venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "Marina" di Carlos Ruiz Zafón

Recensione "Marina" di Carlos Ruiz Zafón (ediz. Mondadori)













Due piccole storie per un grande libro

Forse sto perdendo la mia obiettività.
Zafón non riesce proprio a deludermi, mi ha talmente conquistata con "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo" che ormai vado in fibrillazione quando vedo un suo nuovo romanzo in libreria.
"Marina" è uscito da un bel po', lo so, ma son riuscita solo ora a metterci gli occhi sopra...


Marina.
Passata la metà del libro mi sono chiesta: perché questo titolo? D'altornde il romanzo racconta del protagonista Oscàr che incontra Marina, e insieme vivono un'avventura dove, come degli investigatori improvvisati, scavano nel torrido e losco passato di Michail Kolvenik, un medico inventore di protesi, morto in circostanze misteriose assieme alla moglie.
Senza svelare altro, come accennavo, l'intero libro è incentrato su questo passato da svelare e sul fatto che i due ragazzi siano in continuo pericolo visto che le persone coinvolte nel caso diventano vittime... quindi, il nucleo della storia è un altro, non è Marina.
Ebbene, mi sbagliavo. Nelle ultime pagine, improvvisamente cambia tutto e comincio a capire perché al centro di tutto ci sia lei. E comprendo che le due vicende, quella di Kolvenik e di Marina, siano complementari, strettamente collegate tra loro al contrario di come possa sembrare.


Questa scelta può non essere condivisibile (davvero sembrano due storie che non c'entrano nulla l'una con l'altra), ma non mi sento di discuterle. Si tratta di un romanzo che forse non piacerà a tutti proprio perché non è definibile ed etichettabile: tra il gotico e l'horror, il mistero e il romanzo per adolescenti, tra il fantastico spettrale e infine, la realtà, che sa essere più dolorosa e terrificante di qualsiasi mostro. Perché la vicenda di Kolvenik è pura fantascienza mentre quella di Marina la cruda verità: è come trovarsi tra un romanzo fantascientifico e un romanzo d'amore alla Nicholas Sparks, eppure, è un intreccio che a parer mio dimostra l'abilità narrativa di Zafón.


L'opera è sempre nel suo stile, sia chiaro. Troviamo le case come deposito di segreti, i personaggi maledetti, il cuore che conosce ragioni che la ragione non conosce (!) e, soprattutto, questi scenari da film horror talmente inquietanti da spingermi a dormire con la luce accesa, e a cui, al tempo stesso, non so resistere, perché la scrittura di Zafón rapisce, oltre al fatto che qua e là si trovano trascritte diverse perle di saggezza. Cosa che non mi pare sia accaduta nei suoi altri romanzi, il suo Oscàr è stato pure capace di farmi ridere con le sue battute spiritose.


Il finale è di quelli che lasciano il segno.
Come sempre, quando finisco di leggere un libro di Zafón, vorrei subito leggere qualcos'altro di suo. Combinazione, l'altro ieri ho trovato "Il principe della nebbia".
Non sono più obiettiva...

3 commenti:

  1. Una recensione toccante e vibrante che snocciola bene le tematiche del libro, spiegandone la complessità.
    Vedo che anche tu sei una scrittrice emergente.
    Ti ho aggiunto ai blog che seguo(oltre che ai links preferiti del mio di blog) perché hai uno stile appassionante quando commenti, spero di poter leggere anche qualche libro tuo prima o poi: tempo e soldi permettendo.
    Qui se hai voglia trovi la mia piccola recensione su Marina:
    http://enchantedforest81.blogspot.com/2009/10/marina-un-oceano-di-emozioni.html
    ora esploro il resto del tuo blog

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  2. Piacere di conoscerti, Silvietta! :) Ho esplorato anch'io il tuo blog, e letto la recensione che mi hai linkato... devo dire che abbiamo la stessa opinione ^_^ In bocca al lupo per il tuo nuovo libro (ho visto che hai pubblicato da poco ;))!

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  3. Bellissima recensione! Marina è il mio libro preferito in assoluto! *___*

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