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lunedì 19 agosto 2019

Recensione: "Mansfield Park" di Jane Austen (Newton Compton Editori)

Cari astronauti,
finalmente riesco a recuperare la recensione di un libro che ho letto molto tempo fa: a marzo!
Ho letto "Mansfield Park" in occasione del #MegaGDL organizzato da Leggo Quando Voglio che parte dal saggio "Lezioni di Letteratura" di Vladimir Nabokov (Adelphi) per trattare tutti i libri che sono messi in esame dal professore russo. Il suo giudizio su quest'opera di Jane Austen è stato piuttosto critico, ma io cosa ne penso? Lo scoprirete dopo la scheda del libro!




Titolo: Mansfield Park
Autore: Jane Austen
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Romanzo rosa / Classico
Data di uscita di quest'edizione: 17 Marzo 2016
Pagine: 385
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8854188631
Prezzo: € 4,90
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
"Mansfield Park", uno dei romanzi più noti e discussi di Jane Austen, narra la storia di Fanny Price. Adottata, ancora bambina, dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram, Fanny viene accolta e allevata nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce, parente povera in un ambiente d'élite, e misura tutta la distanza fra il proprio modello educativo - fondato sul senso del dovere, l'abnegazione, la virtù - e quello, in particolare, della spregiudicata Mary Crawford. Alla fine la protagonista sposerà il cugino Edmund, figlio di Sir Thomas, e con lui si stabilirà definitivamente a Mansfield Park. Al di là dell'apparente trionfo della morale tradizionale, la narrazione contiene un'implicita e corrosiva critica della cultura dominante del primo Ottocento: Fanny - suggerisce l'autrice - realizza, infatti, l'ascesa sociale al prezzo della negazione della propria libertà e spontaneità. Introduzione di Maria Felicita Melchiorri.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Inizio subito col dire che questo libro è considerato il peggiore della Austen e a me ha invece fatto venir voglia di leggere tutti quelli che ancora mi mancano: mi è piaciuto moltissimo!

A destabilizzare i fan della Austen c'è il fatto che la protagonista di questo libro non sia un'eroina alla pari di Liz di "Orgoglio e Pregiudizio" né come Elinor o Marianne di "Ragione e sentimento" che pur con le loro limitazioni erano decise e determinate. La giovane Fanny, protagonista di questo romanzo, è remissiva, docile e silenziosa, umile e dipendente dagli altri, dal loro giudizio, dalle loro vite, consapevole del suo posto nella società, ossia quello al confine, al limite della servitù. Lei è stata adottata dagli zii, strappata via dalla sua famiglia disadattata per capriccio di un'altra zia a cui piace avere il controllo su tutti i nipoti e prendersi i meriti sia che le cose vadano a buon fine sia se le aspettative s'infrangono, rimangiandosi la parola; un personaggio, tale zia Norris, che personalmente ho detestato, ma ho compreso anche il gioco dell'ironica autrice e mi sono fatta quattro risate.




Una nostra nipote, sir Thomas, o almeno, una sua nipote, non può crescere in questo ambiente senza trarne molti vantaggi. Non dico che diventerebbe avvenente come le sue cugine. [...] Lei sta pensando ai suoi figli... ma sa bene che
tra tutte le cose possibili sulla terra, questa a cui pensa è quella che meno
probabilmente accadrà, dato che cresceranno sempre insieme come fratelli e sorelle.
È proprio l'unico metodo sicuro per evitare che si creino relazioni di quel tipo.




In "Mansfield Park" ho visto una favola in stile Cenerentola, con tanto di matrigne egoiste (oltre alla zia Norris ce n'è un'altra, Lady Bertram, che è un'inetta a vivere, che letteralmente usa Fanny per qualsiasi cosa), sorellastre che devono apparire a tutti i costi per trovare il miglior marito, la rivale in amore di Fanny, Mary Crawford, che ha tutte le qualità che mancano alla protagonista ed è intraprendente come le vere eroine Austen con la differenza che non ha cuore, infine l'amore non corrisposto: Edmund. Il ragazzo, tutt'altro che principe, è un uomo mediocre che desidera diventare il parroco del piccolo borgo. Siamo lontanissimi dal fascino di mr. Darcy, ma in fondo non importa perché è l'uomo che Fanny ama, colui che l'ha sempre valorizzata, colui che, assieme al di lei fratello, la rende felice. Per avere il lieto fine, questa favola deve concludersi con Fanny che sposa il suo amato cugino, amico e confidente.
Eppure non ho potuto fare a meno di parteggiare per il cattivo ragazzo, Henry Crawford, il fratello sfrontato e sciupa femmine di Mary che aggiunge un po' di pepe ai rapporti e alla trama.

Finora, però, vi ho mentito, o meglio, vi ho detto una mezza verità.
"Mansfield Park" può sembrare una favola, ma d'altra parte è un romanzo cinicamente realistico. A ribaltare le carte in tavola c'è lo spiazzante finale, oltretutto sbrigativo rispetto al resto del romanzo: vediamo che Fanny è felice, eppure c'è quel particolare che non ci fa chiudere il libro con serenità. È un lieto fine solo all'apparenza, tuttavia è il finale giusto (seppur, ribadisco, frettoloso) per un libro che basava tutto il microcosmo di Mansfield Park sulla superficialità dell'apparire e sulle poche pretese della coppia protagonista.
Rispetto alle altre opere della Austen così semplici e facili da amare, questa sembra celare un senso diverso, profondo, nascosto tra le pieghe delle sottane delle dame protagoniste: a volte le condanni, poi vedi il rovescio del tessuto e ti ricredi, poi fanno una giravolta e non sai più cosa pensare. Mi riferisco in particolare ai fratelli Crawford: sono come attori che vestono una parte e non riesci a distinguere il loro vero io, né quando scendono dal palcoscenico. Non credo sia un caso che agli inizi del libro i ragazzi si preparino a uno spettacolo teatrale improvvisando scenari, costumi, e si dilettano a studiare il copione: "Mansfield Park" stesso è una messinscena per dipingere il ritratto più critico di Jane Austen contro la società dell'epoca. Ciò non toglie che ogni lettore è libero di adottare la chiave di lettura che preferisce; personalmente accetto sia quella critica sia quella favolistica con la rivincita dell'emarginata!

Lo stile di scrittura l'ho trovato scorrevole, nonostante la difficoltà iniziale nell'associare i nomi ai personaggi, complicata dall'utilizzo dei prefissi mrs e miss, ma una volta inquadrati i personaggi le pagine si divorano e ho fatto fatica a fermarmi: è una trama lineare che si sviluppa in tempi ravvicinati e precisi. L'ambientazione è prevalentemente nella piccola Mansfield Park, ma è quando cambia scenario che secondo me l'autrice dà il meglio di sé nelle descrizioni, tanto che ricordo perfettamente i paesaggi a distanza di mesi, così come le scene che coinvolgono i personaggi.

In conclusione, il libro della Austen che fa più discutere e che, forse proprio per questo, è stato per me più interessante di "Orgoglio e Pregiudizio", lo consiglierei agli amanti di zia Jane per conoscere ogni sua sfaccettatura, ma se dovete iniziare a conoscerla, vi consiglierei piuttosto i romanzi sopra citati.


Il voto di Universi Incantati:





Avete letto questo classico?
Cosa ne pensate?
Come lo trovate rispetto alle altre opere della Austen?
Fatemi sapere nei commenti!



domenica 28 luglio 2019

Recensione: "Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi (Adelphi)

Cari astronauti,
finalmente recupero una delle recensioni che vi avevo accennato!
Il libro in questione è stato molto importante nel mio percorso di lettrice, perché oltre ad averlo letto in un gruppo di lettura (#aTeheranConNafisi) che mi ha permesso di conoscere altre lettrici appassionate, sensibili e profonde, mi ha fatto riflettere sulla realtà ed è stato anche il punto di partenza per approfondire o scoprire altre opere.
I dettagli nella recensione; per ora, una panoramica generale del libro.




Titolo: Leggere Lolita a Teheran
Autore: Azar Nafisi
Editore: Adelphi
Genere: Saggistica
Data di uscita: 4 Aprile 2007
Pagine: 379
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8845921544
Prezzo: € 12,00
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Chi mi legge su Instagram sa che questo libro lo abbiamo scelto, io e altre lettrici, per proporre un gruppo di lettura a tema: #ateheranconnafisi. Abbiamo infatti unito la lettura di questo saggio ai vari libri trattati al suo interno e che fanno da titolo ai capitoli, ovvero, "Lolita" di Vladimir Nabokov (che avevamo appena letto in un altro GDL), "Il Grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald, "Daisy Miller" di Henry James, e "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen che avevamo già letto tutte. In questo modo, il saggio della professoressa Azar Nafisi ci ha accompagnato dal 6 maggio fino al 24 giugno, ma ci ha lasciato delle emozioni così forti, e ci ha trasmesso una gran voglia di leggere e approfondire tutti gli argomenti trattati, che abbiamo deciso di allungare il GDL con la lettura de "Le cose che non ho detto" di Azar Nafisi (che stiamo già leggendo), "Invito a una decapitazione" di Vladimir Nabokov, "La repubblica dell'immaginazione" di Azar Nafisi e "Le mille e una notte".
Questa lunga premessa per mostrarvi che un libro come questo può coinvolgere sia la mente con la sua curiosità e il bisogno di conoscenza che riguarda la questione storica e politica dell'Iran (come pure la sete delle storie più volte citate dalla Nafisi) sia il cuore, perché l'autrice ha una forte sensibilità e ci ha emozionato su un doppio livello: quando raccontava della sua vita sconvolta dalla rivoluzione islamica, e quando parlava del libri facendo un parallelismo con la realtà del momento. Ci ha conquistate al punto che non volevamo più staccarci dal suo racconto, proprio come le alunne del seminario segreto che devono separarsi da lei poiché si trasferisce negli Stati Uniti; ci ha anche unito come non ho mai visto accadere durante un GDL!

"Leggere Lolita a Teheran" è dunque un saggio sui libri autobiografico che mostra gli avvenimenti in Iran prima, durante, e dopo la rivoluzione islamica, un'oppressione che mi ha ricordato un romanzo distopico ma che dà i brividi, fa rabbia e fa piangere perché si tratta di realtà. Non solo biografia, però, perché la prof. riporta anche il vissuto di altre persone, che per proteggere deve velare sotto uno pseudonimo.
Gli aneddoti immergono nella situazione, mentre la scrittura della Nafisi è così evocativa che ci catapulta nell'incubo, in quella gabbia che è l'Iran, e al tempo stesso ci fa rimpiangere quel che rendeva grande Teheran: la cultura, la tradizione persiana, la possibilità delle donne di essere loro stesse e scegliere se indossare il velo per motivi religiosi.

Azar Nafisi spiega perfettamente la questione velo/chador, ed è mettendo al centro le sue studentesse che ci mostra quanto sia difficile la vita di una donna nella repubblica islamica, di come si finisca per annullare se stesse e si rinunci a fuggire perché è un regime che scava nelle profondità dell'essere e lo svuota; illude che non esista altra scelta se non quella di arrendersi, come se ci si riducesse a uno stato vegetativo. Leggendo questo libro emergono tematiche esistenziali, non solo riguardo alla condizione femminile, poiché riguardano anche la sfera dell'amore, della sessualità, e del senso del vivere; per il lettore è inevitabile cominciare a porsi delle domande.




Strano ma vero, la guerra e la rivoluzione ci hanno rese ancora più consapevoli delle nostre vicissitudini personali - soprattutto del matrimonio, il cui nocciolo è la questione della libertà individuale, come Jane Austen aveva
scoperto due secoli prima. Lei lo aveva scoperto, riflettevo; e noi, sedute in quella
stanza, in un altro paese, alla fine di un altro secolo?




Lo stile di scrittura sembra un racconto a tu per tu, scorrevole e con un ottimo ritmo che non annoia mai, ma talvolta occorre fermarsi per digerire la dura realtà dei fatti, perciò da un lato verrebbe da giudicarlo pesante se non fosse che l'autrice intreccia abilmente l'orrore al meraviglioso mondo dell'immaginazione, quello dei libri. I libri come ancora di salvezza, i libri come portatori d'amore e di bellezza. L'arte che salva quel che di umano c'è in noi.

La prof. Nafisi trasmette la sua passione per la lettura, e durante le lezioni sa dare del valore aggiunto a ogni classico, illuminando il lettore su significati e interpretazioni inedite perché rapportate alla vita sotto il regime islamico. Azar Nafisi è riuscita a farmi comprendere, poi accettare, un libro che avrei rivenduto alla prima occasione: "Lolita" di Vladimir Nabokov. Ho abbracciato la sua chiave di lettura e mi è persino venuto voglia di rileggerlo alla luce di quest'interpretazione. Non ho mai avuto fortuna con i professori e rimpiango di non aver avuto come mentore una mente creativa, attenta, sensibile e saggia come Azar Nafisi. Questo saggio la fa amare al punto da desiderare di leggere tutte le sue opere.

Credo fermamente che questo saggio dovrebbero leggerlo tutti, indipendentemente dal fatto che si mastichino abitualmente libri di questo genere oppure no (come stile e scorrevolezza è persino meglio di certi romanzi!), indipendentemente dal credo religioso e politico perché è capace di fare chiarezza: non guarderete più allo stesso modo, indifferente o peggio, una donna con il velo.


Il voto di Universi Incantati:


Tutte le tappe del GDL #aTeheranConNafisi
sul mio profilo Instagram
:



             Discussione su "Lolita"           Discussione su "Il Grande Gatsby"





I profili Instagram delle altre lettrici del GDL:

Gilda Dem


Tutti i post del GDL:
(include quelli delle nuove letture 
aggiunte dopo "Leggere Lolita a Teheran, sempre a tema col saggio)





Cosa ne pensate, carissimi? 
Vi piacciono gli approfondimenti? ;)
Avete letto questo libro?
Fatemi sapere nei commenti!



lunedì 11 marzo 2019

Recensione "Lolita" di Vladimir Nabokov (Adelphi)

Cari astronauti,
tra febbraio/marzo ho partecipato a un altro GDL organizzato da Sam di Leggo Quando Voglio; stavamo già leggendo le "Lezioni di Letteratura" di Nabokov, e molti di noi erano curiosi di leggere l'opera che lo ha reso così celebre, "Lolita". Ora che l'ho finalmente terminato, sono pronta a condividere le mie impressioni con voi!




Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Editore: Adelphi
Genere: Narrativa, Classico della letteratura
Data di uscita: 30 Ottobre 1996
Pagine: 395
Formato: cartaceo ed ebook
ISBN: 978-8845912542
Prezzo: € 13,00 cartaceo / € 4,99 ebook
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
"Dopo trentasei anni rileggo Lolita di Vladimir Nabokov, che ora Adelphi ripresenta... Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un'abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romanzesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica". (Pietro Citati)


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Nell'immaginario collettivo, "Lolita" è ormai un aggettivo, la definizione di un certo tipo di minorenni poco più che bambine, provocanti e provocatorie, perciò era questo ciò che mi aspettavo dal libro, nella mia beata ignoranza: una ragazzina che seduce un uomo maturo con tutte le armi di cui dispone. Vedevo Lolita come una giovinetta ammiccante col lecca-lecca, come una formosa biondina che gioca a fare l'adulta.
Ma mi sbagliavo completamente.
"Lolita" è una storia di pedofilia, dove la voce narrante è quella di Humbert Humbert, un adulto che ha il debole per quelle che lui definisce "ninfette", ovvero bambine dagli 8 ai 12 anni e non un mese di più. Bambine. Non adolescenti. Così, essere nella sua testa, in quella mente malata dove Dolores Haze, alias Lolita, diventa il concretizzarsi della sua fisica ossessione, mi ha provocato disgusto per l'80% del romanzo.

Avrei abbandonato la lettura se non mi fossi trovata nel GDL, perché la curiosità era ben poca cosa in confronto ai sentimenti di profondo fastidio che provavo leggendo, specie perché, con l'introduzione al libro di un personaggio che poi è fittizio (ci voleva dare una parvenza di reale, di cronaca?) sappiamo già che Humbert si trova in carcere per aver commesso un omicidio; resta solo da capire se è davvero colpevole e scoprire chi ha ammazzato. Siccome ogni tanto Humbert scatena la sua repressione esprimendo il desiderio di uccidere prima una, poi un'altra donna (non vi dico chi), man mano che si procede la lettura si elaborano alcune ipotesi, ma francamente non ero così ansiosa di scoprirlo e ne avrei fatto anche a meno, abbandonandolo. Perciò, se il romanzo voleva essere (ma probabilmente no) un giallo/thriller e far leva sulla curiosità e sulla suspance, allora ha miseramente fallito.
Ma Nabokov, nella sua postfazione, dice che non voleva scrivere questo genere di libro, e dice anche che non voleva nemmeno essere moralista (allora perché quella prefazione che tira in ballo proprio "l'esempio per le future generazioni"?), né riportare fatti di cronaca.




La norma del codice romano secondo la quale una fanciulla può sposarsi a dodici anni è stata adottata dalla Chiesa, e in alcuni degli Stati Uniti vige ancora, piuttosto tacitamente. I quindici anni sono legali ovunque. Non c'è nulla di riprovevole, dicono entrambi gli emisferi, se un bruto quarantenne gonfio d'alcol, con la benedizione del sacerdote locale, si toglie il vestito della festa fradicio di sudore e affonda fino all'elsa nella sua giovane sposa.
«Dove il clima è temperato e stimolante [dice una vecchia rivista nella biblioteca del carcere], come a St. Lous, a Chicago e a Cincinnati, le ragazze maturano verso la fine del dodicesimo anno.» Dolores Haze era nata meno di trecento miglia dalla stimolante Cincinnati, io ho soltanto seguito la natura.
Sono il fedele segugio della natura. Perché dunque non riesco a scrollarmi di dosso questo senso d'orrore? L'ho forse derubata del suo giglio? Sensibili dame della giuria, non sono stato nemmeno il suo primo amante.



Allora che cosa vuole essere "Lolita"? Sembrerebbe un inno all'Arte e alla letteratura. Dico "sembrerebbe" perché, per quanto mi riguarda, non riesce nell'intento. Per noi che stiamo leggendo anche il suo libro "Lezioni di Letteratura" è evidente, in quanto ci sono innumerevoli riferimenti agli autori dei romanzi classici protagonisti nel suo saggio, in particolare Flaubert di cui Nabokov è un, prestatemi il termine, fanboy, ma questo suo volere a tutti i costi uno stile ricercato, che attraverso il protagonista Humbert Humbert talvolta è pure scimmiottato, quasi fosse una parodia di se stesso, l'ho trovato ostico, soprattutto quando integra i suoi pensieri con quelli in lingua francese (e non ci sono note a margine che li traducono), senza contare quando sembra delirare con frasi senza senso (capisco che sono, più che parole, l'indice di un certo stato d'animo, ma dato che sono "ostacoli" alla lettura li segnalo). Sono più volte tornata a leggere gli stessi passi pur di coglierne il significato, ma appunto questo significato spesso non c'è ed è solo l'accozzaglia di pensieri di una mente torbida e contraddittoria. Forse più che contraddittorio, Humbert cerca di fare il furbo, dato che questo libro sono le sue memorie, scritte in carcere, e si rivolge ai lettori (spesso definiti come "giuria") ben consapevole della sua malattia, spesso vestendosi da vittima innocente. Ma davanti a certe sue azioni io non ho trovato scusante, né divertimento, né compassione. Ripeto: disgusto. Pur non essendoci scene esplicite, per quanto mi riguarda è come se le avessi viste: è il modo in cui lui ne parla, come se non potesse fare a meno di seguire queste sue pulsioni, talvolta sì mostrandosi vittima, ma tante, troppe volte senza pensare alle ripercussioni che tutto questo avrà sulla sua "amata" Lolita, senza farsi il benché minimo problema su cosa le stia facendo e su cosa le stia portando via. D'altra parte, Lolita è molto chiusa in se stessa (altro che provocante eccetera!), subisce per lo più in silenzio, opponendosi solo con proteste verbali, ma ciò che non dice l'ho comunque percepito in certi suoi atteggiamenti che Humbert cita distrattamente, e il quadro che mi sono fatto di lei è molto diverso da quello che l'immaginario collettivo mi aveva suggerito: Dolores è sgraziata, talvolta persino un maschiaccio, ed è molto immatura e acerba, tanto che anziché dodici anni sembrerebbe averne meno. Spesso la vediamo anche sporca e trasandata. E non ha forme. Il problema è che proprio questo attira i pedofili.
Ecco, forse l'Arte di uno stile così ricercato l'avrei colta se non ci fosse stato un tema così forte sotto che ha occupato la mia intera visuale. Certo è un mio limite, ma Nabokov è un po' pretenzioso se si aspetta che il comune letture vada oltre a un tema così importante, serio e attuale, solo per guardare allo stile.
Che poi, questo "stile"... Potrei riassumere la mia esperienza con questa lettura (e l'intero mio discorso in questo paragrafo) in una parola: noia.

L'ultima parte è stata, per me, quella più noiosa in assoluto.
Salverei giusto il finale, quello degli ultimi pensieri di Humbert su Lolita, ma soprattutto la lotta grottesca che è persino riuscita a farmi ridere, perché i personaggi coinvolti sono in una situazione così improbabile che ogni cosa che accade rasenta l'assurdo. Ed è spettacolo puro, come i film di Tarantino.
Chiudendo il libro, però, mi sono trovata in un misto di sollievo per averlo finalmente terminato (vissuto quindi male, come una lenta agonia) e amarezza per l'esito della vicenda; mi è servito un po' di tempo per metabolizzare, e in base alle opinioni emerse dal GDL sembra che non sia stata l'unica a sentirmi così.

In conclusione, non posso dire che consiglierei questo libro a chiunque, né che debba essere letto solo perché ormai è considerato un classico. E' sicuramente un libro difficile da amare per via del tema trattato, ed è sicuramente un libro non facile per via dello stile.
Consiglierei di leggerlo solo se siete pronti a scoprire qual'è la vera natura della definizione "Lolita", per cultura personale e per poter dire "sì, l'ho letto".
Ma, ahimè, nient'altro che questo.


Il voto di Universi Incantati:





Cosa ne pensate, carissimi?
Avete letto questo classico; vi è piaciuto?
Fatemi sapere nei commenti!



giovedì 31 gennaio 2019

#MEGAGDL: "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde" di Stevenson III parte + relativa parte su "Lezioni di Letteratura" di Nabokov

Cari astronauti,
mi sono assentata per una settimana, ma nel frattempo mi sono finalmente operata agli occhi e ora sì che vedo/leggo bene! :D

Ho dunque un po' di articoli da recuperare, ma visto che è giovedì do la precedenza al #MegaGD organizzato da Sam di Leggo Quando Voglio perché sono freschissima di lettura e sono incontenibile al punto che sto intasando ben due chat dei nostri gruppi dedicati su telegram XD
Per chi non lo sapesse, si tratta di un gruppo di lettura che parte da "Lezioni di Letteratura" del prof. Nabokov (Adelphi) per portarci a leggere ogni romanzo classico in esso trattato.
Siamo partiti da "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde" di Robert Louis Stevenson, e giovedì scorso abbiamo letto la terza e ultima parte, solo che ero ridotta malaccio con la vista e non sono riuscita a riportare i miei appunti qui; lo faccio ora! Oggi, però, c'era in programma la lettura della relativa parte dedicata a Stevenson nel saggio di Nabokov, dunque tratterò anche questo :)

Per non perderci in mezzo alla mia valanga di appunti e post a questo tema, eccovi i link alle discussioni passate:


#MegaGDL di Leggo Quando Voglio
"Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde" di Robert L. Stevenson
III parte: Capitoli 9-10

Le mie riflessioni su quest'ultima parte

Io che, anche da mezza cieca, ho continuato imperterrita la lettura, e con tanto di appunti!

  • Comincia la parte rivelatoria del libro: inizia dal racconto del dottor Lanyon a proposito di quando ricevette una raccomandata dal dr. Jekyll il giorno dopo che si erano visti: "Lanyon, il mio onore, la mia vita, la mia ragione sono nelle tue mani". 
  • La raccomandata contiene delle istruzioni precise, ed è scritta con uno stato d'animo cupo e maledetto; più volte Jekyll ribadisce che è questione di vita o di morte. Così, Lanyon si ritrova a "rubare" il cassetto con le fiale, i sali, e le annotazioni degli esperimenti di Jekyll, e li consegna imprevidibilmente a Hyde. 
  • Mi è piaciuta la descrizione che Lanyon fa a Hyde basandosi sulle emozioni che la sua vista gli suscita: essendo medico, tira in ballo anche le pulsazioni!
  • "Fece un balzo in quella direzione, poi si fermò e si portò una mano al cuore: potevo udire i suoi denti stridere nella stretta convulsa delle mascelle, e il suo viso era così spettrale che temetti per la sua vita e la sua ragione".
  • Ottenuta la fiala, Hyde sfida Lanyon a lasciarlo andare senza avere alcuna spiegazione o se, invece, preferisce che "un nuovo campo del sapere e nuove vie alla fama e al potere le saranno aperte"; mi è sembrato ancora come un diavolo tentatore, e Lanyon, da dottore, non può che cedere al desiderio di conoscenza.
  • Subito dopo, Hyde si esprime come se si rivalesse su Lanyon per rivalità passate e del rancore trattenuto: "Tu (che prima gli dava del lei, per questo, secondo me, ora è proprio Jekyll a parlare!) che per tanto tempo sei rimasto aggrappato alle concezioni più ristrette e materialistiche, tu che hai negato le virtù della medicina trascendentale, tu che hai deriso chi ne sapeva più di te... guarda!" Ed è così che Hyde si trasforma in Jekyll, e per la prima volta lo vediamo anche noi! Questo evento sconvolge Lanyon profondamente, anche perché sa benissimo che Hyde/Jekyll è un assassino.
  • Il titolo del capitolo 10 è "Completa relazione del caso scritta da Henry Jekyll" e il dottore subito riferisce la sua duplice personalità, ossia, alte ambizioni da una parte, e cedimenti  sfrontati ai piaceri della vita dall'altra, cosa che non potrebbe permettersi di fare vista la posizione che occupa. Si tratta di reputazione.
  • "Attraversai il cortile e le costellazioni, pensai, mi guardarono con meraviglia: ero la prima creatura di una specie che la loro veglia perenne scopriva in quell'attimo. Strisciai lungo i corridoi, straniero nella mia casa, e arrivato nella mia stanza, vidi per la prima volta apparire Edward Hyde."
  • "La droga non aveva effetto discriminante; non era né diabolica né divina, soltanto apriva le porte della prigione della mia natura."
  • "A quel tempo non avevo ancora vinto la mia avversione per l'aridità di una vita di studi. Talvolta avevo voglia di divertirmi, e poiché i miei piaceri erano a dir poco non dignitosi, e non solo ero molto conosciuto e godevo di grande stima [...] questo dissidio nella mia vita mi rendeva di giorno in giorno più insofferente. Fu per questa ragione che il mio nuovo potere mi tentò fino a farmi schiavo. Non avevo che da bere la pozione..."
  • A un certo punto la situazione si ribalta e Hyde prende il sopravvento, tanto che deve bere la pozione, stavolta per tornare Jekyll.
  • In questa confessione di Jekyll è tutto spiegato, persino le bestemmie sui testi religiosi a cui si era accennato qualche capitolo prima.
  • Tra le altre cose, si spiega anche perché Hyde è (dapprima) così basso: è la parte maligna del dottore, ed è ancora una piccola parte visto quanto si è trattenuto, in passato, per restare deocoroso e senza macchia.
  • Hyde è attaccato alla vita, la ama, e se Jekyll pensa al suicidio per eliminare anche il suo doppio una volta per tutte, prova pena per lui.
  • Quella disperazione per l'ultima fiala che gli consente di tornare Jekyll per l'ultima volta...
  • Il libro si conclude in modo cupo e drammatico, e mi ha toccato perché ho provato pietà, e non solo per l'utilizzo dell'oggettivo "infelice" che Jekyll usa per definirsi; egli non sa che, alla fine, anche Hyde ha deciso per un'ultima azione che va incontro anche alle richieste del dottore, ossia il desiderio di uccidersi. Dopotutto, cosa avrebbe fatto? Era imprigionato in quella stanza e non c'era via d'uscita.
  • Il finale che non mostra più Utterson e non considera la sua reazione l'ho trovato perfetto. Del resto era Jekyll/Hyde il vero protagonista, e concludendo lui la storia, ha finalmente dato un senso all'intero libro. Inoltre Utterson è un po' l'alter ego del lettore: per sapere quel che ha provato basta che pensiamo a come ci siamo sentiti noi alla fine della lettura!

A tal proposito vi lascio anche il link alle riflessioni che avevo fatto durante la prima lettura QUI e che sono molto diverse! XD Quella volta avevo scritto anche la recensione; la trovate QUI.

E ora veniamo all'argomento di oggi!


#MegaGDL di Leggo Quando Voglio
"Lezioni di Letteratura" di Vladimir Nabokov
 parte su "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde"

Le mie riflessioni su questa parte




Ho cominciato a leggere questa parte senza nemmeno aver letto l'introduzione del libro, quindi non sapevo di preciso cosa aspettarmi, e forse per questo non sono rimasta così delusa come altri lettori nel gruppo. Ho sì trovato il professore un po' snob e criticone, ma ci sono anche cose che mi sono piaciute, come le bozze (veri e propri disegni) che spiegano la scissione Jekyll/Hyde, l'approfondimento sull'ubicazione del laboratorio dove si rifugia Hyde con tanto di piantina, la spiegazione del significato del nome Hyde (che non deriva dall'inglese "hide" come siamo portati a pensare, ma dalla parola scandinava che significa "rifugio"; al tempo stesso, però, non è detto che Stevenson stesso l'abbia fatto con cognizione di causa!), la citazione biografica finale e la parte sull'alliterazione, che però ritengo striminzita; mi sarebbe piaciuto che fosse approfondito il discorso, e se così fosse stato, avrei trovato il tutto più simile a una lezione, di stile, in questo caso. 

In generale mi aspettavo, visto il titolo, qualcosa di più "tecnico", da manuale, invece mi è sembrata più una recensione del libro con tanto di riassunto completo dell'opera! Sono infatti più le citazioni che le "lezioni". Ho poi recuperato la parte introduttiva del saggio e così facendo ho scoperto che proprio la parte dedicata a "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde" è, cito, "una mera raccolta di appunti sommari, e pertanto l'ordinamento attuale del materiale è quasi del tutto opera del curatore"; spero allora che il resto del libro sia meglio di quello che abbiamo letto adesso! 

La cosa che più mi ha dato fastidio è stata l'anticipazione sul finale di "Anna Karenina" e un preciso evento di "Casa Desolata"; non avendoli ancora letti ci sono rimasta malissimo!
Ho poi notato un eccesso di critica nei confronti di Stevenson che non mi aspettavo, un po' perché per come inizia la parte a lui dedicata, sembrava elogiare il suo stile narrativo, poi però si sofferma sulla mancata descrizione dell'aspetto di Hyde e la mancata rivelazione di quelli che sono i suoi comportamenti scellerati, definendo questa mancanza addirittura come "debolezza artistica"! :O Personalmente non sento il bisogno di conoscere questi dettagli; Stevenson lascia spazio alla nostra immaginazione e non solo, crea ancor più mistero attorno alla figura di Hyde.
In conclusione, degli ulteriori spunti di riflessione me li avrebbe dati se non ne avessimo prima parlato tra noi lettori del GDL... siamo stati dei lettori molto attenti!




Cosa ne pensate dei miei appunti?
Fatemi sapere nei commenti!
V'invito ancora ad acquistare questo imperdibile classico che io preso nell'edizione Newton Compton, poi vi segnalo il saggio di Nabokov che è uscito solo l'anno scorso ;)



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