venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "La ragazza fantasma" di Sophie Kinsella (Mondadori)





Risate e commozione


Questo è il primo libro della Kinsella che ho letto, ma viste le emozioni, credo proprio che riempirò presto le mie lacune.

Ne "La ragazza fantasma" lo stile semplice e scorrevole della Kinsella, fa da cornice ad un argomento complesso e delicato quale la morte.
La storia narra della ventisettenne Lara, la cui vita è in preda ad una spiacevole serie di eventi (il suo ragazzo l'ha lasciata, la socia ha abbandonato la società senza preavviso lasciandola da sola a gestire l'agenzia di cacciatori di teste), e durante il funerale di una prozia che non ha mai conosciuto, è improvvisamente sconvolta dall'apparizione del suo fantasma; con le sembianze di quand'era ventitreenne (perché è così che si sente dentro) e continuando a chiedere dove si trovi la sua collana di perle, la prozia Sadie, grazie ad un'ostinata insistenza, riesce a convincere Lara ad aiutarla in quello che è il suo ultimo desiderio. Come intuibile, non sarà solo la pronipote ad aiutare il fantasma, bensì lei stessa trarrà dei benefici e delle importanti lezioni di vita da questo rapporto.

Non sarà il massimo dell'originalità, ma è proprio grazie al modo in cui è scritto che il romanzo diventa interessante e coinvolgente: in un attimo si leggono frasi di un'ironia intelligente e comicità arguta, e in un altro, si è sopraffatti dalla commozione.

In questo romanzo c'è di tutto, da una fase d'indagini alla detective (la ricerca della collana) all'impegno per realizzarsi nel lavoro (la disperata ricerca di contatti); si tratta di amicizia (la fidata segretaria, la stessa Sadie) e in particolar modo di famiglia (genitori, sorella, zii e cugina), e non può certo mancare l'amore (l'ex e una nuova conoscenza).

Buona parte del romanzo s'incentra sul mistero del passato della prozia, che con il suo bel caratterino frivolo e vivace, testardo ed orgoglioso, si guarda bene dal parlarne, facendosi piuttosto seria e triste: sarà un viaggio alla scoperta delle proprie origini, che alla fine è anche il ritrovar se stessi, acquistare coraggio, perdere un po' di quella ingenuità e diventar più forti...

Spassose le scene dove la seriosa Lara è costretta a conciarsi da ragazza anni '20 per accontentare la prozia che ha preso un appuntamento (è il SUO, non di Lara!); le lezioni di Charleston, l'abbigliamento, il trucco e le usanze, suonano come un'ode a quegli anni passati, che per chi non li ha vissuti è un piacere da scoprire.
Toccanti le scene nella casa di riposo, con le infermiere gentili (ormai l'unica compagnia) ed i vecchietti che si "rianimano" nell'udire la musica della loro gioventù.

Il finale è un piacevole riscatto, sia per Sadie sia per Lara (con qualche colpo di scena sorprendente per la prozia), e dopo aver chiuso il libro, è inevitabile trovarsi a riflettere su quello che è il più grande mistero, il nucleo della storia: la vita e la morte. L'esistenza.
E intanto, si asciugano i lacrimoni.

Stupendo, mi è rimasto nel cuore!





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