martedì 3 settembre 2019

Segnalazione concorso letterario: "Misteri d'Italia" (NPS Edizioni)

Cari astronauti,
oggi vi scrivo per condividere con voi il comunicato stampa di un concorso letterario mi è stato segnalato dalla casa editrice NPS Edizioni.


Rubrica dedicata ai concorsi per scrittori/illustratori 
che desiderano emergere!

Si tratta del Concorso letterario nazionale "Misteri d'Italia" promosso dall'associazione "Nati per scrivere", per romanzi inediti a tema. Il concorso, a partecipazione gratuita, intende valorizzare leggende, segreti e ricchezze del Belpaese, rivisti in forma narrativa o fantastica. In palio: borse di libri, per i finalisti, la pubblicazione con NPS Edizioni e un weekend in Versilia, per i vincitori, ospiti della struttura "La stagione dell'arte".
Il concorso è abbinato al festival "Lucca Città di Carta", che si terrà dal 24 al 26 aprile 2020 presso il Real Collegio di Lucca.
Vi lascio il comunicato stampa e vi auguro in bocca al lupo!


Comunicato Stampa




“NATI PER SCRIVERE” LANCIA IL CONCORSO LETTERARIO “MISTERI D’ITALIA”
IN PALIO LA PUBBLICAZIONE CON NPS EDIZIONI E UN WEEKEND IN VERSILIA


Viareggio, 1 settembre 2019 – L’associazione “Nati per scrivere”, da anni attiva in Versilia e in Toscana per promuovere cultura e valorizzare i meritevoli scrittori emergenti, lancia il Concorso letterario nazionale “Misteri d’Italia”, per romanzi inediti a tema. Il concorso, a partecipazione gratuita, è aperto a tutti i cittadini italiani maggiorenni, che hanno un manoscritto nel cassetto, che dovrà essere inviato, via mail, entro il 20 dicembre 2019.

Il concorso “Misteri d’Italia” cerca romanzi che affondino nella Storia e nelle storie del Belpaese, nelle leggende di cui le regioni italiane sono ricche, nei segreti e nei misteri che si portano dietro, come da linea editoriale di NPS Edizioni, il marchio dell’associazione “Nati per scrivere”.
«Il nostro territorio è ricco di storia, arte, cultura, leggende e folclore, tradizioni che devono essere recuperate e valorizzate» dichiara Alessio Del Debbio, presidente dell’associazione “Nati per scrivere” e direttore di NPS Edizioni. «Cosa si nasconde all’ombra delle città medievali o degli antichi borghi italiani? Quali segreti la Storia non ha ancora svelato? Siamo pronti per scoprirli con i romanzi che riceveremo».
Il tema potrà essere declinato in chiave reale o fantastica, purché non venga meno l’ambientazione italiana e l’attenzione al territorio e ai suoi misteri.

Tra tutti i manoscritti pervenuti, l’associazione sceglierà una rosa di finalisti, che riceveranno in premio una borsa di libri. La premiazione si terrà domenica 26 aprile 2020, presso il prestigioso Real Collegio di Lucca, in occasione del festival culturale “Lucca Città di Carta”, che “Nati per scrivere” sta organizzando insieme al magazine “L’Ordinario”.

In palio per il vincitore un weekend in Versilia, ospite della struttura “La stagione dell’arte”, a Camaiore e Stiava, partner di “Nati per scrivere”, e ovviamente la pubblicazione del romanzo con NPS Edizioni. L’associazione si riserva il diritto di selezionare più di un vincitore, nel caso di testi meritevoli, o di non assegnare il premio, in caso di scarsa qualità degli elaborati presentati.

Per rimanere aggiornati sul concorso, è in rete la pagina evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/459879251493276/
Il regolamento completo è disponibile sul sito NPS Edizioni, sulla pagina Facebook o può essere richiesto all’associazione, alla mail natiperscrivere@hotmail.com

Per informazioni:
L’associazione culturale Nati per scrivere nasce nel 2016 a Viareggio, da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura.

Nel 2018 ha lanciato il marchio editoriale NPS Edizioni, specializzato in storie fantasy, horror e mistery per tutte le età.


Associazione culturale Nati per scrivere:
Sede legale: Piazza Diaz 10, 55041, Camaiore (LU)
Riceviamo solo su appuntamento.
Pagina Facebook Nati per scrivere: https://www.facebook.com/natiperscrivere/




lunedì 2 settembre 2019

Pioggia di Stelle #39 - Segnalazione eBook Gratis: "Storytelling: Racconta la tua storia... e vola!" di Alessandro Pagano

Cari astronauti,
è da più di un anno che non pubblico un articolo per questa rubrica!
Ma oggi recupero alla grande, perché ho un ebook gratuito molto interessante da segnalarvi...

Segnalazioni di eBook scaricabili gratis, legalmente,
per un periodo di tempo limitato: affrettatevi!

Se scrivere la vostra storia personale (o aziendale) è il vostro sogno nel cassetto, questo libro fa al caso vostro!
Non so per quanto l'ebook sarà disponibile gratuitamente, dunque affrettatevi ;)




Titolo: Storytelling: Racconta la tua storia... e vola!
Autore: Alessandro Pagano
Editore: Self-Publishing
Genere: Guide
Data di uscita: 2 Agosto 2019
Pagine: 143
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8894340860
Prezzo: cartaceo € 17,90 / ebook GRATIS
Link per il download: amazon


Sinossi:
Come mai è tanto ascoltata oggi la parola “Storytelling” (narrazione)?
Perché, se la narrazione esiste dagli albori della civiltà, il termine oggi è così ricorrente?
Perché viene sempre più utilizzato dal mondo delle aziende e dai politici?
Perché, dopo aver intuito la capacità di una storia di captare l’attenzione e di essere conservata nella memoria di chi ascolta attraverso l’emozione oggi tutti la vogliono sfruttare. Anche le neuroscienze lo dimostrano con chiarezza. Tuttavia, perché una storia sia coinvolgente, occorre da una parte conoscere le tecniche narrative e dall’altra cogliere del valore del brand (marchio) aziendale per saperlo divulgare opportunamente.

Questo libro fornisce gli strumenti dello storytelling personale e aziendale per potenziare la capacità di trasmettere il proprio messaggio al mondo ed essere percepiti come un riferimento nel proprio settore.


L'autore:
Alessandro Pagano è storyteller e trainer certificato di Process Communication Model®.

Nato a Palermo nel 1960 e laureato in Economia nel 1984 ha una lunga esperienza aziendale - fra l'altro in IPSOA, SME ed EP - prima di dedicarsi allo storytelling personale e aziendale (libri e video) e alla formazione nel campo della comunicazione.

Ha scritto diverse storie con il suo team a partire da “C’era una volta la SME. La vera storia della prima privatizzazione italiana” (2003). Fra le altre “Angelo Affinita, imprenditore per amore” sul fondatore del Gruppo Sapa S.p.A., “Pietro Bucci, un ‘ponte’ verso il futuro”, “L’Oro di Napoli, eccellenze aziendali all’ombra del Vesuvio” e “NetCom Group S.p.A., storia di un pianoforte elettronico, un motore a scoppio e una macchina da scrivere”.

È appassionato cultore del presepe napoletano del '700.




Cosa ne pensate, carissimi?
E' una lettura che v'interessa?



lunedì 26 agosto 2019

Recensione: "Noi donne di Teheran" di Farian Sabahi (Jouvence)

Cari astronauti,
quella di oggi è la recensione a un libro che ho letto da pochissimo.
Vi preannuncio che il racconto di Farian Sabahi è una piccola gemma, scoperta grazie al GDL #aTeheranConNafisi e soprattutto grazie alla gentilezza della instagrammer Pattypici che ha deciso di prestarlo a tutte noi del gruppo, a rotazione: io mi sono prenotata per prima!
Dopo la consueta presentazione troverete la mia recensione.




Titolo: Noi donne di Teheran
Autore: Farian Sabahi
Editore: Jouvence
Genere: Studi culturali e sociali
Data di uscita: 17 Gennaio 2014
Pagine: 55
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8878014213
Prezzo: € 12,00
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Scritto e interpretato da Farian Sabahi, "Noi donne di Teheran" è un racconto - in prima persona femminile - sulle origini della capitale iraniana e sulle sue contraddizioni, sui diritti delle minoranze religiose e delle donne. Donne protagoniste in vari ambiti, sport inclusi, anche se troppo spesso sono state un tassello nella propaganda di regime. Un reading animato dai versi dei grandi poeti persiani e da una buona dose di ironia, per sorridere su temi complessi e abbattere i soliti stereotipi. Con una nota di Giuseppe Di Leva.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Il racconto "Noi donne di Teheran" è un breve ma intenso viaggio nella capitale della Repubblica Islamica che non si limita a descrivere la condizione femminile ma tratta anche la storia del Paese, le usanze, le pietanze, i paesaggi... nel coinvolgimento di tutti i cinque sensi. A chi legge sembra di toccare la pietra turchina, di sentire il profumo del piatti tipici e gustarne le salse saporite, di vedere la montagna che sovrasta Teheran, di udire il chiasso del mercato. Le descrizioni di Sabahi sono così evocative grazie anche allo stile colloquiale e confidenziale, che sembra si stia rivolgendo direttamente a noi, pubblico italiano, grazie anche ai vari aneddoti che ci mostrano quanto certe usanze degli iraniani siano comuni alle nostre genti del sud.

Molto interessanti i particolari che emergono sulle tradizioni popolari (come il rito di buon auspicio per chi parte per un viaggio) e gli approfondimenti sull'ayatollah Komehini (che riguardano le mogli, i figli e i rotocalchi che danno una traccia dell'impatto di questi legami all'estero), tutte cose che avevamo già visto in "Leggere Lolita a Teheran" ma che in questo racconto breve trovano, paradossalmente, più spazio. Mi ha colpita, ad esempio, il capitolo finale che elenca tutte le donne sportive di Teheran, coi risultati che hanno raggiunto e le personali battaglie affrontate come la costrizione a nuotare coperte o a inventarsi stratagemmi per entrare negli stadi.

Il paragone per chi ha letto entrambe le opere è inevitabile: rispetto a "Leggere Lolita a Teheran" l'atmosfera è più leggera, addirittura serena! Forse perché Sabahi si è lasciata il passato alle spalle e si è perfettamente integrata in Italia, o per una questione di carattere e di vissuto, oppure ancora perché l'autrice ha voluto dare al suo racconto un'impronta diversa. Ad ogni modo è interessante guardare Teheran con gli occhi sereni e distaccati della Sabahi dopo averlo guardato con quelli arrabbiati e coinvolti della Nafisi.

Attraverso il libro si scoprono anche il fascino di antiche divinità, miti, leggende, e persino una favola sulla sovversione intitolata "Il pesciolino nero" di Samad Behranghí che ci mostra come ai piccoli iraniani non sia risparmiata la visione della vita e della morte, soprattutto l'impatto della vita del singolo su tutte le altre. L'arte ha un ruolo importante anche in questo racconto: strumento di ribellione e provocazione, sfoggia questa sua qualità soprattutto nella citazione alla poesia di Forugh Farrokhzad che è di quanto più sensuale io abbia mai letto.
Questo libro ci insegna anche le contraddizioni dell'Iran (è vietato farsi del male) e il perché questo nome, "Iran", abbia sostituito quello di "Persia". Personalmente mi ha colpita (di nuovo) anche che l'iraniano sia un popolo indoeuropeo e non arabo come si tende a pensare.




Teheran non è né Oriente né Occidente. È il punto d'incontro di civiltà contigue e indipendenti, ma è diversa. È l'emblema della schizofrenia culturale degli iraniani. Sospesi, tra Oriente e Occidente.
Teheran è una città con due anime. Una città in cui si vive sospesi. Tra modernità e
tradizione. Siamo cittadini di una Repubblica... Islamica, e la nostra
dovrebbe essere una democrazia... Religiosa, ma in realtà è un'oligarchia di ayatollah e pasdaran.

.


Sono felice di aver letto questa piccola gemma: "Noi donne di Teheran" è una lettura che integra le informazioni in nostro possesso, un piccolo frammento su Teheran (come dice Sabahi nel meraviglioso e poetico finale) capace di aggiungere ulteriori dettagli al quadro; la lettura necessaria per chi vuole approfondire storia e cultura iraniana con la spensieratezza propria di una vacanza in un paese straniero. Farian Sabahi vi farà da guida.


Il voto di Universi Incantati:





Avete letto questo libro? Se sì, cosa vi ha lasciato?
Se invece è la prima volta che lo sentite nominare, cosa ne pensate, v'ispira?
Fatemi sapere nei commenti!



lunedì 19 agosto 2019

Recensione: "Mansfield Park" di Jane Austen (Newton Compton Editori)

Cari astronauti,
finalmente riesco a recuperare la recensione di un libro che ho letto molto tempo fa: a marzo!
Ho letto "Mansfield Park" in occasione del #MegaGDL organizzato da Leggo Quando Voglio che parte dal saggio "Lezioni di Letteratura" di Vladimir Nabokov (Adelphi) per trattare tutti i libri che sono messi in esame dal professore russo. Il suo giudizio su quest'opera di Jane Austen è stato piuttosto critico, ma io cosa ne penso? Lo scoprirete dopo la scheda del libro!




Titolo: Mansfield Park
Autore: Jane Austen
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Romanzo rosa / Classico
Data di uscita di quest'edizione: 17 Marzo 2016
Pagine: 385
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8854188631
Prezzo: € 4,90
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
"Mansfield Park", uno dei romanzi più noti e discussi di Jane Austen, narra la storia di Fanny Price. Adottata, ancora bambina, dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram, Fanny viene accolta e allevata nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce, parente povera in un ambiente d'élite, e misura tutta la distanza fra il proprio modello educativo - fondato sul senso del dovere, l'abnegazione, la virtù - e quello, in particolare, della spregiudicata Mary Crawford. Alla fine la protagonista sposerà il cugino Edmund, figlio di Sir Thomas, e con lui si stabilirà definitivamente a Mansfield Park. Al di là dell'apparente trionfo della morale tradizionale, la narrazione contiene un'implicita e corrosiva critica della cultura dominante del primo Ottocento: Fanny - suggerisce l'autrice - realizza, infatti, l'ascesa sociale al prezzo della negazione della propria libertà e spontaneità. Introduzione di Maria Felicita Melchiorri.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Inizio subito col dire che questo libro è considerato il peggiore della Austen e a me ha invece fatto venir voglia di leggere tutti quelli che ancora mi mancano: mi è piaciuto moltissimo!

A destabilizzare i fan della Austen c'è il fatto che la protagonista di questo libro non sia un'eroina alla pari di Liz di "Orgoglio e Pregiudizio" né come Elinor o Marianne di "Ragione e sentimento" che pur con le loro limitazioni erano decise e determinate. La giovane Fanny, protagonista di questo romanzo, è remissiva, docile e silenziosa, umile e dipendente dagli altri, dal loro giudizio, dalle loro vite, consapevole del suo posto nella società, ossia quello al confine, al limite della servitù. Lei è stata adottata dagli zii, strappata via dalla sua famiglia disadattata per capriccio di un'altra zia a cui piace avere il controllo su tutti i nipoti e prendersi i meriti sia che le cose vadano a buon fine sia se le aspettative s'infrangono, rimangiandosi la parola; un personaggio, tale zia Norris, che personalmente ho detestato, ma ho compreso anche il gioco dell'ironica autrice e mi sono fatta quattro risate.




Una nostra nipote, sir Thomas, o almeno, una sua nipote, non può crescere in questo ambiente senza trarne molti vantaggi. Non dico che diventerebbe avvenente come le sue cugine. [...] Lei sta pensando ai suoi figli... ma sa bene che
tra tutte le cose possibili sulla terra, questa a cui pensa è quella che meno
probabilmente accadrà, dato che cresceranno sempre insieme come fratelli e sorelle.
È proprio l'unico metodo sicuro per evitare che si creino relazioni di quel tipo.




In "Mansfield Park" ho visto una favola in stile Cenerentola, con tanto di matrigne egoiste (oltre alla zia Norris ce n'è un'altra, Lady Bertram, che è un'inetta a vivere, che letteralmente usa Fanny per qualsiasi cosa), sorellastre che devono apparire a tutti i costi per trovare il miglior marito, la rivale in amore di Fanny, Mary Crawford, che ha tutte le qualità che mancano alla protagonista ed è intraprendente come le vere eroine Austen con la differenza che non ha cuore, infine l'amore non corrisposto: Edmund. Il ragazzo, tutt'altro che principe, è un uomo mediocre che desidera diventare il parroco del piccolo borgo. Siamo lontanissimi dal fascino di mr. Darcy, ma in fondo non importa perché è l'uomo che Fanny ama, colui che l'ha sempre valorizzata, colui che, assieme al di lei fratello, la rende felice. Per avere il lieto fine, questa favola deve concludersi con Fanny che sposa il suo amato cugino, amico e confidente.
Eppure non ho potuto fare a meno di parteggiare per il cattivo ragazzo, Henry Crawford, il fratello sfrontato e sciupa femmine di Mary che aggiunge un po' di pepe ai rapporti e alla trama.

Finora, però, vi ho mentito, o meglio, vi ho detto una mezza verità.
"Mansfield Park" può sembrare una favola, ma d'altra parte è un romanzo cinicamente realistico. A ribaltare le carte in tavola c'è lo spiazzante finale, oltretutto sbrigativo rispetto al resto del romanzo: vediamo che Fanny è felice, eppure c'è quel particolare che non ci fa chiudere il libro con serenità. È un lieto fine solo all'apparenza, tuttavia è il finale giusto (seppur, ribadisco, frettoloso) per un libro che basava tutto il microcosmo di Mansfield Park sulla superficialità dell'apparire e sulle poche pretese della coppia protagonista.
Rispetto alle altre opere della Austen così semplici e facili da amare, questa sembra celare un senso diverso, profondo, nascosto tra le pieghe delle sottane delle dame protagoniste: a volte le condanni, poi vedi il rovescio del tessuto e ti ricredi, poi fanno una giravolta e non sai più cosa pensare. Mi riferisco in particolare ai fratelli Crawford: sono come attori che vestono una parte e non riesci a distinguere il loro vero io, né quando scendono dal palcoscenico. Non credo sia un caso che agli inizi del libro i ragazzi si preparino a uno spettacolo teatrale improvvisando scenari, costumi, e si dilettano a studiare il copione: "Mansfield Park" stesso è una messinscena per dipingere il ritratto più critico di Jane Austen contro la società dell'epoca. Ciò non toglie che ogni lettore è libero di adottare la chiave di lettura che preferisce; personalmente accetto sia quella critica sia quella favolistica con la rivincita dell'emarginata!

Lo stile di scrittura l'ho trovato scorrevole, nonostante la difficoltà iniziale nell'associare i nomi ai personaggi, complicata dall'utilizzo dei prefissi mrs e miss, ma una volta inquadrati i personaggi le pagine si divorano e ho fatto fatica a fermarmi: è una trama lineare che si sviluppa in tempi ravvicinati e precisi. L'ambientazione è prevalentemente nella piccola Mansfield Park, ma è quando cambia scenario che secondo me l'autrice dà il meglio di sé nelle descrizioni, tanto che ricordo perfettamente i paesaggi a distanza di mesi, così come le scene che coinvolgono i personaggi.

In conclusione, il libro della Austen che fa più discutere e che, forse proprio per questo, è stato per me più interessante di "Orgoglio e Pregiudizio", lo consiglierei agli amanti di zia Jane per conoscere ogni sua sfaccettatura, ma se dovete iniziare a conoscerla, vi consiglierei piuttosto i romanzi sopra citati.


Il voto di Universi Incantati:





Avete letto questo classico?
Cosa ne pensate?
Come lo trovate rispetto alle altre opere della Austen?
Fatemi sapere nei commenti!



lunedì 12 agosto 2019

Recensione: "Le cose che non ho detto" di Azar Nafisi (Adelphi)

Cari astronauti,
quello che sto per recensire oggi è il penultimo libro che ho letto, tratto dal GDL #aTeheranConNafisi che è partito da "Leggere Lolita a Teheran" della stessa autrice, come potete leggere QUI (seguendo il link trovate tutto: la recensione del saggio + le varie tappe del GDL!)
Prima di svelarvi cosa ne penso di questa nuova lettura, vi mostro la scheda del libro.




Titolo: Le cose che non ho detto
Autore: Azar Nafisi
Editore: Adelphi
Genere: Biografia
Data di uscita di quest'edizione: 28 Agosto 2015
Pagine: 342
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8845930164
Prezzo: € 10,20
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Innamorarsi a Teheran, guardare i Fratelli Marx a Teheran, leggere Lolita a Teheran... Così iniziava una lista di cose segrete che Azar Nafisi aveva stilato nel suo diario e che si rimproverava di aver taciuto a tutti. Molte delle altre, a tanti anni di distanza, ha deciso di raccontarle in questo libro. Che è un ritratto del padre, sindaco di Teheran all'epoca dello scià, e della madre, fra le prime donne entrate al Parlamento iraniano. È la storia dei tradimenti di lui, del mondo fantastico in cui lei a poco a poco trasforma la realtà insopportabile che la circonda, e della forzata, dolorosa connivenza dell'autrice con il padre. Ma anche e soprattutto la rivelazione di come a volte le dittature sembrino riprodurre i silenzi, i ricatti, le doppie verità su cui si regge il primo, e più perfetto, sistema totalitario: la famiglia. Chi conosce Nafisi sa già cosa troverà, qui, in ogni pagina: l'emozione di leggere sempre qualcosa di autentico e temerario. Qualcosa che arriva dalle strade e dai giardini di Teheran come dalle pagine di Firdusi o dei grandi cantastorie persiani. E ci riguarda molto da vicino.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


"Le cose che non ho detto" è il libro a cui io e le altre lettrici del gruppo di lettura #aTeheranConNafisi abbiamo deciso di dedicarci dopo il saggio "Leggere Lolita a Teheran". Pensavamo che questa nuova lettura avrebbe approfondito il quadro su Teheran, sulla rivoluzione e la ribellione intellettuale dell'autrice, invece ci siamo trovate di fronte a un'autobiografia che riguarda principalmente (ed essenzialmente) la storia della sua famiglia, del suo rapporto complice col padre e conflittuale con la madre.
A partire dall'infanzia pre-rivoluzione alla perdita di entrambi i genitori, i fatti storici sono brevi cenni, nel limite del coinvolgimento che questi hanno nelle vite della famiglia Nafisi: il padre che diventa sindaco di Teheran e che durante la rivoluzione islamica viene incastrato e arrestato; la madre che entra in parlamento per poi esserne cacciata durante la rivoluzione, che come sappiamo è opprimente nei confronti delle donne.

Nel parlare dei suoi genitori, Azar etichetta subito la madre come dispotica e parla di lei con un certo rancore, mentre risalta subito le qualità e il debole che ha per il padre, tanto che sembra giustificarlo per le sue varie simpatie femminili. Azar "lava i panni sporchi in pubblico" senza addolcire il suo giudizio; raramente assistiamo a un suo tentativo di entrare in empatia con questa madre dal carattere difficile e complesso, mentre col padre si scioglie facilmente. Questo suo essere estremamente di parte ha fatto sì che la quasi totalità del nostro gruppo la condannasse, tranne me e un'altra lettrice che abbiamo provato a capire una Azar nascosta, un'altra che ancora tace certe cose e che aspetta la fine per rivelarcele. Come in effetti avviene.

È inevitabile tentare di tracciare un profilo psicologico di questi protagonisti, e ritengo che la madre sia un "personaggio" davvero interessante, ed è rapportandolo col padre che anche quest'ultimo acquista spessore, altrimenti, concedetemelo, sarebbe piatto (in base al ritratto di Azar). Lui è quello che le trasmette la passione per le storie e per i libri (noi stesse ci siamo incuriosite su "Il libro dei re" di Firdusi e una l'ha persino comprato, in inglese!), quello che tiene diari dove si confessa, ma la madre è un vero mistero! Sembra vivere nel passato, in quello dove ballava e si era appena sposata col primo marito; rimasta vedova in giovane età, nonostante un nuovo compagno e due figli sembra che la sua felicità sia morta lo stesso giorno che ha perso il suo primo vero amore.

Qual'è il senso di questo libro?
Ce lo siamo chiesto durante tutta la lettura: se tratta superficialmente la storia dell'Iran, se Azar si mostra trattenuta e sorvola persino sui fatti personali come il secondo matrimonio e la nascita dei figli, è corretto ritenerlo un'autobiografia?
Io credo (e non sono la sola) che il fine di questo libro fosse terapeutico, ma l'esperienza dell'autrice può essere utile anche al lettore, dopotutto.

Questo libro parla d'amore: di quello perduto dalla madre, di quello che continuamente il padre cerca in altre donne, di quello di Azar così evidente per il padre, e così disperatamente bisognoso nei confronti della madre. Oltre al rancore, infatti, Azar sembra avere anche dei rimorsi, e in certi momenti l'ho guardata con tenerezza, non più come l'autorevole e rispettosissima prof, ma come una bambina, una ragazza, una donna, fragile e insicura.
Quel che emerge alla fine del libro è che "Le cose che non ho detto" si riferisce al silenzio che Azar ha riservato alla propria madre e che riguardano i sentimenti. Detto ciò, il libro insegna a non aspettare che siano gli altri a fare il primo passo verso di noi: se amiamo, diciamolo. Se desideriamo l'amore di un'altra persona, facciamoglielo sapere. Allora, forse, qualcosa in quella direzione si muoverà, ma se ciò non accade, in fondo non importa. Peggio è trattenersi e passare il resto della vita col dubbio che poteva bastare una parola per dare e ricevere quell'amore segretamente atteso.
Questa volta la prof. Nafisi ci ha insegnato qualcosa che va oltre la letteratura e i libri.




Le nostre paure, le nostre personali emozioni, se taciute diventano più forti, continuano a ferire. Se vogliamo mandarle via, dobbiamo esprimerle, e per farlo dobbiamo prima riconoscerle. Io riuscivo a parlare delle
ingiustizie politiche, e a contrastarle, ma non riuscivo a parlare di quanto mi era
capitato in quel giardino.




Scorrevole come un diario, consiglio questo libro a chi già conosce l'autrice e vuole approfondire la sua personalità, le difficoltà che l'hanno resa quel che oggi è. Perché se vediamo una famiglia ricca, acculturata e relativamente celebre, non è detto che sia felice come la famiglia della pubblicità del mulino bianco.
Ciò che davvero rende ricchi è l'amore.
L'amore dei nostri genitori per noi.


Il voto di Universi Incantati:




Cosa ne pensate, carissimi?
Avete letto questo libro o pensate di farlo?
Fatemi sapere nei commenti!



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