lunedì 8 novembre 2010

Recensione "Il Suono Sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro

Recensione "Il Suono Sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro (ediz. EdiGiò)




L'enigma del "non tutto è solo ciò che sembra"


E' la prima volta che mi trovo a recensire un libro così corposo scritto da un'esordiente (680 pag. circa), il che è un po' croce e un po' delizia.

La "croce" è che c'è dispersione. La narrazione a volte perde ritmo, e paradossalmente, al posto delle descrizioni si preferisce ribadire più volte gli stessi concetti (giusti e veritieri, comunque).
La cosa che più mi dispiace è il non essere riuscita a sentire ciò che da titolo al libro, ossia il Suono Sacro. Mi spiego meglio, ho "visto" ciò che accade, cosa coinvolge e cosa provoca, ma il non avere idea su come sia questo suono o l'Armonia e il non riuscire a percepirli, è un vero peccato! E' come se mi perdessi qualcosa d'importante, e lo è dato che il Suono Sacro governa il mondo, scatena natura e animi... credo sia possibile evocarlo nella nostra immaginazione, quindi prego l'autrice di trovare il modo di farmi conoscere le melodie del Suono Sacro, magari attraverso semplici paragoni con i suoni che tutti conosciamo.

Se ci tengo tanto, è perché nonostante manchino suddette rifiniture, il libro nel complesso mi è piaciuto, lo trovo promettente (ho la netta sensazione che le avventure di Fahryon non finiscano qui), quindi ora passo alle "delizie".
Per prima cosa, è senza dubbio da apprezzare lo sforzo dell'autrice nel gestire così tanti personaggi - di cui alcuni in situazioni e contesti diversi - nonché l'abilità nel creare intrighi, intrecci e colpi di scena (uno in stile "star wars"!), riuscendo, oltretutto, a creare un passato ad ogni personaggio e persino ad ogni luogo (per capire il presente, infatti, occorre conoscere il tempo che fu - facendo eco allo stile narrativo dell'autrice!).

L'inizio della storia è ottimo (con la visione preveggente di Xhanys e la sua neonata prodigio che va protetta dal terribile padre assetato di potere), dopodiché il ritmo è un sali/scendi che raggiunge picchi entusiasmanti in situazioni come l'affronto del drago per Fahryon, e in generale le scene con l'affascinante antagonista Mazdraan (uno dei "cattivi" più interessanti che abbia mai letto), e successivamente, con l'arrivo dell'aquila Klihjak.

I personaggi sono credibili.
Oltre ai sopracitati ho apprezzato particolarmente la madre di Uszrany (mi sfugge il nome!), il comandante Pakudd, i mentori Tyrnahan e Vehltur, e persino il servitore dell'antagonista, Kehfne, il che testimonia come ogni personaggio secondario abbia il suo perché nella storia e nella formazione dei protagonisti. Solamente nel rapporto tra Fahryon e Uszrany ho trovato un po' di lacune, ma posso chiudere un occhio perché nel corso della storia si precisa di come si trattasse di un rapporto che davvero andava costruito col tempo, inoltre non si può dimenticare quanto sia romantico ciò che avviene tra loro grazie all'aquila.

Il finale risolve ma al tempo stesso si fa enigmatico perché "nulla è solo ciò che sembra", ritornello che comincia da metà romanzo e che penso nasconda segreti e ulteriori colpi di scena capaci d'incuriosismi e attendere il seguito.

4 stelle per un romanzo che, rifinito e alleggerito, potrebbe guadagnare un posto tra i classici fantasy made in Italy.

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