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domenica 28 luglio 2019

Recensione: "Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi (Adelphi)

Cari astronauti,
finalmente recupero una delle recensioni che vi avevo accennato!
Il libro in questione è stato molto importante nel mio percorso di lettrice, perché oltre ad averlo letto in un gruppo di lettura (#aTeheranConNafisi) che mi ha permesso di conoscere altre lettrici appassionate, sensibili e profonde, mi ha fatto riflettere sulla realtà ed è stato anche il punto di partenza per approfondire o scoprire altre opere.
I dettagli nella recensione; per ora, una panoramica generale del libro.




Titolo: Leggere Lolita a Teheran
Autore: Azar Nafisi
Editore: Adelphi
Genere: Saggistica
Data di uscita: 4 Aprile 2007
Pagine: 379
Formato: cartaceo
ISBN: 978-8845921544
Prezzo: € 12,00
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Chi mi legge su Instagram sa che questo libro lo abbiamo scelto, io e altre lettrici, per proporre un gruppo di lettura a tema: #ateheranconnafisi. Abbiamo infatti unito la lettura di questo saggio ai vari libri trattati al suo interno e che fanno da titolo ai capitoli, ovvero, "Lolita" di Vladimir Nabokov (che avevamo appena letto in un altro GDL), "Il Grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald, "Daisy Miller" di Henry James, e "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen che avevamo già letto tutte. In questo modo, il saggio della professoressa Azar Nafisi ci ha accompagnato dal 6 maggio fino al 24 giugno, ma ci ha lasciato delle emozioni così forti, e ci ha trasmesso una gran voglia di leggere e approfondire tutti gli argomenti trattati, che abbiamo deciso di allungare il GDL con la lettura de "Le cose che non ho detto" di Azar Nafisi (che stiamo già leggendo), "Invito a una decapitazione" di Vladimir Nabokov, "La repubblica dell'immaginazione" di Azar Nafisi e "Le mille e una notte".
Questa lunga premessa per mostrarvi che un libro come questo può coinvolgere sia la mente con la sua curiosità e il bisogno di conoscenza che riguarda la questione storica e politica dell'Iran (come pure la sete delle storie più volte citate dalla Nafisi) sia il cuore, perché l'autrice ha una forte sensibilità e ci ha emozionato su un doppio livello: quando raccontava della sua vita sconvolta dalla rivoluzione islamica, e quando parlava del libri facendo un parallelismo con la realtà del momento. Ci ha conquistate al punto che non volevamo più staccarci dal suo racconto, proprio come le alunne del seminario segreto che devono separarsi da lei poiché si trasferisce negli Stati Uniti; ci ha anche unito come non ho mai visto accadere durante un GDL!

"Leggere Lolita a Teheran" è dunque un saggio sui libri autobiografico che mostra gli avvenimenti in Iran prima, durante, e dopo la rivoluzione islamica, un'oppressione che mi ha ricordato un romanzo distopico ma che dà i brividi, fa rabbia e fa piangere perché si tratta di realtà. Non solo biografia, però, perché la prof. riporta anche il vissuto di altre persone, che per proteggere deve velare sotto uno pseudonimo.
Gli aneddoti immergono nella situazione, mentre la scrittura della Nafisi è così evocativa che ci catapulta nell'incubo, in quella gabbia che è l'Iran, e al tempo stesso ci fa rimpiangere quel che rendeva grande Teheran: la cultura, la tradizione persiana, la possibilità delle donne di essere loro stesse e scegliere se indossare il velo per motivi religiosi.

Azar Nafisi spiega perfettamente la questione velo/chador, ed è mettendo al centro le sue studentesse che ci mostra quanto sia difficile la vita di una donna nella repubblica islamica, di come si finisca per annullare se stesse e si rinunci a fuggire perché è un regime che scava nelle profondità dell'essere e lo svuota; illude che non esista altra scelta se non quella di arrendersi, come se ci si riducesse a uno stato vegetativo. Leggendo questo libro emergono tematiche esistenziali, non solo riguardo alla condizione femminile, poiché riguardano anche la sfera dell'amore, della sessualità, e del senso del vivere; per il lettore è inevitabile cominciare a porsi delle domande.




Strano ma vero, la guerra e la rivoluzione ci hanno rese ancora più consapevoli delle nostre vicissitudini personali - soprattutto del matrimonio, il cui nocciolo è la questione della libertà individuale, come Jane Austen aveva
scoperto due secoli prima. Lei lo aveva scoperto, riflettevo; e noi, sedute in quella
stanza, in un altro paese, alla fine di un altro secolo?




Lo stile di scrittura sembra un racconto a tu per tu, scorrevole e con un ottimo ritmo che non annoia mai, ma talvolta occorre fermarsi per digerire la dura realtà dei fatti, perciò da un lato verrebbe da giudicarlo pesante se non fosse che l'autrice intreccia abilmente l'orrore al meraviglioso mondo dell'immaginazione, quello dei libri. I libri come ancora di salvezza, i libri come portatori d'amore e di bellezza. L'arte che salva quel che di umano c'è in noi.

La prof. Nafisi trasmette la sua passione per la lettura, e durante le lezioni sa dare del valore aggiunto a ogni classico, illuminando il lettore su significati e interpretazioni inedite perché rapportate alla vita sotto il regime islamico. Azar Nafisi è riuscita a farmi comprendere, poi accettare, un libro che avrei rivenduto alla prima occasione: "Lolita" di Vladimir Nabokov. Ho abbracciato la sua chiave di lettura e mi è persino venuto voglia di rileggerlo alla luce di quest'interpretazione. Non ho mai avuto fortuna con i professori e rimpiango di non aver avuto come mentore una mente creativa, attenta, sensibile e saggia come Azar Nafisi. Questo saggio la fa amare al punto da desiderare di leggere tutte le sue opere.

Credo fermamente che questo saggio dovrebbero leggerlo tutti, indipendentemente dal fatto che si mastichino abitualmente libri di questo genere oppure no (come stile e scorrevolezza è persino meglio di certi romanzi!), indipendentemente dal credo religioso e politico perché è capace di fare chiarezza: non guarderete più allo stesso modo, indifferente o peggio, una donna con il velo.


Il voto di Universi Incantati:


Tutte le tappe del GDL #aTeheranConNafisi
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I profili Instagram delle altre lettrici del GDL:

Gilda Dem


Tutti i post del GDL:
(include quelli delle nuove letture 
aggiunte dopo "Leggere Lolita a Teheran, sempre a tema col saggio)





Cosa ne pensate, carissimi? 
Vi piacciono gli approfondimenti? ;)
Avete letto questo libro?
Fatemi sapere nei commenti!



venerdì 6 ottobre 2017

5 Cose Che... #78: 5 Autori che ho scoperto di recente

Carissimi astronauti,
eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica ideata dal blog Twins Book Lovers.
L'iniziativa si svolge ogni venerdì, e ogni volta si tratta un argomento diverso; dai libri ai fumetti, dai telefilm ai film, talvolta anche canzoni e locations!
Vi ricordo che la partecipazione è libera e aperta a tutti; basta iscriversi QUI.





5 Autori che ho scoperto di recente
Sarà utile ripescare le mie ultime recensioni...
e vi anticipo che si tratta per lo più di autori italiani emergenti!


1. Ilaria Pasqua con la trilogia "Il Giardino degli Aranci"


In questo caso non ho dovuto nemmeno scorrere l'elenco delle mie ultime recensioni, perché l'autrice l'ho conosciuta quest'estate e mi ha colpito molto con la sua trilogia distopica davvero originale; fonda le radici sulla psicologia e il superamento di forti traumi emotivi, non solo avventura fantasiosa, dunque. Per ora ho letto i primi due volumi ("Il Giardino degli Aranci - Il mondo di nebbia" recensito QUI e "Il Giardino degli Aranci - Il mondo del bosco" recensito QUI), uno più bello dell'altro. Non vedo l'ora di leggere l'ultimo volume, ma posso già dire di essere una sua estimatrice, tanto che ho voglia di conoscere anche le altre sue opere.

Sinossi de "Il Giardino degli Aranci - Il mondo di nebbia" (Vol. 1): Il Mondo di Nebbia, dove Aria e il fidato amico Henry vivono e frequentano un liceo come tanti altri ragazzi, nasconde dei segreti inquietanti, come incubi che prendono forma e sono in qualche modo collegati ai Cinque Sacerdoti, misteriosi individui che controllano la città.
Aria non è però una ragazza come tutte le altre: in quel mondo ha la sensazione di "girare a vuoto", e dentro di sé sospetta che dietro ai suoi incubi ci siano verità dimenticate... sarà l'incontro con Will, che come lei sembra frustrato e insoddisfatto da quella realtà, a rivelarle che tutto quello in cui credeva prima è nient'altro che un'illusione. Qual è la verità dietro quel mondo? Chi sono i Cinque? E in che modo Aria ha il potere di cambiare tutto?
"Il Mondo di Nebbia", ora con un nuovo editing, è la prima parte della trilogia fantasy-distopica "Il Giardino degli Aranci". Ilaria Pasqua ci guida in un mondo ricco di misteri, una realtà che sembra annullare i ricordi dolorosi, ma che nasconde molte ombre. Sarà la strana brigata di Aria, Will ed Henry, unita da una forte amicizia (ma non solo) a squarciare i veli della nebbia?


2. Alessandro Girola con il racconto "Veduta di Carcosa" (Altrisogni Vol. 3)


Quest'estate ho letto l'antologia "Altrisogni vol. 3" (QUI la recensione) e oltre ad aver scoperto nuovi talenti, ho avuto modo di conoscere anche colui che è considerato l'ospite d'onore della raccolta: Alessandro è infatti un autore indipendente con tantissimi racconti e serie all'attivo di genere horror/weird/sci-fi. Suo è uno dei racconti che più mi ha colpito ("Veduta di Carcosa") e sono curiosissima di scoprire cos'altro ha in serbo per noi con le sue storie, visto l'horrorifica meraviglia che è riuscito a scatenarmi con un racconto così breve!

Sinossi di "Altrisogni vol. 3": Una selezione di racconti inediti che propone sette opere di ottimi scrittori italiani tra fantasy, horror, fantascienza e weird.
Sette storie che spaziano dall’epic fantasy alla fantascienza distopica, dall’horror dissacrante al weird più inquietante. Un mix di stili, emozioni e suggestioni pensato per soddisfare anche i lettori più esigenti. 
Altrisogni Vol.3 contiene i seguenti racconti:
Figlio di canti, fantasy epico di Davide Camparsi
Dietro il frigorifero, horror/weird di Federica Leonardi
Furore, fantascienza distopica di Claudio Magliulo
Hell Express, horror/pulp di Matteo Pisaneschi (racconto vincitore del Premio F.M. Crawford 2014)
Mordred, fantasy arturiano di Fernanda Romani
La lunga notte del ladro di ricordi, distopico/post-apocalittico di Davide Schito
Veduta di Carcosa, weird lovecraftiano scritto dall’ospite d’onore di questo numero: Alessandro Girola


3. Jennifer Sage con la serie "The Guardian Archives"


Il primo ospite internazionale di questa lista è lei, l'autrice della serie urban fantasy/paranormal romance/erotica "The Guardian Archives". Ho iniziata a conoscerla con "Keltor" (QUI la recensione), il primo volume della serie, e sono in attesa di leggere i successivi "Dante" e "Dante Parte seconda", già pronti sul mio kindle. Tra le sue opere trovo intrigante anche la trama di "The Last Valkyrie", edito sempre da Dunwich Edizioni. Prima o poi li recupero tutti; non potrà essere altrimenti visto che l'urban fantasy/paranormal romance è il mio genere preferito!

Sinossi di "Keltor" (The Guardian Archives vol. 1): Keltor è un Guardiano della Luce, anche se vive prevalente­mente nell’Ombra, tormentato dal suo passato. Il suo mondo, quello dei Guardiani, è una realtà oscura che coesi­ste con la nostra. Dietro il caldo velo delle nostre vite, una guerra si combatte tra i demoni e i Guardiani che proteggo­no l’umanità al meglio delle loro possibilità, credendo ancora in noi come razza.
C’è una persona, però, un Custode, che ha in sé il potere di aiutare una o l’altra fazione in guerra. Con l’abilità di dan­neggiare la Luce o l’Oscurità e senza alcuna consapevolezza di come dovrebbe farlo, Liz è quasi una pedina senza spe­ranza. Una pedina che sta per trovarsi priva della capacità di opporsi alla forza più grande che abbia mai incontrato.
Un Guardiano che ha perso il cuore secoli fa. Una donna che non ha mai conosciuto veramente il proprio. Le leggi vietano che possano trovare rifugio uno nell’altra. E leggi ben diverse che impediscono loro di separarsi.
Una decisione deve essere presa, una che potrebbe riportare indietro dai sette inferni il più crudele dei demoni. I Guar­diani sono tra noi… e questo in particolare è il frutto proibi­to.


4. Romina Casagrande con "La Medusa"


Un'altra delle scoperte recenti e interessanti che ho fatto è Romina Casagrande, che con il libro "La Medusa" (recensito QUI) mi ha trascinato in un vortice di personaggi maledetti tra storia, mitologia e spiritualità. E pensare che avevo già un altro suo libro nella mia libreria da tanto di quel tempo...! Questo perché abbiamo avuto in comune lo stesso editore (solo che io ora ho "divorziato") e mi aveva attirato il genere poiché attinge alla mitologia italiana, un altro di quei generi a cui non so proprio resistere. Il libro a cui mi riferisco s'intitola "Dreamland Forest", ma prevedo di lasciarlo ancora un po' in attesa dato che l'ufficio stampa di un'altra sua casa editrice mi ha gentilmente inviato il romanzo "Lontano da te"!

Sinossi de "La Medusa": Costa del Senegal, 1816. La fregata francese Méduse, con a bordo il battaglione Africa e il nuovo governatore della colonia di Saint Louis, appena strappata agli inglesi, si incaglia mettendo fine a un viaggio tranquillo. Mentre i passeggeri più illustri abbandonano la nave sulle poche scialuppe, il resto dei passeggeri viene abbandonato al proprio destino. Per evitare di essere inghiottiti dal mare i superstiti decidono di costruire un'enorme zattera con la quale inizieranno un'epica avventura, costellata di sofferenze e atrocità. Parigi, 1818. L'eco di quanto accaduto nella lontana Africa affascina a tal punto il giovane e promettente pittore Géricault da indurlo a dipingere per il Salone Annuale di pittura un quadro che raffiguri il naufragio, intitolandolo "La Méduse". In una città drammaticamente vivida, tra il boudoir di Madame e la polvere delle Salpêtrière, l'ospedale psichiatrico, tra gli acrobati e le magie del circo, tra riti voodoo e personaggi di tutti i tipi, Géricault incontrerà nella sua ricerca anche la giovane Liz e il piccolo Titù, il bambino senza voce, costretti loro malgrado a recuperare un passato orrendo e guardare negli occhi la propria Medusa.


5. Francis Scott Fitzgerald con "Il Grande Gatsby"


Per concludere scelgo questo classico; non è affatto scontato che i classici si siano letti tutti, giusto? ;) Ho scoperto F. Scott Fitzgerald grazie alla lettura di gruppo de "Il Grande Gatsby" (recensito QUI) organizzata dal mio blog con The Reading Pal e Niente di Personale per l'iniziativa Una Blogger per Amica: non immaginavo che mi sarei trovata davanti a un romanzo così coinvolgente e spiazzante! I protagonisti sono indimenticabili: il mite Nick, la superficiale Daisy e il tormentato Gatsby. Ho trovato un aggettivo per ognuno ma così facendo ho ridotto il modo complesso in cui sono trattati... Fitzgerald è geniale. Se non l'avete ancora fatto, leggetelo! 

Sinossi de "Il Grande Gatsby": Il grande Gatsby ovvero l'età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy... Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un'esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.




Cosa ne pensate degli autori che ho scelto? Li conoscete? Avete letto qualche opera scritta da loro?
E quali sono i vostri cinque autori scoperti di recente?
Sono curiosissima e mi preparo già a salvare nuovi titoli nella mia lunghissima Wishlist.
Lasciate nei commenti le vostre opinioni in proposito e le vostre eventuali 5 scelte; se poi siete tra i blog partecipanti all'iniziativa, passo volentieri a curiosare! ;)

Nel gruppo di discussione Facebook "Blogger: 5 Cose Che " abbiamo deciso tutti gli argomenti di Ottobre; prendetene nota e aggiungetevi al gruppo per partecipare!


13 Ottobre - 5 libri di cui rimando la lettura da molto tempo
20 Ottobre - 5 autori che mi incuriosiscono
27 Ottobre - le 5 case editrici più presenti nelle nostre librerie





giovedì 4 maggio 2017

Leggi Universali: Estratti da "Il Grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald

Carissimi astronauti,
torno a parlarvi del primo libro che abbiamo letto col gruppo di lettura/reading challenge Una Blogger per Amica (maggiori info QUI); il libro mi è piaciuto tantissimo, mi ha segnato, per cui è ora di riportare un po' di quelle tracce che mi sono rimaste nel cuore, anche qui 💓


Rubrica dedicata agli estratti
Letture significative che vanno oltre la letteratura d'evasione

Sono rimasta affacinata dallo stile di scrittura di Fitzgerald e dal modo in cui trasmette i suoi messaggi: sono velati, eppure si colgono con facilità, rivelando concetti profondi in poche e ricercate parole che hanno il suono di una poesia.




Il primo estratto che vi propongo è l'incipit: non solo è uno dei più potenti che abbia mai letto, ma racchiudere un esempio di umiltà, quando per l'intero racconto ci aspettano i comportamenti superbi di tutti gli altri protagonisti.





Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
«Quando ti vien voglia di criticare qualcuno» mi disse
«ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi
che hai avuto tu».




L'estratto successivo è una delle mie parti preferite: racconta quel senso di appartenenza a un territorio dopo un po' che ci si è trasferiti; evidenzia come nasce spontaneo, col tempo, senza che ce ne fossimo accorti.





Mi sentii solo per un paio di giorni, finché una mattina un tale, arrivato dopo di me, mi fermò per la strada.
«Da che parte, per West Egg?» chiese sgomento.
Glielo dissi. E quando ripresi a camminare non mi sentii più solo.
Ero una guida, un esploratore di sentieri, un indigeno. Senza saperlo quel tale mi
aveva conferito il diritto di cittadinanza nella zona.




Dopo due estratti che riguardano la voce narrante Nick, entriamo nel vivo dell'amore tormentato e ossessivo di Gatsby per Daisy. Ho adorato questa fase romantica dell'amore che mette a confronto la realtà con i sogni e le aspettative.





Quando andai a salutare vidi che era ritornata sul viso di Gatsby l'espressione stupita, come se gli fosse nato un lieve dubbio sull'entità della felicità presente. Quasi cinque anni! Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all'altezza del sogno, non per colpa sua, ma a causa della vitalità colossale dell'illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.
Quando lo guardai, si riprese visibilmente. Teneva fra le sue una mano di lei e, quando Daisy gli disse qualcosa sottovoce all'orecchio, lei si avvicinò in uno slancio di emozione. Credo che quella voce lo avvincesse col suo calore fluttuante e febbrile soprattutto perché non poteva superare il sogno: quella voce era un canto immortale.
Mi avevano dimenticato, ma Daisy alzò lo sguardo e tese la mano; Gatsby non mi
riconobbe affatto. Li guardai ancora una volta e mi restituirono lo sguardo, remoti,
dominati da una vita intensa. Poi uscii dalla stanza e scesi i gradini di marmo nella
pioggia, lasciandoli soli.





Lo stesso tema si ripresenta con questo estratto a diverse pagine di distanza. E' la fase successiva all'incontro; l'ennesimo confronto con la realtà, stavolta duro. Si respira la stessa atmosfera con la differenza che già si fa strada nei nostri pensieri l'idea dell'illusione, mentre Gatsby continua a crogiolarsi nel ricordo del passato, alimentando il suo sogno, credendoci con convinzione.
Chiunque sia stato davvero innamorato non ha potuto fare a meno di aggrapparsi alle sue fantasie almeno una volta, che fosse ricambiato oppure no. Quando l'amore porta ad annullare se stessi e colma il senso della vita, altrimenti vuota.
Adoro le ultime frasi di questo testo.






«Non pretenderei troppo da lei» arrischiai. «Non si può ripetere il passato.»
«Non si può ripetere il passato?» fece lui incredulo. Ma certo che si può!»
Si guardò attorno sconvolto, come se il passato fosse in agguato nelle ombre della casa, appena fuori portata delle sue mani.
«Rimetterò tutto esattamente com’era prima» disse facendo un gesto energico col capo. «Vedrai.»
Parlò molto del passato, e ne dedussi che cercava di ritrovare qualcosa, forse un concetto di se stesso che era scomparso nell’amore per Daisy. Da allora la sua vita era stata confusa e disordinata; ma se poteva ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente tutto da capo, sarebbe riuscito a scoprire qual era la cosa che cercava...
…una notte d’autunno, cinque anni prima, avevano passeggiato lungo una strada. Cadevano le foglie. Erano giunti a un luogo dove non c’erano alberi e il marciapiede era bianco sotto il chiaro di luna. Qui si erano fermati, e si erano voltati l’uno verso l’altra. Era una notte fresca; c’era quell’esaltazione misteriosa che viene durante i due cambiamenti di stagione dell’anno. Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità; c’era un fruscio e un bisbiglio tra le stelle. Con la coda dell’occhio, Gatsby vedeva che gli edifici sui marciapiedi costituivano una vera e propria scala e salivano a un luogo segreto al disopra degli alberi; poteva arrampicarvisi e, se lo faceva da solo, una volta in cima avrebbe potuto succhiare la linfa della vita, trangugiare il latte incomparabile della meraviglia.
Il cuore gli batteva sempre più in fretta mentre il viso bianco di Daisy si accostava al suo. Sapeva che baciando quella ragazza, incatenando per sempre le proprie visioni inesprimibili all’alito perituro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come la mente di Dio. Così aspettò, ascoltando ancora un momento il diapason battuto su una stella. Poi la baciò. Sotto il tocco delle sue labbra Daisy sbocciò per lui come un fiore, e l’incarnazione fu completa.
In tutto quello che mi disse, perfino nel suo sentimentalismo impressionante, ritrovai qualcosa: un ritmo sfuggente, un frammento di parole perdute, che avevo udito da qualche parte molto tempo prima. Per un momento una frase cercò di prendere forma nella mia bocca, e le labbra si schiusero
come quelle di un muto, come se non fossero trattenute soltanto da un filo di aria stupita. Ma non diedero suono, e ciò che avevo quasi ritrovato divenne inesprimibile per sempre.





Per finire, vi riporto l'estratto che conclude il libro: la fine dell'illusione, la malinconica arresa alla realtà. E' a questo punto che il romanzo rivela che l'amore di Gatsby per Daisy è la metafora dell'uomo che, sognatore per indole, non potrà mai competere con il destino (o chi è a capo di uno Stato, come lascia intendere Fitzerald); c'è sempre qualcosa di più grande di noi, un limite che l'uomo comune non potrà mai superare.
Eppure, anche con questa consapevolezza non si può fare a meno di continuare a desiderare, anche l'irraggiugibile. Ma va letto con le sue parole perché molto più intenso! *__*





E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.







Mi sembra di aver rovinato la poesia con tutte le mie considerazioni!
Ad ogni modo, cosa ne pensate di questi estratti?
Qual'è il vostro passo preferito?
Pensate anche voi che tra questi concetti siano racchiuse delle Leggi Universali? ;)
Fatemi sapere nei commenti!





giovedì 30 marzo 2017

Recensione: "Il Grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald | Iniziativa Una Blogger per Amica - Le letture di Rory Gilmore

Carissimi astronauti,
dopo aver discusso insieme i capitoli dall'1 al 3 nella prima tappa QUI su Universi Incantati, l'ultima tappa di questo mese con l'iniziativa "Una Blogger per Amica" si conclude con la recensione del libro!
E occhio, perché alla fine del post troverete il sondaggio per scegliere il libro che leggeremo insieme ad aprile! Non vedo l'ora di entrare in una nuova storia ^^



Nel frattempo, oggi, sia qui, sia nel blog Niente di Personale, sia nel blog The Reading Pal, troverete la recensione a "Il Grande Gatsby", ognuna, ovviamente, secondo l'opinone della blogger che gestisce la pagina.
Se anche voi avete scritto una recensione a questo libro potete lasciarmi il link nei commenti: sono sempre curiosa di conoscere le opinoni altrui! ;)

Prima di svelarvi la mia opinione, però, vi mostro il video in cui le Gilmore Girls parlano di questo libro!
Sto recuperando tutte le puntate della serie e mi è capitata questa scena giusto qualche giorno fa; non potevo non approfittare di questa coincidenza! XD






Titolo: Il Grande Gatsby
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa
Data di uscita: 8 maggio 2013
Pagine: 230
Formato: ebook e cartaceo
ISBN: 978-8807900235
Prezzo: 1,99 € (ebook) 7,23 € (cartaceo)
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Il grande Gatsby ovvero l'età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy... Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un'esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.


Le recensioni e gli articoli di Universi Incantati


Questo romanzo non è così frivolo come appare, e non è nemmeno così immediato da amare, visto che i protagonisti sono degli antieroi.
Sotto uno spesso strato dorato che è la ricchezza, tinto anche di rosa, d'ingenuità e d'amore, si nasconde il nero, ossia il lato più torbido e oscuro dell'essere umano.

Dopo un incipit potente, che introduce e quasi "chiede" di non giudicare i personaggi che ci saranno presentati («Quando ti vien voglia di criticare qualcuno [..] ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu») scopriamo che la storia è raccontata e descritta dal punto di vista di Nick, un narratore che è lo specchio del lettore che si fa le stesse domande mentre assiste a questo spettacolo decadente.

Come accennato, tutti i personaggi a parte Nick sono degli antieroi, l'esaltazione della spavalderia, della superbia, della superficialità e dell'egoismo; a ognuno di loro non importa altro che di se stessi, solazzarsi senza prendersi alcuna responsabilità, bere fino all'estremo, fare le ore piccole in casa altrui, insomma, sembra una società non pensante, la cui esistenza vuota si riempie di sregolatezze ed eccessi.
C'è un solo personaggio a cui importa qualcosa di qualcuno: Gatsby. Lui permette di tutto nella sua enorme villa con giardino (e piscina) senza badare a spese, lui accoglie chiunque a disporre come e quanto vuole della sua proprietà, ma fa tutto solo per lei: Daisy.

Accecata dall'opinione del narratore Nick, all'inizio ho visto Daisy proprio come la vedevano lui e Gatsby: brillante, amabile, irresistibile, dolce... quasi angelica. In realtà è un mostro! Una viziata, una che non vuole prendere decisioni, una per cui "è tutto dovuto", una cinica, sia pure per i continui tradimenti del marito Tom, ma che in ogni caso dimostra di non essere capace d'amare, né sua figlia, né Tom, né Gatsby, e forse nemmeno se stessa.
Per l'intero romanzo ho detestato il fedifrago Tom la cui amante è persino da considerarsi ufficiale: non si fa problemi a nascondere Myrtle a sua moglie poiché si fa chiamare in pieno giorno, poi la presenta all'interdetto Nick come se fosse una cosa normalissima. Vedevo Daisy ingoiare parole e sentimenti nel suo calice di vino, ma solo ora mi rendo conto che stava silenziosamente covando la sua vendetta: quando Gatsby si ripresenta a lei è l'occasione giusta per "colpire" il marito. Alla fine, anche lei usa Gatsby: non era davvero interessata, ci civettava soltanto.
Ecco perché Tom e Daisy sono perfetti l'uno per l'altra: sono dei vendicativi. Sono l'eterna coppia infelice, sposati perché è la scelta più comoda; hanno un ambiguo rapporto che solo loro possono capire.

Alla luce di quanto detto finora, si può ancora dire che "Il Grande Gatsby" sia una storia d'amore? Ebbene, nonostante tutto, io credo di sì. L'amore è la forza che muove tutto in questo romanzo: condiziona l'intera esistenza di Gatsby, mostra come chi ne è privo sia attaccato alla materia, ed è il pretesto utile all'autore per trasmettere il suo importante messaggio, un messaggio che si rivela solo nelle ultime righe del libro e che ogni volta che leggo mi lascia un grande magone.





E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.






Daisy rappresenta le opportunità e il sogno americano. Daisy è quella libertà irraggiungibile che non si può fare a meno di desiderare, e per quanto si possa provare, o arrivarci così vicino da poterla sfiorare, non si riuscirà mai a ottenerla davvero; è esattamente quanto accade nel romanzo. E' allora che scopriamo che "Il Grande Gatsby" è un'opera sui sogni infranti, sull'illusione e la disillusione, senza il bisogno di sostanze stupefacenti come il collega decadente Baudelaire adotta per "I fiori del male".

Gatsby è vittima della vita che si è lui stesso creato, ciò nonostante, ho provato compassione per lui: come tutti, non è un personaggio esente da difetti, ma questo suo sentimento per Daisy lo rende così romantico, ingenuo e infantile che, forse ancora una volta annebbiata dalla visione che Nick ha di lui, mi ha trasmesso amarezza, rimpianto e dolcezza. Un personaggio che con i suoi misteri, e i contrasti che mi ha suscitato, sarà difficile da dimenticare; forse è questo il vero significato dietro il titolo "Grande".

L'altro "grande" di questo libro è l'autore Francis Scott Fitzgerald che ci regala descrizioni così vivide da poter vedere ambientazione e personaggi nei minimi dettagli senza assolutamente cadere nel prolisso (tranne nel bizzarro elenco di tutti gli invitati a una festa da Gatsby; mai letta una cosa del genere! Ma in fondo l'ho trovata ironica).
Molto misterioso all'inizio, soprattutto per quanto riguarda la figura di Gatsby che aleggia come una presenza per poi apparire solo dopo un paio di capitoli, conserva abilmente il mistero sulla sua identità fino alla fine, e al tempo stesso il romanzo intreccia le vicende dei vari protagonisti, persino quella apparentemente (e relativamente) innocua come il ritrovamento del collare di un cane; più o meno da qui diventa avvincente, stimolante e teso. La cosa curiosa è che non si tratta mai di violenza, ma di un degrado generale che coinvolge ogni singolo personaggio nel suo vortice.

In conclusione, un classico indimenticabile che dev'essere letto almeno una volta nella vita.
Io, però, ho la sensazione che ne leggerò di più.





Il voto di Universi Incantati:






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Personalmente, ho amato il libro e mi sono divertita a commentarlo con voi!
A presto, amiche blogger! ;)


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