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venerdì 15 luglio 2011

La ripresa di Asengard

Il 28 giugno scorso ho pubblicato questa triste notizia: l'addio di Asengard.
Ma oggi, l'editore ha comunicato nel suo blog che l'impresa non chiuderà: evviva! :D Questa sì che è una sorpresa! :D In effetti quando avevo scritto quel titolo, con quella brutta parola che è "addio", speravo vivamente che non fosse definitivo, che mi sbagliassi a scrivere così... e per fortuna la cosa si è risolta nel migliore dei modi.

Nel blog dell'editore si preannunciano novità che sono ansiosa di scoprire, inoltre si sono spese delle parole anche per quei blog che hanno diffuso la notizia esprimendo vicinanza solidale; ebbene, se la voce dei nostri blog è servita a qualcosa, non solo riempie d'orgoglio, ma porta avanti quella speranza che veramente le cose possano cambiare.

Sono ancora più motivata nel leggere i libri che ho acquistato in occasione della fiera del libro a Torino; purtroppo ho una pila di libri da smistare, per quello non l'ho ancora fatto, ma cercherò al più presto di dare il mio piccolo contributo con delle recensioni sulle ultime uscite della casa editrice.

Coraggio, Asengard, sono con voi!


Rispetto al paesaggio malinconico postato l'altra volta, qui ci vuole un bel drago grintoso (la mia creatura fantastica preferita): "dai che ce la fai!" (cit. ^^)




martedì 28 giugno 2011

L'addio di Asengard

Ho appena letto questo post: http://www.asengard.it/blog/?p=1053
Purtroppo avete letto bene, Asengard chiude.

Mi sento triste, un po' perché essendo nel commercio vivo la crisi, quest'anno più che mai, e ogni giorno mi chiedo dove sia lo spiraglio di luce che ci permetterà di uscire dal tunnel. Sono preoccupata, proprio io, inguaribile ottimista. Vedo negozi che chiudono, uno dopo l'altro, un Centro Storico che muore lentamente, bagnanti che mi raccontano di come i clienti della Riviera non rinuncino alle vacanze, ma siano passati da una settimana in hotel 4 stelle a un weekend in una pensioncina da due, e ora questo.
Non ho mai sfogato le mie preoccupazioni sulla crisi (lo farò quando capiterà l'occasione più adatta) e non ho mai parlato apertamente di Editoria perché la questione è complicata e necessita di un post lungo più o meno quanto l'Eneide. Ma qualche parola su Asengard la devo spendere.
Mi sono affezionata a questa casa editrice pur non avendo rapporti di chissà quale genere, e anzi, avevo provato a proporre il mio inedito che dopo una lunga attesa fu respinto. La cura delle copertine, la specializzazione nel genere fantasy, l'occhio di riguardo verso gli esordienti e più in generale verso gli autori italiani, prezzi onesti e un grande coraggio, perché pubblicavano senza chiedere un centesimo agli autori e ultimamente puntavano a una collana steampunk, "Weird", e l'ultima nata action-adventure, "Runaway", il nome che avevo proposto io nel piccolo contest lanciato sul loro blog. Insomma, una piccola realtà editoriale che si è subito guadagnata la mia stima, tanto che ho preso quasi tutti i libri nel loro catalogo (anche alla fiera di Torino quest'anno ne ho comprati due: "Il ghigno di Arlecchino" e "Pastworld") e grazie a loro ho conosciuto autori come Francesco Falconi (la saga di "Prodigium"), Luca Tarenzi ("Il sentiero di legno e sangue") e Luca Azzolini (curatore e autore di due racconti nella raccolta "Sanctuary"). Ogni anno a Torino acquistavo un paio di libri da loro editi, un comportamento che non ho mai avuto nei confronti di altri. Per tutti questi motivi mi mancherà.
Ma la mia non è solo tristezza, è anche rabbia; non è nei loro confronti perché capisco la situazione e quanto sia stata sofferta la scelta, mi fa rabbia che questi sforzi, il puntare sulla qualità e l'onestà, non siano stati sufficienti a permetterle di sopravvivere in quella jungla chiamata editoria.
Perché una piccola Casa editrice non ha gli stessi mezzi, né lo stesso giro d'affari di una major (o un editore a pagamento); esattamente come un piccolo negozio indipendente non può competere con le grandi catene e i centri commerciali.

Addio Asengard...



Aggiornamento del 15 luglio 2011: La ripresa di Asengard!

venerdì 8 ottobre 2010

Recensione "Sanctuary" di Egle Rizzo, Cecilia Randall, Fabiana Redivo, Pierdomenico Baccalario, Francesco Falconi, Luca Azzolini, Luca Tarenzi, Franco Clun, Antonia Romagnoli, Francesco Dimitri, Solomon Troy Cassini, Fabrizio Furchì, Michele Giannone

Recensione "Sanctuary" di Egle Rizzo, Cecilia Randall, Fabiana Redivo, Pierdomenico Baccalario, Francesco Falconi, Luca Azzolini, Luca Tarenzi, Franco Clun, Antonia Romagnoli, Francesco Dimitri, Solomon Troy Cassini, Fabrizio Furchì, Michele Giannone (ediz. Asengard)








Un santuario di perle e sassi

Ho dato un buon voto a questa raccolta di racconti ma va precisato che le storie non sono tutte sullo stesso livello: si parte con un inizio entusiasmante, una parte centrale di alti e bassi ed un finale che, personalmente, mi ha emozionato. Quindi, gran parte del merito va a Luca Azzolini ("L'inizio di ogni fine" e "La fine di ogni inizio"), che apre e chiude la raccolta, con un linguaggio semplice e diretto (al contrario di altri che annoiano con lunghe descrizioni), una storia interessante, nonché la splendida idea del protagonista che si trova davanti a diverse carte dei tarocchi che sono poi i racconti degli altri autori.

Curioso e che fa riflettere "La casa dei millepiedi" (di Pierdomenico Baccalario), esilarante "Le storie che nascono in questa città" (di Francesco Dimitri), e originale-spassoso outsider "Saint Vicious" (di Luca Tarenzi). Il resto dei racconti mi ha lasciato un sapore amaro, a parte "Angeli e uomini" (di Cecilia Randall) che però non mi ha convinta pienamente sul finale.

I racconti sono molto diversi tra loro, come annunciato nella prefazione, però si può dire che sono tutti governati da un'aurea drammatica, tranne "I passi della sera" (di Fabiana Redivo) ed il già citato "Saint Vicious"; va però precisato che il tono scanzonato de "I passi della sera" risulta eccessivo, specialmente se confrontato con il resto.

In generale mi è piaciuta la scelta delle creature fantastiche - per la maggior parte si tratta di angeli - anche se la mia preferita, il drago, appare come un innocuo soprammobile (o meglio, fa parte della "catena di montaggio") ne "La fabbrica delle leghe perfette" (di Solomon Troy Cassini); quanto avrei voluto che si ribellasse! Poverina...!

In conclusione, è da apprezzare il coraggio della sperimentazione e lo scopo benefico della raccolta, però ci sono certe storie che verrebbe voglia di accantonare il libro... un libro che andrebbe comunque letto per quelle perle interessanti che ho citato all'inizio.

Recensione "Prodigium - l'Acropoli delle ombre" di Francesco Falconi

Recensione "Prodigium - l'Acropoli delle ombre" di Francesco Falconi (ediz. Asengard)






(questa è la copertina dell'edizione limitata, quella in mio possesso)






Sempre più prodigiosi


Questo secondo capitolo della saga "Prodigium" è senza dubbio superiore al suo predecessore (a cui comunque avevo dato 4 stelle): anzitutto la leggibilità è migliorata; è molto più scorrevole ed i capitoli si divorano uno dopo l'altro, e in più, il ritmo è cambiato anche grazie al diverso sviluppo della storia.



Il perché è presto detto: "i figli degli elementi" era un bel romanzo introduttivo, dove i Prodigium e gli altri personaggi erano descritti nelle loro profondità dell'essere, insomma, Falconi ci raccontava le loro diverse storie che andavano ad intrecciarsi dal momento in cui venivano chiamati a concorrere per il misterioso premio di Eterium, una competizione apparentemente poco pericolosa, ma tant'è, questa era l'atmosfera che si percepiva; con "l'acropoli delle ombre", invece, il tono è epico, l'atmosfera più cupa, ed il pericolo imminente e devastante crea ansia, complice anche i doppi giochi e i tradimenti cui assiste il lettore, spettatore impotente che si strugge per quegli eroi sperando che si accorgano il prima possibile della verità celata sotto i loro occhi... o almeno, io mi rammaricavo parecchio! :P


A questo punto parliamo dei Prodigium: a un anno dal loro incontro nella (da me soprannominata) "isola felice", sono tornati nella frenetica, ambigua, e corrotta Synapsis; ognuno ha ripreso le proprie vite, separatamente, e ci soprenderemo nel vedere che dopotutto le cose non sono poi così cambiate dopo quei sei mesi lontani dalla realtà quotidiana, o meglio, sembra proprio che il cambiamento sia in peggio. La drammaticità delle vicende dei quattro ragazzi, straordinariamente dotati ma incredibilmente umani nelle loro debolezze e nella condizione inevitabile dell'essere adolescenti (devono ancora maturare, pure se sono supereroi), fonda le radici in tematiche fortemente attuali, reali, pure se si tratta di un fantasy (il che mi entusiasma, visto che piace anche a me scrivere di storie fantasiose che abbiano riscontri nella realtà quotidiana); quindi si narra di alcolismo, violenza sessuale, solitudine, incomprensioni tra genitori e figli... tuttavia ciò che mi ha più colpito in questo romanzo, è la violenza psicologica che i nostri dovranno subire, assieme all'intera Congrega, vittime di tradimenti più o meno prevedibili, ma che riescono comunque a sorprendere con delle rivelazioni inaspettate sul finale.


Son partita con i Prodigium, ma in realtà il romanzo si apre con l'introduzione di un nuovo personaggio, la piccola Ayon, una bambina dal passato misterioso costretta a fuggire dall'Acropolii delle ombre: davvero una bella introduzione, ed Ayon rappresenta il jolly in tutti i sensi; è piacevole leggere di questa bambina, simbolo di purezza e innocenza, nonché vulnerabilità... fino a prova contraria.


Brevi note a proposito degli altri personaggi: ho amato gli sviluppi di Sarnèsh e la rivelazione finale di Dedalus, mentre Iugho mi ha lasciata un po' perplessa; magica e suggestiva la narrazione in prima persona nel passato della Magistra... indimenticabile; Arden è così ambiguo... ho faticato nel capirlo, ma credo fosse l'intento dell'autore (ero immedesimata in Alyssa a quanto pare!); Ravnakor mi ha un po' deluso, lo credevo più intelligente invece è solamente un pazzo, mentre è molto più tosta (e furba, quindi pericolosa) Lady Naeel, ed è questo il tipo di "cattivo" che mi piace identificare come il vero antagonista.


A proposito di Lady Naeel vorrei fare una considerazione sull'epilogo: mentre leggevo avevo la sensazione di averle già "viste" quelle scene, e infatti, rullo di tamburi, interi paragrafi sono presi da "Anobium", il racconto di Falconi in "Sanctuary" (ho confrontato le pagine, cosa ancora più comoda visto che ho questa copia in edizione limitata)! Ho apprezzato questo giochetto di auto-citazioni; anche quando leggevo di Lady Naeel, verso la metà del libro, cammuffata nella vecchietta mendicante, mi ero ricordata dell'altra protagonista in quel racconto, ma non credevo fosse una scelta voluta! In effetti anche Synapsis mi dava un po' l'idea d'essere la città di Sanctuary visto il male che l'avvolge, così come questi esseri speciali costretti a nascondersi.


Concludendo questa lunga recensione, credevo che "l'acropoli delle ombre" fosse l'ultimo capitolo della saga appunto per il luogo in cui si svolge, ma per fortuna non è così: credo fermamente che i Prodigium abbiano ancora altro da raccontare, non mi dispiacerebbe che varcassero i confini della trilogia, poi con quel finale aperto, come si fa a resistere?  Mi riservo un piccolo appello: quelle splendide creature mitologiche, semplicemente a parlarne mi han fatto sognare, quindi è gradito un loro ritorno nel prossimo episodio! :) E quasi dimenticavo: evviva! Il mio prodigium preferito, Ryan, ha assunto un ruolo più importante, anzi, fondamentale!


Aquesto punto è palese dire che questa saga continuerò a seguirla con interesse, visto quanto mi coinvolge.
Complimenti all'autore!

Recensione "Prodigium - i figli degli elementi" di Francesco Falconi

Recensione "Prodigium - i figli degli elementi" di Francesco Falconi (ediz. Asengard)





Intrecci a regola d'arte

Mi è piaciuto molto questo libro di Francesco Falconi acquistato in occasione della fiera del libro a Torino (copia autografata, hehehe!).

Il romanzo è ricco, denso e complesso, non mancano suspence, misteri con la M maiuscola (uno dei rari casi in cui non riesco ad intuire le cose!) e colpi di scena.

Splendido l'intreccio tra i 4 protagonisti, i ragazzi "Prodigium", che vivono realtà tanto distanti quanto simili: all'inizio li vediamo ognuno alle prese con le rispettive vite quotidiane e sono quanto di più credibile si possa leggere (è facile immedesimarsi, trovare punti in comune con la nostra realtà), poi s'incontrano secondo le regole del destino (nel mondo di Synapsis ed Eterium, niente è dato al caso) ed ecco che ci si appassiona, dalla convivenza forzata al giorno in cui formeranno una squadra affiatata, liberi di "sfogare" i loro doni, aiutandosi e compensandosi (nonostante le incomprensioni siano sempre dietro l'angolo).

Ryan, Dafne, Alyssa e Kaleb sono personaggi che non possono che conquistare, tra la forza dell'essere speciale e la debolezza umana: ognuno ha il suo preciso carattere, ognuno il suo dono, ognuno il suo elemento; sono interessanti.
Dafne e Alyssa sono state capaci di commuovermi, Kaleb è un personaggio saggio e di spessore mentre Ryan mi è sembrato un po' in ombra rispetto alla "potenza" degli altri tre, tuttavia è il personaggio che preferisco (forse perché può mutarsi in diversi animali ^_^).

Ottimamente caratterizzati anche i personaggi secondari e di contorno, per non dilungarmi oltre mi limito a citare chi mi ha colpito di più: Arden, Sarnésh, Dedalus, Iugho e Gordha.

Epica e indimenticabile l'atmosfera iniziale che si dedica alla Laude Elementale; parole armoniche e un canto, sono i primi passi verso questo magico libro, caldamente consigliato.

Aspetto il seguito con trepidazione!

giovedì 7 ottobre 2010

Recensione "Il sentiero di legno e sangue" di Luca Tarenz

Recensione "Il sentiero di legno e sangue" di Luca Tarenzi (ediz. Asengard)





Il sentiero da percorrere per ritrovar se stessi


Questo romanzo breve si legge che è un piacere; sorprende, incuriosisce e avvolge nel suo mondo immaginario dallo sfondo horror, riuscendo nel contempo a strappare qualche risata e, addirittura, la commozione, perché si sente che è un libro scritto col cuore.

Diciamolo subito: Pinocchio è solo un pretesto. Certamente c'è il protagonista che è fatto di legno, c'è il Tarlo parlante, due novelli rappresentanti de il Gatto e la Volpe, il teatrino di un simil Mangiafuoco, l'amico che ricorda Lucignolo e un'inquietante reinterpretazione dell'Orca, ma, appunto, il tutto è reinterpretato, e nonostante il fine della storia sia proprio quello del protagonista di legno che deve "diventare" umano, le vicende sono completamente diverse, persino i personaggi che ho elencato poco fa - e lo stesso protagonista - agiscono in modo differente e si distinguono anche profondamente dall'originale. Non sarebbe nemmeno il caso di usare questa parola, perché il "Sentiero" non è né parodia né restyling, è una storia a sé, che da Pinocchio prende solo lo spunto, forse perché il protagonista stesso conosceva questa favola e l'ha elaborata a modo suo... ma non voglio esternare troppo i miei pensieri altrimenti anticiperei.

Il protagonista... mi rendo conto solo ora che davvero costui non ha un nome, concetto che in effetti è ribadito fin dall'inizio, ma che ho completamente dimenticato talmente ero immersa nella lettura. Che sia fatto apposta per permettere a ognuno d'immedesimarsi?

D'altronde il "Sentiero" narra proprio di noi esseri umani, e che alcuni, detti Sognatori, hanno creato il monndo in cui vivono i personaggi della vicenda, diventando quindi degli dèi. La storia c'insegnerà che il sogno dalla fantasia completamente incontrollabile non è affatto rosa e fiori, specie se portato all'esasperazione tanto da non aver più nulla da songare. Inoltre, di umani ci sono anche le categorie Sonnambuli e Desti, così da contribuire ad una fusione totale tra fantasia e realtà, elementi che diventano, pertanto, indistinguibili.

Il "Sentiero" non è solo letteratura d'evasione, è un percorso che il protagonista deve compiere per raggiungere la consapevolezza del proprio essere, affrontare i propri Incubi (quali la Bestia e la Maschera, associabili a il Gatto e la Volpe) e ascoltando la propria coscienza (il mitico Tarlo).

Porre evidenza sulle scene che mi hanno colpita e affascinata sarebbe come togliere il gusto al lettore, senza contare che sono talmente tante che rischierei di allungare ulteriormente questa recensione.

Come considerazione generale, faccio una piccola parentesi: l'ambientazione fantastica e l'aspetto original-grottesco dei personaggi mi ha ricordato il film d'animazione "La città incantata" di Miyazaki, e tenendo presente che costui è considerato un genio...

Concludo facendo i miei complimenti anche a Francesco Dimitri per l'ottima prefazione, poi torno su Luca Tarenzi per l'interessante postfazione che svela alcuni aneddoti e curiosità sull'opera. Ovviamente quando scrive di NON cercare la cymothoa exigua su internet, io devo disobbedire. Aveva ragione: impressionante e decisamente bruttarella!
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