martedì 9 luglio 2019

Review Tour: "Matefinder - Il dono" di Leia Stone (Hope Edizioni)



Carissimi astronauti,
perdonate la lunga assenza ma mi sto godendo l'estate al mare con mio figlio! Mi troverete più attiva su Instagram ;)
Col blog cerco però di partecipare ad eventi speciali come questo Review Tour, soprattutto se il libro in oggetto è un nuovo Paranormal Romance / Urban Fantasy!
Si tratta del primo volume di una nuova serie, scritta da Leia Stone e portata in Italia da Hope Edizioni.
Come prima cosa vi propongo una panoramica generica sul libro.




Titolo: "Matefinder - Il dono" (Matefinder #1)
Autrice: Leia Stone
Editore: Hope Edizioni
Traduzione: Paolo Costa
Progetto grafico: FranLu
Genere: Paranormal Romance
Data di uscita: 5 Luglio 2019
Formato: cartaceo ed ebook
Pagine: n.d.
ISBN: 978-8831980760
Prezzo: € 16,90 cartaceo / € 3,99 ebook
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Quando Aurora perde il controllo della sua auto, sulla strada verso Monte Hood, non sa che la sua vita sta per essere stravolta. Sarebbe morta se Kai, l’Alpha del branco locale, non l'avesse salvata, trasformandola.
Sopravvissuta al cambiamento, la giovane donna, prima così lontana dal mondo soprannaturale, scopre di essere il Matefinder. Il suo dono è così raro da essere considerato una leggenda, preziosissimo per la sopravvivenza della sua specie.
E non solo della sua specie… Un dono che è anche una condanna, perché altre creature, più pericolose, le daranno la caccia.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Non ho mai trovato storie appassionanti sui licantropi, e a parte la serie "Shiver" di Maggie Stiefvater, fatta comunque di alti e bassi, non sono mai rimasta soddisfatta nella curiosità che nutro per queste creature soprannaturali.
Fino a oggi.
Se Stephenie Meyer ci ha portato ad amare i vampiri, Leia Stone ci conquista con i suoi licantropi in una storia originale che sa intrecciare il genere urban fantasy a un tema attuale importantissimo, quello della violenza sulle donne e le giovani vittime degli abusi.
La protagonista Aurora, infatti, è una ventenne che ha subito continue violenze dal padre, ragion per cui ha istituito una scuola di difesa personale; la sua rivalsa l'ha resa una donna fisicamente forte, ma le ferite emotive sembrano non guarire... solo degli eventi paranormali possono restituire a una donna tutta la sua forza inespressa, soprattutto la fiducia nel prossimo.
Sappiamo poco di questo passato opprimente quando cominciamo a leggere il romanzo, perché Aurora si ritrova subito coinvolta in un incidente e ne esce "trasformata" grazie al mutaforma Kai, alfa del branco di Monte Hood. Immediatamente, però, ci rendiamo conto del suo bel caratterino, perché nonostante lo shock umanamente comprensibile, il suo lupo interiore (il potenziale inespresso?) accetta di sfidare l'intero branco per scalare la posizione e si piazza come dominante al secondo posto, subito dopo l'alfa; altro che le protagoniste addormentate, ingenue, timide e sottomesse che vanno di moda dopo le "Cinquanta sfumature di grigio"! Inoltre, poco dopo, la ragazza-licantropo scopre di essere il rarissimo Matefinder...




Avevo il forte impulso di chinare la testa in segno di sottomissione, di resa, ma lo respinsi. Ero forte.
Avevo superato molte cose nei miei ventidue anni in questo mondo, abbastanza da avere la pelle dura a causa di eventi che mi davano ancora gli incubi, e che nessuno dovrebbe mai subire. Non sapevo cosa questo significasse per il mio futuro, non sapevo cosa volesse dire essere un licantropo rispetto a quello che avevo programmato per la mia vita, ma era meglio che essere morta e, se Kai non mi avesse salvata, sarebbe finita così. Se essere così in alto nel branco era il mio
destino, fanculo questo tizio. Non volevo arrendermi a nessun uomo, non avrei mai
chinato la testa, sarebbe stato come tradire me stessa.





Se uniamo il tema sopracitato alla trama, ecco che il titolo acquista un significato più profondo: "matefinder", il dono di trovare le anime gemelle, è la certezza che quel partner non ti farà mai del male, che non puoi sbagliare nel valutare e anzi, identifica la persona giusta per te, quella di cui puoi fidarti ciecamente; grazie a questo dono nessuna donna soffrirà più. Ma questa è la mia personale considerazione, perché il Matefinder è al centro della trama con un obiettivo preciso che eviterò di svelare per non rovinare la sorpresa.

Poc'anzi ho citato la Meyer non a caso, perché questo libro mi ha ricordato la saga di Twilight sotto molti aspetti: il Matefinder è una sorta di imprinting-detector; i membri di un altro branco annusano la protagonista Aurora e percepiscono la sua diversità, dunque uno di questi si fissa su di lei proprio come i tre vampiri che si imbattono nei Cullen mentre giocano a football; il Consiglio come i Volturi; c'è il tema della sterilità di questi esseri soprannaturali e una gravidanza che ricorda l'incubo di Bella con Renesmee che la consuma dall'interno. Ma tutte queste cose le troviamo più sviluppate e ampliate, con risvolti imprevedibiliEvito di toccare la trama appunto perché è un susseguirsi di eventi che portano a svolte, tutte intrecciate tra loroE' una catena che si sviluppa in modo molto rapido: il lettore non ha un attimo di respiro, un aspetto che può piacere oppure no, ma in questo caso l'ho accettato perché ero io per prima ansiosa di scoprire l'evolversi della situazione. Posso comunque dire che oltre ai licantropi troverete altre creature fantastiche come i vampiri e le streghe, che con la loro magia bianca e oscura, ingarbugliano ancor di più la storia!

Mi sono soffermata sulla parte fantastica ma questo è anche un paranormal romance. La storia d'amore sembra iniziare col classico colpo di fulmine e con le sbandate della protagonista per via degli addominali scolpiti del bello in questione, poi, fortunatamente, prende una piega diversa dal momento in cui lei si ritrova trasformata nel suo branco: lui è il lupo alfa e lei deve sottostare. Aurora non ci sta! Ha subito troppo, nella sua vita, per sottomettersi al primo uomo che incontra, e questo temperamento riguarda sia la logica del branco sia il rapporto di coppia. Ecco perché mi piace: perché grazie alla protagonista "cazzuta" (come si definisce ironicamente durante un dialogo) c'è del brivido, della suspance... e lei non si getta tra le sue braccia, sceglie di andarci piano, perciò non troverete scene erotiche ma non ne sentirete nemmeno la mancanzaAssistiamo dunque alla crescita di un rapporto di coppia che è fatto di scontri e consensi, fino a una complicità che tocca anche le corde della profonda amicizia.

L'amicizia è un altro tema portante, e senza darvi anticipazioni, basta pensare al concetto di "branco", e a come ogni protagonista secondario ha il suo spazio con altri sottotemi interessanti, soprattutto le donne e le loro storie drammatiche, poi una pari importanza la copre il tema della famiglia, e non solo perché la protagonista era vittima di violenze domestiche, poiché il lettore compie anche un viaggio nel suo passato (che lentamente si svela), così come in quello della famiglia del licantropo Kai, collegato invece a intrighi politici.

Come potete dunque immaginare, nel libro c'è molta carne al fuoco, ma il piatto è gustoso e nulla si bruciaE' una serie che parte in quarta, cosa che personalmente preferisco rispetto a quei primi volumi che sono lunghe introduzioni ai soli personaggi. Il finale non può che invitare alla lettura del successivo e, nel frattempo, io lo promuovo a pieni voti.
Se vi piace il genere, non perdetelo!


Il voto di Universi Incantati:



Leggete anche le altre recensioni del Review Tour: 
ecco il calendario con tutte le tappe!






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La mia recensione vi ha incuriosito?
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venerdì 5 luglio 2019

Recensione: "La Metamorfosi" di Franz Kafka

Cari astronauti,
provo a recuperare una delle recensioni arretrate, sperando che il pisolino del mio cucciolo d'uomo continui ancora per un'oretta!
Il libro in questione è un classico che avevo già letto e amato da adolescente; l'ho riletto a maggio scorso in occasione del #MegaGDL organizzato da Leggo Quando Voglio per affrontare poi la lezione inerente nel saggio "Lezioni di Letteratura" di Vladimir Nabokov (Adelphi).
Dopo questa premessa che è un po' uno scioglilingua, vi presento il libro, poi mi lascio andare con la recensione!




Titolo: La Metamorfosi
Autore: Franz Kafka
Editore: BUR
Genere: Narrativa, Classico della letteratura
Data di uscita di quest'edizione: 8 Luglio 1998
Pagine: 105
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8817067065
Prezzo: € 9,00  7,65
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Cosa si prova a svegliarsi una mattina trasformati in orrendi scarafaggi? Non si può sfuggire a questa domanda, leggendo le prime righe della Metamorfosi, tra le più folgoranti e memorabili della letteratura europea. La descrizione piana e minuziosa del gigantesco insetto, con la sua corazza dura e nera, le zampette che si dimenano, non risparmia orrore e angoscia al protagonista e al lettore. Così questo romanzo, diventato uno del simboli del Novecento, apre a un confronto serrato col dolore, con la violenza, con l'esclusione. Nel commesso viaggiatore Gregor Samsa, che sogna la felicità e scopre l'indifferenza, c'è tutta la tragica condizione dell'uomo contemporaneo.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Avevo letto questo libro da adolescente, ma non ne serbavo ricordi se non a livello emotivo: mi aveva sorpresa per l'originalità e la genialità della trama, la scorrevolezza (perché da giovani si ha la tendenza a pensare che un classico sia pesante!) ed era subito entrato tra i miei libri preferiti.
Leggerlo adesso, a distanza di così tanti anni, con il valore aggiunto dell'esperienza di vita, oltre che di quella letteraria, ha fatto sì che vivessi il libro diversamente, non più con il gusto del divertimento e del fascino del grottesco, non più come una fiaba dark, ma come una storia profonda che riporta un dramma familiare. Si possono mantenere entrambe le chiavi di lettura ed è affascinante in ogni caso, ma durante questa rilettura avevo un sentimento predominante per cui ho finito con l'aprire la porta dello spessore piuttosto che quella della leggerezza.

Questo racconto di appena un centinaio di pagine riesce a mostrare il ritratto di una famiglia composta da madre, padre, figlio e figlia, dove la parte fantastica, quella che vede il protagonista Gregor Samsa tramutato in uno spregevole insetto, è il pretesto per evidenziare le dinamiche dei rapporti. 

Il libro inizia con il giovane Samsa che si risveglia da un sogno profondamente cambiato esteticamente, mentre interiormente è lo stesso: una persona estremamente buona e altruista. Piuttosto che preoccuparsi della sua condizione, infatti, mette prima l'esigenza di non fare ritardo al lavoro; non può rischiare di perderlo perché è così che mantiene la sua famiglia. Nessuno degli altri lavora: il padre è vecchio e stanco (un inetto), la madre è una casalinga (ma può contare su una donna di servizio) e la sorella studia ancora (lui vorrebbe pagarle gli studi al conservatorio).
La cosa che subito colpisce è che Samsa è preoccupato di non riuscire a scendere dal letto, vuole rassicurare il procuratore chiamato dal suo principale, e i suoi, che non salterà il lavoro, mentre sembra ignorare la mutazione che si è compiuta. Samsa si comporta come un essere umano anche nei gesti, quando cerca di stare in posizione eretta, poi prova ad aprire la porta facendo scattare la serratura; dover usare la mandibola per aprirla è il primo passo verso la sua resa all'essere diventato un insetto, ma al di là di quella porta lo attende, soprattutto, la verità sulla sua famiglia, su quanto lui valga per loro (poco).




All'istante, per la prima volta in quella mattinata, provò un senso di benessere fisico; le zampette erano ben salde al suolo, ed egli si accorse con gioia che gli ubbidivano perfettamente; addirittura fremevano dalla voglia di portarlo ovunque egli avesse voluto andare.


È lecito che questo insetto gigante susciti orrore e timore, sentimenti che i genitori non tardano a manifestare, mentre la sorella sembra l'unica gentile poiché si offre di occuparsi dei suoi pasti prima, e di mantenere puliti i suoi spazi poi. Ma è una gentilezza apparente.
Nessuno, infatti, cerca di comprendere Gregor: non si sforzano di comunicare con lui o a immaginare le sue esigenze, e dal momento in cui è credono che si tratti ancora del loro figlio/fratello si dimostrano superficiali ed egoisti, soprattutto perché, nel contempo, si assiste a un'incredibile evoluzione: la famiglia decide di andare avanti, con o senza lo sfortunato figlio. Il padre torna a lavorare, sembra ringiovanito e vigoroso, la madre contribuisce con alcuni lavori da sarta, mentre la figlia fa da cameriera a degli affittuari che ora condividono il tetto con loro. Tutti sembrano stare meglio ora che Gregor è un insetto chiuso nella sua stanza, e mentre lui rincorre quel desiderio di umanità, riscontrabile nel bisogno di osservare la famiglia da lontano, durante e dopo la cena, gli altri perdono completamente questa qualità dal momento in cui decidono di ignorarlo. Eppure Gregor Samsa resta un peso per la famiglia; Gregor Samsa è il loro incubo e i suoi non tardano a manifestare il disagio di averlo tra i piedi. La violenza compiuta dal padre in una rocambolesca scena che è sia comico-grottesca, sia triste-commovente colpisce gravemente Gregor nel corpo, ma è la sorella a dargli il colpo di grazia con la sua dichiarazione senza cuore. È un colpo all'anima, allo spirito umano dell'orribile e dolce Gregor.

La scena finale, l'unica all'aperto, è quindi fortemente evocativa: libera dall'atmosfera opprimente, sia la famiglia, sia Gregor, sia il lettore. Eppure il sapore che lascia è quello amaro.
"È ingiusto", verrebbe da dire. Ma questo non è il racconto di un eroe, bensì quello di una vittima. Il carnefice è sia la società, sia la famiglia, sia lui stesso, perché la grande lezione di vita che lascia è che, purtroppo, farsi in quattro per gli altri rinunciando alla propria esistenza non ripaga; c'è chi non merita tutto questo sacrificio perché se ne approfitta senza ricambiare l'aiuto.

D'altra parte, però, rimane lo spettacolo: questo gigantesco insetto che suscita al lettore emozioni contrastanti (compassione e disgusto, affetto e timore), il quadro familiare che talvolta fa affiorare il complesso di Edipo (non penso che sia un caso il linguaggio usato per dipingere la madre con gli occhi di Gregor...) e verso il finale un desiderio che sfiora l'incesto nei confronti della sorella, la rivalità perenne col padre che sembra il cattivo della storia, e infine la poesia delle scene nella piccola stanza di Gregor (lo sguardo alla finestra, la copertura del quadro sul muro...) con la mobilia protagonista a cui aggrapparsi per conservare il passato e l'umanità. Questo racconto è breve e piccolo come un insetto ma gigante come Gregor Samsa.

La scrittura è fluida, per un capolavoro che si legge in un paio d'ore senza il bisogno né la voglia di fermarsi.
Non posso che confermare il pensiero di qualche anno fa: un classico che non può mancare nella vostra libreria e nella vostra memoria, da tornare a leggere perché capace di offrire nuovi spunti di riflessione, come solo i grandi romanzi sanno fare.


Il voto di Universi Incantati:




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martedì 4 giugno 2019

Recensione: "Daisy Miller" di Henry James (Baldini Castoldi Dalai Editore)

Cari astronauti,
anziché recuperare le vecchie recensioni ("Mansfield Park" letto a marzo, "La Piccola Parigi" letto ad aprile, "Albion" letto tra aprile/maggio, "La Metamorfosi" letta a maggio), oggi ve ne propongo una per un libro che ho letto e finito giusto ieri! Prima che mi dimentichi ciò che voglio scrivere a proposito... ;)
Questa è una lettura che deriva dal GDL #ATeheranConNafisi, basato sulla lettura di "Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi (Adelphi), una lettura che ci sta prendendo molto e ha creato un gruppo ben affiatato! Per seguire i nostri post vi rimando all'hastag su Instagram #ATeheranConNafisi, mentre qui sul blog è tempo di farvi conoscere questo racconto, prima con la scheda del libro, poi con la mia recensione.




Titolo: Daisy Miller
Autore: Henry James
Editore: BCDeditore 
Genere: Narrativa, Classico della letteratura
Data di uscita di quest'edizione: 10 Aprile 2012
Pagine: 95
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8866203209
Prezzo: € 5,90 2,66
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Daisy Miller è una giovane americana, spontanea e sincera, in vacanza in Europa che, nonostante la sua assoluta innocenza, viene criticata e addirittura messa al bando dai suoi connazionali per i suoi modi disinvolti e per i suoi rapporti troppo amichevoli con un giovane italiano.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Daisy Miller è un racconto di appena un'ottantina di pagine, incentrato sulla conoscenza di una giovane ed emancipata americana da parte del protagonista Frederick Winterbourne, suo connazionale.
La storia è raccontata dall'autore quale voce narrante che segue esclusivamente Winterbourne quanto arriva a Vevey, in Svizzera, per trovare la zia, che poi subito s'imbatte in un ragazzino loquace e scalmanato che le presenta la sorella Daisy Miller: a seguito di un'uscita che prevede la visita nel celebre castello Château de Chillon, dove Winterbourne le fa da guida col pretesto di passare del tempo da solo con lei, la ragazza le dà appuntamento a Roma, ed è qui che si spostano gli atti finali.

I veri protagonisti di questa storia non sono gli americani affascinanti dal "vecchio mondo" europeo, ma il pettegolezzo e il pregiudizio, quest'ultimo spesso collegato alla terra d'origine (le ragazze americane sono civettuole e i ragazzi italiani dei pavoni senza nulla da offrire), alimentato dai comportamenti di Daisy, ritenuti sconvenienti perché esce con uomini diversi, senza considerare la tarda ora, per di più lo fa da sola senza mai essere seguita dalla madre come invece impone l'etichetta. Il fatto è che la ragazza non è consapevole delle voci che circolano sul suo conto e non se ne cura: lei segue semplicemente il suo istinto ed è spontanea, del tutto ignara delle regole del bon-ton, in generale di scarsa cultura, persino ingenua nel fidarsi così ciecamente di qualsiasi uomo che le si presenti; pretende poi le stesse facili inclinazioni dagli uomini che subiscono il suo fascino, arrivando persino a offendersi all'idea che Winterbourne, appena conosciuto, abbia un'altra donna cui tornare a Ginevra, e si irrita nel vederlo presentarsi a Roma solo due mesi dopo. Gli tiene persino il muso! E' chiaro che Daisy Miller sia un po' sopra le righe e alquanto bizzarra per l'epoca, ma sembrerebbe di vedere una ragazza d'oggi, indipendente, circondata da pretendenti, e forte di questo, un po' capricciosa. Per certi versi mi ha ricordato Emma Bovary, con la differenza che Daisy Miller sembra conservare quella sua aria innocente e pura, quasi fanciullesca, e mi ha ricordato anche l'omonima Daisy de Il Grande Gatsby, ma solo per quanto riguarda il fascino che subiscono gli uomini quando se la trovano davanti. In ogni caso, Emma Bovary e l'altra Daisy sono donne sposate, perciò Daisy Miller, nubile, potrebbe flirtare quanto vuole! Ma la società perbuonista americana preferisce condannarla e allontanarla pur di salvare la faccia, ostinandosi a ritenersi migliore, quando l'autore ci informa, ad esempio, che "Winterbourne ricordava d'aver sentito dire che le sue belle cugine di New York, figlie delle due figlie di questa signora (Ndr: Mrs. Costello), erano delle 〝incredibili civette〞" quasi a dimostrare che chi giudica è a sua volta giudicato e soggetto a malelingue. Lo stesso Winterbourne non fa eccezione: il racconto si apre proprio con questa sua presentazione: "Aveva ventisette anni; quando i suoi amici parlavano di lui, sostenevano che la ragione del suo prolungato soggiorno a Ginevra fosse la sua devozione per una signora, straniera e più vecchia di lui. Ben pochi americani - anzi, forse nessuno - avevano mai visto questa donna, attorno cui circolavano stane leggende...", è a sua volta complice di preconcetti quando incontra il nuovo amico di Daisy ("Mr. Giovanelli aveva certamente un bell'aspetto, ma Winterbourne si sentì ribollire di indignazione al pensiero che la sua graziosa compagna non sapesse distinguere istintivamente un galantuomo da un tale soggetto. Giovanelli chiacchierava, scherzava e si rendeva gradevole. Bisognava ammettere che, per essere un'imitazione, era un'imitazione abilissima") e finisce col dare credito alle voci su Daisy, soffocando sia la curiosità che aveva nei suoi confronti sia quel sentimento che stava per nascere per una sorta di pseudo gelosia che definirei competizione al testosterone. Ed è proprio quando si perde l'incanto che la realtà presenta il conto; sono le parole di Winterbourne la condanna definitiva di Daisy, mentre le righe finali parlano ancora delle voci in circolazione su questa misteriosa donna che lui avrebbe a Ginevra. Il cerchio si apre con i pettegolezzi su Winterbourne, e così si chiude.

L'epilogo, inaspettato e insospettabile, sembrerebbe insensato per come si pone e ci lascia un po' male, ma è palese che contenga un messaggio: la società americana sembra perseverare nel suo peccato, mentre Winterbourne è divorato dai sensi di colpa e dal rimpianto, e ha infine compreso che Daisy era  una vittima innocente, una ragazza semplice, anticonvenzionale, che, come dice l'italiano Giovanelli, "faceva ciò che voleva!" A tal proposito, cito un altro passo all'interno del racconto che credo sia uno dei più significativi, oltre che a riassumere perfettamente il tema del libro:




Winterbourne non la incontrò più nei salotti delle comuni conoscenze perché, come poi seppe, queste accorte persone avevano deciso che la ragazza esagerava. Smisero di invitarla e fecero capire che desideravano fermamente dimostrare, a beneficio degli osservatori europei, la grande verità che, malgrado Miss Daisy Miller fosse una bella giovane americana, il suo contegno non era bello affatto, ma anzi veniva considerato mostruoso dai suoi stessi compatrioti. Winterbourne si chiese che cosa pensasse Daisy di tutta quella gente che le voltava impietosamente le spalle, e qualche volta lo turbava il sospetto che lei semplicemente non sentisse né sapesse niente. Si diceva che era troppo leggera e infantile, troppo primitiva e irragionevole, per soffrire o temere un simile trattamento. In altri momenti, pensava invece che si racchiudesse, nella sua elegante e irresponsabile personcina, una spavalda, appassionata e lucida coscienza dell'impressione che produceva. Si chiese se l'aria di sfida che Daisy mostrava le venisse dalla consapevolezza della sua innocenza o dal suo essere sostanzialmente una giovane donna assai audace. [...] Come ho già avuto occasione di dire, era stanco di trovarsi costretto a
ragionare sempre su quella ragazza; era avvilito dalla propria indecisione, dal non
avere una certezza istintiva su quanto le eccentricità di Daisy fossero
generiche e nazionali o volgarmente personali.




Volendo, potremmo leggervi anche un altro messaggio: l'amore è quella forza che ci chiude all'ascolto di tutte le altre voci per concentrarsi unicamente sul nostro cuore, quello soltanto.

Sarò sincera e ora riporterò alcune mie riflessioni sul libro: questo racconto si legge fin troppo velocemente, non brilla per lo stile di scrittura e le descrizioni si limitano all'essenziale, ci sarebbero alcune lacune riguardo al profilo dei personaggi... ma non è questo ciò che conta! Quando ho chiuso il libro sono rimasta perplessa ed ero tentata a esprimere un giudizio che non fosse superiore alle tre stelle, ma il giorno dopo, oggi, quando ripensavo al nocciolo della storia e a ciò che vuole trasmettere, ho pensato che ero stata troppo severa e limitata. Non voglio di certo essere come la società americana denunciata dall'autore: voglio guardare in profondità, oltre la superficie.
"Daisy Miller" merita di essere letto perché è di una semplicità apparente, e a distanza di giorni mi ha lasciato qualcosa nel cuore, e qualcosa anche su cui ragionare.
Una prerogativa della grande letteratura, giusto?


Il voto di Universi Incantati:




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martedì 14 maggio 2019

BlogTour: "La Leggenda degli amanti del Lago" (La saga delle Streghe Quinti #3) di Simona Cremonini. 3° Tappa: le Leggende nel libro



Carissimi astronauti,
tenetevi forte perché sto per ospitare un nuovo evento speciale!
Oggi ospito la terza tappa del BlogTour dedicato al terzo e ultimo volume di una serie intitolata "La Saga delle Streghe Quinti" di Simona Cremonini, ossia "La Leggenda degli amanti del Lago", edito da PresentARTsì.
Si tratta di una trilogia ispirata alle leggende del Lago di Garda e, come sapete, quando si tratta di mitologia nostrana io sono sempre curiosissima! E voi?
Intanto v'invito a dare uno sguardo al volume, dopodiché, in questa tappa, approfondirò con l'autrice il tema delle leggende contenute nel libro.




Titolo: "La Leggenda degli amanti del Lago" (La saga delle Streghe Quinti #3)
Autrice: Simona Cremonini
Editore: PresentARTsì
Genere: Fantasy Mitologico
Data di uscita: 6 Maggio 2019
Formato: cartaceo
Pagine: 246
ISBN: 978-8897730750
Prezzo: € 15,00
Link per l'acquisto: amazon

Leggende, letteratura, mitologia e storia del lago di Garda: il terzo romanzo, l’avventura finale della giovane strega Brunella Quinti.

Sinossi:
Dopo tante scoperte sulla propria famiglia di streghe, e non solo, Brunella ha una nuova missione personale da compiere, sulle tracce delle due gemelle annunciatrici di sventure sul lago di Garda, Les Eguales, e delle misteriose Anguane Nere.

Mentre un ammaliante e pericoloso corteggiatore insidia la sua storia con il carabiniere e templare Cristian, nella magia dell’attesa di Imbolc la ricerca porterà Bru da Manerba fino a Tenno e a Lazise, ma anche tutto attorno al lago lungo le vicende di coloro che, secondo una paradossale leggenda, tra la Lugana, Sirmione e il Lavagnone sono stati amanti: il poeta Catullo e la regina Adelaide di Borgogna, vissuta mille anni dopo di lui.

Da Catullo a Gabriele D’Annunzio, dal periodo romano all’Alto Medioevo, dall’epoca d’oro del Vittoriale fino a quella contemporanea: con “La leggenda degli amanti del lago” la cronaca delle donne magiche del lago di Garda, la “Saga delle Streghe Quinti”, discendenti dal poeta Catullo e dalla sua amante Quinzia, giunge al terzo capitolo, in un crescendo di colpi di scena che accompagneranno Brunella a scoprire non solo nuovi segreti della sua famiglia ma anche i lati più oscuri della sua anima e delle leggende del lago di Garda.


L'autrice:
Nata nel 1979 a Mantova, fin da bambina ha trascorso le estati nella casa di famiglia a Manerba del Garda. Il lago da una parte, la passione per il genere fantastico dall’altro: dall’incontro di queste due costanti della sua vita è nato il progetto sulle leggende del Garda, ovvero di scrivere narrativa fantastica ambientata intorno al lago e, così, di creare la sua saga di streghe – la Saga delle Streghe Quinti – ispirandosi alla mitologia locale e a tutte le situazioni del magico e del sovrannaturale che abbracciano la zona: leggende e aneddoti a cui ha dedicato una lunga ricerca dal 1999.

Parallelamente, in questi anni, è stata autrice di racconti horror e fantastici pubblicati su numerose antologie e riviste e piazzati in diversi concorsi letterari, oltre che di numerosi articoli nell’ambito del folclore e della letteratura di genere editi su riviste e siti come LaTelaNera.com e sul blog personale PietreForate.com.

Oggi la scrittura è una sua passione ma soprattutto è il suo lavoro: è una copywriter ed editor freelance, cura l’editing e la correzione bozze di libri per autori e case editrici, si occupa di ghostwriting di libri per conto di imprenditori e scrive testi per la comunicazione istituzionale, stampa e web per aziende e agenzie di comunicazione.


Link Utili:
Sito


Uno sguardo ai volumi precedenti:

"Il Sigillo di Sarca" (La saga delle Streghe Quinti #1) di Simona Cremonini
PresentARTsì | 226 pagine | € 15,00 | 2016
Il romanzo che apre la saga, con la protagonista, l'erborista/strega Brunella che si troverà (ragazzina e poi adulta) a Manerba del Garda a fronteggiare il crudele dio Sarca (una delle divinità che hanno dato origine al lago di Garda) e a essere invece protetta dalla ninfa Garda, moglie di Sarca, e aiutata da una serie di personaggi femminili legati all'avventura vissuta da adolescente e al forum di stregoneria che frequenta.
Ulteriori informazioni
Link d'acquisto



"Le streghe del Monte Corno" (La saga delle Streghe Quinti #2) di Simona Cremonini
PresentARTsì | 222 pagine | € 15,00 | 2017
La seconda avventura di Brunella in un luogo, il Monte Corno di Desenzano del Garda, su cui da sempre si racconta di processioni pagane vocate al dio Cernunnos. Il tema del romanzo sono i luoghi celtici e in particolare questo, dove Bru andrà in cerca del padre che non ha mai conosciuto.

Ulteriori informazioni
Link d'acquisto

Speciale 3° Tappa:
Le leggende trattate nel libro

Disclaimer: le foto sono mie. Sono stata sul Lago di Garda proprio un mese fa: che combinazione!


Ciao Simona e benvenuta nel mio blog!
Perché hai scelto di basarti su leggende italiane piuttosto che inventarne tu stessa?

L’ispirazione di trarre idee e personaggi dalle leggende esistenti personalmente a me è arrivata per caso, perché una ventina d’anni fa ho scoperto la storia di una strega bruciata sulla collina dietro casa mia a Manerba... Questo fatto mi ha particolarmente impressionato, perché allora, come lettrice di autori del fantastico come Stephen King o Anne Rice, vedevo certe storie lontane dai luoghi del mio quotidiano. 
Quando però ho iniziato ad approfondire l’argomento ho scoperto che così non era e mi si è aperto un mondo... un mondo ricchissimo di leggende, di personaggi, di aneddoti e di rimandi che appartengono alle diverse culture che hanno attraversato i nostri territori, quindi un patrimonio da cui è possibile attingere tantissimo per parlare di fantastico e sovrannaturale senza dover prendere a prestito da Oltreoceano.
sulle rive del Garda a Sirmione
Ho sempre scritto un genere di fantastico più legato all’horror che al fantasy classico, così è stato naturale mantenere un’ambientazione contemporanea anche quando ho iniziato a sviluppare questa nuova tipologia di “fantasy gardesano”. L’ho chiamato così perché “urban fantasy” dà l’idea di città, di costruzione, di insediamento, ma le scene dei miei personaggi sovrannaturali si svolgono perlopiù all’aperto, sulle spiagge, sulle colline, sulle montagne, e ho cercato un’etichetta che non desse l’impressione di un’ambientazione in un luogo urbano, appunto.
In generale credo che il patrimonio italiano ed europeo siano così ricchi (pensiamo solo al fatto che abbiamo “reimportato” Halloween dagli Stati Uniti, quando le zucche in quel periodo nelle nostre campagne le hanno sempre intagliate e riempite con delle candele) che sia possibile utilizzarli senza prestiti da altri luoghi. 
Dal mondo romano a quello celtico, dagli Etruschi al Medioevo, arrivando anche a culture molto localizzate come quella retica o cimbra: penso che abbiamo davvero tanto da cui attingere spunti, se vogliamo scrivere fantastico. 


Mi trovi perfettamente d'accordo! Allora dicci, quali sono le leggende coinvolte nella Saga delle Streghe Quinti?

Come “sfondo” delle vicende di Brunella, la mia protagonista, e della sua famiglia esistita fin dall’epoca romana, ho deciso di utilizzare l’insieme delle divinità e delle creature del piccolo popolo che sono state raccontate attorno al lago di Garda, anche perché si tratta di un argomento molto affascinante: infatti in questi luoghi l’esistenza di ninfe e altre figure è stata trasformata in una vera e propria mitologia locale collegata a quella classica romana.
Il dio del lago di Garda, Benàco, figlio del dio Nettuno, si è trasformato nelle leggende locali in una sorta di piccolo Giove che, viaggiando attorno al lago, ha avuto modo di amare ed essere amato da ninfe di ogni anfratto, città, golfo, collina, e di generare numerosi figli e figlie. Riunificare tutte queste storie in modo organizzato e non frammentario mi ha permesso di creare uno sfondo davvero unico.
scorcio di un giardino privato
Tra i personaggi più interessanti in cui mi sono imbattuta negli anni, e che poi ho utilizzato, c’erano senz’altro la ninfa Garda, figlia di Benàco, e il dio Sarca, divinità legata al fiume omonimo. Il loro matrimonio, secondo la leggenda dà origine al lago... e nel cercare di creare una storia ho capito che volevo qualcosa di meno fiabesco e più passionale. Così nella mia saga la loro unione diventa l’ultimo tassello di una guerra tra gli dèi in lotta per conquistare il lago di Garda e soprattutto un matrimonio infelice. Sarca è infatti un marito infedele e crudele, mentre Garda ama ricambiata il pescatore Carpio che, a differenza di quanto raccontano le leggende, non è un bandito ma un brav’uomo che cade vittima di un inganno.
Con questa premessa ho ottenuto un’atmosfera più intrigante che a sua volta ha creato la situazione giusta perché Brunella si scontri con questa realtà sovrannaturale nel primo romanzo, "Il Sigillo di Sarca".
Nel secondo romanzo, invece, "Le streghe del Monte Corno", ho scelto di omaggiare la presenza celtica attorno al lago di Garda avvenuta tramite il popolo dei Cenomani. Qui Brunella, dopo aver scoperto buona parte della storia della famiglia della madre, andrà alla ricerca del padre mai conosciuto grazie a una serie di visioni collegate al Monte Corno di Desenzano, un luogo che anticamente, grazie alla leggende e a misteriose usanze locali, si può ricollegare a un culto al dio celtico Cernunnos.
La differenziazione dei due romanzi è abbastanza forte: pur essendo presente la ninfa Garda, come protettrice della famiglia Quinti come nel primo romanzo, nel secondo c’è un’atmosfera molto più naturalistica e spirituale.
Al riguardo c’è un brano (in cui a parlare è proprio la ninfa Garda) che spiega secondo me questa essenza:
«Io non conosco molto del dio cornuto... così come degli altri dèi celtici, come Lugh, Epona, che comunque hanno toccato queste terre con la loro presenza. Mio nonno, il dio Nettuno, nonostante l’amore per questi luoghi ha sempre preferito stare lontano da mio padre e dalle acque dolci di cui è lui il dio supremo, perché è come se queste divinità celtiche avessero dei poteri che travalicano quelli del ceppo della mia famiglia, come se fossero collocati e vivessero a un diverso livello della realtà e non fosse possibile, per gli dèi gardesani e per i nostri progenitori divini, di trovare il modo di avere un reale scambio con questi dèi: e quando è successo, è sempre stato un incontro dai contorni foschi. 
Quel che è certo, insomma, è che da sempre i contatti con loro per me e la mia famiglia sono difficili, ambigui, così non ho molte informazioni ma... di sicuro a un dio, di qualunque natura egli sia, non farà piacere che i seguaci di un’altra divinità invadano il suo tempio... potrebbero essere giorni difficili».


E riguardo al nuovo “La Leggenda degli amanti del Lago”, quali sono le sue caratteristiche rispetto ai precedenti volumi?

Le grotte di Catullo
In “La leggenda degli amanti del lago” il tema preponderante è ancora quello del lago e delle sue leggende, ma c’è un fortissimo legame anche con i personaggi letterari passati per il lago (Catullo in particolare ma anche D’Annunzio) e con i personaggi storici, in particolare la regina Adelaide di Borgogna
Ma al centro del libro ci sono anche leggende sovrannaturali, e così chi ha letto il mio libro di racconti “Garda Doble”, oppure il saggio “Fantastico Garda” sulle creature fantastiche attorno al lago, ritroverà due personaggi che a suo tempo hanno dato parecchio filo da torcere alle streghe Quinti: si tratta di  due ragazzine spaventose, Les Eguales, considerate nelle leggende le annunciatrici di sventura del lago di Garda.
A questi due personaggi in particolare la mia protagonista è già legata: infatti è proprio per colpa loro che la madre di Bru è morta (dando un immenso dispiacere ad alcuni miei fan, tra l’altro, che me lo rinfacciano dal 2014!).
In questo nuovo libro ci sarà perciò una resa dei conti... ma la matassa da sciogliere sarà molto più complessa di quanto può apparire e incrocerà tra loro diverse leggende!
Ovviamente non voglio spoilerare troppo... ma credo che dopo aver letto questo libro nessuno vedrà più il lago di Garda alla stessa maniera! 

Se poi volete scoprire di più del titolo di questo libro, lo potete fare alla prossima tappa del blog tour!




Cosa ne pensate, carissimi?
Questa tappa vi ha incuriosito?
Allora non vi resta che seguire l'invito dell'autrice e proseguire il Tour nel blog Infiniti Universi Fantastici prevista il 16 Maggio!
Se nel frattempo volete approfondire i volumi precedenti, vi lascio qui sotto i link dei libri in ordine di lettura.


venerdì 10 maggio 2019

Review Tour: "Un luogo freddo e oscuro" (Cold Justice #1) di Toni Anderson (Hope Edizioni)



Carissimi astronauti,
torno sul blog per presentarvi un evento speciale: il Review Tour dedicato al primo volume di una nuova serie Romantic Suspance intitolatala Cold Justice, "Un luogo freddo e oscuro", scritto da Toni Anderson e portato in Italia da Hope Edizioni.
Diamo prima uno sguardo al libro.




Titolo: "Un luogo freddo e oscuro" (Cold Justice #1)
Autrice: Toni Anderson
Editore: Hope Edizioni
Traduzione: Katia Rabacchi
Progetto grafico: FranLu
Genere: Romantic suspense
Data di uscita: 3 Maggio 2019
Formato: cartaceo ed ebook
Pagine: n.d.
ISBN: 978-8831980357
Prezzo: € 14,36 cartaceo / € 4,49 ebook
Link per l'acquisto: amazon

La giustizia non è sempre bianca o nera.
A volte, è fredda e oscura.

Sinossi:
Alex Parker, ex assassino professionista della cia, lavora per il Progetto Portale, un’organizzazione governativa clandestina fortemente determinata a eliminare serial killer e pedofili, prima che questi entrino nel sistema giudiziario. Ad Alex non piace uccidere, ma è qualcosa in cui è estremamente bravo. È bravo anche ad aggirare la legge, finché l’incontro con una bellissima recluta non lo porta a chiedersi come sarebbe essere acciuffati.
Mallory Rooney, Agente Speciale dell’FBI, ha passato anni a dare la caccia al farabutto che, diciotto anni, prima ha rapito la sua gemella. Ora, durante un’indagine su un serial killer, Mallory comincia a sospettare che ci sia un vigilante che agisce al di fuori della legge. Non ha altra scelta che prenderlo, perché uccidere non è fare giustizia. Non è così?
Quando Mallory si mette a fare domande, i capi del Progetto Portale iniziano a innervosirsi e ordinano ad Alex di sorvegliarla. Appena si incontrano, tra i due nasce qualcosa di speciale. Ma le bugie e i tradimenti che costituiscono la vita di Alex minacciano di distruggere entrambi; soprattutto quando l’uomo che ha portato via la sorella di Mallory, anni prima, fa di lei la sua prossima preda e Alex è costretto a rivelare la sua vera identità per salvare la donna che ama.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Pur non essendo il mio genere di punta, ogni volta che leggo un thriller mi scopro intrigata e appassionata, mentalmente ed emotivamente coinvolta.
Questa volta non ha fatto eccezione.
Ma non mi era mai capitato di leggere un romanzo come questo, che potrei definire "thriller-romantico"; queste due parole sembrano cozzare tra loro, ma vi assicuro che, durante la lettura, gli elementi rosa s'intrecciano al mistero in modo naturale, e sono quasi una finestra di normalità in mezzo alla crudeltà e alla mente malata del serial killer; un piacevole contrasto, come a ricordarci che oltre al male c'è anche il bene, rappresentato dall'amore che vince su ogni cosa, anche sulle sofferenze radicate in noi.

Dopo un incipit azzeccato che già trasmette l'atmosfera tesa che si percepirà per tutto il romanzo, e ci mostra la prima ignara vittima, scopriamo che i protagonisti della storia sono due personaggi dalla personalità molto interessante, entrambi forti eppure sofferenti: la prima è Mallory, Agente Speciale dell'FBI che indaga sulla scomparsa della gemella da diciotto anni ma che non è mai venuta a capo del mistero, per cui è vittima di rimorsi e non si è mai ripresa dal lutto. L'altro protagonista (e l'altra visuale in terza persona) è Alex, una specie di giustiziere in incognito che agisce sotto mandato, e che nonostante il sangue freddo ha degli scrupoli di coscienza perché sa che, in fondo, non è migliore dei criminali a cui dà la caccia.
Entrambi solitari, quando s'incontrano per la prima volta è come se si riconoscessero e scatta qualcosa che si potrebbe chiamare attrazione, ma bastano poche parole per comprendere che c'è di più. Una delle cose che mi ha maggiormente sorpreso è quando Mallory dichiara senza mezzi termini di aver bisogno di passare la notte con lui: niente paranoie e nessun preliminare. Il sesso diventa l'anestetico di un'anima in pena, ed è fortunata perché Alex coglie il senso del suo bisogno ed è anche la sua occasione per rilassarsi e godere del conforto umano che sì, a volte passa anche attraverso questo atto. Entrambi nascondono qualcosa di grande, ma in qualche modo sono sinceri attraverso il dialogo, nessuno pretende niente di più dall'altro ed è subito complicità; amicizia. Queste prime scene erotiche sono esplicite, persino selvagge, eppure dannatamente sensibili e delicate. Non ho dubitato nemmeno per un secondo della verità di questi due personaggi così realistici. Umani.




"Tu sei un brav'uomo, Alex Parker."
Lui la baciò sulla testa. "No. Ma tu mi fai sentire che potrei
esserlo."




Come ogni thriller che si rispetti, il serial killer spietato cela la sua identità per poi svelarsi solo nelle ultime pagine, ma la cosa sorprendente è che la narrazione in terza persona ci mostra anche lui e le sue azioni in contemporanea a quelle dei nostri eroi! Allora non si può fare a meno di sussultare davanti al pericolo che Mallory ha appena scampato, a inorridire davanti a ciò che questi fa, a confondersi quando si entra nella sua mente contorta, ma soprattutto a cercare ogni possibile indizio che ci possa condurre a lui, mentre la lista dei nostri sospettati si allunga... e ci sentiamo come i poliziotti che per tutti questi anni hanno brancolato nel buio.

Nonostante si tratti di un dramma familiare, i rapporti della famiglia di Mallory sono trattati in modo un po' superficiale: sappiamo che il padre e la madre hanno divorziato e in generale regna la freddezza. Il padre è nell'ombra, mentre la madre è molto in vista dato che è una senatrice; nel libro la sua presenza aleggia costantemente nell'aria, e quando finalmente si mostra, si avverte il peso di ciò che rappresenta, ma acquista importanza con l'avanzare della storia.

Dopo tutta la tensione e il mistero serbato, avrei preferito che il finale dicesse qualcosa di più a proposito della scomparsa della gemella di Mallory, tale Payton, per i suoi anni di sequestro, ma essendo il primo volume di una serie non è detto che trapeli qualcos'altro nei volumi successivi. Quel che conta è che questo volume presenta un caso e lo risolve, per i dettagli, dato che si tratta della sorella della protagonista, non mi dispiace l'idea di ritrovarli in seguito, e ad ogni modo sono curiosa di assistere a ciò che ne sarà di Mallory e Alex alla luce dell'esito finale.
Le ultime scene tenerissime e romantiche mi hanno fatto capire che questa coppia mi è entrata nel cuore e sono sicura che riserva ancora delle sorprese.

Sono rimasta coinvolta dai personaggi perché l'autrice, col suo stile che alterna la narrazione in terza persona ai pensieri in prima, ci fa entrare nello stato d'animo dei protagonisti e ci fa comprendere meglio il loro carattere e le loro scelte.
Il lutto è il tema cardine del romanzo, ed è ampiamente e profondamente trattato con rigoroso rispetto ma, sorprendentemente, contagiato dall'umanità di una protagonista talvolta ironica che riesce ad alleggerire l'atmosfera. Persino il primo incontro tra Mallory e Alex ha dei risvolti inaspettatamente comici!
Durante le numerose scene d'azione, poi, sembra di "esserci" dato che sono descritte con particolari che includono anche i suoni e gli odori, oltre il senso della vista.

In conclusione, un libro che gli amanti dei thriller non possono lasciarsi scapparema capace di soddisfare anche chi è in cerca di una storia d'amore "rosa" diversa, originale, piena di brividi e alta tensione (erotica ed emotiva), così come di profondità.
Ma non vi garantisco che poi riuscirete a dormire sonni tranquilli.


Il voto di Universi Incantati:



Leggete anche le altre recensioni del Review Tour: 
ecco il calendario con tutte le tappe!






Cosa ne pensate, carissimi?
La mia recensione vi ha incuriosito?
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