lunedì 19 agosto 2019

Recensione: "Mansfield Park" di Jane Austen (Newton Compton Editori)

Cari astronauti,
finalmente riesco a recuperare la recensione di un libro che ho letto molto tempo fa: a marzo!
Ho letto "Mansfield Park" in occasione del #MegaGDL organizzato da Leggo Quando Voglio che parte dal saggio "Lezioni di Letteratura" di Vladimir Nabokov (Adelphi) per trattare tutti i libri che sono messi in esame dal professore russo. Il suo giudizio su quest'opera di Jane Austen è stato piuttosto critico, ma io cosa ne penso? Lo scoprirete dopo la scheda del libro!




Titolo: Mansfield Park
Autore: Jane Austen
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Romanzo rosa / Classico
Data di uscita di quest'edizione: 17 Marzo 2016
Pagine: 385
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8854188631
Prezzo: € 4,90
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Sinossi:
"Mansfield Park", uno dei romanzi più noti e discussi di Jane Austen, narra la storia di Fanny Price. Adottata, ancora bambina, dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram, Fanny viene accolta e allevata nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce, parente povera in un ambiente d'élite, e misura tutta la distanza fra il proprio modello educativo - fondato sul senso del dovere, l'abnegazione, la virtù - e quello, in particolare, della spregiudicata Mary Crawford. Alla fine la protagonista sposerà il cugino Edmund, figlio di Sir Thomas, e con lui si stabilirà definitivamente a Mansfield Park. Al di là dell'apparente trionfo della morale tradizionale, la narrazione contiene un'implicita e corrosiva critica della cultura dominante del primo Ottocento: Fanny - suggerisce l'autrice - realizza, infatti, l'ascesa sociale al prezzo della negazione della propria libertà e spontaneità. Introduzione di Maria Felicita Melchiorri.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Inizio subito col dire che questo libro è considerato il peggiore della Austen e a me ha invece fatto venir voglia di leggere tutti quelli che ancora mi mancano: mi è piaciuto moltissimo!

A destabilizzare i fan della Austen c'è il fatto che la protagonista di questo libro non sia un'eroina alla pari di Liz di "Orgoglio e Pregiudizio" né come Elinor o Marianne di "Ragione e sentimento" che pur con le loro limitazioni erano decise e determinate. La giovane Fanny, protagonista di questo romanzo, è remissiva, docile e silenziosa, umile e dipendente dagli altri, dal loro giudizio, dalle loro vite, consapevole del suo posto nella società, ossia quello al confine, al limite della servitù. Lei è stata adottata dagli zii, strappata via dalla sua famiglia disadattata per capriccio di un'altra zia a cui piace avere il controllo su tutti i nipoti e prendersi i meriti sia che le cose vadano a buon fine sia se le aspettative s'infrangono, rimangiandosi la parola; un personaggio, tale zia Norris, che personalmente ho detestato, ma ho compreso anche il gioco dell'ironica autrice e mi sono fatta quattro risate.




Una nostra nipote, sir Thomas, o almeno, una sua nipote, non può crescere in questo ambiente senza trarne molti vantaggi. Non dico che diventerebbe avvenente come le sue cugine. [...] Lei sta pensando ai suoi figli... ma sa bene che
tra tutte le cose possibili sulla terra, questa a cui pensa è quella che meno
probabilmente accadrà, dato che cresceranno sempre insieme come fratelli e sorelle.
È proprio l'unico metodo sicuro per evitare che si creino relazioni di quel tipo.




In "Mansfield Park" ho visto una favola in stile Cenerentola, con tanto di matrigne egoiste (oltre alla zia Norris ce n'è un'altra, Lady Bertram, che è un'inetta a vivere, che letteralmente usa Fanny per qualsiasi cosa), sorellastre che devono apparire a tutti i costi per trovare il miglior marito, la rivale in amore di Fanny, Mary Crawford, che ha tutte le qualità che mancano alla protagonista ed è intraprendente come le vere eroine Austen con la differenza che non ha cuore, infine l'amore non corrisposto: Edmund. Il ragazzo, tutt'altro che principe, è un uomo mediocre che desidera diventare il parroco del piccolo borgo. Siamo lontanissimi dal fascino di mr. Darcy, ma in fondo non importa perché è l'uomo che Fanny ama, colui che l'ha sempre valorizzata, colui che, assieme al di lei fratello, la rende felice. Per avere il lieto fine, questa favola deve concludersi con Fanny che sposa il suo amato cugino, amico e confidente.
Eppure non ho potuto fare a meno di parteggiare per il cattivo ragazzo, Henry Crawford, il fratello sfrontato e sciupa femmine di Mary che aggiunge un po' di pepe ai rapporti e alla trama.

Finora, però, vi ho mentito, o meglio, vi ho detto una mezza verità.
"Mansfield Park" può sembrare una favola, ma d'altra parte è un romanzo cinicamente realistico. A ribaltare le carte in tavola c'è lo spiazzante finale, oltretutto sbrigativo rispetto al resto del romanzo: vediamo che Fanny è felice, eppure c'è quel particolare che non ci fa chiudere il libro con serenità. È un lieto fine solo all'apparenza, tuttavia è il finale giusto (seppur, ribadisco, frettoloso) per un libro che basava tutto il microcosmo di Mansfield Park sulla superficialità dell'apparire e sulle poche pretese della coppia protagonista.
Rispetto alle altre opere della Austen così semplici e facili da amare, questa sembra celare un senso diverso, profondo, nascosto tra le pieghe delle sottane delle dame protagoniste: a volte le condanni, poi vedi il rovescio del tessuto e ti ricredi, poi fanno una giravolta e non sai più cosa pensare. Mi riferisco in particolare ai fratelli Crawford: sono come attori che vestono una parte e non riesci a distinguere il loro vero io, né quando scendono dal palcoscenico. Non credo sia un caso che agli inizi del libro i ragazzi si preparino a uno spettacolo teatrale improvvisando scenari, costumi, e si dilettano a studiare il copione: "Mansfield Park" stesso è una messinscena per dipingere il ritratto più critico di Jane Austen contro la società dell'epoca. Ciò non toglie che ogni lettore è libero di adottare la chiave di lettura che preferisce; personalmente accetto sia quella critica sia quella favolistica con la rivincita dell'emarginata!

Lo stile di scrittura l'ho trovato scorrevole, nonostante la difficoltà iniziale nell'associare i nomi ai personaggi, complicata dall'utilizzo dei prefissi mrs e miss, ma una volta inquadrati i personaggi le pagine si divorano e ho fatto fatica a fermarmi: è una trama lineare che si sviluppa in tempi ravvicinati e precisi. L'ambientazione è prevalentemente nella piccola Mansfield Park, ma è quando cambia scenario che secondo me l'autrice dà il meglio di sé nelle descrizioni, tanto che ricordo perfettamente i paesaggi a distanza di mesi, così come le scene che coinvolgono i personaggi.

In conclusione, il libro della Austen che fa più discutere e che, forse proprio per questo, è stato per me più interessante di "Orgoglio e Pregiudizio", lo consiglierei agli amanti di zia Jane per conoscere ogni sua sfaccettatura, ma se dovete iniziare a conoscerla, vi consiglierei piuttosto i romanzi sopra citati.


Il voto di Universi Incantati:





Avete letto questo classico?
Cosa ne pensate?
Come lo trovate rispetto alle altre opere della Austen?
Fatemi sapere nei commenti!



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