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venerdì 3 giugno 2011

Recensione "Cuore nero" di Amabile Giusti (Baldini Castoldi Dalai Editore)

Recensione "Cuore nero" di Amabile Giusti (Baldini Castoldi Dalai Editore)








*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***


Un romanzo denso e corposo.. come sangue.


Ho appena finito di leggerlo. Ho il cuore in gola, tanto che non riesco a formulare altre parole se non un aggettivo: meraviglioso.
"Cuore nero" è uno di quei romanzi capaci d'incollare il lettore dall'inizio alla fine, e nonostante in certe situazioni lo si possa trovare molto simile a "Twilight", costringe a rimangiare il pensiero e ad allontanare il paragone, perché quel che succede non è mai quel che ci aspettava: il suo punto di forza è l'imprevedibilità.

Il romanzo è un "tomo" diviso in quattro parti, e lo dico subito, auto-conclusivo (yahoo!). Già nella prima parte, quando Giulia s'imbatte nell'enigmatico Victor Lassalle fuori dalla villa abbandonata, e prontamente il giorno dopo Max - il compagno di scuola che l'aveva scaricata dopo una brevissima relazione - torna a rivolgerle la parola solo per dirle di stare lontano da quell'individuo, non riuscivo a individuare chi dei due fosse il vampiro! Si capisce che entrambi siano esseri soprannaturali, per la cronaca, agli antipodi, tuttavia non riuscivo ad identificarli, e in questo modo ho vissuto tutto lo stupore insieme a Giulia (be', veramente io mi sono svegliata un po' prima), leggendo avidamente per arrivare a scoprire la verità.
Fatta luce su questa faccenda, dalla seconda parte si presenta quell'oggetto che Blaise Lassalle (padrone della villa e parente di Victor) aveva scoperto durante i suoi esperimenti sui vampiri, ossia la Pietra di Sole; il mistero non riguarda il suo potere, quanto piuttosto al come si evolverà la situazione, dato che l'oggetto attirerà una folla di vampiri a Palmi (città della protagonista) e non è ben chiaro cosa voglia farci Max, così come non sono chiare le intenzioni di Victor.
La terza parte è invece incentrata su Max, sul suo passato e il suo possibile futuro, e va alimentando speranze per un'evoluzione assurda (o forse farei meglio a dire, "involuzione"), sia nel corpo, ma più evidentemente nei sentimenti, perché in "Cuore nero" si dice che i vampiri non provano emozioni, e quando si sarà abituati a questa verità, ossia che l'interesse di Max per Giulia era sempre stato solo ed esclusivamente per fame, la situazione si ribalterà. Ma in fondo, non me l'ero bevuta sul serio!
La quarta parte, infine, spiazza. Dovevano tornare tutti i conti, e tornano, ma diversamente da come ci si aspettava; l'autrice non avrebbe potuto fare un finale migliore, un finale che rende il tutto... indimenticabile (non è un caso se uso questa parola).

I vampiri, come accennato, non possono provare sentimenti, ma "Cuore nero", enigmi e urban fantasy a parte, è un romanzo che nei sentimenti trova proprio la sua base, il nucleo, il cuore.
La prima rappresentante è Giulia, complice la passionalità, la grinta, e la spinta incosciente della sua giovane età, ma dopotutto queste caratteristiche potrebbero dipendere anche dal carattere, e di carattere la protagonista ne ha da vendere. A volte l'ho trovata un po' pesante, per il fatto che non si rassegnasse alle dichiarazioni di Max, e ostinata e senza un minimo d'orgoglio personale continuava a stargli dietro, pedinarlo, tentarlo... non mi stupiva che Max si stufasse. D'altra parte però, capivo la testardaggine e soprattutto il cuore ferito, perché Max toglie in egual misura a quanto dà, e se si conta come quanto poco possa bastare a un cuore innamorato, ebbene, lui dà di più. Come non confondersi? Come non intestardirsi?
In questo romanzo l'amore è tormentato, per questo diventa intenso, ed è molto più reale dell'invaghimento di Bella per il perfetto Edward (sono caduta nel paragone!) perché a volte per una donna è più travolgente il buio, un'amore che sa di sbagliato tanto fa male, un'amore che fa quasi uscire di senno, e che come le sabbie mobili, quanto più vuoi uscirne, tanto più affondi; un'amore che spreme tutte le forze vitali.
Emozioni e carattere sono altrettanto sviluppati in Max, anch'egli intestardito, ma dal lato opposto, soprattutto perché a sua volta tormentato; non rivelerò altro per lasciare il piacere della scoperta.
Un altro personaggio che mi ha colpito per le sue caratteristiche è la madre di Giulia, Anna: purtroppo è vero, ci sono anche madri così, che tutte prese dai loro problemi non si accorgono del malessere dei figli, ovvero coloro che più di tutti hanno bisogno di attenzioni. Anna è una madre che ha lasciato che prevalessero in lei sentimenti quali rancore e rabbia, inconsapevole che così facendo deprime anche le figlie (Giulia ha una sorella, Laura), e addossa loro i suoi problemi, le sue fissazioni, infine, il suo pensiero. Sensazionale è il risvolto successivo; mi ha commossa.
Vorrei poi ricordare anche Paolo, ragazzino che a seguito di un incidente dove il suo migliore amico ha perso la vita, "guadagna" il dono di vedere la morte; la seconda parte del romanzo si concentrerà anche su questa faccenda. Anche qui avremo dei risvolti inaspettati, che ci fanno comprendere come la mente umana sia così poco adatta ad esperienze ultraterrene, perché per via dei sentimenti ogni cosa acquista peso sulla coscienza.

Una delle tante idee che "Cuore nero" mi ha soffocato sul nascere, è quella del triangolo amoroso: per fortuna Victor Lassalle ha un ruolo molto più complesso rispetto a quello di un mero rivale. Non mancherà di sorprendere a sua volta, e ho trovato altrettanto originale la natura che l'autrice dà agli esseri come lui, i cacciatori di vampiri; in effetti la prima parte del romanzo è intitolata "un angelo sulle scale" ed è a lui che indubbiamente si riferisce.

Se "Cuore nero" è così avvincente è anche grazie allo stile dell'autrice: il linguaggio con cui si esprime Giulia è estremamente attuale, con continui riferimenti alla quotidianità a diretto contatto con qualsiasi giovane (trasmissioni televisive, film, libri, manga...), il che contribuisce a rendere il contesto il più vicino possibile a quello reale.
Amabile Giusti scrive in modo semplice e diretto, e nella sua disarmante chiarezza esprime concetti e messaggi universali.
Ho adorato il finale perché, tra le altre cose, emerge questo messaggio: non è detto che semplicemente perché una è giovane può superare le cose e andare avanti; sapere di avere un lungo futuro non è un motivo sufficiente per consolarsi, e in certi casi, ci vuole un intervento "esterno" per guarire le ferite del cuore.
Il tema dell'abbandono è una costante in questo libro che ha tanto di fantasia quanto di realismo.

Che sia per sognare o per riflettere, questo è un romanzo assolutamente da non perdere.




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