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lunedì 26 agosto 2019

Recensione: "Noi donne di Teheran" di Farian Sabahi (Jouvence)

Cari astronauti,
quella di oggi è la recensione a un libro che ho letto da pochissimo.
Vi preannuncio che il racconto di Farian Sabahi è una piccola gemma, scoperta grazie al GDL #aTeheranConNafisi e soprattutto grazie alla gentilezza della instagrammer Pattypici che ha deciso di prestarlo a tutte noi del gruppo, a rotazione: io mi sono prenotata per prima!
Dopo la consueta presentazione troverete la mia recensione.




Titolo: Noi donne di Teheran
Autore: Farian Sabahi
Editore: Jouvence
Genere: Studi culturali e sociali
Data di uscita: 17 Gennaio 2014
Pagine: 55
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8878014213
Prezzo: € 12,00
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Scritto e interpretato da Farian Sabahi, "Noi donne di Teheran" è un racconto - in prima persona femminile - sulle origini della capitale iraniana e sulle sue contraddizioni, sui diritti delle minoranze religiose e delle donne. Donne protagoniste in vari ambiti, sport inclusi, anche se troppo spesso sono state un tassello nella propaganda di regime. Un reading animato dai versi dei grandi poeti persiani e da una buona dose di ironia, per sorridere su temi complessi e abbattere i soliti stereotipi. Con una nota di Giuseppe Di Leva.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Il racconto "Noi donne di Teheran" è un breve ma intenso viaggio nella capitale della Repubblica Islamica che non si limita a descrivere la condizione femminile ma tratta anche la storia del Paese, le usanze, le pietanze, i paesaggi... nel coinvolgimento di tutti i cinque sensi. A chi legge sembra di toccare la pietra turchina, di sentire il profumo del piatti tipici e gustarne le salse saporite, di vedere la montagna che sovrasta Teheran, di udire il chiasso del mercato. Le descrizioni di Sabahi sono così evocative grazie anche allo stile colloquiale e confidenziale, che sembra si stia rivolgendo direttamente a noi, pubblico italiano, grazie anche ai vari aneddoti che ci mostrano quanto certe usanze degli iraniani siano comuni alle nostre genti del sud.

Molto interessanti i particolari che emergono sulle tradizioni popolari (come il rito di buon auspicio per chi parte per un viaggio) e gli approfondimenti sull'ayatollah Komehini (che riguardano le mogli, i figli e i rotocalchi che danno una traccia dell'impatto di questi legami all'estero), tutte cose che avevamo già visto in "Leggere Lolita a Teheran" ma che in questo racconto breve trovano, paradossalmente, più spazio. Mi ha colpita, ad esempio, il capitolo finale che elenca tutte le donne sportive di Teheran, coi risultati che hanno raggiunto e le personali battaglie affrontate come la costrizione a nuotare coperte o a inventarsi stratagemmi per entrare negli stadi.

Il paragone per chi ha letto entrambe le opere è inevitabile: rispetto a "Leggere Lolita a Teheran" l'atmosfera è più leggera, addirittura serena! Forse perché Sabahi si è lasciata il passato alle spalle e si è perfettamente integrata in Italia, o per una questione di carattere e di vissuto, oppure ancora perché l'autrice ha voluto dare al suo racconto un'impronta diversa. Ad ogni modo è interessante guardare Teheran con gli occhi sereni e distaccati della Sabahi dopo averlo guardato con quelli arrabbiati e coinvolti della Nafisi.

Attraverso il libro si scoprono anche il fascino di antiche divinità, miti, leggende, e persino una favola sulla sovversione intitolata "Il pesciolino nero" di Samad Behranghí che ci mostra come ai piccoli iraniani non sia risparmiata la visione della vita e della morte, soprattutto l'impatto della vita del singolo su tutte le altre. L'arte ha un ruolo importante anche in questo racconto: strumento di ribellione e provocazione, sfoggia questa sua qualità soprattutto nella citazione alla poesia di Forugh Farrokhzad che è di quanto più sensuale io abbia mai letto.
Questo libro ci insegna anche le contraddizioni dell'Iran (è vietato farsi del male) e il perché questo nome, "Iran", abbia sostituito quello di "Persia". Personalmente mi ha colpita (di nuovo) anche che l'iraniano sia un popolo indoeuropeo e non arabo come si tende a pensare.




Teheran non è né Oriente né Occidente. È il punto d'incontro di civiltà contigue e indipendenti, ma è diversa. È l'emblema della schizofrenia culturale degli iraniani. Sospesi, tra Oriente e Occidente.
Teheran è una città con due anime. Una città in cui si vive sospesi. Tra modernità e
tradizione. Siamo cittadini di una Repubblica... Islamica, e la nostra
dovrebbe essere una democrazia... Religiosa, ma in realtà è un'oligarchia di ayatollah e pasdaran.

.


Sono felice di aver letto questa piccola gemma: "Noi donne di Teheran" è una lettura che integra le informazioni in nostro possesso, un piccolo frammento su Teheran (come dice Sabahi nel meraviglioso e poetico finale) capace di aggiungere ulteriori dettagli al quadro; la lettura necessaria per chi vuole approfondire storia e cultura iraniana con la spensieratezza propria di una vacanza in un paese straniero. Farian Sabahi vi farà da guida.


Il voto di Universi Incantati:





Avete letto questo libro? Se sì, cosa vi ha lasciato?
Se invece è la prima volta che lo sentite nominare, cosa ne pensate, v'ispira?
Fatemi sapere nei commenti!



lunedì 12 agosto 2019

Recensione: "Le cose che non ho detto" di Azar Nafisi (Adelphi)

Cari astronauti,
quello che sto per recensire oggi è il penultimo libro che ho letto, tratto dal GDL #aTeheranConNafisi che è partito da "Leggere Lolita a Teheran" della stessa autrice, come potete leggere QUI (seguendo il link trovate tutto: la recensione del saggio + le varie tappe del GDL!)
Prima di svelarvi cosa ne penso di questa nuova lettura, vi mostro la scheda del libro.




Titolo: Le cose che non ho detto
Autore: Azar Nafisi
Editore: Adelphi
Genere: Biografia
Data di uscita di quest'edizione: 28 Agosto 2015
Pagine: 342
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8845930164
Prezzo: € 10,20
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Innamorarsi a Teheran, guardare i Fratelli Marx a Teheran, leggere Lolita a Teheran... Così iniziava una lista di cose segrete che Azar Nafisi aveva stilato nel suo diario e che si rimproverava di aver taciuto a tutti. Molte delle altre, a tanti anni di distanza, ha deciso di raccontarle in questo libro. Che è un ritratto del padre, sindaco di Teheran all'epoca dello scià, e della madre, fra le prime donne entrate al Parlamento iraniano. È la storia dei tradimenti di lui, del mondo fantastico in cui lei a poco a poco trasforma la realtà insopportabile che la circonda, e della forzata, dolorosa connivenza dell'autrice con il padre. Ma anche e soprattutto la rivelazione di come a volte le dittature sembrino riprodurre i silenzi, i ricatti, le doppie verità su cui si regge il primo, e più perfetto, sistema totalitario: la famiglia. Chi conosce Nafisi sa già cosa troverà, qui, in ogni pagina: l'emozione di leggere sempre qualcosa di autentico e temerario. Qualcosa che arriva dalle strade e dai giardini di Teheran come dalle pagine di Firdusi o dei grandi cantastorie persiani. E ci riguarda molto da vicino.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


"Le cose che non ho detto" è il libro a cui io e le altre lettrici del gruppo di lettura #aTeheranConNafisi abbiamo deciso di dedicarci dopo il saggio "Leggere Lolita a Teheran". Pensavamo che questa nuova lettura avrebbe approfondito il quadro su Teheran, sulla rivoluzione e la ribellione intellettuale dell'autrice, invece ci siamo trovate di fronte a un'autobiografia che riguarda principalmente (ed essenzialmente) la storia della sua famiglia, del suo rapporto complice col padre e conflittuale con la madre.
A partire dall'infanzia pre-rivoluzione alla perdita di entrambi i genitori, i fatti storici sono brevi cenni, nel limite del coinvolgimento che questi hanno nelle vite della famiglia Nafisi: il padre che diventa sindaco di Teheran e che durante la rivoluzione islamica viene incastrato e arrestato; la madre che entra in parlamento per poi esserne cacciata durante la rivoluzione, che come sappiamo è opprimente nei confronti delle donne.

Nel parlare dei suoi genitori, Azar etichetta subito la madre come dispotica e parla di lei con un certo rancore, mentre risalta subito le qualità e il debole che ha per il padre, tanto che sembra giustificarlo per le sue varie simpatie femminili. Azar "lava i panni sporchi in pubblico" senza addolcire il suo giudizio; raramente assistiamo a un suo tentativo di entrare in empatia con questa madre dal carattere difficile e complesso, mentre col padre si scioglie facilmente. Questo suo essere estremamente di parte ha fatto sì che la quasi totalità del nostro gruppo la condannasse, tranne me e un'altra lettrice che abbiamo provato a capire una Azar nascosta, un'altra che ancora tace certe cose e che aspetta la fine per rivelarcele. Come in effetti avviene.

È inevitabile tentare di tracciare un profilo psicologico di questi protagonisti, e ritengo che la madre sia un "personaggio" davvero interessante, ed è rapportandolo col padre che anche quest'ultimo acquista spessore, altrimenti, concedetemelo, sarebbe piatto (in base al ritratto di Azar). Lui è quello che le trasmette la passione per le storie e per i libri (noi stesse ci siamo incuriosite su "Il libro dei re" di Firdusi e una l'ha persino comprato, in inglese!), quello che tiene diari dove si confessa, ma la madre è un vero mistero! Sembra vivere nel passato, in quello dove ballava e si era appena sposata col primo marito; rimasta vedova in giovane età, nonostante un nuovo compagno e due figli sembra che la sua felicità sia morta lo stesso giorno che ha perso il suo primo vero amore.

Qual'è il senso di questo libro?
Ce lo siamo chiesto durante tutta la lettura: se tratta superficialmente la storia dell'Iran, se Azar si mostra trattenuta e sorvola persino sui fatti personali come il secondo matrimonio e la nascita dei figli, è corretto ritenerlo un'autobiografia?
Io credo (e non sono la sola) che il fine di questo libro fosse terapeutico, ma l'esperienza dell'autrice può essere utile anche al lettore, dopotutto.

Questo libro parla d'amore: di quello perduto dalla madre, di quello che continuamente il padre cerca in altre donne, di quello di Azar così evidente per il padre, e così disperatamente bisognoso nei confronti della madre. Oltre al rancore, infatti, Azar sembra avere anche dei rimorsi, e in certi momenti l'ho guardata con tenerezza, non più come l'autorevole e rispettosissima prof, ma come una bambina, una ragazza, una donna, fragile e insicura.
Quel che emerge alla fine del libro è che "Le cose che non ho detto" si riferisce al silenzio che Azar ha riservato alla propria madre e che riguardano i sentimenti. Detto ciò, il libro insegna a non aspettare che siano gli altri a fare il primo passo verso di noi: se amiamo, diciamolo. Se desideriamo l'amore di un'altra persona, facciamoglielo sapere. Allora, forse, qualcosa in quella direzione si muoverà, ma se ciò non accade, in fondo non importa. Peggio è trattenersi e passare il resto della vita col dubbio che poteva bastare una parola per dare e ricevere quell'amore segretamente atteso.
Questa volta la prof. Nafisi ci ha insegnato qualcosa che va oltre la letteratura e i libri.




Le nostre paure, le nostre personali emozioni, se taciute diventano più forti, continuano a ferire. Se vogliamo mandarle via, dobbiamo esprimerle, e per farlo dobbiamo prima riconoscerle. Io riuscivo a parlare delle
ingiustizie politiche, e a contrastarle, ma non riuscivo a parlare di quanto mi era
capitato in quel giardino.




Scorrevole come un diario, consiglio questo libro a chi già conosce l'autrice e vuole approfondire la sua personalità, le difficoltà che l'hanno resa quel che oggi è. Perché se vediamo una famiglia ricca, acculturata e relativamente celebre, non è detto che sia felice come la famiglia della pubblicità del mulino bianco.
Ciò che davvero rende ricchi è l'amore.
L'amore dei nostri genitori per noi.


Il voto di Universi Incantati:




Cosa ne pensate, carissimi?
Avete letto questo libro o pensate di farlo?
Fatemi sapere nei commenti!



domenica 28 luglio 2019

Recensione: "Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi (Adelphi)

Cari astronauti,
finalmente recupero una delle recensioni che vi avevo accennato!
Il libro in questione è stato molto importante nel mio percorso di lettrice, perché oltre ad averlo letto in un gruppo di lettura (#aTeheranConNafisi) che mi ha permesso di conoscere altre lettrici appassionate, sensibili e profonde, mi ha fatto riflettere sulla realtà ed è stato anche il punto di partenza per approfondire o scoprire altre opere.
I dettagli nella recensione; per ora, una panoramica generale del libro.




Titolo: Leggere Lolita a Teheran
Autore: Azar Nafisi
Editore: Adelphi
Genere: Saggistica
Data di uscita: 4 Aprile 2007
Pagine: 379
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8845921544
Prezzo: € 12,00
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Chi mi legge su Instagram sa che questo libro lo abbiamo scelto, io e altre lettrici, per proporre un gruppo di lettura a tema: #ateheranconnafisi. Abbiamo infatti unito la lettura di questo saggio ai vari libri trattati al suo interno e che fanno da titolo ai capitoli, ovvero, "Lolita" di Vladimir Nabokov (che avevamo appena letto in un altro GDL), "Il Grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald, "Daisy Miller" di Henry James, e "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen che avevamo già letto tutte. In questo modo, il saggio della professoressa Azar Nafisi ci ha accompagnato dal 6 maggio fino al 24 giugno, ma ci ha lasciato delle emozioni così forti, e ci ha trasmesso una gran voglia di leggere e approfondire tutti gli argomenti trattati, che abbiamo deciso di allungare il GDL con la lettura de "Le cose che non ho detto" di Azar Nafisi (che stiamo già leggendo), "Invito a una decapitazione" di Vladimir Nabokov, "La repubblica dell'immaginazione" di Azar Nafisi e "Le mille e una notte".
Questa lunga premessa per mostrarvi che un libro come questo può coinvolgere sia la mente con la sua curiosità e il bisogno di conoscenza che riguarda la questione storica e politica dell'Iran (come pure la sete delle storie più volte citate dalla Nafisi) sia il cuore, perché l'autrice ha una forte sensibilità e ci ha emozionato su un doppio livello: quando raccontava della sua vita sconvolta dalla rivoluzione islamica, e quando parlava del libri facendo un parallelismo con la realtà del momento. Ci ha conquistate al punto che non volevamo più staccarci dal suo racconto, proprio come le alunne del seminario segreto che devono separarsi da lei poiché si trasferisce negli Stati Uniti; ci ha anche unito come non ho mai visto accadere durante un GDL!

"Leggere Lolita a Teheran" è dunque un saggio sui libri autobiografico che mostra gli avvenimenti in Iran prima, durante, e dopo la rivoluzione islamica, un'oppressione che mi ha ricordato un romanzo distopico ma che dà i brividi, fa rabbia e fa piangere perché si tratta di realtà. Non solo biografia, però, perché la prof. riporta anche il vissuto di altre persone, che per proteggere deve velare sotto uno pseudonimo.
Gli aneddoti immergono nella situazione, mentre la scrittura della Nafisi è così evocativa che ci catapulta nell'incubo, in quella gabbia che è l'Iran, e al tempo stesso ci fa rimpiangere quel che rendeva grande Teheran: la cultura, la tradizione persiana, la possibilità delle donne di essere loro stesse e scegliere se indossare il velo per motivi religiosi.

Azar Nafisi spiega perfettamente la questione velo/chador, ed è mettendo al centro le sue studentesse che ci mostra quanto sia difficile la vita di una donna nella repubblica islamica, di come si finisca per annullare se stesse e si rinunci a fuggire perché è un regime che scava nelle profondità dell'essere e lo svuota; illude che non esista altra scelta se non quella di arrendersi, come se ci si riducesse a uno stato vegetativo. Leggendo questo libro emergono tematiche esistenziali, non solo riguardo alla condizione femminile, poiché riguardano anche la sfera dell'amore, della sessualità, e del senso del vivere; per il lettore è inevitabile cominciare a porsi delle domande.




Strano ma vero, la guerra e la rivoluzione ci hanno rese ancora più consapevoli delle nostre vicissitudini personali - soprattutto del matrimonio, il cui nocciolo è la questione della libertà individuale, come Jane Austen aveva
scoperto due secoli prima. Lei lo aveva scoperto, riflettevo; e noi, sedute in quella
stanza, in un altro paese, alla fine di un altro secolo?




Lo stile di scrittura sembra un racconto a tu per tu, scorrevole e con un ottimo ritmo che non annoia mai, ma talvolta occorre fermarsi per digerire la dura realtà dei fatti, perciò da un lato verrebbe da giudicarlo pesante se non fosse che l'autrice intreccia abilmente l'orrore al meraviglioso mondo dell'immaginazione, quello dei libri. I libri come ancora di salvezza, i libri come portatori d'amore e di bellezza. L'arte che salva quel che di umano c'è in noi.

La prof. Nafisi trasmette la sua passione per la lettura, e durante le lezioni sa dare del valore aggiunto a ogni classico, illuminando il lettore su significati e interpretazioni inedite perché rapportate alla vita sotto il regime islamico. Azar Nafisi è riuscita a farmi comprendere, poi accettare, un libro che avrei rivenduto alla prima occasione: "Lolita" di Vladimir Nabokov. Ho abbracciato la sua chiave di lettura e mi è persino venuto voglia di rileggerlo alla luce di quest'interpretazione. Non ho mai avuto fortuna con i professori e rimpiango di non aver avuto come mentore una mente creativa, attenta, sensibile e saggia come Azar Nafisi. Questo saggio la fa amare al punto da desiderare di leggere tutte le sue opere.

Credo fermamente che questo saggio dovrebbero leggerlo tutti, indipendentemente dal fatto che si mastichino abitualmente libri di questo genere oppure no (come stile e scorrevolezza è persino meglio di certi romanzi!), indipendentemente dal credo religioso e politico perché è capace di fare chiarezza: non guarderete più allo stesso modo, indifferente o peggio, una donna con il velo.


Il voto di Universi Incantati:


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(include quelli delle nuove letture 
aggiunte dopo "Leggere Lolita a Teheran, sempre a tema col saggio)





Cosa ne pensate, carissimi? 
Vi piacciono gli approfondimenti? ;)
Avete letto questo libro?
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