuovo grazie ai sub ita, ovviamente) e la sequenza d'immagini. Ricordo ancora come mi trasmetteva anche una certa tensione quando sapevo che avrebbe preceduto quei risvolti tragici che avevo già avuto modo di conoscere attraverso il manga... Ah, ho dimenticato di scrivere che ho scelto questa sigla soprattutto perché Death Note è uno dei miei manga/anime preferiti (lasciate invece perdere il film di Netflix, recensito QUI!), ma non posso di certo dire la stessa cosa riguardo l'opening della seconda stagione, a parer mio inascoltabile!


5. Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko)

 

Quanto ho amato questa serie! L'ho seguita tutta sul canale Man-Ga anni fa (dopodiché mi sono letta tutto il manga *__*) e trovo bellissime tutte le opening e tutte le ending al punto che, ehm, le ho inserite in un cd che mi ascoltavo in macchina XD Avevo una vera fissazione per la storia di Kyoko!
Ho scelto d'inserire la prima sigla perché ha un testo che è dolcissimo, una filosofia di vita, ma la seconda opening la preferisco addirittura poiché ha il tipico sound struggente degli anni '80! Nel caso in cui poi vi piaccia il tango, Maison Ikkoku offre anche una sigla del genere QUI. E' una serie che offre una colonna sonora per tutte le occasioni.
Ovviamente non potevo mancare di recensirla, all'epoca, QUI.


Bonus: Arrietty il mondo segreto sotto il pavimento


Stavolta si tratta di un film che mi sono sentita in dovere d'inserire come bonus perché prima di tutto è di Miyazaki la trovo meravigliosa, tanto che attendo la fine del film solo per riascoltarla, e la ascolterei e riascolterei in continuazione, insomma, l'adoro! Poi non poteva mancare in questa playlist perché la cantante e musicista bretone Cécile Corbel ha interpretato il brano anche in giapponese, inglese e francese. Mitica!
Trovate la mia recensione ad "Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento" QUI.




Cosa ne pensate delle mie 5 (+1) sigle degli anime che ho scelto?
Anche se ne ho scelte per lo più giapponesi, sono sicura che ne avremo qualcuna in comune ;)
Fatemi sapere nei commenti le vostre opinioni in proposito e le vostre 5 scelte; se poi siete tra i blog partecipanti all'iniziativa, passo volentieri a curiosare! ;)
Nel gruppo di discussione Facebook "Blogger: 5 Cose Che " decidiamo di volta in volta gli argomenti da trattare.
Ecco il calendario con i prossimi appuntamenti:



27 Aprile - 5 scrittrici che ammiro come donne







martedì 20 giugno 2017

Recensione anime: "Toradora!" regia di Tatsuyuki Nagai

Carissimi astronauti,
a più di un anno di distanza torno a pubblicare una recensione per la categoria anime!
Purtroppo, negli ultimi tempi, ho avuto poche occasioni di leggere manga e guardare anime, ma qualche giorno fa mi è presa la smania e ho approfittato della "videoteca" di Netflix per sceglierne uno. Ero in vena di qualcosa di leggero, dunque ho scelto "Toradora!", che mi era stato consigliato eoni fa dopo che avevo visto "Lovely Complex" (e quanto lo avevo amato! Se siete curiosi, trovate la mia recensione QUI).




Titolo: Toradora!
Soggetto originale: Yuyuko Takemiya (autrice della Light Novel)
Regista: Tatsuyuki Nagai
Produttore: J.C.Staff
Distribuzione italiana: Dynit
Genere: Sentimentale, Scolastico
Messa in onda giapponese: 2 ottobre 2008
Messa in onda italiana: 28 aprile 2011
Episodi: 25
Durata episodi: 24 min.
Prezzo del cofanetto: € 35,99 (4 DVD)
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Ryuji è un ragazzo tranquillo, timido e ossessionato dalla pulizia della casa. Ma a causa del suo aspetto piuttosto inquietante è sempre stato considerato un teppista. Il primo giorno di scuola nel nuovo liceo si incontra/scontra con una strana ragazza di nome Taiga: nonostante sia piccolina e carina, Taiga ha un carattere estremamente irascibile e nessuno può fermarla una volta che inizia a tirare pugni. Per questo viene chiamata la Tigre-Palmare! Tuttavia Ryuji scopre un segreto di Taiga che nessun altro sa... La Tigre e il Drago uniscono così le forze per risolvere importanti questioni di... cuore...


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Avevo cominciato a guardare questo anime anni fa, subito dopo aver visto (e adorato) "Lovely Complex": purtroppo non ero riuscita ad andare oltre al terzo episodio, probabilmente perché mi aspettavo le stesse risate e le stesse esilaranti scene, mentre "Toradora!" appare fin dall'inizio più serioso.
E in effetti lo è, come ho scoperto ora che ho visto tutti e 25 gli episodi.
I toni sono più controllati perché la storia affronta delle tematiche importanti, che non è solo il giudizio che si tende ad avere su una persona basandosi esclusivamente sull'aspetto fisico quando la realtà è diversa, ma tratta anche della famiglia; mi ha sopreso, perché spesso le storie adolescenziali/scolastiche si limitano alle cotte e agli intrecci amorosi, invece "Toradora!" offre qualcosa di più, interessante anche per chi ha superato quell'età (come la sottoscritta).
Cercavo un anime leggero, e devo dire che "Toradora!" riesce ad abbinare dei messaggi seri e "utili" ai giovani, strappando anche qualche risata, grazie a quelle scene buffe ed esagerate tipiche degli anime dove le ragazze hanno una forza sovraumana (Taiga è una vera furia!) e non mancano gli animali "mascotte", come il pappagallo Inko-chan che fa ridere solo a guardarlo!

I protagonisti della storia Ryuji e Taiga sono dei personaggi agli antipodi: lui, introverso e tranquillo, ha l'aspetto di un teppista; lei, dall'aspetto dolce e la corporatura così minuta da sembrare una bambolina, è una vera bulla! In comune hanno un amore segreto e il sogno di conquistarlo: Taiga è più intraprendente, tuttavia è talmente goffa e maldestra che la sua confessione d'amore finisce per errore nello zaino di Ryuji, ma solo come busta (senza lettera!); Ryuji è così timido e imbarazzato che invece non ha ancora agito. Combinazione: Taiga è innamorata del migliore amico di Ryuji, Yūsaku, mentre Ryuji è innamorato della migliore amica di Taiga, Minori! La trama non è di certo tra le più originali e i risvolti finali sono prevedibili, eppure l'amore tra Ryuji e Taiga sboccia così gradualmente che sembra naturale e realistico. Non è affatto un banale insta-love: è un sentimento che sorprende e sconvolge persino loro stessi nel profondo, arrivando addirittura a respingerlo e a rinnegarlo per via di una convinzione mentale che non rispetta il cuore: la scena di Taiga la notte di Natale è la migliore dell'anime, secondo me (mentre quella del penultimo episodio è dolcissima!).

I personaggi secondari sono qualcosa di più che semplici figure di contorno: ricordo che in "Lovely Complex" i protagonisti dominavano la scena a discapito degli altri (delle vere macchiette), qui invece, c'è più di un episodio dedicato a ognuno dei personaggi secondari e all'approfondimento del loro carattere: Yūsaku è probabilmente quello più semplificato con gli eccessivi sentimentalismi e quel piccolo atto di ribellione, mentre le ragazze sono molto più interessanti. L'ingenua Minori, solare e positiva, ha un istinto materno e protettivo verso Taiga ed eccelle nello sport, ma soprattutto Ami, la modella che arriva successivamente a scuola e che cela una doppia personalità, una di "facciata", e un'altra, nascosta, che è quella vera. Ami l'ho trovata, però, anche un po' contraddittoria: confesso di non averla capita del tutto, è un personaggio complesso per cui avrei voluto scoprire qualcosa di più.
In certi momenti è infantile, mentre in altri si dimostra "matura", o comunque, quella che ha capito tutto prima e meglio di tutti. Interessante che le altre ragazze della scuola pensino che lei sia più matura semplicemente perché lavora in mezzo agli adulti... in realtà non è così matura: ha semplicemente capito prima degli altri, probabilmente perché il suo lavoro la rende più sveglia. Mi ha colpito anche perché l'ho vista molto sola: nonostante sia una che non passa inosservata e anzi, fa del suo aspetto il suo biglietto da visita, è quella che si rintana tra i due distributori di bevande e snack nel corridoio della scuola, e a parte quelle due amiche con cui fa gruppo, sembra che non si confidi con nessuno e si tenga tutto dentro. Paradossalmente, lei che è quella più in vista sembra vivere nell'ombra degli altri.





Minori [rispondendo a Ryūji che le ha chiesto se ha il ragazzo]: Takasu, a te è mai capitato di vedere un fantasma? [...] Io ci credo all'esistenza dei fantasmi, però in realtà non ne ho mai visti né credo che qualcuno possa averli visti davvero, lo dicono in troppi... Però allo stesso tempo penso anche un'altra cosa, sono convinta che anch'io un giorno mi innamorerò, mi sposerò e sarò felice, però nella realtà non mi è mai capitato con nessuno di provare dei sentimenti collegabili a tutto questo. Le persone che si innamorano come se fosse la cosa più facile di questo mondo sono così lontane da me, perché in altre parole io non le vedo... E così, continuando a ripetermi «come pensavo, i fantasmi non esistono», mi sto arrendendo... Per questo, la risposta alla tua domanda è: non ce l'ho. Takasu, e tu? Sei una di quelle persone che i fantasmi li vedono?
Ryūji: Io, forse, sono di quelli che li vorrebbero vedere. Per questo vado nei punti di avvistamento dei fantasmi o guardo DVD spaventosi, è solo una mia idea però... Anche quelli che hanno il dono saranno rimasti sbigottiti la prima volta che hanno visto un fantasma, come ci saranno persone che li hanno visti ma avranno liquidato il fatto come assurdo, come se non fosse accaduto,
o altre che si sono impegate al massimo per riuscire a vederli e alla fine ci sono
riuscite. Perciò, anche tu, non puoi decidere fin da adesso che non riuscirai mai a
vederne nessuno in tutta la vita. [...] Ti auguro di poterlo vedere, un giorno, un
fantasma, Kushieda. Perché penso che da qualche parte ci sia un fantasma che
desidera essere visto da te.



Come scrivevo all'inizio, tra gli elementi che mi hanno più colpito nella storia ci sono le vicende familiari, o meglio, i drammi familiari: i genitori di Taiga sono divorziati, e lei ha deciso di mollarli entrambi per andare a vivere da sola in un loro appartamento; del resto, sono benestanti e a lei basta strisciare la carta in un bancomat. Eppure non se la cava tanto bene da indipendente... Dall'altra parte c'è Ryuji che vive solo con la madre ma è del tutto assente poiché lavora di notte e dorme di giorno, e in pratica è lui che si occupa di lei cucinando e tenendo pulita e in ordine la casa; il padre è scomparso e Ryuji non l'ha mai conosciuto. Una delle cose che si apprende con l'avanzare della storia e specialmente verso gli episodi finali, SPOILER, evidenziate le frasi di seguito a vostro rischio! → è che s'instaura un surrogato del rapporto familiare mancante tra Taiga e Ryuji: lui si comporta come un padre, accudendola, poi alla fine si rivela che nemmeno il rapporto tra Ryuji e la madre è così roseo e tranquillo come sembra, per cui Taiga diventa la figura femminile onnipresente che il ragazzo non ha. Potrebbe sembrare forzata come riflessione, ma non penso sia un caso che nel penultimo capitolo Taiga ripeta le stesse identiche parole della madre di Ryuji e lui l'associ a quest'ultima.
Penso che questo particolare offra uno spunto molto interessante riguardo le logiche dell'amore.

Complice la comodità offerta da Netflix, mi sono guardata tutti gli episodi in un fine settimana, trascorrendo delle ore piacevoli e sempre più incuriosita da quello che sarebbe accaduto nell'episodio dopo.
L'ultima puntata, però, mi ha spiazzata: ci sono due stacchi temporali che sono presentati a ridosso l'uno dall'altro e accadono tante cose, ma soprattutto, non mi aspettavo la reazione di Taiga. E così, "Toradora!" si dimostra essere anche una storia di formazione, che certo, può partire da una storia d'amore.
Ciò nonostante, il modo frettoloso in cui evolve la situazione ha fatto sì che scemasse l'emozione intensa che si era prima creata; mi ha dato meno di quanto mi aspettassi...
Per questo non riesco a dare il massimo dei voti a quest'opera perché ho la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso (tipo il carattere di Ami, la storia della madre di Ryuji, la storia dell'insegnante trentenne single, la velocità della svolta nell'ultimo episodio e gli eventi finali legati a Taiga), oltre alla malcelata intenzione (aiutata dal filosofeggiare dei ragazzi) d'avere un significato immenso e una portata universale che alla fine non regge il compito: per questa profondità sarebbero stati necessari degli episodi in più.

"Toradora!" non è un capolavoro.
Ma fa passare delle ore in piacevole compagnia, sa emozionare e offre spunti interessanti: intrattenimento, con qualcosina in più.
La storia d'amore farà sognare le più giovani!


Il voto di Universi Incantati:





venerdì 22 aprile 2016

5 Cose che... #1 - Cartoni animati della mia infanzia

Carissimi astronauti,
mentre cerco in tutti i modi di sopravvivere agli impegni quotidiani (ieri non sono riuscita a postare nulla! T_T) oggi mi dedico all'iniziativa proposta dal blog Twins Books Lovers che si pone come obiettivo quello di stilare una lista di "5 cose che..." ogni settimana con un nuovo argomento; non solo libri, proprio come nel caso di oggi!

Dovete sapere che gli argomenti li decidiamo noi blogger tutti insieme all'interno del gruppo facebook "Blogger: 5 cose che...".
L'iniziativa è aperta a tutti e ci si può ancora iscrivere, pertanto v'invito a leggere il post di presentazione qui ;)
Si comincia!




5 Cartoni animati della mia infanzia



1) Johnny è quasi magia


Uno dei miei cartoni preferiti di allora e che vorrei tanto riprendere, più che altro dal manga! Probabilmente è una delle prime serie che mi ha coinvolto (se non la prima in assoluto!) facendomi sognare per la storia d'amore, e n effetti è uno dei primi triangoli a cui ho assistito! Io però "tifavo" per quella che Johnny escludeva un po': Tinetta! Forse la preferivo perché pasticciona e buffa; meno composta di Sabrina, che vedevo troppo seria!


2) L'incantevole Creamy


Quante volte a pronunciare la formula magica del "parimpapum" (imitando il gesto!) sognando di diventare grande, bellissima e famosa! Avere il coraggio di mostrarmi senza timore né imbarazzo; essere sicura di me... Solo ora ho capito perché mi piaceva così tanto questo cartone! XD


3) City Hunter


Qui non ero già più una bambina ma una ragazzina delle medie... mi pare XD Ad ogni modo, lo inserisco in questo punto della classifica perché "City Hunter" è stato uno di quei cartoni che ho guardato assiduamente e con costanza senza perdermi una puntata (tranne le ultime!). Sognavo che l'amore per Greta fosse corrisposto, e ricordo ancora oggi quella bellissima puntata in due parti dove lui si stava dichiarando, a un passo dal perderla! *___* E grazie, proprio a un passo dal perderla, però, eh! >_< Quante volte avrei voluto usare quel martello da 100 tonnellate (anche nella vita reale)!


4) Hello Spank!


Lo confesso: ero innamorata di questo bruttissimo, imbranato, e frignone cagnone! XD Perché così tenero... e pur essendo fifone, si vestiva di coraggio (con la tutina da Superman!) pur di proteggere chi gli sta a cuore (la sua padroncina o la micia). E vogliamo dimenticare quel modo di esprimersi tutto suo? E' un cane unico! *__*


5) Tartarughe Ninja


Un altro di quei cartoni che mi ha fatto impazzire! Lo seguivo sia nella serie animata sia nel videogioco per Nintendo 8 bit (NES): ero una sfegatata, una nerd! XD Mi appassionavano le avventure, la lotta, la saggezza di Splinter, la giornalista April, la storia della loro nascita e l'eterna rivalità con Shredder. Li trovavo buffi per la loro fissazione con la pizza, e in particolar modo mi ero presa una vera cottarella (perché sempre con gli animali?? O_o) per il frizzante Michelangelo! Trovavo affascinanti anche le sue armi, i nunhaku. Il loro motto è tuttora il mio inno d'incoraggiamento: cowabunga!




E voi?
Quali sono i 5 cartoni animati della vostra infanzia?
Cosa ne pensate della mia lista?
Beh, io credo d'aver ufficialmente rovinato la mia reputazione! XD Ma in fondo ero solo una bambina innocente che guardava con gli occhi del cuore, un po' come Eleonora con il drago Indaco nella mia serie "Eleinda"... oddio, non son cambiata affatto!!! XD



martedì 6 ottobre 2015

Recensione anime: "Nausicaä della Valle del vento" di Hayao Miyazaki

Carissimi astronauti,
ieri pomeriggio ho lavorato alla stesura di questa recensione, ma solo oggi la pubblico qui; ho preferito dare la precedenza a TrueFantasy, il blog dove Alessandro Iascy mi ha affidato da anni l'intera gestione della rubrica Jappo World *__*
Nel mio blog, invece, tutte le recensioni sono racchiuse all'interno della rubrica "Guida Galattica".


Avevo visto questo film d'animazione diversi anni fa, ma solo adesso mi sono decisa a scriverne la recensione.
Perché non l'ho fatto prima?
Beh, perché le opere di Miyazaki mi trasmettono talmente tante emozioni che quando termino la visione sono letteralmente sovraccaricata: non riesco a mettere ordine tra tutte le cose che mi ha lasciato nella mente e nel cuore! Sul serio, mi sento emotivamente coinvolta e mentalmente provata, per cui diventa molto impegnativo trovare il punto di partenza di quei pensieri e il filo logico del discorso.
Ma questa volta dovevo sforzarmi.
In realtà non è che poi mi sia sforzata così tanto, anzi, il discorso si è generato da solo, spontaneamente e senza appunti.
Probabilmente era questo il momento giusto per scriverla.
Perché dal 5 al 7 ottobre si svolge il cine-evento “Nausicaä della Valle del vento"!
L’imperdibile opera di Hayao Miyazaki, prima che fondasse il celebre Studio Ghibli, esce finalmente nelle sale italiane in versione restaurata e con un nuovo doppiaggio.
E' l'occasione perfetta per proporvi la recensione!




Titolo: Nausicaä della Valle del vento 
Titolo originale: 風の谷のナウシカ Kaze no tani no Naushika 
Genere: Fantascienza 
Durata: 116 minuti 
Soggetto: Hayao Miyazaki 
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Kazunori Ito 
Regia: Hayao Miyazaki 
Musiche: Joe Hisaishi 
Produttore: Isao Takahata 
Distributore italiano: Lucky Red 
Uscita nelle sale in Giappone: 11 marzo 1984 
Uscita nelle sale in Italia: 5 ottobre 2015

Trama: 
In seguito ad un cataclisma che ha sconvolto l’intero pianeta, una foresta tossica ha ricoperto la maggior parte della superficie terrestre. In questo scenario apocalittico, dove una nuova guerra è sul principio di esplodere, il regno della Valle del Vento - governato da Jihl, padre della coraggiosa Principessa Nausicaä - è una delle poche zone ancora popolate. Nausicaä ha due doni: saper cavalcare il vento volando come gli uccelli e riuscire a comunicare con gli Ohm, i giganteschi insetti guardiani della foresta. Grazie alle sue abilità nonché all’amore e alla stima del suo popolo, la Principessa Nausicaä intraprenderà una coraggiosa sfida volta a ristabilire la pace e a riconciliare l’umanità con la Terra.




È sconvolgente leggere questa differenza tra il Giappone e l’Italia: ci sono voluti trentun’anni perché quest’opera raggiungesse le nostre sale, e se siete fra quelli che la conoscono già, o è perché avete letto l’omonimo manga, oppure è grazie al fatto che il film, che è stato trasmesso il 6 gennaio 1987 su Rai1, è stato in qualche modo convertito e condiviso su internet nei tempi recenti. Di Nausicaä, infatti, non si è mai prodotto nemmeno il DVD, ma credo che Lucky Red compirà a breve anche questo passo.

Se penso che negli anni ’80 la Disney proponeva “Red & Toby” (1981), “Taron e la pentola magica” (1985), “Basil – l’investigatopo” (1986) e “La sirenetta” (1989), capisco perché la nostra cultura associa i film d’animazione alla definizione “cartoni animati per bambini”. 
Senza nulla togliere alla morale e ai messaggi subliminali delle produzioni disneyane del periodo, “Nausicaä della Valle del vento" ha una profondità che i sopracitati film non sfiorano neppure. Forse non è opportuno paragonarli, ma il confronto mi sorge automatico se penso che sono nata con principi del tipo che l’amicizia è possibile anche tra una volpe e un cane da caccia, e che alla fine, anche se sono un essere di un altro mondo, povera e muta, il principe azzurro, bello e riccone, guarderà solo me e mi sposerà. 
Sul serio: non sono cresciuta bene come pensavo.
Sarei voluta crescere con l’esempio di Nausicaä, principessa, ma anche un cavaliere del vento, fragile, ma anche indipendente; tenace e testarda, ma che mette il regno e la sua gente al primo posto, a costo di sacrificare se stessa. 
Nausicaä non è la principessa innamorata, Nausicaä è l’amore.


L’amore di Nausicaä per la natura è incondizionato: è inteso per qualsiasi forma di vita, dalle piante agli animali; non importa se la giungla è tossica e se quei giganteschi e orribili insetti sono altrettanto pericolosi, lei è un’anima pura che sa guardare (come mi piace sottolineare spesso nei miei romanzi) con gli occhi del cuore. Questa principessa va oltre l’aspetto esteriore, ed è capace di percepire le emozioni altrui, animali o umane che siano.
Nausicaä ama anche la vita. Lo si capisce quando in un sogno si sottrae a coloro che ama ma che sa che sono morti, e a gran voce grida: “Lasciatemi, io voglio vivere!”. Ama la vita perché si oppone alla guerra, e vestendo gli abiti della pace non teme per se stessa; si sacrificherebbe per un futuro migliore, proprio come un’eroina. 
Il modo in cui è capace di amare Nausicaä è disarmante.
D’altra parte, l’amore visto in un contesto “di coppia” è apparentemente freddo e distaccato. Nel corso della storia, infatti, la ragazza incontra un coetaneo e verrebbe da pensare che potrebbe nascere qualcosa di tenero fra i due, ma come la maggior parte delle opere di Miyazaki, anche in questo caso il sentimento resta sospeso nell’aria, nelle parole non dette, nello slancio di un complice abbraccio, nella presa di posizione accanto all’altro, appoggiandone la causa, e nella premura fatta di cure e preoccupazioni. Non a caso: “apparentemente freddo” ;)

“Nausicaä della Valle del Vento” è un’opera che definirei “emozionale”.
Contrapposto all’amore c’è la paura, la rabbia, l’odio che scatena la guerra, i deliri di onnipotenza dell’uomo; la morte. 
Mi ha toccato, ad esempio, quando la stessa Nausicaä si sente sopraffare dalla rabbia e agisce d’istinto, compiendo un azione di cui poi si pente: piangendo chiede, in una sorta di preghiera, che quella rabbia esca dal suo cuore. 
Il tema della guerra, poi, è purtroppo attuale, forse più che allora, perché nel 1984 la guerra era un eco lontana; vedere ora uno scenario in cui le potenze del mondo hanno lottato per il potere, guardare quei grattacieli crollare sotto le bombe, sentire la voce narrante dire che l’umanità si è ridotta a vivere sopra le ceneri di un mondo che lei stessa ha distrutto, il futuro apocalittico in cui vive Nausicaä (popoli che vivono d’agricoltura e che traggono l’energia dalle pale eoliche) suona credibile, a maggior ragione coinvolgente. 
Osserviamo inerti come la nostra storia possa ripetersi: l’ombra della devastazione nucleare si affaccia portando con sé l’idea che agire in questo modo non sia la soluzione, che ci sono altre vie possibili per la pace.
Potrei continuare a prendere in considerazione ognuno dei sentimenti, ma penso che la cosa migliore da fare sia quella di viverli sulla propria pelle guardando questo film.

Onnipresente in tutti i film di Miyazaki è anche qui, come la natura, il tema del volo. 
Ma piuttosto che soffermarmi su questo, preferirei porre l’attenzione sull’importanza che il sensei attribuisce al ruolo della donna: l’eroe è anche qui femmina, quasi bambina. In effetti la si mostra bambina a più riprese, e su tutte, colpisce il momento in cui la piccola trova un cucciolo che appartiene alla specie di quegli insetti orribili. Per questo, rispetto a Mononoke o a Sophie (“Il Castello errante di Howl”), Nausicaä porta con sé anche la purezza e l’innocenza propria della categoria più giovane; i giovani come portatori di pace e speranza, vittime delle decisioni degli adulti che, al contrario, sono troppo presi da loro stessi, dal proprio orgoglio e dall’ego (persone e animali compresi!)

“Nausicaä della Valle del Vento” è un’opera per giovani e adulti dai messaggi universali e che potrebbe sembrare sia stata realizzata oggi, visto quanto è attuale, e grazie alla versione rimasterizzata si svecchia anche nell’aspetto. 
Tradisce la sua origine solo durante le sequenze d’azione quando suonano le tastiere elettroniche, la tipica musica che andava di moda negli anni ’80, il che fa nascere un sorriso nostalgico.

In questi giorni ho letto su internet di persone che hanno visto “Inside out” e consigliano di portarsi dietro i fazzoletti. “Nausicaä della Valle del Vento” non si limita a commuovere, ma lascia un segno nel profondo:  nonostante i messaggi positivi, l’orrore che ci ha mostrato lascia una scia di angoscia che non passa neanche quando nei titoli di coda ci mostra i sorrisi e la vita che continua… forse perché sappiamo che, in fondo, noi esseri umani siamo fatti proprio così. 
C’è troppo odio nel mondo, e il mondo ha bisogno d'amore. Di persone come Nausicaä.


Il voto di Universi Incantati


Questa recensione è apparsa anche nel blog TrueFantasy
dove curo la rubrica "Jappo World"



mercoledì 22 luglio 2015

RiminiComix 2015!

Buonasera, cari astronauti!

Oggi ho in serbo per voi un piccolo reportage, perché questo weekend sono stata al RiminiComix!
Visito questa fiera abitualmente dal 2011 (eh grazie, io a Rimini ci vivo XD), ma a parte qualche album sul mio profilo Facebook non l'avevo mai trattata qui... ebbene, è arrivato il momento di farlo, perché RiminiComix sta diventando sempre più grande e degno di nota; sul serio, quest'anno mi ha sorpreso, ed è la prima volta che in una serata non sono riuscita a vedere tutti i padiglioni (di solito ci facevo 2/3 giri)!

Il manifesto 2015

Per chi non lo sapesse, il RiminiComix è il primo e unico evento dedicato a fumetti e videogiochi a ingresso gratuito, aperto dalle 17 a mezzanotte (sabato è stato aperto fino all'una *__*), che si svolge a Rimini, zona Marina Centro, in Piazza Federico Fellini, davanti al Grand Hotel e alle spalle della Fontana dei Quattro Cavalli. 
Questa XIX edizione ha visto la mostra mercato espandersi fino a 2.500 metri quadrati, e programmata all'interno del maxi evento Cartoon Club (XXXI edizione) ha presentato oltre 250 cortometraggi animati e contato un centinaio di ospiti italiani e internazionali fra autori, disegnatori, sceneggiatori, scrittori e produttori. 
Un'edizione da record, perché nel corso dell'evento (dal 13 al 19 luglio) sono state contate 90mila presenze, con oltre 5000 cosplayer giunti a Rimini per la Cosplay Convention.


Uno dei padiglioni

Già dall'anno scorso erano aumentati i padiglioni, ma quest'anno è stato aggiunto il "Palacartoon" (un luogo chiuso, e non più un palco all'aperto, probabilmente per prevenire situazioni di emergenza come la forte pioggia dell'anno scorso - anche se quest'anno non piove mai) per ospitare le gare di cosplay, i concerti, i disegnatori, i dj set, e gli eventi di punta come il concerto di Cristina D’Avena e l’anteprima della nuova serie di Lupin III con la visione di alcune immagini e la nuova sigla, con i doppiatori Alessandra Korompay e Stefano Onofri come ospiti.


Jappo music!

Riguardo alla mia personale esperienza, diversamente dalle precedenti edizioni, quest'anno (come l'anno scorso) non avevo preparato un cosplay: da almeno 3 anni desideravo realizzare il cosplay di Daenerys Targaryen di Game of Thrones (indovinate perché adoro *_* la madre dei draghi!) ma non ero mai riuscita a trovare quel vestitino blu, che poi avrei modificato... ma il caso ha voluto che venerdì mattina, mentre stavo uscendo col camion dalla piazza dove lavoro, ho visto un banco che vendeva questo lungo abito blu con lo spacco centrale e non ho potuto fare a meno di prenderlo! Il problema è che a un giorno dal mio ingresso al RiminiComix non avevo preparato altro, a parte i leggins e gli stivali che potevo riciclare per l'occasione... 
Combinazione, nel pomeriggio mi viene in mente di andare a cercare nel negozio di abiti in maschera vicino a casa mia (mai entrata prima di allora) e ho visto dalla vetrina che aveva anche le parrucche, ma il negozio era chiuso; non mi sono data per vinta e ho telefonato al numero per le urgenze rimediando un appuntamento per le 8 di mattina di sabato! Sabato mi trovo questa parrucca bionda molto simile ai capelli della Khaleesi: che fortuna! *__* Alle 11 circa mi sono messa al lavoro di taglia e cuci sull'abito, ma l'operazione si è rivelata più complicata del previsto finché sono arrivata alle 13 che non sapevo più cosa fare: colpa di quel colletto ampio e drappeggiato da trasformare in una scollatura a "v"! In panico, ho chiamato subito i soccorsi: la mia nonna sarta! Alle 18 il mio abito era finalmente pronto grazie al suo ingegno e alle sue abili manine *__* (nel frattempo io ho sistemato i capelli della parrucca XD)
Finalmente, sono riuscita a vestire i panni di una delle mie eroine preferite! :D

Il mio cosplay di Daenerys Targaryen!

Sabato sera io, mio marito e una coppia di amici abbiamo girato per i padiglioni, fatto acquisti e assistito al concerto di Cristina D'Avena, ma siccome queste fiere sono anche l'occasione giusta per ricevere visite nel mio Nintendo 3DS (attraverso la funzione Street Pass si ottengono pezzi di puzzle, eroi per il GDR e altre chicche che una maniaca del collezionismo nonchè nerd come me non si può perdere XD), io e mio marito abbiam pensato di tornare anche domenica sera; mi doveva anche delle foto, visto che non me ne aveva fatte (capricciosa mode: off)! Come scrivevo all'inizio di questo post, sabato non eravamo riusciti neanche a vedere tutte le corsie dei padiglioni...
Domenica sera abbiamo concluso il nostro giro, dopodiché siamo andati al porto a fare qualche scatto sulla sabbia.
In questi 2 giorni siamo stati al RiminiComix solo per 3 ore ciascuno, eppure vi garantisco che è stato intenso e divertente!
Ora vi mostro i miei trofei/ricordi di quest'anno: 




1) La berretta di Totoro (la volevo da anniiiiii *__*)
2) Un quadretto realizzato dal "Cagliostrino" di Serena Pieruccini (un bel pensiero da appendere in casa, io che sto sempre a metà tra la fantasia e la realtà!)
3) Un piccolo asciugamano di Totoro morbidissimo da aggiungere al mio bagno, visto che ho già il porta carta-igienica di Totoro preso a Lucca diversi anni fa XD

Non mi resta che darvi appuntamento a domani con un post di segnalazione libri e... RiminiComix, ci vediamo nel 2016!

venerdì 13 marzo 2015

Recensione anime: "Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo" di Mamoru Hosoda

Carissimi astronauti,

in questo periodo mi sto dedicando alla stesura di Eleinda 2 (chi mi segue nella pagina di Eleinda è costantemente aggiornato sul "dietro le quinte" ;)) ma prima di cominciare, avevo preparato due recensioni per voi e per TrueFantasy, visto che le ho passate anche al boss Alessandro Iascy ^.^

La prima è stata pubblicata ieri su TrueFantasy, e visto che si tratta di un film anime, rientra nella rubrica "Jappo World!" ^.^
Ma ora basta con i convenevoli: ecco a voi la recensione!


Recensione anime: "Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo" di Mamoru Hosoda




Trama (dal sito del distributore Dynit): 
"Due vite. Due strade. Una sola scelta. La giovane Hana è una ragazza allegra e determinata, che studia in un'università alla periferia di Tokyo e si mantiene svolgendo diversi lavori part-time. Un giorno, in un'aula dell'università, Hana nota uno studente che le sembra completamente diverso da tutti gli altri. Incuriosita, lo segue e gli propone di studiare assieme a lei. Lentamente, tra i due giovani sboccia l'amore e per Hana sembra giunto il momento di realizzare i progetti di una vita a due. Ma il giovane nasconde uno sconvolgente segreto. Una notte, davanti ad Hana, assume le sembianze di un grosso lupo…”

Recensione:




Ho cominciato a guardare questo film senza alcuna aspettativa; addirittura non avevo letto nemmeno la trama perché era già bastato il titolo (e l’immagine di copertina) a incuriosirmi.
Forse è per questo che l’inizio mi ha un po’ destabilizzato…
I primi momenti del film sono piuttosto veloci: ho percepito quella fretta di arrivare al dunque, ossia ai “Wolf children”, e infatti occorrono pochi fotogrammi prima che l’universitaria Hana scopra la reale identità del ragazzo che saltuariamente frequenta il suo corso e del quale si è (rapidamente) innamorata. Lui è un ragazzo lupo. É lui stesso a confessarglielo, e anche questo particolare, unito alla precisazione che lui non l’abbia mai detto a nessun’altro (e lo dice così, a una mezza sconosciuta?), mi ha fatto un po’ storcere il naso. Ma non è finita. Appena il ragazzo confessa la sua vera natura, lei cosa fa? Beh, ci sta. Lo fa. E pare che il primo bacio tra i due ci sia quando lui ha ancora il muso da lupo!!!!! (consentitemi i tripli, quadrupli punti esclamativi, per una volta) 
Pochi fotogrammi dopo, scopriamo che Hana è incinta. I due si abbracciano e inizia il periodo della gravidanza, con scene che riassumono i sintomi della dolce attesa fino alla nascita della bimba – voce narrante – Yuki, e subito dopo, una seconda gravidanza, che dà alla luce il maschietto Ame. 
Il tutto mi è sembrato troppo semplicistico e veloce, e forse, più di tutti, ho sentito la mancanza della magia di un amore che nasce nonostante lui sia umano solo per metà. 

Sei un lupo? E che importa: baciami!
Poi, di colpo, la storia subisce un profondo cambiamento, un mutamento che si ripercuote anche nello stile della narrazione, perché finalmente rallenta…
La storia si fa interessante dal momento in cui troviamo di fronte a una madre che è diventata improvvisamente sola, e che, alla sua prima esperienza, deve crescere due cuccioli di uomo-lupo. 
La storia è realistica nella stanchezza e nella fatica della giovane madre, divisa tra le faccende di casa e le esigenze dei piccoli che invece, hanno energie inesauribili; è inverosimile ogni volta che i figli (come il padre quando si è confessato a lei) si trasformano in lupo in men che non si dica, senza dolori o spasmi, ma sempre silenziosamente (senza rotture di ossa) e improvvisamente (senza il cambiamento graduale del viso in muso). 
L’atmosfera, nonostante qualche situazione ironica (se stanno male, dove deve portare, Hana, i suoi pargoli? Dal pediatra o dal veterinario?), si mantiene su una costante drammatica; del resto la vita dei due piccoli inizia con la scomparsa del padre.

Dove si portano i bambini-lupo? Dal pediatra o dal veterinario?

È curioso vedere i due caratteri opposti di Yuki e Ame, soprattutto la loro inaspettata evoluzione; questo è l’aspetto reso meglio, nonché il punto di forza del film. Vale la pena di guardarlo solo per vederli crescere… E Hana, vale la pena di guardarlo anche per lei, la giovane madre, una donna forte che riesce sempre a mantenere il sorriso, esemplare con la sua umiltà, sia verso i figli perché ammette di non sapere come allevarli, sia in altri momenti come quando si occupa dell’orto, dove s’impegna a imparare ogni cosa da zero. Soprattutto, Hana vive la sua vita in funzione dei figli e per il loro futuro: è solo per loro che sceglie di trasferirsi in una casa vicino ai boschi e la montagna (che come posizione ricorda tanto quella di Totoro!), allo scopo di lasciare che siano loro stessi a decidere chi scegliere di essere, se umani o lupi. Un concetto nobile, il suo, più facile dirsi che a farsi. Hana è veramente molto “umana”, con tutta la forza e la fragilità che caratterizza gli esseri come noi.

Yuki è quella che subito abbraccia la sua natura animale, senza paure
Un altro aspetto che ho notato nel film, è la differenza tra la vita in un piccolo paese, sperduto, in campagna, rispetto alla vita che Hana e i figli vivevano in città, dove pur essendo circondati da tante persone non ricevevano aiuto e anzi, il condominio le ha voltato le spalle perché non sono ammessi animali domestici (hanno sentito degli ululati qualche volta!) e gli ostacoli burocratici si presentano anche nelle vesti degli assistenti sociali, perché da un’indagine è risultato che i figli non sono mai stati vaccinati. Queste difficoltà aiutano a comprendere la libertà che invece si prospetta in una casa di campagna. Sì, la gente mormora, ma si tratta di menti semplici che danno più importanza allo spirito di condivisione e l’aiuto al prossimo. Non è tutto rose e fiori se guardiamo al personaggio del vecchio scontroso, ma con l’avanzare della storia impareremo la sua stessa tolleranza.

Ame, invece, è introverso e timoroso. E' tormentato dalla sua metà animale
La storia da narrare è bella corposa, per cui capisco la difficoltà di Hosoda-san di svolgerla in soli 117 minuti, e in effetti, salvo l’inizio, riesce a svilupparla bene: racconta Yuki e Ame e le loro diverse esperienze, la difficoltà dell’integrazione, l’accettare la propria natura o il rifiutarla, addirittura temendola, e lo scontro tra i due giovani adulti che è un po’ come una lotta tra due fazioni; natura e umanità. 
Sono molti i fotogrammi dedicati alla spettacolarizzazione della natura, coi lupi che corrono tra i boschi e discendono per una collina… che però sembra una vuota pista da sci. Insomma, questo scenario poteva essere realizzato meglio. Siamo lontani dai paesaggi firmati Studio Ghibli, il paragone è inevitabile, tuttavia, i personaggi conservano caratteristiche indimenticabili.
Una storia davvero graziosa, talvolta forzatamente drammatica perché sembra voler puntare alla commozione dello spettatore, ma che resta interessante sotto ogni punto di vista. 
È unica nel suo genere perché abbraccia il genere fantasy e lo trasforma, finendo col raccontare “scene di vita quotidiana”, più reali di quanto ci si poteva aspettare. 
Il tema centrale è reale come la paura di una madre quando si sente inadeguata e insicura nel crescere da sola due figli. Siano essi umani, o siano bambini-lupo.


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