mercoledì 15 marzo 2017

GDL / Reading Challenge: "Una Blogger per Amica" | Marzo: "Il Grande Gatsby" - Discussione capitoli 1-3

Carissimi astronauti,
vi do il benvenuto alla prima tappa dell'iniziativa:


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In breve, si tratta di una sfida di lettura ma anche di una lettura di gruppo! A ispirarci è stata Rory Gilmore di "Gilmore Girls" (o "Una mamma per amica" che dir si voglia), e tra gli oltre 300 libri della sua lista, io con Universi Incantati, Rosaria col blog Niente di Personale e Francesca con The Reading Pal stiamo leggendo insieme a voi il libro che proprio voi avete scelto nei giorni scorsi: "Il Grande Gatsby" di F. Scott Fitzegerald!

Vi ricordo che siete sempre in tempo a iscrivervi per partecipare: basta commentare il post introduttivo QUI... E sappiate che ci sono dei giveaway in palio (un ebook ogni mese e un maxi premio finale ;))



Nella tappa di oggi discuteremo insieme i primi tre capitoli del libro





Il libro comincia con un incipit potente, di quelli che non solo attirano immediatamente l'attenzione, ma capaci anche di dare un'impronta precisa al romanzo, sia per quanto riguarda lo stile (diretto e colloquiale - il protagonista racconta la sua storia al lettore), sia per definire l'argomento trattato.




Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
«Quando ti vien voglia di criticare qualcuno» mi disse
«ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi
che hai avuto tu».





I protagonisti di questa storia sono infatti dei benestanti, facilmente criticabili per l'uso sfacciato delle ricchezze, perché chi le ha sembra usarle per comprare gente nonché la sua compagnia, mentre chi non è ricco abusa di questa generosità unicamente per divertirsi e approfittare della bolgia, addirittura senza freni. Per cui si tratta di personaggi criticabili soprattutto per i comportamenti sconsiderati, imprudenti e superficiali.
Dopotutto, però, siamo solo all'inizio; scommetto che c'è qualcosa di più profondo là sotto...

Chi mi induce a pensare questo sono i tre protagonisti principali: Gatsby, Daisy e Nick.
Nick è colui che racconta la storia. Ci rivela il suo nome solo dopo diverse pagine perché preferisce partire in quarta riassumendoci brevemente i suoi primi trent'anni: dopo aver combattuto al fronte, egli si è trasferito nel Nord America a Long Island, più precisamente a West Egg, con l'intenzione di studiare e approfondire il mondo della finanza e della borsa. Ancora non è ben definito l'anno dell'ambientazione, ma sappiamo che quell'estate, Nick ha incontrato sua cugina di secondo grado Daisy dopo molto tempo, e lei e suo marito Tom vivono nella vicinissima East Egg (a separare le due insenature c'è giusto l'acqua).
Daisy è descritta così bene che sembra di vederla, di udirla, e di percepire quella sua aurea amabile e frizzante. Tuttavia, poco dopo scopriamo che il suo è un matrimonio infelice: lei sa che Tom ha una relazione extraconiugale fissa, così, dopo il lato luminoso della giovane, conosciamo quello tenuto in ombra, e che emerge proprio quando parla della sua bimba; dovrebbe essere il momento di più grande gioia e dolcezza di una madre, invece lei si dimostra cinica, fredda e piccata. Tutte caratteristiche che però rendono chiara la ferita.
Gatsby è il primo nome che compare nel racconto, tuttavia aleggia come un'entità fino al terzo capitolo, quando finalmente si presenta per Nick l'occasione d'incontrare il suo famoso vicino. All'inizio, le informazioni si limitano ai suoi possedimenti, da un palazzo che domina la West Egg ai giardini turchesi, mentre tutti gli altri personaggi vociferano, spettegolano, ma nessuno sembra conoscerlo veramente; addirittura non sanno fisicamente riconoscerlo! Per questo, come Daisy, anche Gatsby mi ha trasmesso tristezza: la dice lunga la considerazione di Nick sul fatto che lui sia stato formalmente invitato mentre la maggior parte degli individui che si presenta alle feste di Gatsby si auto invita. E lui, dal suo canto, non è che caccia questi "imbucati", anzi, li sollazza con piacere offrendo gli ampi spazi del suo palazzo, drink a volontà e musica illustre (non una semplice orchestra) e che segue i gusti della moda (il jazz). Lascia persino che si trattengano a casa sua tutto il tempo che vogliono, e spesso si tratta di passare ben oltre la mezzanotte; anche dopo le due del mattino. A rimettere tutto in ordine ci pensano i domestici...

Con questa gente che beve fino alla sbronza, e fa festa dal primo al terzo capitolo circa, non ho potuto fare a meno di pensare: "ma questi non lavorano?"; qualche pagina dopo ci risponde lo stesso Nick dicendo che questo era il riassunto di qualche serata della sua estate, ma nel frattempo aveva anche lavorato! Penso sia la prima volta in assoluto che un protagonista risponde così direttamente a un mio pensiero :O
Ad ogni modo, il libro che sto leggendo è di un'edizione che si presentava allegata a una rivista (il settimanale "Noi"), scelto per una collana intitolata "I sette peccati capitali". Ebbene, sapete quale peccato rappresenta il libro "Il Grande Gatsby"? La superbia! Devo dire che l'associazione è evidente: a parte il modo in cui molti di loro si atteggiano, c'è l'amante di Tom che pretende delle spese da lui, e tra queste c'è un cane che non si sa poi quanto le interessi davvero (il suo sembra più un capriccio), poi alla festicciola da lei organizzata, lei e le sue amiche parlano di mariti e spasimanti confrontando le posizioni sociali ("quell'uomo è troppo al di sotto di te!") e altezzosa si prodiga in un elenco dei suoi importanti impegni del giorno dopo come un massaggio e delle spese assurde tra le quali spicca "una corona con il nastro di seta nero per la tomba di mia madre in modo che duri tutta l'estate" (dunque è pure tirchia!). Ma mi ha sorpreso soprattutto un certo passo nelle prime pagine: qui si parla di razza ariana!






«La civiltà sta andando a pezzi» esplose violentemente Tom. «Sono diventato terribilmente pessimista. Hai letto La nascita degli imperi di colore di quel Goddard
«Veramente no» risposi, piuttosto sorpreso dal suo tono.
«Be' e un bel libro, tutti dovrebbero leggerlo. Dice che se non stiamo attenti la razza bianca sarà... sarà totalmente sommersa. È tutta roba scientifica, documentata.»
«Tom sta diventando molto profondo» disse Daisy con aria malinconica e distratta. «Legge libri seri con dentro i paroloni. Cos'era quella parola che...»
«Be', questi libri sono tutti scientifici» insisté Tom dandole un'occhiata impaziente. «Questo è uno che ci ha studiato sopra. Dipende da noi, che siamo la razza dominante, stare attenti; altrimenti queste altre razze prenderanno il controllo di tutto.»
«Dobbiamo sterminarle» mormorò Daisy, ammiccando con violenza sotto i raggi del sole caldissimo.
«Si dovrebbe vivere in California...» incominciò la signorina Baker, ma Tom la interruppe agitandosi pesantemente sulla sedia.
«Il fatto è che siamo nordici. Lo siamo io e tu, e tu e...» Dopo un'esitazione infinitesimale incluse anche Daisy con un lieve cenno; lei mi strizzò di nuovo l'occhio. «... siamo stati noi
a produrre tutte le cose che costituiscono la civiltà... Oh, la scienza e l'arte e così via.
Capite?»
C'era qualcosa di patetico nel suo ardore, come se l'auto soddisfazione, più
accentuata che in passato, non gli bastasse più.



La superbia e la superficialità emergono in continuazione nei personaggi di questo libro, mentre Nick, Daisy e Gatsby sembrano le uniche persone "normali".
Come accennavo prima, ho trovato alquanto triste lo sfogo di Daisy quando parla della sua bimba, ma vorrei riportarvi anche questo concetto e aggiungere che un po' di snobismo appartiene anche a lei.





«Era nata da meno di un'ora e Tom era Dio sa dove. Mi svegliai dall'etere con una sensazione di abbandono e chiesi subito all'infermiera se era un maschio o una femmina. Mi disse che era una bimba, e così voltai la testa e mi misi a piangere. "bene" dissi, "sono contenta che sia una bambina. E spero che sarà stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida." Capisci, credo che la vita sia una cosa terribile» continuò con convinzione. «Tutti lo pensano... i più
intelligenti. E io lo so. Sono stata dappertutto, ho visto tutto e ho fatto di tutto.» Si
guardò attorno con gli occhi fiammeggianti in un atteggiamento di sfida, piuttosto
simile a quello di Tom, e rise con scherno profondo.



Non volevo riportare tutti questi estratti ma non sono riuscita a trattenermi!
La scena secondo me più memorabile di questi tre capitoli è quella in cui Nick parla con Gatsby senza sapere che si tratti di lui: fa proprio la figura dell'imbranato, ed è davvero imbarazzante! Ma Gatsby non lo mortifica, anzi, lo fa sentire a suo agio, lo gratifica invitandolo per un altro appuntamento il giorno dopo, insomma, lo tratta con dolcezza.
Il terzo capitolo si conclude con qualche aneddoto di Jordan Baker e l'accenno di un qualcosa in corso tra lei e Nick... saranno sentimenti sinceri?
Ma soprattutto, le attenzioni di Gatsby per Nick lo sono altrettanto?

Per finire, una parola sulle descrizioni: mi hanno colpito per la cura con cui l'autore si è a loro dedicato, sia riguardo l'ambiente, sia riguardo la caratterizzazione dei personaggi.
Vi risparmio altre citazioni, và ;)


Gruppo di Lettura: "Il Grande Gatsby"

15 marzo: discussione capitoli 1-3 su Universi Incantati
22 marzo: discussione capitoli 3-6 su The Reading Pal
29 marzo: discussione capitoli 6-9 su Niente di Personale
30 marzo: recensione in tutti i blog (anche nei vostri, se volete! ;)) + sondaggio lettura del prossimo mese


Vi è piaciuto questo primo riassuntino? E' la prima volta che faccio una cosa del genere, quindi siate clementi! XD
E il libro vi sta piacendo?
E' la prima volta che lo leggete?
Che cosa vi ha colpito di più?
Avete avuto le mie stesse sensazioni o ne avete provate altre?
Avanti con i commenti! :D

Non mi resta che darvi appuntamento mercoledì prossimo (il 22 marzo) su The Reading Pal con Francesca che commenterà i capitoli dal 3 al 6.
Nel frattempo, buona lettura!



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