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giovedì 21 febbraio 2019

Recensione "Madame Bovary" di Gustave Flaubert (Einaudi)

Cari astronauti,
come forse sapete sto partecipando al #MegaGDL organizzato da Leggo Quando Voglio, e tra i libri presi in esame ne "Lezioni di Letteratura" di Vladimir Nabokov c'è, appunto, "Madame Bovary" di Gustave Flaubert; lo abbiamo letto in questo Febbraio e l'ho terminato giusto ieri sera.
E' un libro che mi ha lasciato tanto, quindi non vedo l'ora di riversare le mie emozioni in questa recensione!

Riassunto della prima parte e relative riflessioni iniziali QUI


NB: la mia edizione era uscita in abbinamento al Quotidiano Nazionale, ma copertina a parte è la stessa della Einaudi, con traduzione e nota di Natalia Ginzburg e un saggio di Henry James.

NB2: vi riporto la sinossi tagliando tutta la parte che anticipa gli eventi! ;)




Titolo: Madame Bovary
Autore: Gustave Flaubert
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa, Classico della letteratura
Data di uscita: 9 Giugno 2015
Pagine: 397
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8806227906
Prezzo: € 9,00 cartaceo / € 2,99 ebook
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Charles Bovary, un modesto medico di campagna, sposa in seconde nozze Emma Rouault. Emma, sognatrice e romantica, è presto delusa dalla mediocrità del marito e dalla sua vita in provincia. 


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Avevo cominciato a leggere questo classico alcuni anni fa, ma avevo abbandonato la lettura poiché ero tutta presa dalle scadenze dei libri che mi erano stati inviati per collaborazione, e c'è da dire che, pur avendo suscitato in me un certo interesse già da allora, mi ero pure fermata perché quella prima parte è la più lenta, e a tratti prolissa, di tutto il romanzo. Mi sarebbe bastato andare avanti qualche pagina per trovare maggior motivazione, poiché la storia di Madame Bovary è una storia che va in crescendo.

Flaubert comincia prendendola alla larga, presentandoci Charles Bovary attraverso immagini della sua infanzia (un incipit ingegnoso che ce lo mostra al suo primo giorno di scuola, rigido e goffo, preso di mira dai suoi compagni e preso in giro anche dal professore per via della sua pronuncia) e del suo rapporto coi genitori (che si trovano completamente in disaccorso sulla sua educazione), dalle sue umili origini contadine alle alte ambizioni della madre che vuole farne un medico e lo spinge a laurearsi prima del tempo; gli trova lavoro in una cittadina che ha da poco perso il suo dottore, e gli procura persino una moglie con una buona rendita che però si rivela solo frutto di dicerie. Tale moglie, accusata dalla madre di Charles, presto muore lasciandolo vedovo, ed è così che Charles decide di fare la proposta a Emma, una ragazza "elegante" (pure se contadina), conosciuta grazie alle cure che Charles aveva prestato a suo padre, e che l'aveva subito colpito per i modi raffinati e per la graziosa sensualità.

L'autore spende l'intera prima parte a presentarci Charles Bovary dal'infanzia all'età adulta, poi fa la stessa cosa con Emma Rouault, includendo le vite dei rispettivi genitori. In questo modo forma un quadro a tutto tondo per quanto riguarda le loro personalità, ma se per Charles è subito chiaro quel temperamento sempliciotto, perbuonista, senza malizia, senza carattere, senza ingegno, succube di ogni figura femminile che fa parte della sua vita (la madre, la prima moglie, poi Emma), per Emma è molto difficile usare una definizione vista la complessità del personaggio. Emma non è solo l'adultera, come la fama del libro può indurre a pensare. Emma è una grande contraddizione e in lei coesistono i volti di mille donne: è la fanciulla che ingenuamente sogna di vivere le avventure e le passioni dei libri; è la moglie insoddisfatta e annoiata, insofferente verso la quotidianità della vita coniugale; è la madre che non sopporta di vedere la figlia e la respinge; è la musa dei poeti; è l'insopportabile fidanzatina che ti s'incolla addosso e non ti lascia respirare; è sia la vergine graziosa sia l'amante passionale; è egoismo e ipocrisia; è edonismo, sfarzo, e culto del bello, e in quel sottile confine tra amore e odio mi ha conquistata perché, semplicemente, è vera. Personalmente la ritengo un'eroina romantica, bohemiène e decadente; se questo libro è il precursore del realismo, lei è il canto del cigno del romanticismo, la (sua e non solo) resa alla realtà.
Va anche detto che non c'è nulla di eroico nelle sue imprese e anzi, piuttosto è l'esatto contrario, e non è tanto romantica ma più che altro materialista (lo dicevo che è contraddittoria!), eppure è il suo irraggiungibile ideale, quell'elevazione all'amore platonico che lei sa tradurre prima attraverso fantasticherie, poi cedendo ai piaceri della carne, ma che non si sazia né per mezzo di uno né per mezzo dell'altro. E' una donna in continua ricerca, forse più della pace interiore che dell'amore, e come ha detto qualcuno, in fondo è coraggiosa, emancipata, pure se ingenua e nient'affatto furba come crede.
C'è chi ha scritto di odiarla, ma io non ci sono riuscita (salvo nei casi estremi) perché Flaubert narra anche dal suo punto di vista e, per come ci mostra le cose, mi ha fatto entrare in empatia portandomi al di là dei giudizi e dei pregiudizi, indipendentemente dall'accettare o respingere i suoi comportamenti. Inevitabilmente, in alcune cose mi è piaciuta e in altre no, ma non era importante: è come quando guardi un'opera d'arte che ti suscita emozioni; non la giudichi, "senti" e basta. E forse è la prima volta che mi accade una cosa simile.

Mi sono soffermata su Emma ma ogni personaggio di questa storia è memorabile, dai principali ai secondari: il devoto marito Charles, il libertino Rodolphe, il praticante Léon, ma soprattutto il farmacista Homais che per me è stato un vero spasso con le sue idee rivoluzionarie, il continuo affronto alla chiesa e le sfide al prete (bellissima l'immagine finale dove sono entrambi stanchi e la mente si è arresa alla comune sensazione fisica)! E Homais è anche arrivista, esattamente come la madre di Charles, esattamente come Emma... sono tanti i personaggi che hanno alte aspirazioni, e nessuno è pulito, salvo la piccola Berthe. Sono personaggi che hanno grossi difetti e scheletri nell'armadio, come il notaio che palpeggia Emma, il giovane Justin che diventa complice suo malgrado, la domestica Félicité che alla fine arraffa tutto e adieu. Alla fine della storia, a rimetterci sono solamente i deboli, come Berthe, come il cieco che è tormentato da Homais, e quel poveretto che si ritrova senza la gamba. Ma tra i deboli io considero anche la stessa Emma.

Riguardo allo stile di scrittura, spicca una cura maniacale per i dettagli (tipo nelle interminabili nozze!), una ricercatezza nelle similitudini che crea una prosa poetica e romantica, con le scene d'amore velate, eppure dalle note sensuali.




Rodolphe le stringeva la mano, e la sentiva tutta calda e fremente, come una tortorella prigioniera che voglia riprendere il volo; ma, sia che essa tentasse di liberarla, sia che invece rispondesse a quella pressione, ebbe una mossa delle dita; egli esclamò:
«Oh grazie! non mi respingete! siete buona! capite come io son vostro! Lasciatevi guardare, contemplare!»
Una raffica di vento venuta dalla finestra increspò il tappeto della tavola, e giù sulla piazza, tutte le grandi cuffie delle contadine si sollevarono, come ali di farfalle bianche in tumulto.
«Uso di pannelli di semi oleosi,» continuò il Presidente. Procedeva frettoloso: «Concime fiammingo...»




Mi hanno colpito le scene come quella che ho riportato qui sopra, dove si compiono gli eventi che coinvolgono l'intero paese contemporaneamente alla particolare situazione che vive Emma; questa considerazione dell'ambiente nella sua totalità rende il quadro completo e aggiunge ulteriore realismo, e in certi casi anche un po' di comicità. Oltretutto, nel particolare del farmacista tutto preso a preparare le marmellate coi figli e l'intera famiglia, si lascia un certo dettaglio, apparentemente insignificante, che sarà poi determinante nella storia; niente è lasciato al caso.
Se nella prima parte le descrizioni dell'ambiente erano così prolisse da annoiare un po', nelle ultime due parti l'ambientazione si limita all'essenziale e le descrizioni si focalizzano sulle azioni, sugli stati d'animo, sui dialoghi; ciò nonostante le scene sembrano scorrere davanti agli occhi con la precisione di un film. Il ritmo si fa incalzante e ogni capitolo attira quello successivo poiché lascia sempre un cenno a degli eventi che accadono poi, e in generale, la trama è costantemente imprevedibile, fino alla fine.

Il finale mi ha trasmesso inquietudine, un po' come aveva fatto "Il ritratto di Dorian Gray"; del resto, sia Dorian sia Emma sono maledetti. Dannati. Mi ha soprattutto colpito come l'autore abbia deciso di mostrare l'intera raccapricciante scena, lunga e dolorosa, e come abbia deciso di prolungare la sofferenza attraverso le reazioni dei personaggi vicini. Ciò che emerge, alla fine, è una sorta di morale, ed Emma si rivela essere il simbolo, il mezzo per esprimerla.
E in un certo senso, spiazza, svuota.

Eppure sono sicura che un simile capolavoro non lo dimenticherò mai.


Il voto di Universi Incantati:





Cosa ne pensate, carissimi?
Avete letto questo grande classico; vi è piaciuto?
Amate o odiate Emma? XD
Fatemi sapere nei commenti!



giovedì 7 febbraio 2019

#MEGAGDL: "Madame Bovary" di Gustave Flaubert I parte

Cari astronauti,
come ogni giovedì mi dedico al #MegaGD organizzato da Sam di Leggo Quando Voglio!
Per chi non lo sapesse, si tratta di un gruppo di lettura che parte da "Lezioni di Letteratura" del prof. Nabokov (Adelphi) per portarci a leggere ogni romanzo classico in esso trattato.
Dopo "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde" letto il mese scorso, a Febbraio è il turno di "Madame Bovary" di Gustave Flaubert, libro che avevo iniziato diversi anni fa ma non più terminato per dare precedenza ai libri che mi erano stati gentilmente inviati da autori e case editrici.

Finalmente si è presentata l'occasione, per me, di recuperarlo!


#MegaGDL di Leggo Quando Voglio
"Madame Bovary" di Gustave Flaubert
I parte: Prima Parte + Seconda Parte fino al capitolo 6


Io, mio figlio, il mio cane, e Gustave Flaubert con Madame Bovary e gli altri!

Il mio breve commento su questa parte:

"Mi sta piacendo molto: trovo i protagonisti interessanti soprattutto nei loro difetti (Emma prima sognatrice poi infelice, prigioniera di un matrimonio insoddisfacente, poi Charles nella sua goffa ignoranza che riguarda persino il suo mestiere di medico, ma mi hanno colpito anche la madre di lui iperprotettiva e il padre di lei nel giorno in cui si separano). Mi sta piacendo anche nelle descrizioni, che seppur talvolta prolisse, spesso ricalcano similitudini con lo stato d'animo dei protagonisti, particolare che adoro. Penso sia un romanzo imprevedibile e sono carica di aspettative e curiosità."
Leggi le opinioni degli altri del GDL QUI!


Io che leggo "Madame Bovary" e mio figlio che ci si addormenta sopra

Riassunto, riflessioni e appunti

  • L'incipit trovo che sia straordinario. Come hanno notato alcuni del gruppo, è narrato in prima persona plurale, quindi in modo diverso rispetto a tutto il resto del romanzo, ma a me personalmente non ha disturbato la cosa, anzi, mi sembrava di essere a scuola e di assistere  con gli altri l'arrivo di "uno nuovo".
  • Con l'episodio del berretto, già si delinea il carattere del protagonista Charles Bovary, e c'è una cura maniacale per descrivere i particolari: i suoi gesti, la sua voce, la pronuncia, e ovviamente anche l'abbigliamento. 
  • "S'alzò allora improvviso il baccano, salì in crescendo, con scoppi di voci acute (era un urlare, un abbaiare, uno scalpitare, un riptere Charbovary! Charbovary!), poi vagò in note isolate, placandosi a fatica, e a tratti ridestsandosi di colpo tra una fila di banchi dove ancora affiorava, come un petardo mal spento, qualche risata soffocata".
  • Carinissimo poi questo passo che rivela il suo nome: "il professore, giunto ad afferrare, dopo esserselo fatto dettare, compitare e rileggere, il nome di Charles Bovary"
  • Prima di raccontare di Charles Bovary, l'autore parte dalla famiglia descrivendo il padre sfaticato, vizioso e approfittatore del patrimonio della moglie, poi l'incontro della madre e l'effetto di quel matrimonio su di lei ("Vivace un tempo, espansiva e tutta amorosa, era, nell'invecchiare, divenuta - come il vino che quando evapora si cambia in aceto - di carattere difficile, querula, nervosa. Avava tanto sofferto senza lamentarsi, prima, quando lo vedeva correr dietro a tutte le mignotte del paese...") poi continua descrivendo la madre iperprotettiva che lo stravizia e ha alte ambizioni per lui. A questo punto comincia a narrare della sua infanzia e di come i genitori avevano un'idea diversa riguardo alla sua istruzione ("Gli insegnò a leggere ed anche gli apprese a cantare, su un vecchio pianoforte che aveva, due o tre piccole romanze. Ma a tutto questo, il signor Bovary, incurante di lettere, diceva che "non era il caso!" Avrebbero mai avuto i mezzi per mantenerlo alle scuole pubblighe, per pagargli un impiego, o un negozio? D'altronde, "con un po' di faccia tosta, un uomo al mondo fa sempre fortuna". La signora Bovary si mordeva le labbra, e il bambino vagabondava per il villaggio").
  • Il carattere di Charles Bovary si definisce fin dalle prime pagine e fin da quand'era ragazzo. Mi ha fatto sorridere come si precisano i suio comportamenti davanti a determinate situazioni! "Non uno di noi saprebbe adesso ricordare nulla di lui. Era un ragazzo di temperamento sobrio, che giocava nell'ora di ricreazione, studiava nell'aula di studio, stava attento in classe, nel dormitorio dormiva bene, e nel refrettorio mangiava bene".
  • I genitori, infine, lo mandano prematuramente a studiare medicina. Dal canto suo, il povero Charles non riesce a comprendere nulla, e comincia ad esercitare il mestiere di medico dopo che la madre premurosa gli trova lavoro nel paesino di Tostes.
  • La madre è talmente ossessionata dall'occuparsi del figlio che gli trova persino la moglie (Héloise): una vedova brutta e matura, ma con una rendita altisonante. Addirittura la madre di Charles allontana gli altri pretendenti alla sua mano!
  • "Charles aveva intraveduto nel matrimonio l'avvento d'una condizione migliore, figurandosi che sarebbe stato più libero, e che avrebbe potuto disporre della propria persona e del proprio denaro. Ma la moglie prese il comando; lui doveva, davanti alla gente, dire così, non fare così, mangiare di magro il venerdì, andra vestito come credeva lei, all'ordine di lei assillare i clienti che non pagavano. Lei gli apriva le lettere, spiava ogni suo passo, e appiattata contro la parete stava in ascolto, quando lui visitava i pazienti nello studio, se c'erano donne".
  • Un giorno Charles va a visitare un uomo, il signor Rouault, che ha una frattura nella gamba; qui conosce sua figlia Emma e rimane subito colpito da lei, dalla sua bellezza e dai suoi modi (prima nota di sensualità: "nel cucire, si pungeva le dita, portandosele poi alla bocca per succhiarle", poi "labbra carnose", "il collo le usciva da un colletto bianco"...). A seguito di quest'incontro, Charles decide di tornare a visitare l'uomo regolarmente, anche quando è ormai guarito. Nemmeno Charles stesso si rende conto di farlo per Emma: "Quei giorni s'alzava presto, partiva al galoppo, spronava il cavallo [...] Amava di vedersi arrivare nel cortile [...]. Amava il fienile e le stalle; amava papà Rouault, che gli batteva sulla mano e lo chiamava il suo salvatore; amava gli zoccoletti della singnorina Emma sulle piastrelle lavate della cucina".
  • Ovviamente la moglie di Charles, già gelosa di suo, si accorge di queste assenze appena scopre che il signore Rouault ha una figlia. Si informa sul suo conto e s'ingelosisce per come parlano di lei, fino ad arrivare a detestarla. Fa continue allusioni a suo marito ma lui non afferra, finché la donna è costretta, dalla disperazione, a fargli giurare di non andar più da loro: "Egli dunque obbedì; ma l'audacia del so desiderio insorse contro il suo comportamento servile, e, per una sorta d'ipocrisia ingenua, egli ritiene che quel divieto di vederla fosse per lui come un diritto ad amarla." Charles comincia persino a paragonare l'aspetto fisico delle due donne, preferendo ovviamente la giovane Emma.
  • A questo punto, per combinazione, accade che un notaio compare e porta via tutti gli averi di Hèloise, la moglie di Charles: "tuttavia, di tutto quel patrimonio magnificato a gran voce, nulla, salvo qualche mobile e pochi stracci, era comparso nella vita coniugale [...] Dunque aveva mentito, la buona signora!". Che sorpresa! E che ironia! Ma si tratta di un evento di un certo peso, dato che i genitori di Charles attaccano duramente Hèloise e poco dopo lei s'ammala e muore.
  • Durante il periodo di lutto, Charles torna a casa di Emma e del padre, e quest'ultimo si dimostra comprensivo, ricordando la sua vedovanza. Gli fa poi presente che Emma ogni tanto pensa a lui.
  • Gli altri gesti civettuoli di Emma: "lei per bere si buttava all'indietro; e con la testa rovesciata, le labbra sporte in fuori, il collo teso, rideva di non sentire niente, mentre con la punta della lingua, passando fra i piccoli denti, leccava a colpetti il fondo del bicchiere". Nel contempo, Charles matura il desiderio di sposarla.
  • Ogni tanto il punto di vista cambia, e per un attimo vediamo anche il pensiero del padre di Emma: "Quando s'accorse che Charles aveva le gote rosse se stava vicino a sua figlia, il che significava che in uno dei prossimi giorni vi sarebbe stata una richiesta di matrimonio, ruminò in anticipo tutta la faccenda. Certo lo trovava un po' mingherlino, e non era il genero che aveva sperato; ma lo dicevano uomo di comportamento buono, parsimonioso, grandemente istruito, e senza dubbio non avrebbe fatto troppe sottigliezze sulla dote. Ora, poiché papà Rouault si trovava costretto a vendere fra poco ventidue acri del bene suo, e doveva parecchio al muratore, parecchio al sellaio, e il perno del torchio andava cambiato: "Se me la chiede, - disse, - io gliela do"." Passa una buona mezz'ora più altri diciannove minuti prima che Emma dia il suo consenso. Questo a me fa pensare che lei fosse molto indecisa sullo sposarsi con lui,e e che fu il padre a convincerla.
  • La descrizione degli invitati al matrimonio, del corteo, e del banchetto di nozze, è la più minuziosa di tutto quanto letto finora! A tratti prolissa... sembra davvero un matrimonio lungo! "Tutti apparivano tosati a nuovo, le orecchie gli sporgevano in fuori, s'erano rasati a fior di pelle; anzi qualcuno che s'era alzato prima dell'alba, sbarbandosi alla poca luce, aveva ora sfregi in diagonale sotto al naso, o sulle mascelle escoriazioni larghe come scudi da tre franchi, le quali nel percorso all'aria libera s'erano arrossate, istoriando qua e là di chiazze rosa quelle grasse facce bianche trionfanti."
  • La madre di Charles non approva il matrimonio ma il figlio è già devotissimo a Emma, e anche molto tenero, come non era stato con la precedente moglie: "La chiamava moglie cara, le dava del tu, chiedeva di lei a ognuno, la cercava ovunque, e spesso la conduceva con sé nei cortili, così che lo scorgevano, lontano, fra gli alberi, cingerle col braccio la vita."
  • Mi è piaciuto leggere il passato di papà Rouault quando ricorda l'affetto per la moglie: "Ricordò il proprio matrimonio, il tempo d'una volta, la prima gravidanza della moglie; era molto felice, lui pure, il giorno in cui se l'era portata a casa dalla dimora paterna, quando la teneva in groppa cavalcando al trotto sulla neve; era l'epoca intorno a Natale e la campagna era tutta bianca; lei si reggeva a lui con un braccio; all'altro aveva appeso il suo canestro; il vento agitava le lunghe trine della sua acconciatura caucese, che a volte le volavano sulla bocca, e quando lui voltava il capo, vedeva accanto a sé, sulla propria spalla, una piccola faccia rosea che sorrideva in silenzio..."
  • La descrizione della casa in cui vive Charles fa già preannunciare la delusione che proverà Emma, viste le sue aspettative. Soprattutto il fatto che nella camera da letto ci sia ancora il bouquet della prima moglie!
  • Poi ci colpisce come un manrovescio questo pezzo: "Ora possedeva per sempre quella donna graziosa che adorava. L'universo, per lui, non esisteva al di là della ruota di seta della sua sottogonna; si rimproverava di non esser con lei a darle amore, aveva voglia di rivederla; rientrava rapido, saliva le scale col cuore che batteva. Emma, nella sua camera, si stava vestendo; egli sopraggiungeva a taciti passi, la baciava sulla schiena, lei gettava un grido. Non poteva trannenersi dal toccare di continuo il suo pettine, gli anelli, il fisciù; a volte, le dava sulle guance gran baci a piene labbra; o copriva di piccoli baci fitti il suo braccio nudo, dalla punta delle dita alla spalla; e lei lo respingeva, un poco sorridente e un poco annoiata, come facciamo con un bambino che ci sta appiccicato. Prima di sposarsi, essa aveva creduto di sentire amore; ma la felicità che doveva nascere da questo amore non era venuta; dunque s'era sbagliata, pensava. E emma cercava di sapere che cosa si intendesse di preciso nella vita, con le parole felicità, passione ed ebbrezza, che le erano sembrate così belle nei libri."
  • A seguito di queste dure parole, l'autore ci mostra la gioventù di Emma, sognatrice e romantica in covento. Inizialmente leggiamo questo: "Quando andava a confessarsi, inventata dei piccoli peccati, per rimanere là più a lungo, in ginocchio nell'ombra, con le mani giunte, il viso alla grata sotto il sussurrio del prete. Le immagini di fidanzato, sposo, amante celeste e matrimonio eterno che tornano sempre nelle prediche, le alzavano dal fondo dell'anima dolcezze inattese." Nella stessa pagina prosegue così: "Avvezza alle visioni serene, si volgeva invece a quelle tumultuose. Amava il mare soltanto per le sue tempeste, e il verde quando era sparso fra le rovine." Da qui si evince che ha un carattere estrememate passionale, e che non ama affatto le cose semplici. 
  • Grazie a un'anziana zitella che veniva spesso in convento, impara a conoscere i libri; sono queste fantasie la sua condanna? "Non c'erano che amori, amanti, signore perseguitate che svenivano in padiglioni solitari, postiglioni uccisi a ogni tappa, cavalli massacrati a ogni pagina, foreste oscure, tumulti del cuore, giuramenti, singhiozzi, lacrime e baci, barchette al chiar di luna, usignoli nei boschetti, gentiluomin forti come leoni, dolci come agnelli, virtuosi come non è mai nessuno, sempre ben messi, e lagrimanti come urne. Per sei mesi, a quindici anni, Emma s'imbrattò le mani con quella dìpolvere delle vecchie biblioteche."
  • La ricerca di Emma per il tomento e la passione si nota anche nella parte che riguarda la morte di sua madre: "Emma fu intimamente contenta nel sentirsi arrivata così di primo acchito a quel raro ideale delle esistenze esangui, non mai raggiunto dai cuori mediocri. Si lasciò dunque scivolare nei meandri lamartiniani, ascoltò le arpe sui laghi, tutti i canti dei cigni morenti, ogni cader di foglie, le vergini pure che salgono al cielo, e la voce dell'Eterno che discorre nelle vallate. Se ne annoiò, non lo volle ammettere, continuò per abitudine, poi per vanità, e fu infine sorpresa nel sentirsi pacificata, e col cuore sgombro di tristezza come la fronte di rughe." Rileggendolo ora mi sembra l'antenata degli emo! XD
  • A questo punto Emma diventa addirittura ribelle: "Le buone monache, avendo tanto sperato nella sua vocazione, s'accorsero profondamente stupite che la signorina Rouault sembrava sfuggire alla loro cura. In verità, esse l'avevano così assediata con le funzioni sacre, i ritiri, le noverne, i sermoni [...] che lei fece come i cavalli tirati troppo per le briglie: di colpo si fermò e il morso le uscì dai denti. Quella mente, concreta nei suoi entusiasmi, che aveva amato la chiesa perché adorna di fiori, la musica per le parole delle romanze, e la letteratura quando dava esaltazioni passionali, si ribellava davanti ai misteri della fede, mentre s'irritava ancor di più contro la disciplina, antipatica alla sua natura."
  • Emma spesso sfoga le sue frustrazioni sui servi, tanto che arriva persino a licenziare una domestica senza motivo, e che era anche fidata e cara a Charles. Più tardi la vedremo prendersela anche con la sua bambina (quindi si sfoga sui più deboli... che infame!), in un comportamento che ritengo imperdonabile nonostante possa capire come si senta (probabilmente quest'empatia è nata perché l'autore riesce benissimo a rendere la protagonista realistica).
  • Emma aveva altissime aspettative anche nei confronti di Charles in quanto uomo: si direbbe che sono stati i libri a illuderla, un po' come le principesse Disney hanno fatto con la mia generazione! Ecco una frase d'esempio: "Non sapeva nuotare, né fare di scherma, né usare la pistola, e non fu buono di spiegarle, una volta, un termine d'equitazione che lei aveva trovato in un romanzo. Un uomo non doveva forse, al contrario, conoscere tutto, primeggiare in attività molteplici, iniziarvi alle energie della passione, alle raffinatezze dell'esistenza, ad ogni mistero? Ma non insegnava niente, quello lì, non sapeva niente, non sperava niente. La credeva felice; ed essa gli serbava rancore per quella calma così comodamente seduta, per quella pesantezza serena, per la gioia stessa che egli aveva da lei".
  • Emma e la madre di Charles: "Emma accettava queste lezioni; la signora Bovary ne era prodiga; e le parole figlia mia e madre mia s'avvicendavano per l'intera giornata, accompagnate da un piccolo fremito delle labbra, mentre l'una e l'altra si gettavano dolci frasi con la voce tremante di collera". Tipico rapporto nuora/suocera!
  • Dalle aspettative nasce la delusione ("la noia, ragno silenzioso, tesseva la sua tela nell'ombra, in ogni angolo del suo cuore"), e dalla totale incapacità di Charles di comprendere i suoi sentimenti (forse perché non ne parla affatto?) e da questa sua indifferenza, nasce un rancore sempre più aspro, tanto che Emma arriva a non sopportare più nulla del marito, infastidita persino per come mangia, per come veste... pure quando la tocca! La situazione precipita la sera in cui la coppia è invitata a cena e a ballo in un castello, circondati dal lusso e da gente ricca. Qui Emma è addirittura affascinata dal suocero del marchese, rozzissimo, che mangia scomposto a capotavola, solo perché "Aveva condotto una vita di scandali e dissolutezze, piena di duelli, di scommesse, di donne rapite, aveva divorato il suo patrimonio e sparso panico nell'intera famiglia. [...] Era vissuto a Corte e aveva dormito nel letto delle regine!"
  • Il ballo col visconte ha fatto sognare anche me: "Cominciarono lentamente, poi andraono più rapidi e volteggiavano: tutto volteggiava intorno a loro, le lampade, i mobili, il legno delle pareti, e il pavimento, come un disco che ruoti su un perno. La veste di Emma, nel basso, s'avvolgeva intorno ai pantaloni di lui; le gambe dell'uno entravano fra le gambe dell'altra; egli chinava su di lei gli occhi, essa allora i suoi a lui; la prendeva un senso di torpore..." Da qui avrei creduto che l'inciucio di Emma sarebbe stato con lui, invece...
  • Come dicevo, la serata del ballo cambia Emma ancor più: "Il viaggio alla Vaubyessard aveva aperto nella sua vita una spaccatura, come quei gran catreri che la tempesta, in una sola notte, spalanca le montagne. Tuttavia si rassegnò: chiuse devotamente nel cmò il suo bell'abito e anche le scarpe di raso, le cui suole s'erano ingiallite alla cera scivolosa del paviemento. Il suo cuore era come loro: allo strofinio della ricchezza, vi si era posato sopra qualcosa che non sarebbe sparito mai più." 
  • Dopo aver passato tanto tempo a ricordare ogni giorno passato da quel ballo, Emma si fissa su Parigi arrivando a comprare una piantina della città e fingendo di passeggiare per le strade; la sua diventa un'ossessione perché si abbona pure alle riviste per avere tutte le notizie (prime teatrali, corse, serate, esordi di cantanti e apertura nuovi negozi), concretizzando nella sua mente quel sogno di vivere lì.
  • In questo preciso estratto mi è sembrato di vedere affacciarsi il pensiero dell'autore: "Confondeva, nel suo desiderio, la sensualità del lusso con le gioie del cuore, l'eleganza delle abitudini e le delicatezze del sentimento. Non erano forse necessari all'amore, come alle piante indiane, terreni preparati, una temperatura particolare?"
  • L'insofferenza di Emma, alla fine, sembra condurla in uno stato di depressione: "Abbandonò la musica. Perché suonare? Chi l'avrebbe ascoltata? [...] Lasciò dentro l'armadio le cartelle da disegno e i ricami a piccolo punto. A che scopo? A che scopo? Il cucito la irritava. "Ho letto tutto", si diceva. E se ne stava ad arroventare le molle del camino, oppure guardava cadere la pioggia." In seguito diventa capricciosa, poi generosa col prossimo; il suo è uno stato d'animo altalenante. 
  • Finalmente Charles s'accorge che qualcosa non va e decide per il loro trasferimento nel grosso borgo chiamato Yonville-l'Abbaye, da poco rimasto senza medico; Emma è incinta.
  • Yonville non è come se l'aspettava: anch'esso è privo di attrattive e la comunità è piccola. Ma presto Emma conosce Léon, un giovane di vent'anni con cui ha moltissimo in comune, a partire dall'amore per la musica a quello per i libri; persino per Parigi!
  • Anche Léon è subito colpito da Emma, e leggiamo anche il suo punto di vista, di lui che, timido, non aveva mai parlato così con una ragazza.
  • Un personaggio dai modi furbi è il farmacista Homais, che s'ingrazia i Bovary perché ha uno scheletro nell'armadio (non ha mai studiato per la professione, dunque non ha l'abilitazione ed esercita comunque!) e di lui mi ha colpito in particolare come si esprime nei confronti della chiesa: "Ho una religione, la mia religione, e anzi ne ho più di tutti loro, con tutte quelle loro smorfie e pagliacciate! Adoro Dio, al contrario! Credo nell'Essere Supremo, in un Creatore, quale che sia non importa, che ci ha messo quaggiù per adempiere ai nostri doveri di cittadini e padri di famiglia, ma non ho bisogno di andare in una chiesa, a baciare piatti d'argento e a ingrassare di tasca mia un sacco di buffoni che mangiano meglio di noi! Perché si può dargli onore altrettanto bene in un bosco, in un campo, o anche contemplando la volta eterea, come gli antichi!" Che voce fuori dal coro; che moderno!
  • Nel frattempo, Emma spera di partorire un maschio ("Un uomo, almeno, è libero; può percorrere le passioni e i paesi, attraversare gli ostacoli, mordere alle gioie più lontane. Ma a una donna è proibita costantemente ogni cosa. Inerte e flessibile al tempo stesso, ha contro di sé le debolezze della carne, e insieme le sottomissioni alla legge. La sua volontà, come il velo del suo cappello trattenuto dai nastri, palpita a tutti i venti; sempre qualche desiderio la investe, qualche convenzione la raffrena...") ma le nasce una femmina.
  • L'episodio con la balia che fa di tutto per spillare qualcosa di più da Emma...!
  • Se Léon comincia a pensare di farle una dichiarazione ma si trattiene perché si sente in colpa per il signor Bovary che è anche un buon uomo. Dal canto suo, Emma "non s'interrogò se medesima per sapere se lo amava. L'amore, pensava, doveva sopravvenire improvviso, con gran lampi e folgorazioni: - uragano dei cieli che cade sulla vita, la sconvolge, strappa via le volontà come folie  e trascina nell'abisso l'intero cuore. Non sapeva che, sulle terrazze delle case, la pioggia forma dei laghi allorché le grondaie sono ostruite, e sarebbe rimsta così, in piena sicurezza, quando a un tratto scoperse una crepa nel muro".
  • Arriva, a questo punto, la consapevolezza di quel sentimento: "Quella veste dalle pieghe rigide nascondeva un cuore sconvolto, e quelle labbra così pudiche non ne raccontavano le tempeste. Era innamorata di Léon, e cercava la solitudine per deliziarsi più liberamente della sua immagine. La vista della sua persona turbava la voluttà di quella meditazione. A Emma palpitava il cuore al suono dei suoi passi; poi, in sua presenza, l'emozione cadeva, e le restava solo un immenso stupore, che finiva in tristezza. [...] Ma più Emma s'accorgeva del proprio amore, e più lo reprimeva, perché non si vedesse, e per diminuirlo."
  • La parte in cui ho provato compassione per Emma è stata quando lei va dal prete in cerca di conforto e lui nemmeno la ascolta; si distrae in continuazione e non le da importanza perché occupato a rimproverare i ragazzini. Quando lei gli confida di stare male e di soffrire, lui sminuisce la cosa e l'attribuisce al tempo!
  • E' proprio dopo questa mancata confessione che Emma spinge via la bambina, che cadendo si fa male, ed Emma mente dicendo che la piccola si è fatta male da sola, giocando... quando la guarda dormire, Emma non prova nemmeno tenerezza e se ne esce così: "E' una cosa strana, - pensava Emma, - com'è brutta questa bambina!"
  • Poco dopo, l'ennesima delusione: Léon parte per Parigi. Nessuno dei due riesce a dichiararsi, nonostante la chiarissima tentazione di lasciarsi andare.



Cosa ne pensate dei miei appunti?
Vi hanno fatto venir voglia di leggere questo classico?
Fatemi sapere nei commenti!
Ora, io ho un'edizione presa in edicola diversi anni fa, ma c'è scritto che è tratta dall'edizione Einaudi, perciò vi lascio il link per l'acquisto della mia medesima traduzione (a cura di Natalia Ginzburg):



giovedì 28 luglio 2016

Recensione: "La Storia di Orfeo ed Euridice" di Mino Milani (Einaudi)

Carissimi astronauti,
non avete idea di quante volte ho provato a mettermi a scrivere questa recensione.
Si tratta di un libro che avevo scelto per partecipare alla sfida di Giugno del blog Le Parole Segrete di Gaia, e prevedeva per tale mese una rilettura; per la sfida bastava una mini-recensione di 100 parole, per fortuna, perché per scrivervi qui una recensione più approfondita mi sono dovuta liberare di un mese di impegni! :O
Come vedete sono una testa dura: non lascio perdere e ora la scrivo!





Titolo: La Storia di Orfeo ed Euridice
Autore: Mino Milani
Editore: Einaudi
Collana: Storie e rime
Genere: Narrativa per ragazzi / Mitologia
Data di uscita: 1994
Formato: cartaceo
Pagine: 200
ISBN: 8879261517
Prezzo: 14'000 lire
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Questo è un libro d'amore. Narra di Orfeo, il ragazzo cui, nella Grecia degli Dei e degli Eroi, il delfico Apollo assegna un destino grande e avventuroso. Orfeo diverrà il più grande musico, il più grande cantore d'ogni tempo. Con la sua cetra e la sua voce, commuoverà uomini e animali e cose, e non solo di questo mondo, ma anche di quello dell'Oltretomba, dove egli scenderà, a rivendicare la vita della bella, sventurata, amata sposa Euridice, per la quale ha vissuto i suoi giorni più risplendenti, e per la quale morrà.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati

Se non conoscevate la storia di questo mito, beh, ci pensa la quarta di copertina ad anticiparvi il finale!
Ironia a parte, il racconto di Mino Milani si ispira alla celebre e tormentata storia d'amore di Orfeo ed Euridice già narrata dal poeta Virgilio nelle "Georgiche" (Libro IV) e dal poeta Ovidio nelle "Metamorfosi" seguendo piuttosto fedelmente quello che ci è stato tramandato dalla mitologia classica.
Narrato in terza persona, il libro si divide in cinque brevi parti in un crescendo di emozioni che passano dalla serenità al tormento, attraversando gioie e dolori che in fondo sono le naturali conseguenze del patto stretto con il dio Apollo dal momento in cui Orfeo accetta in dono quella cetra. La vita di Orfero era prima noiosa e banale, complici le umili origini, ma l'arte della musica lo arricchisce, gli consente di vivere molteplici avventure ed esperienze, e una volta che la sua giovane curiosità si sazia, arriva il tempo dell'amore. Un amore brevissimo, intenso ma fanciullesco, fatto di sogni e di speranze fino all'epilogo dal sapore dolce amaro che a distanza di anni è ancora in grado di commuovermi.

Ciò che Apollo affida a Orfeo, la cetra, è un dono per gli uomini e per lo stesso Orfeo: la sua musica (l'arte) è in grado di acquietare gli animi delle genti, degli animali, delle cose, e lo salva dal pericolo anche durante il suo cammino nell'Oltretomba in cerca di Euridice. Si scrive persino che "le foglie dei suoi alberi, quelli della Pièria, come se esse pure avessero un'anima, sospinte da una forza misteriosa erano volate fin da lui, a sentire la sua musica".
La sua arte commuove persino gli irremovibili Ade e Persefone che gli vengono incontro con un patto: Euridice lo seguirà e Orfeo non si dovrà mai voltare; dovrà procedere dritto fino all'uscita. E' una prova di fiducia nei confronti degli dèi, ma là dove la musica (il divino) aveva vinto, l'uomo, dubitando, fallisce.
Questa è la parabola più evidente di tutta la storia, e Mino Milani riprende il mito fedelmente anche nelle prime pagine quando Orfeo si getta nell'avventura partendo con gli Argonauti alla conquista del Vello d'Oro: in questa parte, ogni capitolo corrisponde a un'avventura che nasconde una metafora sulla natura umana e quelle che sono le conseguenze di certi comportamenti.

Salvo questa parte d'azione e avventura, il racconto è avvolto da un'atmosfera onirica dall'inizio alla fine. Già dalle prime righe si nota che Orfeo ha un'acuta sensibilità e percepisce ciò che la gente comune da per scontato:



Le Muse se ne erano andate, o era questo che si diceva; ma avevano lasciato in Pièria musica e canti bellissimi. Orfeo li udiva, e passava lunghe ore ad ascoltarli. Sedeva su uno scoglio davanti al mare, o sotto un albero della foresta, e rimaneva là, con gli occhi persi, sorridente o commosso.
Era per quello che i suoi compagni lo prendevano in giro: - Che cosa stai ascoltando, Orfeo? - gli chiedevano, - il canto delle Sirene? Noi non le sentiamo. Hai orecchie più grandi delle nostre, tu, che le senti?
- Io non sento le sirene, - rispondeva Orfeo senza guardarli.
- E che cosa senti, allora?
- Il mare.
- Ma il mare non canta! Il mare non suona! Fa rumore, con le onde. Solo quello!
Orfeo li guardava e taceva. Avrebbe voluto parlare, non diceva nulla; e i ragazzi se
ne andavano sghignazzando.
Lui restava ad ascoltare il canto del mare.




La poesia e la leggerezza dell'essere si scontrano con la cruda realtà, dove la morte ne è la massima espressione. Ciò nonostante, c'è poesia anche nella sofferenza di Orfeo, nel suo estremo, romantico e disperato tentativo, e sebbene la lettura, consigliata dai 12 anni in su, assuma talvolta delle tinte forti, ci mostri delle scene pesanti (inclusa la raccapricciante morte dell'eroe) e si chiude il libro con la consapevolezza d'aver letto una straziante tragedia, al tempo stesso, proprio come avviene con "Romeo e Giulietta", si conserva la bellezza dell'amore, qui alimentato da una seppur effimera consolazione.

Mi sono soffermata sul romanticismo e la tragedia, e sulla quiete della natura contrapposta alla crudeltà di certe scene, ma tra l'amore e l'avventura c'è un elemento fondamentale in questo libro: la mitologia! Creature fantastiche come giganti, ninfe, arpie e furie, oltre alla Sibilla e alle Simplegadi (rupi capaci di muoversi) sono la parte più godibile della storia. Molta carne al fuoco per un libricino di sole 200 pagine, infatti, in certe occasioni si sente la mancanza di dettagli e approfondimenti, una su tutte è proprio la conquista del Vello d'Oro da parte degli Argonauti: un capitolo si apre dicendo che è passato un anno intero; cosa è successo nel frattempo non ci è dato sapere. Peggio ancora è proprio il momento in cui Giasone (eroe a capo della spedizione degli Argonauti) ottiene il Vello e si riassumono in poche righe ben tre prove che la spedizione ha dovuto affrontare, compresa addirittura una battaglia!
Così come da ragazzina devo aver sorvolato su questi dettagli, mi sono resa conto rileggendolo ora che l'amore tra Orfeo ed Euridice, purtroppo, cade nel banale "insta-love": quando i due s'incontrano è comprensibile che la ragazza s'innamori di questo affascinante musicista che conquista con le sue doti canore e la sua sensibilità, ma come invece s'innamora lui è un po' limitato all'aspetto fisico e a una dolcezza d'animo che percepisce in lei, ma che effettivamente non è dimostrata. Ne consegue che è il tormento della perdita a creare il sentimento d'amore più che l'affetto e l'affinità tra i protagonisti, anche perché i due sembrano vivere appena un giorno insieme... e già si parla di matrimonio.
Avrei gradito anche un approfondimento sull'incontro di Orfeo con Apollo nelle prime pagine.

L'edizione è arricchita dalle splendide illustrazioni di Nella Bosnia, di cui vi do un assaggio proprio ora mentre scrivo questa recensione:


Creando questo post


Ho letto questo libro numerose volte quand'ero bambina, vantandomi di riuscire a leggerlo in un solo giorno.
Lo adoravo.
Ne ho conservato una memoria felice, e l'avevo sempre considerato uno dei miei libri preferiti.
Da adulta, il mio giudizio non è poi così cambiato, nemmeno se mi sono accorta di qualche difetto.

Tra gli eroi dell'Odissea, la mitologia con i dèi greci e la discesa nell'oltretomba in stile Divina Commedia, il racconto è una continua metafora sull'esistenza con più riferimenti morali, comunque sottili; per la maggior parte, pervade un'aurea poetica ed emozionale.
Da magone!
Indimenticabile; una storia dal fascino eterno.


Il voto di Universi Incantati:






mercoledì 23 settembre 2015

Recensione: "1Q84" di Haruki Murakami (Einaudi)

Carissimi astronauti,
finalmente trovo tempo e modo di pubblicare la recensione a uno dei romanzi che più mi ha sorpreso, coinvolto ed emozionato: "1Q84" di Haruki Murakami!
Devo ancora finire di leggere il terzo e ultimo libro, ma intanto ho già belle che pronte le recensioni ai primi due volumi.
Oggi mi dedicherò al primo.




Titolo: 1Q84 (Libro 1 Aprile - Giugno)
Autore: Haruki Murakami
Editore: Einaudi
Collana: Super ET (l'edizione che ho preso è il cofanetto dell'intera trilogia)
Pagine: 394
Data dell'edizione: 16 settembre 2014
ISBN-13: 978-8806222901
Link per l'acquisto: amazon


Trama:
Aomame è spietata e fragile. È un killer che, in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante e pericoloso come una profezia.
Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame, sollevando gli occhi al cielo, vede sorgere una seconda luna, capisce che non potranno condividere neppure la stessa realtà.
Mai come in 1Q84 Murakami ha esplorato le nostre ossessioni per dare vita a un mondo così personale, onirico e malinconico.
Accolto in Giappone come il suo capolavoro, 1Q84 è un romanzo che contiene universi.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati

Premessa: Ciò che avete letto qualche riga più sopra, ecco, io non lo sapevo.
Ho comprato questo libro a scatola chiusa, non sapendo minimamente di cosa parlasse perché, oltretutto, nell'edizione da me comprata, e che racchiude in un cofanetto l'intera trilogia, non è riportata nemmeno la trama.
L'ho acquistato perché ne avevo sentito parlar bene, sia dell'opera sia dell'autore (che ho imparato infatti a conoscere proprio con questo libro), in più l'ho trovata in sconto, quindi non potevo non sfruttare l'occasione!

Mi è piaciuto subito.
Mi ha colpito all'istante, sia per lo stile di scrittura (con quelle metafore ricercate) sia per come è impostata la narrazione, poiché sa svelare i misteri poco alla volta (e fino al Libro 1 ne svela ben pochi!) intrecciando inaspettatamente le situazioni dei due protagonisti in modo da colpire il lettore quando meno se l'aspetta, in un mix di mystery, thriller, fantasy, fantascienza (nella fattispecie "ucronia") e persino erotico, con dei temi adulti e profondi, ma ciò nonostante, scorrevole e piacevole da leggere.
Ma cosa dico piacevole... da proprio gusto!

Ogni capitolo del libro si alterna tra la vita di Aomame e quella di Tengo, narrate in terza persona. Preciso subito che si tratta di vite separate che, apparentemente, non hanno nulla in comune e nulla a che fare l'una con l'altra.
Siccome ho iniziato a leggere il libro senza conoscere la trama, nel primo capitolo mi ero fatta una certe idea della protagonista femminile Aomame: impeccabile, silenziosa e riservata, la sua unica preoccupazione è quella di arrivare in ritardo al lavoro. Essendo vestita in minigonna e tacchi a spillo darebbe da pensare che si tratti di un lavoro in ufficio, invece, nel terzo capitolo si scopre la sua vera natura: Aomame è una killer professionista! La sua piccola, insospettabile arma (aggettivi che rispecchiano anche lei stessa, devo dire) è una sorta di rompighiaccio che si usa per perforare un punto preciso dietro alla nuca, che corrisponde alla parte inferiore del cervello; colpendo questo punto, si bloccano tutte le funzioni vitali, e la vittima muore per un arresto cardiaco.
E' un modo silenzioso e sicuro per uccidere, probabilmente anche freddo per come è calcolato, tuttavia appare "sentito", perché Aomame recita una preghiera ogni volta che un uomo le muore tra le braccia. Questo accenno alla sua sensibilità l'ho trovato affascinante, e quando poco dopo ho scoperto che Aomame non lo fa per soldi, ma perché sotto quella facciata di uomo per bene, quel tipo torturava la moglie, ecco che, automaticamente, la killer si è rivelata un'eroina. Aomame agisce infatti per conto di una distinta signora che offre rifugio, sostegno e... diciamo "supporto", alle donne che hanno subito violenze.
Tengo è l'opposto di Aomame.
Ama la vita tranquilla: professore di matematica di giorno, e scrittore nel tempo libero e di notte. La sua vita, però, è destinata a non essere più così cheta dal momento in cui, sebbene riluttante, accetta la proposta del suo editor di riscrivere il manoscritto di un'autrice diciassettenne di nome Fukaeri per candidarlo, revisionato e corretto dal principio alla fine, al premio per giovani scrittori; Tengo, irrimediabilmente affascinato dall'opera della ragazza (pur con i suoi difetti di stile) riscrive d'accapo e migliora la sua "La crisalide d'aria". Si tratta, ovviamente, di una pratica illegale, e quando Tengo incontra Fukaeri di persona, capisce che la giovane non solo ha la difficoltà di esprimersi col linguaggio scritto, ma anche con quello parlato; Fukaeri, infatti, è dislessica.A quel punto Tengo comprende che non ci vorrà molto prima che qualcuno si accorga che Fukaeri non avrebbe mai potuto scrivere "La crisalide d'aria" con quello stile esperto e con tanta proprietà di linguaggio, soprattutto non sarebbe sfuggito nel caso in cui avesse vinto il concorso, attirando l'attenzione dei media. La cosa che fa più paura a Tengo, comunque, è che il romanzo di Fukaeri sembra avere un significato profondo e un messaggio nascosto da divulgare; Tengo è convinto che ci sia qualcosa di autobiografico nella storia della capra cieca e della bambina che fuggì da una comune, inoltre ci sono questi misteriosi "Little People", che stando a quanto affermato dalla ragazza, esisterebbero davvero.

Le vite di Aomame e Tengo sembrano indipendenti l'una dall'altra, intoccabili, specie quando s'ipotizza che Aomame sia stata catapultata (non si sa come né perché) in un 1984 alternativo, da lei identificato come 1Q84. Con l'avanzare della lettura, però, emerge che i due si sono conosciuti in un lontano passato, e lei addirittura sta aspettando proprio di rincontrarlo... Entrambi, infatti, sono single per scelta; da parte sua, Tengo non vuole impegnarsi con nessuna.
Al tempo stesso, però, entrambi lasciano sfogare i propri appetiti sessuali (molte le scene di sesso esplicite): Aomame con degli incontri occasionali (i suoi gusti in fatto di uomini sono alquanto bizzarri! Del resto, tutta la sua personalità è "particolare"); Tengo facendo da amante a una donna sposata.
Ma non è solo nel passato che le vite dei due si sono incontrate (a proposito, è avvincente scoprire i loro aneddoti dell'infanzia e dell'adolescenza, come ad esempio il motivo per cui Aomame ha iniziato a indossare le vesti di giustiziere); verso la fine del libro, il loro intreccio sembra sempre più vicino. Pagina dopo pagina, il lettore è in trepidante attesa di quell'incontro, ma nel contempo si affaccia un dubbio: se Aomame si trova nel 1Q84, Tengo dov'è? Ancora nel 1984? Pare che solo nel cielo di Aomame siano visibili le due lune, chiaro segno della realtà alterata in cui si trova.
Ripensando alla teoria di Einstein citata all'inizio ("Un oggetto non può che essere in un solo tempo e in un solo luogo") e ai vari, piccoli punti in comune dei due protagonisti, il lettore perde quel suo solito ruolo da spettatore ed entra in gioco perdendosi in ragionamenti e congetture... o almeno è quello che è successo a me ;)

Tanti, e di un certo peso, i temi trattati nel libro.
La violenza sulle donne è uno degli argomenti preponderanti (cit. "La società giapponese è ancora molto indulgente nei confronti dei maschi"): per via della burocrazia, le donne rischiano di dover aspettare troppo tempo (il che si traduce in subire nuove e continue violenze) prima di ottenere il divorzio (se lo ottengono); grazie ad Aomame e alla signora, nessuna donna correrà più rischi, nemmeno quella sui cui convergerebbero le nuove attenzioni dell'uomo violento. Il maschilismo della società lo si nota anche nella figura della poliziotta Ayumi: piuttosto che darle ruoli importanti, le è stato affidato il solo compito di fare le multe, pur essendo una professionista con le armi.
Un altro argomento centrale è la religione: tra la "Società dei Testimoni" e un'altra setta che non vi rivelerò, mai avrei pensato che questo libro trattasse, per l'appunto, di sette e di esoterismo! Se lo avessi saputo non mi sarei avvicinata alla lettura: sono sensibile all'argomento; mi trasmette inquietudine. Ma cosa mi sarei persa se mi fossi lasciata vincere da questo ostacolo...!

Il libro non è auto conclusivo, e piuttosto, restano aperte parecchie domande.
Fortunatamente ho acquistato il cofanetto, e comunque, nella prima edizione pubblicata sotto la collana "Supercoralli" è accorpato anche il secondo libro, quindi vi basterà continuare la lettura di qualche altra pagina per cominciare ad averne, se non altro, alcune delle risposte.
Se dovessi definire "1Q84" (Libro 1) con due soli aggettivi direi: unico e indimenticabile.


Il voto di Universi Incantati:





La recensione è apparsa anche nel blog TrueFantasy: clicca sul banner per andare a leggerla!


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