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lunedì 11 aprile 2011

Recensione "L'acchiapparatti" di Francesco Barbi

Recensione "L'acchiapparatti" di Francesco Barbi (ediz. Baldini Castoldi Dalai)




La rivincita dell'akkapparatt!

Nel titolo della recensione non ho potuto esimermi dal fare il verso a uno dei personaggi del libro (nella fattispecie il gigante Orgo) perché questo fantasy si regge principalmente sui personaggi, sul loro carisma e il loro preciso e definito carattere; in breve, vivono.
Potrebbe sembrare una cosa scontata, invece non capita spesso di percepire i personaggi così vividamente come ne "L'acchiapparatti": li ho visti (grazie alle accurate descrizioni), li ho uditi (grazie al personale modo di esprimersi che ha ogni personaggio, dal "sì sì, no no" di Zaccaria ai proverbi dialettali di Orgo), talvolta ho sentito anche qualcos'altro (la scoreggia del gigante!) e infine, con il loro agire (dal condivisibile di Zaccaria, allo spudorato-per-cui-prima-vengono-i-propri-interessi Ghescik) sono riusciti a emozionarmi.
In sintesi, qui sono davvero i personaggi a fare la storia.

Una storia originale, atipica, esilarante nella semplicità, comica nella dramamticità, horror nella fiaba. Tocca elementi d'ogni genere, perché prende in considerazione tutte le variabili della vita, tutto quello che potrebbe succedere, che sia per caso, che sia di conseguenza all'azione di qualcuno.

Dopo la scena dentro un'osteria, dove dalla zuffa ci scappa la morte della veggente Macba, il romanzo comincia presentandoci la figura dell'acido becchino Ghesick che, mosso dalla bramosia di ricchezza (e in seguito, di potere), prima trafuga la tomba della veggente, poi riesce a ottenere il libro antico del negromante Ar-Gular; tutto questo per far sì che s'avveri una profezia.
Con il successivo recupero di un diadema d'ossidiana, Ghescik, appena lo indossa, entra infatti nella mente e nel corpo di un demone immortale situato in un'altra zona delle Terre di Confine, ossia il Mietitore, essere che ha anche la funzione di un boia per giustiziare i criminali nella città di Giloc: Ghescik tenterà di possederlo e usarlo per i propri scopi, ma ancora non sa cosa comporterà la fuga del Mietitore dal Buco in cui è segregato; si assisteranno a delle scene degne dei migliori film horror, e se lo avessi letto la sera avrei di certo fatto fatica ad addormentarmi!

Essendo il becchino Geschik a trafficare per racimolare denaro, per sfuggire a chi ha ingannato, per trovare stratagemmi che convincano "il matto" acchiapparatti, a tradurre il libro antico, a cercare di dominare il Mietitore fino a desiderare di sfuggirgli, è chiaramente lui il personaggio che muove la storia, il protagonista apparente. Sì sì, apparente. Perché mentre leggevo gli affanni di Geschik e nella storia via via si presentavano i personaggi più strani, dall'acuta prostituta che vuole redimersi, all'ingenuo oste, all'"higlander" cacciatore di taglie, al furbo mercante, alla strega, ai ladri, gli assassini, i circensi, il topo Serafino e persino i maiali, l'acchiapparatti Zaccaria agiva come gli altri: visibile ma un po' in ombra rispetto a Geschik. Mi ripetevo "no, non me la raccontava giusta"; visto che il libro è intitolato "L'acchiapparatti" non poteva essere che il ruolo di Zaccaria fosse solo quello... ebbene, le mie supposizioni erano giuste.
Quello a cui mi riferisco lo scoprirete verso la fine e vi sorprenderà, pur se avrete visto la sua evoluzione passo dopo passo; è la rivincita dell'emarginato, del considerato pazzo, del buono, perché nel romanzo non c'è personaggio più puro d'animo rispetto a Zaccaria, lui che vede il bello in tutte le cose - ad esempio nella prostituta e nel gigante - e rispetta il prossimo così come le creature, l'antico, la magia... insomma, tutto il contrario di Ghescik, che non è cattivo ma ha tantissimi difetti.
L'acchiapparatti, non si direbbe a prima vista, ma è un'eroe, e ci regala un bellissimo epilogo.
Ghescik, comunque, non lo si può detestare né giudicare, ma al tempo stesso, nememno compatire; lui è il pretesto della storia, il personaggio che, anche se in maniera enfatizzata, potrebbe incarnarsi in chiunque fra noi. Un personaggio ben fatto, come gli altri del resto, persino chi fa piccole apparizioni come il bambino nipote dell'oste.

Gli aggettivi si sprecano per questo romanzo, uno che può definirlo è anche "godibile", quindi cosa si può volere di più da un libro completo, ricco, che soddisfa a tutto tondo?
Ebbene, Barbi sta lavorando al seguito, "Il burattinaio"; già leggendo la trama, leggendo anche solo che rivedrò i personaggi che ho amato mi viene l'acquolina in bocca. Allora ecco l'esempio pratico che la brama di Ghescik non è poi così diversa dalla mia. Touché!


[Recensione pubblicata anche sul blog ufficiale de "L'acchiapparatti"; un gigantesco grazie a Francesco Barbi!]

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