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martedì 24 novembre 2020

Blogtour + Giveaway: "L'uomo del Fuoco" (La Saga di Alaisa vol 2) di Sabrina Guaragno (Nativi Digitali Edizioni) - Speciale III Tappa: Nuovi Personaggi. 6 Maghi Misterios




Carissimi astronauti,
torno sul blog dopo tanto tempo per un nuovo speciale: la terza tappa del Blog Tour de "L'uomo del Fuoco" di Sabrina Guaragno, un Fantasy che è il diretto seguito di "La Strega della Fonte", sempre edito da Nativi Digitali Edizioni.
Vi anticipo che il BlogTour arriva assieme a un Giveaway! In palio c'è la copia cartacea del primo volume de La Saga di Alaisa, "La Strega della Fonte"!
Ma prima di procedere con lo speciale della mia tappa che riguarda la presentazione dei nuovi personaggi attraverso gli estratti, diamo uno sguardo al libro.





Titolo: L'uomo del Fuoco
Autrice: Sabrina Guaragno
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Genere: Fantasy
Data di uscita: 20 Novembre 2020
Pagine: 310
ISBN: 979-8562407825
Formato: cartaceo ed ebook
Prezzo: € 3,99 ebook / € 12,48 cartaceo
Link per l'acquisto: amazon


Sinossi:
Le cose non si mettono bene per Alaisa e gli altri apprendisti della maestra Skelribel, costretti a nascondere la loro magia e ad affrontare nuovi nemici, inaspettati e spaventosi: tra questi, vi sono gli adepti della misteriosa Setta del Fuoco, una congrega di maghi malvagi devoti a un potentissimo stregone dato per morto da anni… 
Per combattere le oscure forze che cercano di distruggere Adaesha, saranno costretti a cercare un aiuto esterno, e a riportare indietro anche la fonte di  passati amori e rancori. Ma le insidie possono arrivare anche dalle ombre celate nella propria anima...
Se, da un lato, nuovi maestri e alleati la rendono sempre più forte, dall’altro Alaisa dovrà lottare con tutta se stessa per non soccombere al suo stesso potere e alle proprie passioni. E le conseguenze da pagare potrebbero essere terribili. 

In “L’Uomo del Fuoco”, il secondo capitolo della Saga di Alaisa, Sabrina Guaragno dipinge una Adaesha cupa e pericolosa, su cui si muovono nuovi e ambigui personaggi che combatteranno al fianco di Skelribel e i suoi  apprendisti, o contro di loro. Riusciranno a rimanere uniti di fronte alle due guerre che minacciano il loro mondo?  




Speciale 3° Tappa
Nuovi Personaggi: 6 Maghi Misteriosi


Pronti a scoprire ben sei nuovi personaggi che entrano, proprio con questo secondo volume, nella Saga di Alaisa?
Lo faremo attraverso le citazioni de "L’Uomo del Fuoco", perciò quelli che leggerete sono degli estratti in anteprima.
Tutti e sei i nuovi personaggi non sono esseri umani qualsiasi: sono maghi e streghe!


GHEERAD



Mi trovo davanti un uomo sulla sessantina che mi guarda in modo severo. Indossa giacca e pantaloni eleganti rosso scuro, la barba e i capelli brizzolati sono tirati indietro, e i suoi grandi occhi hanno il colore blu profondo del mare.
«Lei dov’è?» mi chiede, la voce dura, abituata a dare ordini.
«Lei chi è?» chiedo, sospettosa.
Lui sbuffa sonoramente, facendo sussultare i baffi. Con un gesto della mano sprigiona una magia che mi spinge indietro, aprendo la porta.
«Ma cosa...».
«Lei dov’è?» ripete, entrando a testa alta.
Cercando di reagire, mi rendo conto di avere le braccia bloccate.
Alle mie spalle, sento i movimenti dei ragazzi che si svegliano e mormorano, chiedendosi cosa stia succedendo.
L’uomo, invece, ignorandomi completamente, si dirige verso la porta della camera della mia maestra e la spalanca.
Skelribel, in piedi vicino al suo letto, lo guarda con gli occhi sgranati, mentre Meredith e Dory sbirciano da sotto le coperte.
«Chi siete?» chiedo, cercando di divincolarmi dal fastidioso incantesimo che mi ha imposto.” 


GIALEA



“La donna che ha parlato ora è più anziana, la voce gravata dagli anni e dal fumo spasmodico. Ha un aspetto quasi etereo, la pelle chiara e rugosa, i capelli di un biondo grigiastro stretti in una coda e fermati sul capo da un fazzoletto colorato. Il resto del suo abbigliamento è fatto di scialli dai colori pastello.


LADY TELENIA


Mi concentro sul viso della giovane, di una bellezza mozzafiato: il volto ben levigato è incorniciato da lisci capelli dorati e gli occhi verde foglia sono provvisti di lunghe ciglia. Mette in bella mostra un petto prosperoso, stretto in un corpetto di cuoio, sotto cui indossa calzoni larghi. Una sciabola le pende dalla cintura e un pugnale è infilato negli stivali borchiati.


DUCA ATIS



L’uomo guarda gli astanti come se fossero lì per suo volere. Gli occhi chiari sono anziani ma vispi: chissà quanti secoli hanno ammirato e quante strategie hanno elaborato per manipolare gli eventi di Adaesha.


POLI



Mi è sembrato da subito inquietante, una persona di cui non potersi fidare, ma non sapevo che fosse membro del Circolo. So solo che non ha accettato di aiutare Skelribel nel suo folle piano, e non so se questo sia un bene o meno.


ROLOMEUS


«Se lui è dentro, ci sono anch’io» proclama l’energumeno al fianco del vecchio. Ha una faccia poco raccomandabile e capelli neri unti.
«Grazie, Rolomeus» dice l’anziano, guardando con sfida Skelribel e Gheerad, mentre prende un’altra boccata dalla sua pipa e si accarezza il panciotto color prugna.


Giveaway!






Cosa ne pensate di questo libro?
Lo speciale vi ha incuriosito?
Non mi resta che lasciarvi i link di acquisto di tutti i volumi della Saga di Alaisa usciti fin'ora!


giovedì 4 maggio 2017

Leggi Universali: Estratti da "Il Grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald

Carissimi astronauti,
torno a parlarvi del primo libro che abbiamo letto col gruppo di lettura/reading challenge Una Blogger per Amica (maggiori info QUI); il libro mi è piaciuto tantissimo, mi ha segnato, per cui è ora di riportare un po' di quelle tracce che mi sono rimaste nel cuore, anche qui 💓


Rubrica dedicata agli estratti
Letture significative che vanno oltre la letteratura d'evasione

Sono rimasta affacinata dallo stile di scrittura di Fitzgerald e dal modo in cui trasmette i suoi messaggi: sono velati, eppure si colgono con facilità, rivelando concetti profondi in poche e ricercate parole che hanno il suono di una poesia.




Il primo estratto che vi propongo è l'incipit: non solo è uno dei più potenti che abbia mai letto, ma racchiudere un esempio di umiltà, quando per l'intero racconto ci aspettano i comportamenti superbi di tutti gli altri protagonisti.





Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
«Quando ti vien voglia di criticare qualcuno» mi disse
«ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi
che hai avuto tu».




L'estratto successivo è una delle mie parti preferite: racconta quel senso di appartenenza a un territorio dopo un po' che ci si è trasferiti; evidenzia come nasce spontaneo, col tempo, senza che ce ne fossimo accorti.





Mi sentii solo per un paio di giorni, finché una mattina un tale, arrivato dopo di me, mi fermò per la strada.
«Da che parte, per West Egg?» chiese sgomento.
Glielo dissi. E quando ripresi a camminare non mi sentii più solo.
Ero una guida, un esploratore di sentieri, un indigeno. Senza saperlo quel tale mi
aveva conferito il diritto di cittadinanza nella zona.




Dopo due estratti che riguardano la voce narrante Nick, entriamo nel vivo dell'amore tormentato e ossessivo di Gatsby per Daisy. Ho adorato questa fase romantica dell'amore che mette a confronto la realtà con i sogni e le aspettative.





Quando andai a salutare vidi che era ritornata sul viso di Gatsby l'espressione stupita, come se gli fosse nato un lieve dubbio sull'entità della felicità presente. Quasi cinque anni! Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all'altezza del sogno, non per colpa sua, ma a causa della vitalità colossale dell'illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.
Quando lo guardai, si riprese visibilmente. Teneva fra le sue una mano di lei e, quando Daisy gli disse qualcosa sottovoce all'orecchio, lei si avvicinò in uno slancio di emozione. Credo che quella voce lo avvincesse col suo calore fluttuante e febbrile soprattutto perché non poteva superare il sogno: quella voce era un canto immortale.
Mi avevano dimenticato, ma Daisy alzò lo sguardo e tese la mano; Gatsby non mi
riconobbe affatto. Li guardai ancora una volta e mi restituirono lo sguardo, remoti,
dominati da una vita intensa. Poi uscii dalla stanza e scesi i gradini di marmo nella
pioggia, lasciandoli soli.





Lo stesso tema si ripresenta con questo estratto a diverse pagine di distanza. E' la fase successiva all'incontro; l'ennesimo confronto con la realtà, stavolta duro. Si respira la stessa atmosfera con la differenza che già si fa strada nei nostri pensieri l'idea dell'illusione, mentre Gatsby continua a crogiolarsi nel ricordo del passato, alimentando il suo sogno, credendoci con convinzione.
Chiunque sia stato davvero innamorato non ha potuto fare a meno di aggrapparsi alle sue fantasie almeno una volta, che fosse ricambiato oppure no. Quando l'amore porta ad annullare se stessi e colma il senso della vita, altrimenti vuota.
Adoro le ultime frasi di questo testo.






«Non pretenderei troppo da lei» arrischiai. «Non si può ripetere il passato.»
«Non si può ripetere il passato?» fece lui incredulo. Ma certo che si può!»
Si guardò attorno sconvolto, come se il passato fosse in agguato nelle ombre della casa, appena fuori portata delle sue mani.
«Rimetterò tutto esattamente com’era prima» disse facendo un gesto energico col capo. «Vedrai.»
Parlò molto del passato, e ne dedussi che cercava di ritrovare qualcosa, forse un concetto di se stesso che era scomparso nell’amore per Daisy. Da allora la sua vita era stata confusa e disordinata; ma se poteva ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente tutto da capo, sarebbe riuscito a scoprire qual era la cosa che cercava...
…una notte d’autunno, cinque anni prima, avevano passeggiato lungo una strada. Cadevano le foglie. Erano giunti a un luogo dove non c’erano alberi e il marciapiede era bianco sotto il chiaro di luna. Qui si erano fermati, e si erano voltati l’uno verso l’altra. Era una notte fresca; c’era quell’esaltazione misteriosa che viene durante i due cambiamenti di stagione dell’anno. Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità; c’era un fruscio e un bisbiglio tra le stelle. Con la coda dell’occhio, Gatsby vedeva che gli edifici sui marciapiedi costituivano una vera e propria scala e salivano a un luogo segreto al disopra degli alberi; poteva arrampicarvisi e, se lo faceva da solo, una volta in cima avrebbe potuto succhiare la linfa della vita, trangugiare il latte incomparabile della meraviglia.
Il cuore gli batteva sempre più in fretta mentre il viso bianco di Daisy si accostava al suo. Sapeva che baciando quella ragazza, incatenando per sempre le proprie visioni inesprimibili all’alito perituro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come la mente di Dio. Così aspettò, ascoltando ancora un momento il diapason battuto su una stella. Poi la baciò. Sotto il tocco delle sue labbra Daisy sbocciò per lui come un fiore, e l’incarnazione fu completa.
In tutto quello che mi disse, perfino nel suo sentimentalismo impressionante, ritrovai qualcosa: un ritmo sfuggente, un frammento di parole perdute, che avevo udito da qualche parte molto tempo prima. Per un momento una frase cercò di prendere forma nella mia bocca, e le labbra si schiusero
come quelle di un muto, come se non fossero trattenute soltanto da un filo di aria stupita. Ma non diedero suono, e ciò che avevo quasi ritrovato divenne inesprimibile per sempre.





Per finire, vi riporto l'estratto che conclude il libro: la fine dell'illusione, la malinconica arresa alla realtà. E' a questo punto che il romanzo rivela che l'amore di Gatsby per Daisy è la metafora dell'uomo che, sognatore per indole, non potrà mai competere con il destino (o chi è a capo di uno Stato, come lascia intendere Fitzerald); c'è sempre qualcosa di più grande di noi, un limite che l'uomo comune non potrà mai superare.
Eppure, anche con questa consapevolezza non si può fare a meno di continuare a desiderare, anche l'irraggiugibile. Ma va letto con le sue parole perché molto più intenso! *__*





E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.







Mi sembra di aver rovinato la poesia con tutte le mie considerazioni!
Ad ogni modo, cosa ne pensate di questi estratti?
Qual'è il vostro passo preferito?
Pensate anche voi che tra questi concetti siano racchiuse delle Leggi Universali? ;)
Fatemi sapere nei commenti!





venerdì 31 marzo 2017

5 Cose Che... #52: 5 Citazioni che mi rispecchiano

Carissimi astronauti,
eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica ideata dal blog Twins Book Lovers.
L'iniziativa si svolge ogni venerdì, e ogni volta si tratta un argomento diverso; dai libri ai fumetti, dai telefilm ai film, talvolta anche canzoni e locations!
Vi ricordo che la partecipazione è libera e aperta a tutti; basta iscriversi QUI.




5 Citazioni che mi rispecchiano
mmm... consulto la mia rubrica sugli estratti "Leggi Universali"...
Mi è venuto di fare anche qualcosa di diverso dal solito: citazioni grafiche!


1.


Miss Lucas si riferisce così a Jane Bennet, e io mi sono ritrovata perfettamente in questa descrizione! Specialmente per quanto riguarda l'era della mia infanzia e dell'adolescenza. Sì, insomma, sono cambiata dopo i vent'anni! XD Può non sembrarvi perché scrivo parecchio, ma in realtà, dal vivo, sono ancora una persona taciturna, ma non ho più quel timore assurdo di rivelare i miei veri sentimenti.
Miss Lucas aveva ragione (almeno su questo; il resto lasciamo stare)!


2.


"...Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è cosí bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice."
Ho sempre sentito Anne come uno spirito affine: condividiamo gli stessi sogni e le stesse riflessioni.
Sono cresciuta leggendo il suo diario, e lei mi è stata d'ispirazione sull'affrontare la vita. Di certo non mi sono trovata in una situazione tragica come la sua, ma ho avuto grandi prove e traumi da superare. Nonostante tutto, non ho mai perso la speranza. Non ho mai perso il sorriso nemmeno quando dentro di me si agitavano le fiamme dell'inferno.


3.


Aomame, la protagonista di "1Q84" del grande Murakami non mi assomiglia se non in questa frase: io mi lascio trasportare e governare dall'amore. Credo fermamente che sia l'amore quella forza a muovere tutto, e si può manifestare in un infinita serie di modi diversi... io amo l'amore!


4.


Il mio tempo... il tempo che trascorro scrivendo un romanzo (o una serie, "Eleinda", dal 2006 a oggi!), o scrivendo articoli qui sul blog. 
Oppure i pomeriggi che mi prendo per stare da sola con la mia beagle, portandola a spasso. 
Oppure ancora, il tempo durante il quale rinuncio alle mie passioni letterarie per stare con mio marito.
Non ho mai dato molta importanza al tempo, ma ho imparato a farlo in questi ultimi anni: il tempo è quanto di più prezioso abbiamo: meglio trascorrerlo con chi vogliamo bene e a fare ciò che amiamo davvero fare.


5.


Questa è da sempre la frase che mi caratterizza; spiegarla vorrebbe dire cancellarne tutta la poesia, ma ecco, diciamo che mi affido sempre relativamente alla vista, perché tendo a guardare oltre... sì, guardo con il cuore. Sempre.
Sono una persona troppo emotiva-ricettiva!




Cosa ne pensate di queste citazioni?
Ne abbiamo in comune?

Lasciate nei commenti le vostre opinioni in proposito e le vostre eventuali 5 scelte; se poi siete tra i blog partecipanti all'iniziativa, passo volentieri a curiosare! ;)

Nel gruppo di discussione Facebook "Blogger: 5 Cose Che " abbiamo deciso gli argomenti delle prossime settimane.
Non perdetevi questi appuntamenti!

7 Aprile - 5 libri che mi hanno costretto a leggere (es. scuola, università...)
14 Aprile - 5 cose che amo dei libri
21 Aprile - 5 libri che mi sono piaciuti nonostante la copertina brutta
28 Aprile - 5 titoli di libri che cambierei





mercoledì 22 marzo 2017

Leggi Universali: Estratti da "Dreamology" di Lucy Keating

Carissimi astronauti,
torno a parlarvi di uno dei libri che ho letto ultimamente e che ha fatto breccia nel mio cuore.
Dopo averlo recensito (QUI) e averlo citato anche durante la rubrica settimanale di "5 Cose Che..." (5 Personaggi di cui vorrei leggere uno spin-off, QUI), mi mancava solo d'inserire "Dreamology" in questa rubrica!

Rubrica dedicata agli estratti
Letture significative che vanno oltre la letteratura d'evasione

Non mi aspettavo che questo romance a sfondo fantastico contenesse anche delle interessanti nozioni sul funzionamento del cervello e la psicanalisi; quando i dettagli "tecnici" del nostro corpo umano hanno dei risvolti emotivi non si può che parlare di Leggi Universali, no? ;)




Il primo estratto che vi propongo riguarda l'effetto che l'amore provoca sul cervello: l'ho trovato affascinante e tenero, perché l'esperto di questo muscolo è il padre della protagonista, e questo è il suo tentativo di consolarla.





«Quando sei innamorato, nel tuo cervello c'è un afflusso di dopamina. Lo stesso effetto che si produce nelle persone quando assumono droga. In sostanza soffri di una dipendenza. Ma quando ti portano via l'amore, cioè la persona che ti crea dipendenza, tu elabori l'accaduto nella stessa parte del cervello che ti dice che ti sei bruciato o rotto un osso o graffiato la pelle. Perciò quello che sto cercando di dirti, pulce, è che non devi preoccuparti. "Mal di cuore" non è solo un'espressione in uso. Ha una base
scientifica. Quindi non devi star male perché ti manca. E' assolutamente normale.
Ma tutte le ossa rotte o le scottature o i problemi di cuore... alla fine guariscono».






L'estratto successivo che ho selezionato riguarda invece il tema dell'attaccamento. Il dibattito si svolge durante una lezione scolastica: il professore fa una domanda, e la protagonista Alice risponde condividendo un'interessante teoria, ed evidenziando, così, anche le sue ferite emotive.
In questo estratto si può notare anche l'ironia di cui è dotata la protagonista.





«[...] Bowlby riteneva che le primissime esperienze vissute durante l'infanzia avessero un'influenza determinante sul nostro sviluppo e sul nostro comportamento nel corso della vita. Okay? E che i nostri diversi stili di attaccamento vengono stabiliti dalla relazione tra il bambino e la persona che si prende cura di lui, o, per dirla in termini più semplici, dalla relazione con i nostri genitori. Vi torna?»
Annuisco e per un attimo mi domando cosa succede se la relazione bambino-persona che si prende cura di lui a malapena esiste. Se tua mamma si è trasferita dall'altro capo del mondo e tu trascorri quasi tutti i tuoi pomeriggi a vestire il tuo bulldog in sovrappeso con un tutù fingendo di intervistarlo per Oprah.
«Qualcuno di voi sa dirmi perché formiamo questi legami precoci fin dall'inizio? A quale scopo ci servono?», chiede Levy. Alla sua domanda segue il silenzio.
«Per sopravvivere», rispondo senza alzare la mano.
Max si muove sulla sedia, ma senza voltarsi. Levy sembra piacevolmente colpito. «Esatto, Alice», dice. «Hai voglia di approfondire l'argomento?»
«Okay», dico sentendomi all'improvviso un po' a disagio. «Voglio dire, è piuttosto ovvio, giusto? Quando nasciamo siamo degli esserini minuscoli, incapaci di fare alcunché da soli.
Così abbiamo bisogno di qualcuno che faccia tutto al posto nostro. L'attaccamento a  un'altra persona ci rassicura sul fatto che saremo sempre intimamente legati a
qualcuno che è in grado di farlo. Che veglierà sulla nostra sopravvivenza»




Continuiamo ad analizzare i comportamenti umani con quest'altro breve estratto sulle nostre reazioni spontanee davanti a determinate situazioni.





Nei momenti di massimo stress o in occasioni di traumi, gli esseri umani di ogni età ricorrono alla posizione fetale, perché è un modo istintivo di proteggere tutti gli organi vitali e perché ci ricorda il luogo più sicuro da cui tutti
noi proveniamo: il grembo materno.






Per finire, vi consiglio di leggere questo passo SOLO se avete già letto il libro: si trova tra le ultime pagine e riguarda la consapevolezza di Alice, la sua maturità; il momento in cui comprende che non deve più attaccarsi ai sogni.
Riprendo l'estratto a partire dalle ultime righe dell'e-mail di sua madre.





"[...] Continua a impegnarti a fondo a scuola, ti tornerà utile. Ma più di ogni altra cosa, non avere paura di inseguire i tuoi sogni, Alice. D'altro canto, sono tutto ciò che abbiamo. Cosa saremmo senza i nostri sogni?
Con affetto
Mamma"
Resto a fissare le ultime due frasi, lasciando ricadere sul fianco la mano che impugna il cellulare. I sogni sono tutto ciò che abbiamo? Mi acciglio. No, mamma, non sono tutto ciò che abbiamo. Abbiamo ben più di questo. Abbiamo gli amici e le persone che contano per noi,
persone reali, e, di conseguenza, ciò che facciamo ha importanza per loro. Contano su di noi.
Ameno è così per me.






Non so se l'ultimo estratto rende altrettanto bene, preso da solo! Vi consiglio di leggere il libro per capire la profondità di questo discorso.

Cosa ne pensate di questi estratti?
Qual'è il vostro passo preferito?
Pensate anche voi che tra questi concetti siano racchiuse delle Leggi Universali? ;)
Fatemi sapere nei commenti!




martedì 21 febbraio 2017

Leggi Universali: Estratti da "The Giver - Il Donatore" di Lois Lowry

Carissimi astronauti,
torno a parlarvi di uno dei libri che mi ha più colpito in questi ultimi tempi.
Dopo averlo recensito (QUI) e averlo citato anche durante la rubrica settimanale di "5 Cose Che..." (5 Canzoni per 5 Libri, dove gli ho, appunto, associato una canzone QUI), non potevo proprio fare a meno di dedicare a "The Giver - Il Donatore" questa particolare rubrica.


Rubrica dedicata agli estratti
Letture significative che vanno oltre la letteratura d'evasione

L'ho infatti paragonato a "Il Piccolo Principe", cosa che mai mi sarei sognata di fare per qualsiasi libro! Insomma, credevo che nessun'altra opera potesse egualiare quella di Antoine de Saint Exupéry in termini di enormi concetti esistenziali racchiusi in semplici frasi.
Invece è successo, e, guardate il caso, anche "The Giver - Il Donatore" è un'opera destinata ai ragazzi, ma con significati interessanti anche per gli adulti.




Premesso che il libro narra di una società in cui tutto è programmato senza considerare i bisogni e le aspirazioni individuali, che gli esseri umani sono ridotti a qualcosa di più simile ai robot che a degli esseri pensanti (poiché sono stati loro rimossi gli istinti naturali come le Pulsioni), che vige la cosiddetta legge dell'Uniformità a cui - ovviamente - nessuno si oppone, il primo estratto riguarda un grandissimo tema: il libero arbitrio.
Al dodicenne Jonas è stato assegnato il rarissimo ruolo di Accoglitore di Memorie del passato dell'umanità, mentre il Donatore è il vecchio saggio che gliele trasmette: seduta dopo seduta, è come se Jonas acquistasse consapevolezza di ciò che è stato perso, ovvero tutto ciò di cui la comunità si sta incoscentemente privando.
Il dialogo è un po' lungo ma vale la pena riportarlo senza tagli.




Ci sarebbe voluto parecchio prima che fosse capace di vedere i colori in modo permanente, gli disse il Donatore.
«Ma io li voglio!» protestò Jonas. «Non è giusto non vederli!»
«Non è giusto?» Il Donatore lo fissò in modo strano. «In che senso?»
«Beh...» Jonas dovette soffermarsi a riflettere: «Se è tutto uguale non c'è possibilità di scelta. Ma io voglio svegliarmi la mattina e scegliere! Per esempio... metterò una tunica azzurra o una rossa?»
Abbassò lo sguardo sulla stoffa incolore della propria veste. «Invece è tutto uguale, sempre».  Poi rise imbarazzato. «So che non è importante cosa indossi, però...»
«Però è importante poter scegliere, giusto?» lo aiutò a concludere il Donatore.
Jonas annuì, «Il mio fratellino... Cioè, no, non è esattamente mio fratello, non proprio» si corresse subito. «Insomma il neobimbo di cui la mia famiglia si prende cura, Gabriel...»
«Sì, so di Gabriel».
«Be', ora è nell'età in cui si apprende di più. Afferra i giocattoli quando glieli mettiamo davanti... mio padre dice che sta imparando a coordinare i muscoli secondari. Ed è così carino».
Il Donatore annuì.
«Adesso che vedo i colori, sia pure di tanto in tanto, non posso fare a meno di pensare: e se gli mettessimo davanti oggetti d'un rosso vivido, o d'un giallo acceso, e lui potesse scegliere... non sarebbe meglio dell'Uniformità?»
«Potrebbe fare la scelta sbagliata».
«Oh», Jonas restò in silenzio per un minuto intero. «Capisco. Non avrebbe importanza nel caso di un giocattolo, però ne avrebbe in seguito, non è così? Non possiamo permettere che ciascuno faccia delle scelte per conto proprio».
«Non sarebbe sicuro?» suggerì il Donatore.
«Assolutamente no» disse Jonas, convinto. «Che accadrebbe se fosse permesso scegliere il proprio compagno? E se la scelta si rivelasse sbagliata? O se... » proseguì, quasi ridendo per l'assurdità dell'idea «se fosse permesso scegliere il proprio lavoro?»
«Inquietante, vero?»
Jonas ridacchiò. «Altroché. Neanche riesco a immaginarmelo. Dobbiamo proteggere la gente dalle scelte sbagliate».
«E' più sicuro».
«Sì» concordò Jonas. «Molto più sicuro».
Ma anche quando la conversazione si spostò su altri argomenti, a Jonas restò uno
strano senso di frustrazione, che nemmeno lui riusciva a spiegarsi.




Come ho scritto in un Tweet (vedi QUI) durante la lettura, quest'opera è stata capace di farmi amare la nostra realtà fin nelle piccole cose, quelle semplici, a cui spesso non diamo importanza.
Leggete questo bellissimo passo che ci ricorda che la vita è meravigliosa.





Jonas aveva già sperimentato innumerevoli, sconosciuti frammenti di gioia. Aveva assistito a una festa di compleanno e aveva visto un bambino festeggiato in un giorno tutto suo, e ora capiva la gioia di essere un individuo speciale, unico e fiero.
Aveva visitato musei e ammirato dipinti pieni di tutti i colori che ora conosceva e individuava.
Durante una memoria di pura estasi aveva cavalcato un cavallo dal manto scuro e lucido su un campo d'erba profumata ed era smontato accanto a un ruscello, e lui e il cavallo ne avevano bevuto l'acqua fresca e limpida.
Ora conosceva gli animali e, quando il cavallo, dopo aver bevuto, gli aveva affettuosamente strofinato il muso conto una spalla, Jonas aveva percepito il legame esistente tra loro e gli esseri umani.
Aveva camminato nei boschi e si era seduto di notte davanti a un fuoco. Attraverso
le memorie aveva appreso il dolore dell'abbandono e della solitudine, ma aveva
conquistato anche la consapevolezze dei benefici che quest'ultima poteva recare
con sé.




Ora vi riporto l'estratto di un capitolo che mi ha emozionata dall'inizio alla fine. Probabilmente, quanto vi copio non vi toccherà molto, ma dopo questo estratto, sappiate che l'intensità va in crescendo.
E' il capitolo in cui si parla di un'emozione dimenticata: l'amare.
E di un rapporto che è venuto a mancare: quello della famiglia.






Un bambino andò a sedersi in grembo all'anziana, che lo cullò e strofinò una guancia contro la sua.
Jonas aprì gli occhi e restò sdraiato sul letto, felice, indugiando ancora nel calore così avvolgente e rassicurante di quella memoria.
Erano tutte lì, le cose che aveva imparato ad amare.
«Che cosa hai percepito?» gli chiese il Donatore.
«Calore» fu la risposta «e felicità. E... mi lasci pensare. Famiglia. Era una celebrazione di qualche tipo, una festa. E qualcos'altro... non so trovare la parola adatta».
«Ti verrà in mente».
«Chi erano i due anziani? Perché erano lì?»
La loro presenza lo aveva stupito. Gli anziani della Comunità non lasciavano mai l'edificio loro riservato, dov'erano così ben curati e rispettati.
«Si chiamavano nonni».
«Nonni?»
«Nonni. Tanto tempo fa, si chiamavano così i genitori dei genitori».
«Tanto e tanto e tanto tempo fa?» Jonas ridacchiò. «Vuole dire che c'erano genitori dei genitori dei genitori dei genitori?»
Anche il Donatore rise.
«Esatto. Un po' come guardarsi in uno specchio e vedere te stesso che guardi in
uno specchio e via di seguito».




In conclusione, non posso fare a meno di riportarvi un estratto sulle emozioni, perché, in fondo, è proprio questo il nucleo centrale del libro.





Riflettendo, com'era sua buona abitudine, sulla precisione linguistica, Jonas si rese conto che stava sperimentando una nuova profondità di sentimenti, che li rendeva diversi da quelli che ogni sera, in ogni casa, ogni cittadino analizzava in discussioni senza fine.
"Mi sono arrabbiata perché qualcuno ha infranto le regole del parco giochi", aveva detto una volta Lily, stringendo il piccolo pugno a dimostrazione della propria collera. E tutti, Jonas compreso, avevano parlato della possibile causa dell'infrazione e del bisogno di capire e pazientare, finché il pugno di Lily si era schiuso e la rabbia dileguata.
Ma quella di Lily (ora Jonas se ne rendeva conto) non era stata rabbia: impazienza e stizza superficiali, ecco cos'aveva provato la bambina. E lui lo sapeva con sicurezza, perché adesso conosceva la vera rabbia: nelle memorie, aveva incontrato ingiustizia e crudeltà, e aveva reagito con una collera così intesnsa e straziante da rendere assurdo il pensiero di discuterne con calma dopo il pasto serale.
"Oggi mi sono sentita triste" aveva detto sua mamma, e loro l'avevano consolata.
Ma ora Jonas sapeva cosa fosse la vera tristezza.
Aveva provato il dolore. E sapeva che, per quelle emozioni, non esisteva conforto
immediato.
Perché le vere emozioni scavano in profondità e non c'è bisogno di parlarne.
Si sentono e basta.





Come vedete si tratta di dialoghi ed estratti un po' lunghi, perché occorre leggere un po' di pagine prima di apprendere il concetto che ogni episodio vuole trasmettere. Un po' come "Il Piccolo Principe", non vi sembra? ;)
Ad ogni modo, ora tocca a voi esprimervi: cosa ne pensate di questi estratti?
Qual'è il vostro passo preferito?
Pensate anche voi che tra questi concetti siano racchiuse delle leggi universali?
Fatemi sapere nei commenti!





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