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mercoledì 3 marzo 2021

Riflessi di un'Anima Incarnata #26: Incorporea


Incorporea


Incorporea me

che ondeggi leggiadra

ancorata nei respiri

finché cadi nell'oblio.


Fiato, piedi, mani, cuore

stacchi tutte le zavorre

eppure le mantieni insieme

mentre mi fai viaggiare.


Resto e volo

sospesa in avventure d'azione

esploratrice d'affascinanti misteri

fiduciosa nell'ignoto.


Cosa mi mostri? Cosa mi dici?

Perfetta, pura meraviglia

che un po' riconosco e un po' è extraterrestre

come la mia stessa sostanza.


Il mio corpo attende eppur si muove

ne ho memoria e lo uso anche qui;

lavoro solo con le mani

mentre foglie mi accarezzano.


Tremano i muscoli nella posizione

voci interne invitano a sviare

suoni dall'esterno a distrarre

ma il silenzio mi avvolge.


Si sente con un altro elemento

si visiona;

entra in circolo un'energia potente

accogliendo l'illogico come regola.


Senza giudizi

senza spiegazioni

al controllo un'altra guida.

Qui sono veramente Io.


E mi tuffo finché basta

non so per quanto e non so come,

non sono sola ma chi c'è?

nulla conosco.


Eppure so come non ho mai saputo

sento oltre le orecchie e oltre il tocco

scrivo come un'alunna immatura

e vedo una me diversa.


Allo specchio

dentro gli occhi

cristalli di luce e d'amore

incorporea me.







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Riflessi di un'Anima Incarnata #25: Tocca


Tocca


Un bel ragazzo viene al mio banco a comprare.

Al momento del pagamento mi chiede se può pagare con la carta, e noi abbiamo acquistato quell'aggeggio giusto una settimana fa, poiché in questa grande città ne dipendono, e qualcuno, qui, si era stancato di sorbirsi denigrazioni o lezioncine sullo "stare al passo coi tempi".


Il tipo vede cos'ho in mano e mi chiede se è "contact less"; io rispondo che presumo lo sia... È la mia prima volta.

Proviamo.

Lui tira fuori dai pantaloni un altro affare, il fidato smartphone, e mentre io mi diletto incerta tra lo smartphone di mio marito e il POS, il cliente avvicina lo smartphone e...

Nessun suono

nessuna reazione.

Il POS chiede se vuole la ricevuta ma il tipo la rifiuta.

Vado a fare lo scontrino e ricontrollo il POS perché mi sembra che stia regalando la merce, o che quel ragazzo me la stia legalmente rubando.

Uno scambio virtuale di denaro astratto senza toccare la carta colorata, senza aprire la cassa facendo tintinnare le monetine e cambiare la carta consumata col gioco degli altri colori.

Cosa resterà di noi nella terra dove solo gli apparecchi elettronici giocano e fanno l'amore?


Due giorni fa, mio marito ha ricevuto una stretta di mano da una cliente: l'eccitazione di un gesto che prima quasi infastidiva, ora è diventato prezioso segno emozionante di fratellanza e complicità.


Al funerale ho stretto forte forte

per trasmettere la mia energia

per mostrare la mia totale vicinanza

per essere un saldo appoggio

per mettermi al servizio

e il prete ha detto:

"io posso chiudere un occhio ma il virus non guarda in faccia a nessuno";

bestemmia in chiesa

perché Colui che vede oltre ogni cosa, e davanti al Quale siamo tutti unici non ha certo un nome in codice.


Eppure il bizzarro comandamento ha ripristinato l'importanza del contatto,

bisogno primario degli ormai abituati animali sociali.

Eravamo vittime inconsapevoli di questa necessità.

Ora abbiamo riconosciuto questa parte della nostra essenza; molti, tantissimi continuano a reprimere l'impulso.

Ma come il sangue pulsa

prima o poi esploderà.

E noi luci, siamo pure in attesa

poiché l'esperienza va completata: 

raggiungere il contatto che finora era il meno

il secondario

l'inascoltato.

Abituarci allo straordinario

della nostra autentica natura.

Com'era, non tornerà più

ogni cosa diversa

come non hai mai immaginato.

Doppi sensi per un'unico senso:

ci tocca.






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Riflessi di un'Anima Incarnata #21: Il culto della scienza


Il culto della scienza


Vedo.

Una raffica di dichiarazioni sui social,

frasi e simboli appiccicati sulle foto profilo,

commenti entusiasti,

solidarietà,

una fede cieca.

Un po' di tristezza per gli esclusi -

"vedrai che estendono la fascia d'età; un po' di tempo e potrai farlo anche tu!" -

e chi elenca la sua afflizione di patologie, talune gravissime,

dispera per la sua ingiusta esenzione dalla salvezza.


Fedeli adepti

riuniti in un'App

pronti a mettere al rogo chi non fa parte della setta

perché non rispetta il loro dio.

Falso.

Slogan buonisti che deviano i bisogni dell'umanità,

predicatori in ogni emittente,

il rappresentante religioso per eccellenza che si converte,

gel disinfettanti come acquesantiere portatili,

e chi apre bocca per accogliere tamponi come fossero ostie,

se va bene,

altrimenti tocca al naso o peggio.

Sacralità del corpo violata

in questo sadico rituale

che lascia persino un marchio.

Tutto in nome della rispettabile ideologia della scienza.

In nome del Padre solo quando si tratta d'invocare aiuto.

È la paura che muove,

allora come ora.


La fede è tutt'altra cosa.

È spalancare il cuore, con la mente che lo segue.

È focalizzarsi sul sentire, su ogni piccola percezione.

È l'accoglienza dell'incertezza.

È fratellanza non esclusiva.

È affidarsi a se stessi poiché Dio sussurra in ognuno di noi.

Basta ascoltare,

e sentiremo la Sua voce

indicare, 

intersecare, 

intrecciare

gli uni con, e negli altri.

Pensare in piccolo, al nostro intimo

poiché il progetto più grande è in atto.

La chiamata è in corso.

"Pronto?"

"Pronto".






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Riflessi di un'Anima Incarnata #20: Non c'è Giardino


Non c'è Giardino


Vivo in una grande città: asfalto, cemento, segnaletica, rotonde che lasciano intravedere un po' di verde mentre sei in corsa, e agglomerati di mattoni alti più degli alberi; sono le nuove unità residenziali, con piccolo parco giochi annesso, poche piante usate nel solo vantaggio di ombreggiare, e una solitaria, costantemente presa d'assalto per via dei suoi frutti.

Le vecchie case indipendenti si sono adattate al contesto: l'esigenza del lavoro e i ritmi frenetici per mantenerlo hanno prevalso sui cortili, che da marroni e verdi sono diventati grigi.

Asettici.

Addio lumache e formiche, talvolta una lucertola passa veloce a salutare, mentre restano zanzare e scarafaggi. Le api sono rare; frequenti i nidi di vespe.

Panorami impersonali poiché le persone non vivono più.

Non vivono nelle case, né fuori, poiché non è vita, quella davanti alla tv o quella che si fa correndo dietro al lavoro.

L'assenza del giardino riflette l'assenza della vita, e le piante nei sparuti vasi qua e là sono briciole che una parte di noi ha lasciato per non smarrirsi.

Noi topi di città dobbiamo produrre: il giardino occupa troppo tempo; meglio schiacciarlo sotto le piastrelle così non disturba più.

Ma la distrazione vera è il lavoro.

Il giardino è il luogo dove il tempo si ferma, dove prendendosene cura si custodisce anche se stessi.

Fino a due anni fa pagavamo per andare alle terme a rilassarci, o partiva il succo della nostra intera produzione per una sola settimana in un luogo esotico.

Oggi quei soldi non puoi nemmeno usarli per andare in montagna a sciare, e quest'estate in spiaggia chissà.

In nome di cosa abbiamo sacrificato le nostre vite? Affermazione, vanto, averi; falsa idea di sopravvivenza?

Il denaro non è mai stato un dio; la natura è la Sua manifestazione e ora sembra inarrivabile.

Il denaro serve

a noi servi

per servire.

Ma io voglio sporcarmi di terra

inginocchiarmi sull'erba

dissetare la vita.

Rivoglio il mio giardino.

E lui è lì sotto 

qui dentro

che aspetta.

Basta solo spaccare.

Che tu sia consapevole oppure no,

qualche stelo verde ha già trovato la via; nessun artificio lo può bloccare.

Puoi tagliarlo ma non estirpare

poiché la vita non finisce.

Mai.

Si nasconde solamente.





Testo © Valentina Bellettini
Artwork © Dario De Vito




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Riflessi di un'Anima Incarnata #17: Luna che vegli


Luna che vegli


Di nuovo entri nella mia casa

come la scorsa estate

in camera da letto

a mirare le mie palpebre con il tuo fascio abbagliante

così decisa a risvegliarmi.

Nella notte il respiro affannato del mio cane che combatteva il suo male

ora non c'è più

l'oscurità.

È un'altra ora

è un nuovo anno

tu sei in un'altra stanza

dove in principio e alla fine è stata anche lei

forse con te

già prima e pure adesso;

insieme mi guardate?

Luna che vigila

Luna che chiede

Luna che risponde

nei miei occhi riflessi

anche da chiusi.

Desideri sottili

nella tua luce confido.

Migliori amiche

promesse spose.

Come eravamo io e lei.

Lei in te e io anche

imperfezioni sulla tua superficie

che s'incontrano per brillare.




Testo © Valentina Bellettini
Artwork © Dario De Vito





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Riflessi di un'Anima Incarnata #4: L'ultima sera che ti ho vista


L'Ultima sera che ti ho vista

Ottobre 2020


Stasera, sette giorni fa, è stata la nostra ultima sera, e io ti ho nutrita con la siringa nell'estremo tentativo di farti mangiare. 

Ti avevamo preparato un succulento pasto, perché il macinato in frigo era destinato a te da giorni, mentre quello, sapevo che era l'ultimo. Lo vedevo dal tuo corpo, lo sentivo dalla tua anima. Li ho entrambi stretti a me, cercando maldestramente di accompagnarti verso quel misterioso viaggio, cullandoti e accarezzandoti con parole che volevano essere rassicuranti ma senza riuscire a frenare le lacrime. 

La mattina dopo mi sono svegliata di soprassalto perché è stata la prima notte da giugno che ho dormito profondamente e senza risvegli; non c'eri più. 

Te ne sei andata senza clamore, nel silenzio della notte e dei miei sogni vuoti.

In questa settimana ho ripensato alla tua vita con noi, come forse avrai fatto tu se è vero che si rivive tutto il proprio passato quando questa vita finisce: tu hai scelto me, quel magico giorno, ma stravedevi per Luca ed eri diventata la custode di Thom. Noi eravamo, non un triangolo, ma un quadrato con quattro punti cardine e quattro lati uguali: tutti sullo stesso piano, ognuno ugualmente importante. Ora tu te ne sei andata e noi arranchiamo, ci sbracciamo per ritrovare quel punto cardine dove aggrapparci... Siamo incompleti.

Siamo in tre ma non siamo abbastanza.

Manchi tu.

Ogni volta che andiamo a fare spese col passeggino, ogni volta che passeggiamo al parco, a ogni rientro a casa, a ogni pasto, a ogni notte e a ogni giorno.

Ma Thom ci ha dato lo spunto per guardare su nel Cielo e buttare baci verso te. Leeloo che sta nel cielo come gli uccellini e che Thom fa notare che dovrebbe tornare giù: "Iú iva", Leeloo arriva.

O Leeloo viva.

Nel nostro cuore, sicuramente, per sempre.







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Riflessi di un'Anima Incarnata #2: Sulla mia pancia


Sulla mia pancia


Ottobre 2020


Lei su di me.

Sul mio ventre.

Sulla fonte dell'amore e del dolore.

Sulla pancia vuota, sulla pancia della gravidanza, sulla pancia... dopo tre anni che non aveva più potuto starci perché occupata da mio figlio, e quindici giorni fa, al rientro dal disperato viaggio da un secondo veterinario che potesse salvarla.

Lei mi ha salvata; non solo con la sua esperienza dell'alimentazione (prima fonte di malessere e cura, dipende da cosa si mangia), ma per sdoganare ai miei occhi la medicina naturale, la stessa che mi ha guarito da quella subdola malattia autoimmune chiamata endometriosi.

Proprio in questi giorni pensavo che se mi ero fermata dalla stesura di "Guarire dall'endometriosi: Una storia vera" per un anno intero, era perché mi mancava un tassello... E l'ho trovato quest'estate mentre ogni giorno lottavo con la sua ancor più brutta malattia, il linfoma.

Ho provato a salvarla, ma questa cosa era troppo grande per me, per lei, per noi... Ci ha prosciugato entrambe, tanto che adesso mi sento liberata, sollevata... Come deve sentirsi lei, immagino. 

Perché il dolore non è sempre e necessariamente una cosa negativa. Io sono straziata, dentro, di tanto in tanto piango, eppure riesco anche a sorridere... In questo anno assurdo (per tutti) ho scoperto cose, conosciuto persone, letto articoli, libri e visto documentari che hanno aperto la mia visione della vita. Una frase che mi scuote è che persino il concetto stesso di vita e di morte sia una menzogna. Dunque se il confine tra l'una e l'altra è così labile, lei è ancora qui, solo che non la vedo perché in un altro piano.

In passato ho scritto in #Eleinda che "con gli occhi si vede solo a metà", e che "un legame così profondo non si spezza se il corpo è lontano"...







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