lunedì 10 ottobre 2011

Recensione "Le voci di Nike" di Silvia M. Damiani

Recensione "Le voci di Nike" di Silvia M. Damiani (ExCogita Editore)






The answer my friend is blowing in the wind

La fine di una guerra e la vittoria dei protagonisti. Inizia così questo fantasy atipico: con una vittoria. Ma alla corte del re non si festeggia né si sorride, perché il principe Nabil è morto. La regina Amelia, suo marito il re Malesius (fratello di Nabil), e l'erede al trono, il principe Dereck (nipote di Nabil, nonché figlio di Amelia e Malesius), soffrono in silenzio, e solamente una bambina da libero sfogo al dolore della perdita: la piccola Nike; Nabil era suo zio, ma soprattutto, il suo eroe.
Prima di questa scena, un prologo che vede un'anziana donna muovere i suoi lenti passi verso un luogo a cui sembra tornare spesso, da un certo "lui", poi sorride nell'ascoltare un canto, una voce che in quello stesso momento è percepita anche dal principe Nabil, qui ancora in vita.
Si da per scontato che questo prologo sia l'inizio di tutto, ma tempo poche pagine che non si è più così certi!

Di questo romanzo breve è difficile identificare precisamente quando la storia abbia avuto inizio, poiché se dopo la scena della morte del principe Nabil ci riporta nel passato, a quando la guerra non era ancora iniziata e regnava il padre di Nabil e Malesius, alla luce di ciò che si svelerà poi nemmeno questo è il vero inizio, ma uno dei primi indizi. In questa scena del passato, si mostra il giorno in cui la famiglia reale incontra "il nemico", ma nemmeno su questo nemico viene data qualche informazione precisa, ad esempio sul perché costui sia diventato tale, fatto sta che si tratta di una strega, Rhea, nonché la responsabile del destino delle vite di tutti loro (compresa la propria); si tratta di destini maledetti, che si ripetono tante quante sono le reincarnazioni dei protagonisti, e prevedono una fine che, sebbene in modalità diverse, è sempre uguale a se stessa. Un ritornello. Come le parole già dette che aspettano d'essere nuovamente pronunciate, ripetute dal vento che è l'unico che conosce la risposta, come dice la canzone di Bob Dylan.
Il lettore dovrà "ascoltare" soprattutto quelle frasi, e cercare di risolvere l'enigma ponendole a confronto con ciò che gli viene di volta in volta mostrato.

Non si tratta di una lettura immediata, la soluzione è svelata solo alla fine del libro, inoltre, a complicare l'enigma c'è l'intreccio tra i personaggi, legati a doppio filo l'uno con l'altro: il principe Nabil era innamorato della regina Amelia, probabilmente era anche ricambiato, ma il destino (o meglio, la maledizione) ha voluto che andasse a finire diversamente; al suo posto ora c'è un demone che ha preso il suo nome (e le vite passate), intenzionato ad arrivare a Nike, ora ragazza, per scopi che saranno svelati, anche qui, verso la fine.
Nike, inoltre, è una protagonista fragile e debole che sembra sia coinvolta nella faccenda pur non avendoci nulla a che fare, eppure quando incontra Kaspar, sottoposto del "nuovo" Nabil, ha la sensazione di averlo già visto e conosciuto... cara Nike, non sai quanto!

Più che essere coinvolto nelle emozioni dei protagonisti, il lettore è spettatore del dramma, e guarda caso,  verso l'atto finale, l'autrice paragona i protagonisti come degli attori sul palco che recitano sempre la stessa parte; in compenso si può comprendere e far proprio il movente dell'intera vicenda, perché si tratta di un sentimento che ognuno di noi ha provato, fosse stata anche solo una volta, ed è quindi questo aspetto a fare breccia, muovendo la sensibilità del lettore sul finale piuttosto che durante le centotrentasei pagine.
C'è poi da dire che, nonostante questa impossibilità di capire il succo della storia se non all'ultima pagina, la lettura è intrigante: personalmente ho letto il libro tutto d'un fiato, talmente ero curiosa di scoprire la verità.

Originale e sorprendente, è per libri come questi che vale la pena leggere le piccole pubblicazioni: offrono spazio a quelle opere che forse non hanno un alto grado di commerciabilità, ma sicuramente contano su di un certo valore letterario. E scusate se è poco.


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