venerdì 13 marzo 2015

Recensione anime: "Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo" di Mamoru Hosoda

Carissimi astronauti,

in questo periodo mi sto dedicando alla stesura di Eleinda 2 (chi mi segue nella pagina di Eleinda è costantemente aggiornato sul "dietro le quinte" ;)) ma prima di cominciare, avevo preparato due recensioni per voi e per TrueFantasy, visto che le ho passate anche al boss Alessandro Iascy ^.^

La prima è stata pubblicata ieri su TrueFantasy, e visto che si tratta di un film anime, rientra nella rubrica "Jappo World!" ^.^
Ma ora basta con i convenevoli: ecco a voi la recensione!


Recensione anime: "Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo" di Mamoru Hosoda




Trama (dal sito del distributore Dynit): 
"Due vite. Due strade. Una sola scelta. La giovane Hana è una ragazza allegra e determinata, che studia in un'università alla periferia di Tokyo e si mantiene svolgendo diversi lavori part-time. Un giorno, in un'aula dell'università, Hana nota uno studente che le sembra completamente diverso da tutti gli altri. Incuriosita, lo segue e gli propone di studiare assieme a lei. Lentamente, tra i due giovani sboccia l'amore e per Hana sembra giunto il momento di realizzare i progetti di una vita a due. Ma il giovane nasconde uno sconvolgente segreto. Una notte, davanti ad Hana, assume le sembianze di un grosso lupo…”

Recensione:




Ho cominciato a guardare questo film senza alcuna aspettativa; addirittura non avevo letto nemmeno la trama perché era già bastato il titolo (e l’immagine di copertina) a incuriosirmi.
Forse è per questo che l’inizio mi ha un po’ destabilizzato…
I primi momenti del film sono piuttosto veloci: ho percepito quella fretta di arrivare al dunque, ossia ai “Wolf children”, e infatti occorrono pochi fotogrammi prima che l’universitaria Hana scopra la reale identità del ragazzo che saltuariamente frequenta il suo corso e del quale si è (rapidamente) innamorata. Lui è un ragazzo lupo. É lui stesso a confessarglielo, e anche questo particolare, unito alla precisazione che lui non l’abbia mai detto a nessun’altro (e lo dice così, a una mezza sconosciuta?), mi ha fatto un po’ storcere il naso. Ma non è finita. Appena il ragazzo confessa la sua vera natura, lei cosa fa? Beh, ci sta. Lo fa. E pare che il primo bacio tra i due ci sia quando lui ha ancora il muso da lupo!!!!! (consentitemi i tripli, quadrupli punti esclamativi, per una volta) 
Pochi fotogrammi dopo, scopriamo che Hana è incinta. I due si abbracciano e inizia il periodo della gravidanza, con scene che riassumono i sintomi della dolce attesa fino alla nascita della bimba – voce narrante – Yuki, e subito dopo, una seconda gravidanza, che dà alla luce il maschietto Ame. 
Il tutto mi è sembrato troppo semplicistico e veloce, e forse, più di tutti, ho sentito la mancanza della magia di un amore che nasce nonostante lui sia umano solo per metà. 

Sei un lupo? E che importa: baciami!
Poi, di colpo, la storia subisce un profondo cambiamento, un mutamento che si ripercuote anche nello stile della narrazione, perché finalmente rallenta…
La storia si fa interessante dal momento in cui troviamo di fronte a una madre che è diventata improvvisamente sola, e che, alla sua prima esperienza, deve crescere due cuccioli di uomo-lupo. 
La storia è realistica nella stanchezza e nella fatica della giovane madre, divisa tra le faccende di casa e le esigenze dei piccoli che invece, hanno energie inesauribili; è inverosimile ogni volta che i figli (come il padre quando si è confessato a lei) si trasformano in lupo in men che non si dica, senza dolori o spasmi, ma sempre silenziosamente (senza rotture di ossa) e improvvisamente (senza il cambiamento graduale del viso in muso). 
L’atmosfera, nonostante qualche situazione ironica (se stanno male, dove deve portare, Hana, i suoi pargoli? Dal pediatra o dal veterinario?), si mantiene su una costante drammatica; del resto la vita dei due piccoli inizia con la scomparsa del padre.

Dove si portano i bambini-lupo? Dal pediatra o dal veterinario?

È curioso vedere i due caratteri opposti di Yuki e Ame, soprattutto la loro inaspettata evoluzione; questo è l’aspetto reso meglio, nonché il punto di forza del film. Vale la pena di guardarlo solo per vederli crescere… E Hana, vale la pena di guardarlo anche per lei, la giovane madre, una donna forte che riesce sempre a mantenere il sorriso, esemplare con la sua umiltà, sia verso i figli perché ammette di non sapere come allevarli, sia in altri momenti come quando si occupa dell’orto, dove s’impegna a imparare ogni cosa da zero. Soprattutto, Hana vive la sua vita in funzione dei figli e per il loro futuro: è solo per loro che sceglie di trasferirsi in una casa vicino ai boschi e la montagna (che come posizione ricorda tanto quella di Totoro!), allo scopo di lasciare che siano loro stessi a decidere chi scegliere di essere, se umani o lupi. Un concetto nobile, il suo, più facile dirsi che a farsi. Hana è veramente molto “umana”, con tutta la forza e la fragilità che caratterizza gli esseri come noi.

Yuki è quella che subito abbraccia la sua natura animale, senza paure
Un altro aspetto che ho notato nel film, è la differenza tra la vita in un piccolo paese, sperduto, in campagna, rispetto alla vita che Hana e i figli vivevano in città, dove pur essendo circondati da tante persone non ricevevano aiuto e anzi, il condominio le ha voltato le spalle perché non sono ammessi animali domestici (hanno sentito degli ululati qualche volta!) e gli ostacoli burocratici si presentano anche nelle vesti degli assistenti sociali, perché da un’indagine è risultato che i figli non sono mai stati vaccinati. Queste difficoltà aiutano a comprendere la libertà che invece si prospetta in una casa di campagna. Sì, la gente mormora, ma si tratta di menti semplici che danno più importanza allo spirito di condivisione e l’aiuto al prossimo. Non è tutto rose e fiori se guardiamo al personaggio del vecchio scontroso, ma con l’avanzare della storia impareremo la sua stessa tolleranza.

Ame, invece, è introverso e timoroso. E' tormentato dalla sua metà animale
La storia da narrare è bella corposa, per cui capisco la difficoltà di Hosoda-san di svolgerla in soli 117 minuti, e in effetti, salvo l’inizio, riesce a svilupparla bene: racconta Yuki e Ame e le loro diverse esperienze, la difficoltà dell’integrazione, l’accettare la propria natura o il rifiutarla, addirittura temendola, e lo scontro tra i due giovani adulti che è un po’ come una lotta tra due fazioni; natura e umanità. 
Sono molti i fotogrammi dedicati alla spettacolarizzazione della natura, coi lupi che corrono tra i boschi e discendono per una collina… che però sembra una vuota pista da sci. Insomma, questo scenario poteva essere realizzato meglio. Siamo lontani dai paesaggi firmati Studio Ghibli, il paragone è inevitabile, tuttavia, i personaggi conservano caratteristiche indimenticabili.
Una storia davvero graziosa, talvolta forzatamente drammatica perché sembra voler puntare alla commozione dello spettatore, ma che resta interessante sotto ogni punto di vista. 
È unica nel suo genere perché abbraccia il genere fantasy e lo trasforma, finendo col raccontare “scene di vita quotidiana”, più reali di quanto ci si poteva aspettare. 
Il tema centrale è reale come la paura di una madre quando si sente inadeguata e insicura nel crescere da sola due figli. Siano essi umani, o siano bambini-lupo.


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2 commenti:

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